Archive for the ‘Fiction-2-0’ Category

“Un insieme di materiali che abbatte il confine tra vero e falso, tra letteratura e vita, tra artificio e cosmologia”

14 agosto 2017

di Cristina Taglietti

[Questo articolo di Cristina Taglietti, che ringrazio, è apparso oggi nel quotidiano “Corriere della sera”.]

Bisogna leggere Fiction per rendersi conto di quanto Giulio Mozzi abbia anticipato temi e questioni che oggi sono diventati di moda nel dibattito culturale. Fiction 2.0 è il nuovo titolo dato alla raccolta che uscì nel 2001 da Einaudi e viene ora ripubblicata in una nuova edizione «sfoltita e incrementata» da Laurana, l’editore che a Mozzi si è affidato e a cui lo scrittore veneto affida i suoi testi.

Mozzi è uno scrittore che si mette in discussione, che si rilegge e ripensa il suo lavoro; uno sperimentatore che ama mescolare generi e tecniche ridefinendo continuamente la sua scrittura ma sempre sotto il segno di una straordinaria coerenza stilistica. Prima di molti altri ha praticato l’autofiction, prima di molti altri ha messo al centro l’idea stessa di finzione che, in questo libro, imbocca due strade distinte accomunate dal fatto di giocare sul paradosso e sull’equivoco.

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“L’unico scrittore che Mozzi abbia deciso di nascondere è lui stesso”

22 luglio 2017
Andrea Cortellessa

Andrea Cortellessa

di Andrea Cortellessa

[Questo articolo di Andrea Cortellessa, che ringrazio, è apparso oggi in Tuttolibri, supplemento del quotidiano La Stampa].

Cos’hanno in comune Laura Pugno e Vitaliano Trevisan, Giorgio Falco e Franco Arminio? A parte la statura di scrittori niente, si direbbe, o quasi. Il loro link d’origine è un altro scrittore che, in quanto tale, poco parrebbe avere a che fare con tutti loro. Questo scrittore è Giulio Mozzi, che – come consulente editoriale (se ciò basta a designarne la vocazione rabdomantica) – tra la metà dei Novanta e i primi del decennio seguente ha permesso loro di riconoscere la propria voce, poi di farla conoscere ai lettori. Se un giorno si farà un bilancio, di questo passaggio di secolo, si dovrà ammettere che è stata una delle stagioni più fertili, per la terra della prosa. E che, se per ogni generazione c’è un maestro segreto – non perché non riconosciuto, ma in quanto arduo è circoscriverne il magistero –, il maestro di questa generazione è Giulio Mozzi.

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Il codice del dolore (e la consolazione del gioco)

12 luglio 2017

di Franco Foschi

[Franco è un amico, questo devo premetterlo. E’ uno scrittore bravo ed eclettico, in prosa e in versi, ed è un eccellente pediatra. E ha altre qualità morali, sulle quali qui sorvolo. Ha letto Fiction 2.0 e mi ha mandato questo. gm].

Quanti, tra coloro che scrivono, partono sin dall’inizio ponendosi un obiettivo alto? Quanti, tra questi, hanno la forza, le idee e quel filo di presunzione necessari?

La massima parte degli scrittori, sfogliandoli nelle librerie, mi pare abbia a che fare più che altro col mondo del commercio. L’altra fetta che mi sembra dominante è quella di chi scrive senza tanti perché. Infine, nella “torta” statistica, c’è quella strisciolina esigua, di solito dipinta con un colore intenso perché altrimenti sparirebbe, che appartiene agli scrittori con un perché. I quali con ogni probabilità rifiuterebbero questa nicchia, alcuni magari sarebbero pronti a schermirsi, altri a sostenere una leggerezza che poi i loro testi contraddicono, altri, forse la maggioranza, sceglierebbero il silenzio.

Mozzi ha il talento, la forza, le idee e quel pizzico di presunzione da appartenere agli scrittori con un perché. E che gran perché, nel suo caso. I racconti di questo Fiction 2.0, remake riveduto e corretto di un libro già uscito sedici anni fa, possiedono un piglio, una carica emotiva e una elettricità tali, soprattutto nella prima metà del libro, che ci prendono a spallate lasciandoci barcollanti, stupefatti, ma soprattutto pieni di domande. Il che è una caratteristica di ogni forma d’arte che meriti rispetto. Sì, perché gli argomenti di Mozzi non sono mai light, diciamo così dietetici (per l’anima, ovvio): il suicidio, la malattia della mente, il sesso anche patologico, il disamore, la frustrazione esistenziale… Argomenti che non possono che essere resi sulla pagina se non in maniera provocatoria, violenta: niente di consolatorio, quieto, quella letteratura che ti lascia lì tranquillo a crogiolarti nel nulla, nel vuoto, nello sterile riposo…

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Che cos’è il libro “Fiction 2.0” del 2017 e in che cosa è diverso dal libro “Fiction” del 2001

6 luglio 2017

Un certo numero di Giulio Mozzi

di giuliomozzi

Un uomo ha un’intuizione. Comincia a scrivere un romanzo. Scrive con foga, quasi senza pensare, come se una voce gli dettasse da dentro. Ha la sensazione che ciò che sta scrivendo sia bello. Porta i primi capitoli a un suo professore. Il professore legge, è perplesso, fa due controlli, poi meravigliato dice: “Figliolo, ma tu hai semplicemente copiato il Don Chischiotte di Cervantes!”. L’uomo, che non ha mai letto il Don Chisciotte, resta sbalordito.

