Archive for the ‘Annunci’ Category

Il bando per la Bottega di narrazione 2018-19

10 aprile 2018

Paura, eh? Ma no, niente paura. Il bando si può leggere qui.

“Dal disincanto all’innocenza”

16 marzo 2018

Il cammino dei sette personaggi di Claudia inizia quando sono ormai maturi, i giochi fatti, i destini compiuti. Giovani adulti che hanno combattuto come potevano il loro destino. Il lettore fa il tifo per tutti loro, o quasi, ma non può più sperare che si salvino. Può solo riannodare i fili delle vite di quei personaggi scritti dagli stessi scaltri autori che scrivono le vite di molti di noi: difficoltà economiche, violenze familiari, perbenismo soffocante, solitudine.
Claudia Grendene decide così di procedere all’indietro, dal disincanto all’innocenza, e la narrazione si mantiene perfettamente coerente e conseguenziale. Pagina dopo pagina il carattere dei personaggi si delinea e prende forza ma alla fine di ogni capitolo ci si chiede come abbia fatto a gestire la marcia contraria, come sia riuscita a ragionare invertendo futuro e passato. (continua)

In Cultweek Roberta Virduzzo recensisce il romanzo di Claudia Grendene Eravamo tutti vivi, testè pubblicato presso Marsilio.

Che cosa c’entrano Jane Birkin e Serge Gainsbourg con il racconto del paesaggio?

14 marzo 2018

C’entrano, c’entrano. E neanche poco. Per scoprirlo, leggete l’articolo Je t’écoute moi non plus, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione. gm.

“Fantasmi e fughe”: un libro in omaggio

13 marzo 2018

Fantasmi e fughe, di Giulio Mozzi

Clicca e preleva il libro

Uno scrittore viaggia a piedi per mezza Italia, nell’estate più calda del secolo. Incontra persone, osserva luoghi, sta giorni interi senza parlare con nessuno, vive piccole avventure di inospitalità. Poi torna a casa e racconta la piattezza dell’Emilia, l’orrore della circonvallazione di Bologna, l’interminabilità della costa marchigiana. E, curiosamente, dal racconto di questo viaggio nascono racconti di altri viaggi, sempre a piedi, attraverso città, paesi, stanze, bar, uffici pubblici, corridoi di treno.

Questo non è un libro di viaggio, né un libro di racconti, bensí un libro di storie incontrate e ricordate camminando. È nato da un desiderio dell’autore («Voglio vedere l’Italia com’è, guardarla da vicino»), e si è trasformato in un’avventura della percezione. Lo scrittore-viaggiatore si muove negli spazi urbani, nelle periferie, nelle campagne, lungo il Po e lungo l’Adriatico, come una sorta di Palomar-Hulot concentratissimo e distratto, osservatore e sognante, libero e impedito.
Chi ha apprezzato i precedenti libri di Giulio Mozzi, troverà qui uno scrittore diverso; spesso comico, a volte avventuroso, appassionato alla superficie delle cose: ciò che si può vedere, ossia tutto ciò di cui possiamo avere davvero conoscenza.

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Uno scrittore

2 marzo 2018

Andrea Comotti. Clicca sulla sua barba

Fermo-paesaggio: un gioco-concorso serio (e facile) (con premi) (non costa niente)

26 febbraio 2018

Winslow Homer, Artists Sketching in the White Mountains

di Fiammetta Palpati e Giulio Mozzi

Il gioco è facile davvero. Vi chiediamo di mandarci una vostra fotografia di paesaggio (una!, ci raccomandiamo, non dodici dozzine di dozzine di fotografie!), possibilmente una di quelle fotografie che si fanno po’ al volo, senza stare tanto a pensarci, perché qualcosa colpisce e – senza nessuna intenzione o ambizione di fare bellezza o altro – lo si vuol ricordare.

Vi chiediamo di mandarci non solo la fotografia, ma anche un breve testo. Su cosa significhi “breve”, vedete un po’ voi. Il testo dovrà avere una relazione con la fotografia, ma – possibilmente – una relazione non esplicita, non evidente, magari proprio segreta. Come regola generale (ma da non prendere troppo rigidamente): il testo non nomini ciò che compare nell’immagine.

Nel sito del laboratorio Raccontare il paesaggio, tutte le istruzioni per partecipare al gioco Fermo-paesaggio.

