Archivio dell'autore

Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 3

24 gennaio 2016

Vedi l’articolo del’altro ieri. Pubblico qui il terzo melologo. La musica sarà di Nicola Straffelini.

Tre corpi

3. Quello che era dall’altra parte

Che strana pretesa avete,
che la storia – la storia! – la facciano
i giusti.

La storia, da che tempo è tempo,
la fanno i vincitori.

Quanto a me,
sono di quelli che hanno perso.

Sono morto,
sono stato ucciso,
anch’io sono stato ucciso!
E tuttavia
– poiché sono di quelli che hanno perso –
la morte e l’uccisione
non hanno fatto di me
una vittima.

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Dieci buoni argomenti per sostenere che il romanzo non è morto

23 gennaio 2016

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 2

23 gennaio 2016

Vedi l’articolo di ieri. Pubblico qui il secondo melologo. La musica sarà di Claudio Rastelli.

Tre corpi

2. Lo storico

Sapete cosa voglio?
Un libro, voglio un libro.

Un libro che abbia
la forza della carne,
senza le debolezze della carne.

I libri si consumano,
marciscono,
ma sopravvivono
grazie al loro numero.

Quante volte ho ascoltato
mio padre
mentre raccontava.

Ora mio padre è morto
e di quel racconto
non è rimasto nulla.

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“Invivible Cities”, di Scott Emerson et al.

22 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

diversitySe Le città invisibili di Italo Calvino è, senz’ombra di dubbio e a livello planetario, il libro (letterario) più amato dagli architetti e dagli urbanisti (ancor più di Flatland di E. A. Abbott, e scusate se è poco), questo volume collettivo provocatoriamente intitolato Invivible Cities (e pubblicato dalla Prince Town Diversity Press, casa editrice di cultura anarchica, antiaccademica e antiistituzionale) si candida a diventare il libro più odiato. Sembra che negli Usa sia diventato irreperibile in poche settimane: pur di farlo sparire, diverse associazioni professionali di architetti e urbanisti (da quelle parti, si sa, non esiste nulla di simile ai nostri ordini professionali) ne avrebbero fatta incetta. Noam Chinamsky, del Department of comparative irrelevance della South Park University, ha denunciato l’esistenza di una “congiura dei professionisti” e ha tentato di adottarlo come libro di testo ufficiale: ha incontrato però la rigida opposizione del senato accademico.

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Concerto della memoria e del dialogo / Tre corpi / 1

22 gennaio 2016

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“Teoria e pratica dell’impotenza maschile”, di Sigismondo Freddi

21 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

traumaE’ una mania recentemente invalsa, quella di dare a opere narrative dei titoli che, più o meno esplicitamente, evocano forme manualistiche trattatistiche o comunque immaginari di tipo scientifico: lasciando stare il troppo celebre La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, possiamo citare Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini, Manuale di sopravvivenza per ragazze in crisi (economica) di Sara Lorenzini (Neve Morante), Manuale per ragazze di successo, di Paolo Cognetti, Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer; fino al caso estremo di Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondo, completo di tavole per esercitazioni a casa di Emanuela Carbé (opera, sia detto tra parentesi, piacevolissima: ma poiché è reperibile sul mercato, non mi ci soffermerò), oltre il quale resterebbe da immaginare solo una trilogia composta da Elementi, Fondamenti (o Principi) e Complementi di una qualunque cosa. Se una qualche originalità ha il titolo del romanzo di Sigismondo Freddi Teoria e pratica dell’impotenza maschile, essa sta nell’idea che di un qualche cosa che solitamente accade, ed è universalmente considerato nefasto, si possano dare una “teoria” e una “pratica”.

