Archivio dell'autore

Un po’ Voltaire, un po’ Cervantes, molto Barbera

30 dicembre 2016

di Enrico Macioci

la-truffa-come-una-delle-belle-arti1Che libro bizzarro e originale La truffa come una delle belle arti (Aliberti editore, 2016) di Gianluca Barbera! Un po’ romanzo e un po’ saggio filosofico, un po’ Don Chisciotte e un po’ Candido, con incursioni storiche e puntate, rapide ma acute, nel campo della filosofia, della psicologia, della sociologia.

Ciò che anzitutto colpisce è la padronanza culturale dell’autore, capace di muoversi disinvolto fra i diversi saperi e di scioglierli con naturalezza nel fluido della narrazione. La quale si occupa della dinastia catanese dei Lopiccolo, dal lontano 1842 fino ai giorni nostri. A parlare è l’ultimo discendente della schiatta, Carl Peter, oramai vecchio e malato; Carl si rivolge a un certo signor Ricci, che lo sta intervistando per redigere una biografia su di lui, in uscita presso un importante editore italiano. Il dialogo – in realtà un monologo di Lopiccolo, che di tanto in tanto gira al signor Ricci qualche domanda o esclamazione – si sviluppa nella stanza di un ospedale di Rio de Janeiro. Da Catania, dove all’inizio del libro si muove il bisnonno di Carl, fino a Rio dove il medesimo Carl langue, l’epopea familiare è costellata di spostamenti innumerevoli, quasi impossibili da ricostruire nella loro capricciosità, occasionalità e casualità. Barbera li snocciola con un piacere narrativo evidente, che si trasmette subito al lettore, una sorta di febbre giocosa. L’extravaganza, la deviazione, la parentesi, il racconto nel racconto costituiscono la cifra stilistica di Barbera, assieme a un lessico terso e a una sintassi che non “gratta” mai. Divertenti e preziosi inoltre gli innesti dialettali, a mezzo fra il romanesco e il siciliano.

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Ancora un attimo di pazienza, grazie

30 dicembre 2016

Ci scusiamo per l’interruzione

29 dicembre 2016

UtN, 10 / Voglio parlare a mamma

18 dicembre 2016

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Le dieci regole dell’amicizia tra gli abitanti della Repubblica delle lettere

15 dicembre 2016

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di giuliomozzi

1. Gli editor pubblicano solo i libri degli amici, lo sanno tutti.

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Una conversazione con Alessandra Sarchi

14 dicembre 2016
Clicca sull'immagine per vedere e ascoltare la conversazione di Alessandra Sarchi con Marzia Tomasin

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UtN, 9 / La pipa del vecchio pazzo

13 dicembre 2016

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UtN, 8 / Start

11 dicembre 2016

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Nicola Manuppelli ci invita da Hadelman

8 dicembre 2016

di Enrico Macioci

merenda-da-hadelmanMerenda da Hadelman (Aliberti, 2016) di Nicola Manuppelli, è un libro dal ritmo e dal timbro americani, e tuttavia non risulta per nulla artificioso o finto. Manuppelli, eccellente traduttore di Andre Dubus, Charles Baxter, Sara Taylor e numerosi altri autori irlandesi e statunitensi, ha affinato il proprio naturale talento di cantastorie alla scuola dei grandi maestri anglosassoni. Il risultato è quest’opera asciutta ma lirica, breve ma pregna, rapida ma esaustiva; un’opera compiuta senza che si avverta lo sforzo del compimento.

Hadelman, un ex poliziotto che prende in gestione un locale allo scopo di proteggere la ragazza che lavora nell’agenzia dall’altra parte della strada, si trova presto invischiato in una storia a tinte fosche. Il romanzo, che parte quasi allegro, assume man mano i contorni del noir, con picchi di violenza e di tensione che Manuppelli gestisce bene, senza scadere nell’effettaccio e senza indulgere nel patetico. I personaggi sono pochi e delineati con cura, e così gli ambienti. Sembra di osservare un quadro di Edward Hopper: interni precisi e scolpiti, esterni rarefatti e ostili. Il bar di Hadelman in particolare funge da centro geografico ed emotivo della vicenda: “Una caffetteria, un pub, una tavola calda sono contenitori di storie. In fondo, è ciò di cui in parte siamo fatti e di cui abbiamo bisogno. Storie che ci intrattengano e che non abbiano altri fini se non quello di cullarci nella nostra ricerca di qualcosa – la felicità, il bisogno di fuggire, l’ambizione, la semplice allegria – un po’ come i racconti che ci stupivano da bambini.” Intorno al perno del bar si muovono Hadelman, i suoi amici e i suoi nemici; il locale, un po’ come accade in certe serie tv (pensiamo a Happy Days, girato tutto fra casa Cunningham e il bar Arnold’s), risulta talmente familiare che si ha l’impressione di entrarci, sedersi al bancone e prendere un caffè o una fetta di torta, scambiando quattro chiacchiere col gestore.

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UtN, 7 / S.E.N.S.

8 dicembre 2016

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UtN, 6 / Harlock! Harlock!

7 dicembre 2016

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UtN, 5 / Il rumore

5 dicembre 2016

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UtN, 4 / Guarda le cose

4 dicembre 2016

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UtN, 3 / Saranno giorni di quiete

3 dicembre 2016

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UtN, 2 / Vieni più vicino

2 dicembre 2016

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UtN, 1 / Quella ragazza

1 dicembre 2016

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L’uomo col giornale in mano

25 novembre 2016
Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

di giuliomozzi

[Scritto a fine 2005 o inizio 2006, su richiesta di Stefano Fugazza e Gabriele Dadati, per la collana Scrivere l’arte della Galleria d’arte moderna Ricci-Oddi di Piacenza. Forse non è vero che questo quadro è il primo in cui compare un giornale quotidiano: comunque dev’essere uno dei primi].

L’uomo col giornale in mano
ha il braccio destro abbandonato lungo il fianco.
L’uomo col giornale in mano
regge il giornale con la mano destra,
alza lo sguardo e volta il viso verso
noi, che lo guardiamo.
L’uomo col giornale in mano
ha interrotta la lettura del giornale
per guardare
noi, che lo guardiamo.

L’uomo col giornale in mano è morto.
Noi, per ora, siamo vivi.

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Cose sentite dire negli ultimi cinque giorni

21 novembre 2016

di giuliomozzi

1. (per la strada). “Certo che è comodo, fare gli scrittori. Scrivi il tuo libro, lo pubblichi, e ogni mese ti arriva il bonifico dei diritti”.

2. (in chat). “I corsi di scrittura creativa non servono a niente. Io ho fatto un corso di rebirthing, e non mi è servito a una cippa. E’ la stessa cosa”.

3. (sul treno). “Una fiera del libro a Milano non serve a niente, ci sono già tutti gli editori, a che gli serve? Le fiere bisogna farle dove i libri non arrivano, tipo Venezia”.

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Un momento un po’ così

21 novembre 2016

Aula e piuma

14 novembre 2016
Domenica 13 novembre 2016, ore 7.35

Domenica 13 novembre 2016, ore 7.35

di giuliomozzi

Ieri mattina alle sette e mezza circa sono entrato in quest’aula. Ho acceso il riscaldamento, ho lasciata aperta la porta per cambiare l’aria. Mi sono seduto, mi sono guardato intorno, e ho fatto un conto: negli ultimi sei anni ho trascorso qui dentro, a far lezione, circa millecinquecento ore: poco più di un migliaio con Gabriele Dadati e con ospiti occasionali, le altre da solo.

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