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio

22 febbraio 2018
John Constable, Malvern Hall

John Constable, Malvern Hall

Da qualche giorno vado pubblicando, nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio della Bottega di narrazione, alcuni “esercizi per l’esplorazione del paesaggio”. Chi fosse interessato a darci un’occhiata, clicchi sul paesaggio qui sopra.

Raccontare il paesaggio / Roma-Amelia, passando per Orte

20 febbraio 2018

Fotografia di Marcello Paolocci

di Fiammetta Palpati

Arrivai ad Amelia la prima volta a metà pomeriggio di un sabato, dopo un pranzo che si era protratto in chiacchiere in un ristorante di campagna in fondo a una piccola valle – non dico agriturismo perché di turistico c’era davvero poco. Mio marito e io venivamo dalla delusione di aver visitato una casa in vendita a Orte: un rudere di blocchetti di tufo su un terreno ripidissimo, in alto a sinistra i piloni del viadotto della superstrada, in basso a destra la ferrovia. Nell’andarcene, alla svelta, imboccammo casualmente la via Amerina. In macchina, naturalmente.

Era stata l’ennesima delle ricognizioni nelle zone in cui avremmo potuto andare ad abitare da quando avevamo deciso di lasciare Roma, e alle quali dedicavamo i fine settimana. La scelta del giorno era dettata dalla pagina degli annunci immobiliari. Generalmente visitavamo le case al mattino – le tipologie più disparate: terreni, casali, cielo-terra nei centri storici – e poi rimanevamo a gironzolare nei dintorni. Da neo-genitori – mediamente agiati, mediamente velleitari – cercavamo i palloni bianco sporco dei centri sportivi, le palette dello scuolabus sparse nelle campagne o quelle con gli orari dei pullman extraurbani, le scuole e scuolette di musica, le ludoteche. Generalmente tutto si esauriva in una scampagnata e un pranzo in trattoria.
Nel giro di qualche mese, comunque, perlustrammo e poi scartammo la maggior parte delle zone, soprattutto quelle residenziali: volevamo evitare di insediarci in uno dei numerosi neo-nati quartieri satellite della enorme fascia urbanizzata in cui si è trasformata la storica campagna romana. Nelle nostre convinzioni non si poteva lasciare Roma se non a patto di abitare un luogo, di trovare un’identità alternativa. Allargammo dunque il nostro raggio d’esplorazione.
Finché arrivò il turno di Orte.
Era il limite nord, la porta per l’Umbria – l’Umbria che solo a nominarla ti si allarga il petto.

Continua a leggere il racconto di Fiammetta Palpati nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio.

“Raccontare il paesaggio”. Un laboratorio di scrittura ad Amelia (Terni)

29 gennaio 2018

Clicca su Amelia per leggere il programma del laboratorio

Il laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione, si svolgerà ad Amelia, in provincia di Terni, dal 14 al 21 luglio 2018. Sarà condotto da Fiammetta Palpati e da Giulio Mozzi. I docenti ospiti saranno il critico letterario Andrea Cortellessa, la fotografa Sabrina Ragucci, lo scrittore Giorgio Falco. Il programma del laboratorio e tutte le informazioni si trovano nel blog dedicato Raccontare il paesaggio. Il termine ultimo per iscriversi è il 31 marzo.

“E allora alzatevi le gonnelle, signore, dacché si va all’inferno”

28 settembre 2017

Forse avete sentito parlare di questo libro, Più segreti degli angeli sono i suicidi, di Gian Marco Griffi. Forse non ne avete sentito parlare. Forse, se seguite vibrisse, avete letto la lettera appassionata che Franco Foschi – un mio vecchio amico, buono scrittore, formidabile lettore – gli ha rivolto qualche giorno fa. Forse, se seguite il sottoscritto in Facebook, vi ricorderete che sostenni come potei la sottoscrizione (l’editore, Bookabook, lavora col crowdfunding) affinché il libro fosse pubblicato.
Ora il libro c’è, può essere ordinato in libreria, può essere comperato in rete (sicuramente presso Bookabook o Ibs o Amazon). Vi invito a dare un’occhiata. Cliccando su Super Pippo potete prelevare una sostanziosa anteprima (sì, anche l’indice, che è comunque tutto da leggere). Buona lettura. (Ah: se volete capire perché ho messo Super Pippo, dovete leggere il libro). [gm]

Pordenonelegge, 16 settembre

6 settembre 2017

La Bottega di narrazione a porte aperte (9/10 settembre)

22 agosto 2017

Clicca sulla porta per aprirla

Dieci buoni motivi per continuare “vibrisse”, nonostante la stanchezza

7 marzo 2017

di giuliomozzi

1. vibrisse, pare impossibile, ma è la mia principale fonte di reddito. Quasi tutti coloro che negli ultimi sedici anni mi hanno proposto di fare questo o quel lavoro (cose grandi, cose piccole) mi hanno conosciuto attraverso vibrisse (più che per i miei libri ec.) o attraverso vibrisse si sono fatti una certa idea di me.