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“Balie insistono”, di Ennio Bissolati

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

balieinsistonoPer una volta la mia pretesa di essere (stato) l’unico lettore dei libri che recensisco non è una pretesa, ma un’effettiva verità. Di Balie insistono, mia opera prima, esiste un’unica copia: ce l’ho io, e non l’ho mai fatta vedere a nessuno. C’è chi scrive (e pubblica) per la gloria, c’è chi scrive (e pubblica) per vanità, c’è chi scrive (e pubblica) per un’esigenza profonda e intima, c’è chi scrive (e pubblica) perché sente di possedere un messaggio da comunicare: per me niente di tutto questo. Io scrivo e non pubblico, perché sono un bibliofilo e il mio scopo è collezionare libri: anche leggerli è facoltativo (e, in effetti, buona parte dei libri che ho qui recensito, non fosse stato per l’amichevole insistenza dell’amico Giulio, col cavolo che li avrei letti – brutti come sono). Il sogno di ogni collezionista, si sa, è quello di possedere pezzi unici: e quale sistema è più sicuro di quello, antico come il mondo, di farseli da sé?

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“Lomissione”, di Giorgio Perecco

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lomissioneChe la creativita nasca spesso dalle costrizioni, e luogo ormai comune. Cio che a molti sfugge e che ci sono costrizioni piu e costrizioni meno feconde. L’autore del romanzo Lomissione (il cui nomignolo – giacche non possiamo credere che “Giorgio Perecco” sia un nome autentico – rimanda evidentemente al nome – autentico, questo si – di Georges Perec, autore di quell’immortale capolavoro – e non solo della letteratura lipogrammatica – che e La disparition, La scomparsa nell’unica arditissima “traduzione” italiana esistente) sembra non essersene reso conto. Egli si limita infatti a omettere (fin dal titolo) la dove grammatica lo esige, l’apostrofo. Che razza di costrizione sia una costrizione che non e affatto una costrizione, ma una semplice omissione, ognuno puo immaginarlo. L’unico effetto e quello di un continuo intralcio all’occhio, come avviene nella lettura di certi autori semicolti che, per mancanza di carita, gli editori pubblicano senza nemmeno curarsi di evitar loro il ridicolo.

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“Le promesse spose”, di Autrice Innominata

20 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

promesseLe buone intenzioni non bastano, questo è il punto. La casa editrice salentina Women! mandò in libreria, qualche anno fa, questo ennesimo e sciagurato rifacimento dei Promessi sposi: nel quale, com’è ovvio, l’amore contrastato non è quello tra Renzo e Lucia, e tanto meno quello tra Lucio e Renzina (come nei già recensiti Divorciados! di Alejandro Manzon), bensì quello tra Deborah e Valeria: mentre le parti di don Rodrigo e del conte Attilio sono assegnate, con un’originalità sconvolgente (e con nessuna percezione del sic transit gloria mundi, direi) a Carlo Giovanardi e Paola Binetti (io, ve lo confesso, avrei scambiato le parti). Fra’ Cristoforo diventa ovviamente un prete di strada (anzi, letteralmente, e con facile gioco di parole: “di crocicchio”); don Abbondio è don Tarcisio, (con palese allusione all’ex segretario di stato vaticano Bertone, squallidamente omofobo); Gisella, monaca non in Monza ma a Ponza (santi numi!), non se la fa con Egidio ma (e assai felicemente) con la consorella Sabrina (chi fosse a conoscenza della vera identità dell’Innominata è pregat* di donarle il Dizionario dei nomi italiani di Emidio De Felice: dove inventa fa disastri); e chi più ne ha meno ce ne metta, per favore, che ne abbiamo già abbastanza.

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Dieci caratteristiche del processo di gurificazione precoce dello scrittore all’opera prima

19 gennaio 2016
Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori

Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori

di giuliomozzi

1. Si definisce gurificazione quella successione di eventi che porta uno scrittore a diventare un guru, ossia a essere chiamato a fornire pareri e opinioni su qualsivoglia argomento – a prescindere da eventuali sue specifiche competenze.

2. Si definisce precoce quella gurificazione che avviene subito dopo la pubblicazione dell’opera prima.

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“Quello che verrà”, di Michela Fregona / 17

18 gennaio 2016
Leggi il capitolo 17 di Quello che verrà di Michela Fregona

Leggi il capitolo 17 di Quello che verrà di Michela Fregona

[Continua la pubblicazione del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà. Ogni lunedì un capitolo. Immagini a cura di Albergo Bogo]. [Vai al capitolo precedente].

