Archive for the ‘Come eravamo’ Category

“Guardo ai miei libri con un certo sospetto”

19 agosto 2012

di giuliomozzi

[…] Se penso al Giulio Mozzi che scriveva racconti con facilità, che progettava libri con disinvoltura, be’: mi sembra una persona un po’ fuori mano. Come uno di quegli amici che per un po’ non si frequentano (perché vanno a lavorare nel Missouri, perché gli nascono tre gemelli, o perché noi andiamo a lavorare nel Missouri e lì ci nascono tre gemelli), e quando li rivediamo dobbiamo ammettere: sono loro, ma non sono più «come» loro. È il mio amico Giuseppe, indubbiamente; ma non è più «come» il mio amico Giuseppe.
Poi, riprendendo a frequentarli, magari scopriamo che una rottura c’è stata davvero. Che in un qualche momento della vita i nostri amici hanno dato un taglio e hanno presa una direzione diversa. Oppure siamo stati noi, a dare un taglio e a prendere una direzione diversa: ma se non incontravamo l’amico lungamente infrequentato, col fischio che ce ne accorgevamo.
Guardo ai miei libri pubblicati, lo confesso, con certo sospetto. […]

Cercando altro ho ritrovato, nella pancia del mio pc, questo testo scritto per il convegno annuale di Bombacarta tenutosi a Reggio Calabria nel 2006. Il tema era: Il mistero di scrivere. Se v’interessa leggere tutto l’intervento, cliccate qui. Tenete conto che alcuni link sono scaduti, e che proprio pochi mesi dopo, con l’avvio della lavorazione di Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) e di una serie di altri libri, generalmente piccoli, (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7), le cose e la mia prospettiva sulle cose sono ancora cambiate un po’. L’illustrazione in alto a sinistra viene da qui.

Istruzioni per scrivere un racconto cannibale (1996)

21 giugno 2011

di giuliomozzi

Cannibalismo in Brasile nel 1557. Incisione di Hans Staden. Da Wikipedia

Cannibalismo in Brasile nel 1557. Incisione di Hans Staden. Da Wikipedia

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Blog, parole come azioni, immaginazioni di mondi, tute spaziali (2005)

4 ottobre 2010

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Passeggiata notturna per Padova (9 giugno 2004)

18 giugno 2010

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Il dito puntato (1967), primo

9 aprile 2009

di Libero Bigiaretti

[Da: Libero Bigiaretti, Il dito puntato. Lettera all’Editore con una risposta del medesimo, Bompiani 1967, collana “I libelli”. Invito a leggere il testo (lo pubblicherò a puntate) tenendo sempre a mente che è di quarantadue anni fa. gm]

Libero Bigiaretti

Libero Bigiaretti

Caro Valentino [*], questa mattina mi hai chiamato al telefono di buon’ora, insolitamente. Segno che avevi qualche cosa di importante da comunicarmi. Difatti volevi scusarti di essere stato “un po’ violento” ieri sera, mentre discutevamo, in una trattoria, presenti le nostre mogli. La tua educazione e la tua prudenza hanno giudicato violenta una discussione appena vivace. E in ogni modo, indipendentemente dal tono, di risultato talmente stimolante da costringermi al tavolino per rispondere. Per rispondere a te, ma anche a me stesso, ma anche ai miei e ai tuoi colleghi.

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Pulp oggi, quale domani? Il caso italiano (1996)

1 febbraio 2009

di giuliomozzi

[Questo articolo apparve, nell’agosto del 1996, nel periodico in rete Nautilus. E’ interessante confrontare le discussioni letterarie di dodici anni (e mezzo) fa con quelle di oggi. I prezzi, ad esempio, sono in lire. gm] [Sullo stesso argomento: Istruzioni per scrivere un racconto cannibale]

L’anno del pulp – Gli interventi di Giulio Ferroni e del Gruppo 63 – Un tentativo di definire il pulp – «Il pulp in letteratura», un incontro a Venezia organizzato dall’associazione Walter Tobagi

L’anno del pulp. Per la narrativa italiana il 1996 è stato, così si dice, l’anno del pulp. Durante la primavera e l’estate le cosiddette pagine culturali dei quotidiani e delle riviste illustrate ne hanno parlato a iosa, sostanzialmente dicendo: c’è una nuova anzi nuovissima generazione di narratori; il loro riferimento culturale è il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino; raccontano di orrori metropolitani con tanto sangue, liquidi organici vari, superviolenza ovunque e così via; oltre che pulp sono trash e splatter; seppelliscono il passato con uno sputo (catarroso); sono cattivi anzi cattivissimi, nonostante l’aria angelica che si danno nelle fotografie con occhi dolci e gattoni a pelo lungo; la loro morale, se ne hanno una, è il cinismo; sanno di essere, come scrittori, pura merce; e ne godono; e chi più ne ha più ne metta.
I campioni di questa nuova ondata sarebbero: Aldo Nove autore di Woobinda e altre storie senza lieto fine, Castelvecchi; Tiziano Scarpa autore di Occhi sulla Graticola, Einaudi; Nicolò Ammaniti autore di Fango, Mondadori; Giuseppe Caliceti autore di Fonderia Italghisa, Marsilio; e, un po’ meno citata, Isabella Santacroce autrice di Fluo, Castelvecchi.

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