2. Per gli altri social media non sono tagliato. Sono troppo vecchio. Appena appena Facebook, ma giusto quello. Già Twitter mi sfugge. Tutti gli altri, sostanzialmente, non so neanche cosa sono.

3. vibrisse è, in qualche modo, un’opera. Certo, le due domande immediatamente successive sono: che tipo di opera? E in quale modo? (Chi ha fatto un editing con me sa che ogniqualvolta m’imbatto nell’espressione “in qualche modo”, domando subito: “In quale modo, dunque?”; e non mi schiodo finché non troviamo la risposta).

4. Tento di rispondere: vibrisse è un’opera ascetica: perché è costituita da pratiche, svolte secondo ritmi definiti, il cui scopo è generare un controllo. Si potrebbe dire che è come cucinare e lavare i piatti tutti i giorni, e non sarebbe tanto diverso (purché nella pratica di cucinare e lavare i piatti si miri a formare dei ritmi definiti, allo scopo – se non altro – di controllare una certa porzione di tempo).

5. Potrei anche dire che, nel corso di sedici e passa anni (il primo numero di vibrisse, allora un bollettino spedito via posta elettronica, fu distribuito il 6 agosto del 2000), mi sono io stesso identificato in vibrisse (e non solo in vibrisse, sia chiaro: mi identifico moltissimo anche in quel coso con due gambe che tutti i fine settimana – o quasi – entra in un’aula e ci sta per un tot di ore).

6. Quasi mai ho dedicato alla scrittura di vibrisse più tempo di quello strettamente necessario a scrivere. Si potrebbe dire che è arte performativa, o qualcosa del genere. Si potrebbe dire che porto ancora i segni del corso di dattilografia (metodo Scheidegger) frequentato quattordicenne: e non sarebbe tanto fuori luogo. C’è una fisicità dello scrivere, c’è una particolare fisicità nello scrivere per pubblicare immediatamente.

7. E Facebook? No, non c’è paragone. Ciò che è pubblicato in vibrisse ha, anche per banali motivi tecnici, una durata che ciò che è pubblicato in Facebook non ha. Facebook è il regno della labilità. Qui si lavora per la permanenza (anche con i libri si lavora alla permanenza, certo; in altro modo).

8. C’è un concorso da finire, e voglio finirlo.

9. Giusto l’altro giorno ho sentito uno (uno dotto, uno colto, uno di quelli che quando ti spiegano una cosa facile la fanno diventare difficilissima) parlare, in tutta serietà, della “casta dei blogger”. E in quella casta mi ci includeva anche a me. Ci misi venti minuti a capire che appartenere a tale casta è, secondo quell’uno, un’infamia. E a quel punto non potevo sottrarmi.

10. Il motivo è uno solo, in realtà: e non l’ho detto.

“Questa non è una fine, ma un nuovo inizio”

1 marzo 2017

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Ancora un attimo di pazienza, grazie

30 dicembre 2016

Ci scusiamo per l’interruzione

29 dicembre 2016

Un concorso per l’inverno: un terribile Natale

13 ottobre 2016
Un'immagine tipicamente natalizia.

Un’immagine tipicamente natalizia.

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Ci sono cose che si possono fare senza muoversi da casa

25 agosto 2016

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Le più frequenti richieste di informazioni che giungono all’indirizzo della Bottega di narrazione (con relative risposte)

3 luglio 2016

Asterix e Obelix allo sportello delle informazioni, nell’episodio del film “Le dodici fatiche di Asterix” dedicato alla “casa che rende folli” (ovvero alla burocrazia).

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Dieci buoni motivi per partecipare al “porte aperte” della Bottega di narrazione (sempre che v’interessi la Bottega di narrazione)

22 giugno 2016

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di giuliomozzi

1. E’ gratis.

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