Il primo di settembre è un giorno di sole. Guardarlo, e farsi venire lo struggimento da laguna, da Venezia, da lido, è tutt’uno. Errore. Non c’è inganno più perfido della luce di settembre sulle montagne. Tempo un paio di settimane, e l’aria diventerà cruda, le giornate brevi: si sa benissimo, ma non ci si vuole credere.
In segreteria Francesca è già sotto assedio: con una mano risponde al telefono, con l’altra consulta il computer, con la faccia fa segno di aspettare. Pile di carte alte mezzo metro si stanno mangiando la stanza, dal tavolino alla scrivania, dalla sedia al davanzale.
A inizio anno, gran parte del lavoro del Ctp pesa tutto sulle sue spalle: iscrizioni, liste, classi di lingue, di italiano e di informatica, laboratori prendono forma e sostanza, tutti quanti, attraverso un traffico telefonico spaventoso. Io, il centralino della Nasa, me lo immagino proprio così, il giorno dell’invasione degli extraterrestri. Senza contare gli affezionati: un plotone di inossidabili nonnetti che, ormai, hanno fatto qualsiasi corso ma, pur di non mollare, rifanno tutto daccapo, e si presentano sulla porta della segreteria facendo cucù, serafici:
«A-la vist?»
dicono a Francesca, con un’arietta a metà tra l’orgoglio e la sfida:
«Son ancora qua: vecio, ma son ancora qua!»

Continua a leggere il capitolo 17 di Quello che verrà di Michela Fregona.

“Le palle”, di Curzio Malaparte

17 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lepalleCurzio Malaparte pubblicò nel 1949 il romanzo La pelle, che suscitò immediato scandalo per il modo tutt’altro che edulcorato nel quale presentava le relazioni tra le truppe alleate e la popolazione nell’Italia occupata. Tanto violento e tanto estremo era il quadro, che addirittura il romanzo fu subitamente messo all’indice dalla chiesa (allora, va detto, di vedute assai meno larghe rispetto all’oggidì). E’ questa è storia nota. Ma pochi sanno che tra le carte dello scrittore-giornalista pratese, deceduto nel 1957, fu ritrovato un dattiloscritto di terrea visionarietà, che riprendeva e riscriveva il precedente capolavoro collocandolo in un immaginario futuro (di soli tre anni posteriore a quello immaginato da Orwell) e in tutt’altro luogo: non più la grande, popolana, magmatica città di Napoli ma in una borghesemente grassa e ricca cittadina dell’hinterland milanese. E se La pelle è un romanzo terribile, altrettanto terribile è Le palle.

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Se volete affrontare gli editori, mettétevi l’elmetto

16 gennaio 2016
Seguite l'esempio di quest'uomo

Seguite l’esempio di quest’uomo

Dieci cose che sono diventate banali nella narrativa contemporanea

15 gennaio 2016
Ho detto banale, non banane!

Ho detto banale, non banane!

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“Come scrivere un romanzo che nessuno leggerà”, di Hans e Fritz Katzenjammer

13 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

katzenjammerQualche sospetto si può avere, su chi sia il vero autore di questo aureo libretto. Stando alla quarta di copertina, i fratelli Hans e Fritz Katzenjammer sarebbero due agenti letterari svizzero-tedeschi specializzati in ghostwriting per celebrità e per romanzieri in crisi d’ispirazione; dei lavoratori nell’ombra, dunque; e questo dovrebbe spiegare sia perché anche il vostro bibliofilo, in quasi trent’anni di frequentazioni bibliofiliche ed editoriali, non li abbia mai sentiti nominare, sia l’evidente fasullità del nome (Katzenjammer, in tedesco, significa: postumi da sbornia). Tuttavia: un certo uso dei due punti e del punto e virgola; lo sguardo ironicamente scettico (o scetticamente ironico, fate voi) sulla letteratura e il mondo della produzione libraria; il ricorrere di espressioni quali “Repubblica delle lettere”, “campo letterario”, eccetera; l’approccio paradossalmente manualistico; per non parlare dell’organizzazione della materia in dieci capitoli di dieci paragrafi ciascuno: fanno sospettare che dietro quel doppio nome si nasconda un qualcuno, che peraltro proprio qui in vibrisse, ahimè, non può essere nominato. Lo chiameremo dunque, e sappiamo di fargli solo piacere, l’Innominato.

