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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

2 aprile 2015
Rulli di tamburo! Si annuncia il Corso fondamentale di narrazione 2015 (cliccare sulle mazze per avere più informazioni)

Rulli di tamburo! Si annuncia il Corso fondamentale di narrazione 2015 (cliccare sulle mazze per avere più informazioni)

Botta e risposta. Un nuovo gioco poetico. Un esempio

1 aprile 2015

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“Una famiglia imperfetta” a Genova, il 7 aprile

31 marzo 2015

Martedì 7 aprile alle ore 18, a Genova presso la Libreria Feltrinelli di via Ceccardi 16r, si presenta al pubblico il romanzo d’esordio di Nicola D’Attilio, Una famiglia imperfetta (scheda) (evento).

“Prendi una tizia che è stata con un ragazzo per un’infilata di anni e viene mollata nel peggiore dei modi. Immagina che si ritrovi poi a letto con un tipo che le ha ammazzato il cane. Cioè, non è che lo ha ammazzato, però certo ne ha causato la morte. Canicidio colposo, diciamo. Aggiungici che il Colposo ha un amico che si tiene in casa una capra che mangia i tappeti e lei, la tizia, ha una sorella che non si sa bene come definire. Allegra? Diciamo allegra.
Pensa poi che lei – quella mollata – rimane pure incinta di questo assassino di cani che ha visto due volte nella vita (una per il cane, l’altra per tutto il resto).”

Da qui comincia il romanzo (scritto nel corso della Bottega di narrazione), e poi procede scoppiettante: con autentici personaggi da commedia, dilemmi morali da risolvere, colpi di scena grandi e piccoli. Una famiglia imperfetta è una lettura piacevole e istruttiva; Nicola D’Attilio ha il raro dono della scrittura brillante anche nelle situazioni più umanamente serie.

La Bottega di narrazione si mette in mostra

31 marzo 2015
Alcuni editor (uno addirittura in aeroplano) cercano di scoprire in anticipo quali capolavori si nascondono nella Bottega di narrazione. Cliccare sul cielo per saperne di più.

Alcuni editor (uno addirittura in aeroplano) cercano di scoprire in anticipo quali capolavori si nascondono nella Bottega di narrazione. Cliccare sul cielo per saperne di più.

La formazione della fumettista, 20 / Paola Barbato

31 marzo 2015

di Paola Barbato

[Questa è la ventesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Paola per la disponibilità. gm].