Questa è la storia, notissima, raccontata da Borges nel racconto intitolato appunto Pierre Menard, autore del “Chisciotte”. Ma non è importante la storia in sé, quanto uno dei possibili significati proposto da Borges: il Don Chisciotte scritto da Cervantes all’inizio del Seicento e quello scritto da Pierre Menard in pieno Novecento, per il solo fatto di essere scritti da autori diversi e in tempi diversi, benché identici parola per parola sono due libri completamente diversi. Il Don Chisciotte cervantino, per dire, non potrà che essere letto alla luce della cultura spagnola del Seicento; quello di Menard alla luce di quella francese del Novecento. Eccetera. Ma vi ho ingannati.

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“Non ho smesso, semmai ho finito”

5 luglio 2017

Nicolò Menniti-Ippolito intervista Giulio Mozzi

[Questo articolo è apparso nei quotidiani Il mattino di Padova, La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, oggi 5 luglio 2017].

Torna in libreria in questi giorni Fiction, la quarta raccolta di racconti di Giulio Mozzi, che fu pubblicata nel 2001 da Einaudi. Ora, lievemente ritoccata, si intitola Fiction 2.0 ed è edito da Laurana editore, che sta riproponendo tutti i lavori dello scrittore padovano, tributo a un autore che ha precocemente deciso di continuare a occuparsi di libri ma soprattutto dei libri degli altri, considerandosi un ex-scrittore. Cosa rarissima, quasi innaturale. In qualche modo Fiction, che veniva dopo altre tre raccolte di racconti, è stato l’ultima opera autenticamente narrativa di Mozzi.

Quando ha scritto Fiction, era considerasto uno dei maggiori autori italiani di racconti. Ma nel libro sembra esserci la voglia di uscire da una forma classica, di cui tutti la riconoscevano maestro.

Forse si trattava di uscire non da una «forma classica» ma dall’ingenuità. A suo tempo (la prima edizione è del 2001) percepivo Fiction come un libro molto “tecnico”, nel quale gliela facevo vedere io che cosa ero capace di fare: «Dàtemi una prima persona, e vi farò credere qualunque cosa!». E mi pareva un libro molto nitido, molto pulito. Mi accorsi solo molto dopo (ma l’illusione doveva essere forte, perché non se ne accorse in fondo nemmeno l’editore), che sulla nitidezza e pulizia formale prevalevano le follie e i delirii dei personaggi.

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L’ultimo democristiano rimasto sulla faccia della terra

13 giugno 2017

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Acqua

24 maggio 2017

Franco Brizzo rende omaggio, molto dal basso, a Italo Calvino

[Nei primi giorni di giugno 2017, così assicura l’editore (Laurana), se l’Autore non s’inventerà qualcosa di strano, sarà in libreria Fiction 2.0, di Giulio Mozzi, nuova edizione parecchio riveduta del libro Fiction già pubblicato presso Einaudi nel 2001. Ci sarà dentro qualcosa di un po’ cambiato, qualcosa in più e qualcosa in meno. A questo “qualcosa in meno” – racconti che all’Autore sono sembrati incompatibili col resto dell’opera, o che non gli piacciono più, o che come questo sembrano sorpassati dagli avvenimenti – diamo un’estrema chance di sopravvivenza pubblicandoli qui. Ecco il secondo, attribuito a Franco Brizzo. Come tutti ricorderanno, Qwfwq è “il narratore e protagonista di alcune storie scritte da Italo Calvino, tra cui le Cosmicomiche e Ti con zero” (Wikipedia). gm]

Qwfwq si stiracchiò.
Forse non era esattamente uno stiracchiarsi, quello, comunque si trattava della cosa più simile allo stiracchiarsi che fosse capace di fare.
Fece entrare acqua, fece uscire acqua.
Si avvicinò alla riva, pulsando.

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Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)

23 maggio 2017

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Breve notizia su “Fiction 2.0”

31 marzo 2017

[Dalla Breve notizia premessa alla nuova edizione presso Laurana del mio libro Fiction – in libreria in un qualche momento del maggio 2017. gm]

Il libro Fiction apparve nel 2001 presso Einaudi. Era un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri – il libro delle storie basate su fatti di cronaca, l’antologia di eteronimi – che non potevano stare insieme. D’altra parte sentivo che ormai, come narratore, ero prossimo alla fine; e trattai il libro come un baule nel quale il viaggiatore, non sapendo che cosa gli accadrà lungo il viaggio e di che cosa avrà bisogno davvero, stipa un po’ di tutto.
Questa nuova edizione è stata sfoltita: sia perché alcuni pezzi, a rileggerli, mi sono sembrati davvero brutti; sia nella speranza di raddrizzare un po’ il libro e dargli un certo equilibrio – o uno squilibrio più artisticamente giustificato. Tanto per spiegarsi, i racconti fino a Narratology costituiscono il “primo libro”, i racconti da Narratology in poi costituiscono ciò che resta del “secondo libro”, e Narratology – un pezzo che, per me, costituisce un mistero – se ne sta in mezzo a tenere a bada questi e quelli.
Ero convinto, nel 2001, che Fiction fosse un libro importante, capace di mettere in crisi il concetto stesso di ‘finzione’. Come tutti coloro che possiedono un talento – e il mio talento è che quando racconto qualcosa, tutti mi credono – mi ero reso conto che avrei dovuto scegliere tra metterlo al lavoro sul serio o sputtanarlo. Tentai di fare entrambe le cose in una mossa sola. Fallii.