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Che cosa succede dentro la Bottega di narrazione?

12 gennaio 2016

Be’, per esempio si può presentare il proprio lavoro al mondo editoriale, come fa qui Serena Uccello.

“Quello che verrà”, di Michela Fregona / 16

11 gennaio 2016
Leggi il capitolo 16 di Quello che verrà, di Michela Fregona

Leggi il capitolo 16 di Quello che verrà, di Michela Fregona

[Continua la pubblicazione del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà. Ogni lunedì un capitolo. Immagini a cura di Albergo Bogo]. [Vai al capitolo precedente].

Quando si vive in una città sempre in salita, l’ossigeno deve decidere: se stare con i pensieri, o se stare con i piedi. E, dovendo fare tutte e due le cose insieme (pensare e camminare, pensare e pedalare, pensare e correre) la sintesi diventa una necessità: attraverso il cervello passano solo parole concrete, già mondate, senza fronzoli né ghirigori, ché ogni giro in più a vuoto potrebbe costare caro. Per questo, mica per altro, i bellunesi danno sempre l’impressione di essere gente un po’ musona e di poche parole: è che, anche quando sono a spasso per la pianura, ragionano sempre come quello che deve arrivare in cima al monte coi suoi piedi. E dall’abitudine alla parsimonia non ci si affranca mica: la selezione feroce di tutto, all’osso, nella propria testa come dentro uno zaino da bivacco, è patrimonio genetico, da queste parti.
Dunque, oggi, io pedalo, nella città sempre in salita, spingo giù il ginocchio sulla mia Bottecchia bianca e rossa, e mi chiedo solo: perché.
Perché davanti all’occhio della piazza già spalancato di prima mattina, perché in via Matteotti oltre i lampioni dei martiri, perché agli autobus tutti spogli senza studenti, perché al profilo alto di villa Morassutti sopra l’incrocio per il ponte degli Alpini.
Sì. Un po’ di rischio c’era. Che discorsi: non si è mai del tutto tranquilli. Ma: un po’, di rischio. Un po’.
Del resto.

Continua a leggere il sedicesimo capitolo di Quello che verrà, romanzo di Michela Fregona.

La lettura e la campagna

10 gennaio 2016



In quindici minuti, una rassegna delle campagne italiane per la promozione della lettura e del libro. A cura di Miria Savioli e Francesca Vannucchi.

“Il folle volo”, di Telemaco Sampugnari

8 gennaio 2016

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse scrive di libri dei quali sostiene di essere pressoché l’unico lettore. In certi casi, come questo, non stentiamo a credergli. gm]

sampugnariA volte gli allievi superano i maestri: non è il caso di Telemaco Sampugnari, che nella prefazione a Il folle volo (Obituaria print, pp. 246: ma si tratta sostanzialmente di un’autoedizione) si dichiara allievo e financo in gioventù amico del celebre Anacleto Bendazzi, sacerdote dedito più alle bizzarrie letterarie che alle sacre orazioni – ma veramente non è degno nemmeno di legargli i lacci dei sandali. La nobile arte del centone è stata praticata lungamente nei secoli: si cominciò centonizzando Omero, ossia componendo nuovi poemi tutti fatti di versi suoi (ma suoi di chi, poi? Visto che Omero…); per tutta l’età di mezzo furoreggiò Virgilio, che in qualità di preteso quasi-profeta dell’avvento del Cristo fu saccheggiato a più riprese per rifare con versi suoi ora la Bibbia, ora certe vite di Santi, ora il Catechismo.

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Dieci buoni motivi per non essere sé stessi quando si scrive (ipotesi)

7 gennaio 2016
Leopoldo Fregoli, celebre trasformista.

Leopoldo Fregoli, celebre trasformista.

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