Il mio problema è che non sono titolata.
Sono circa diciott’anni che me lo fanno notare tutti: io per fare fumetti non sono titolata. Che poi bene bene benissimo non ho mai capito come si faccia ad esserlo, ma il punto è che io non lo sono.
La vigilia di Natale del 1995 (sì, la prendo alla lontana ma poi faccio di corsa) ho telefonato a casa di un ragazzo a cui scrivevo e mandavo i miei racconti. Invece che con lui ho parlato con sua madre, che leggeva le mie lettere insieme alla figlia minore (non sto a spiegare o viene lunga) e questa compassata signora mi ha detto che avevo l’obbligo morale di presentare i miei scritti a qualcuno. “Ma non sono titolata!” mi sarebbe venuto da rispondere, e invece ho messo insieme tutti i racconti scritti in quasi un anno, li ho stampati, rilegati con la spirale che costava meno e portati a mano a tutti gli editori milanesi che avevo trovato sulla guida telefonica. La Rizzoli era troppo lontana e quindi mi avanzava un manoscritto. Sono andata alla Sergio Bonelli Editore, l’ho lasciato in portineria e me ne sono andata. Non volevo fare i fumetti, pensavo che magari le mie storie surreali potessero essere comprate come soggetto per Dylan Dog. No, perché io Dylan Dog lo leggevo. Avevo tutti i numeri, il primissimo me l’avevano fatto leggere nell’estate del 1988 quando lavoravo in una gelateria e gli altri stagionali avevano portato dei fumetti per i momenti di morta. Li avevo recuperati tutti con calma e li avevo messi insieme agli altri. Sì, perché io leggevo anche altri fumetti. Di Dylan non avrei saputo dire chi fossero gli autori o i disegnatori, non me ne fregava niente dei nomi. Riconoscevo le storie dal tono e il disegnatore dai dettagli. Quello che non si vedono le facce, quello che fa i triangoli sulle guance, quello che fa tutti belli, quello che fa tutti brutti. A gennaio 1997 me ne sono andata a vivere da sola e mio padre mi ha riferito che a casa chiamava insistentemente un tale mai sentito che voleva parlare con me. Gli do il tuo numero? Non glielo do? Così mi arriva la telefonata di questa vocina esile e vagamente afona, tutta di testa, che mi restituisce l’immagine di un omino gracile, un redattore occhialuto con il papillon, tale Mauro Marcheselli. Mi propone di provare a sceneggiare, visto che i miei racconti gli erano piaciuti. Sceneggiare che? Dylan Dog. “Ma è scemo?” ho pensato, “Non sono titolata!”. Ma facevo la guardiana alla galleria civica per il comune, guadagnavo pochissimo, quindi ci ho provato. Mi è arrivata a casa la sceneggiatura di Memorie dall’invisibile di Tiziano Sclavi, come esempio da seguire. Avevo finto di sapere chi fosse e mi ero informata poi, ho letto tutto due volte, il discorso diretto al disegnatore, le battute, i dettagli infinitesimali e le abbreviazioni incomprensibili: PP, PA, CL, FI. E poi Dida, ovunque Dida che parlava. Chi cazzo era Dida? Ci sono arrivata giorni dopo che significava “didascalia”. Ho partorito con dolore novantaquattro tavole e le ho spedite per posta ordinaria, perché non era tempo di e-mail, non ancora. Il giorno stesso in cui il ragazzo che veneravo mi ha mollata l’omino del papillon mi ha richiamata.

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Invito agli editori: la Bottega di narrazione si mette in mostra

30 marzo 2015
Un editore (a sx), assistito da un consulente editoriale (a dx) scruta l'orizzonte, nel tentativo di avvistare nuovi scrittori

Un editore (a sx), assistito da un consulente editoriale (a dx) scruta l’orizzonte, nel tentativo di avvistare nuove scrittrici o nuovi scrittori. Clicca sul cannocchiale per avere più informazioni

Botta e risposta. Un nuovo gioco poetico

29 marzo 2015
Francesco Petrarca vs. Pellegra Bongiovanni

Francesco Petrarca vs. Pellegra Bongiovanni

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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

29 marzo 2015
A cavallo di una storia: hop! hop!

A cavallo di una storia: hop! hop!

Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

27 marzo 2015
La cucina delle storie

La cucina delle storie

“Carcassa”, un racconto di Noemi De Lisi

26 marzo 2015
Fotografia di N. De Lisi

Fotografia di N. De Lisi

[Ho conosciuto Noemi De Lisi nel corso “L’anno del romanzo”, organizzato a Palermo dal Centro studi narrazione Le città invisibili. Il corso doveva essere condotto a quattro mani da Carola Susani e da me; in realtà, per ragioni personali che non sto a spiegare qui, la mia partecipazione si è interrotta alla fine della primavera del 2014; e Carla ha condotto la barca fino al porto. I racconti di Noemi mi sono sembrati molto belli. gm]

[Preleva Carcassa in pdf]

Carcassa
di Noemi De Lisi

Luger accostò l’auto vicino a un cassonetto in via Padre Giordano Cascini e spense il motore. A quell’ora della notte la strada era intatta, e proseguiva in salita dietro una curva. Da un lato era fiancheggiata dalle rupi del monte che scalavano la vetta; dall’altro, dal bosco di pini e cipressi disteso fino a valle. «Andiamo!», disse Luger scendendo dall’auto. Ribaltò il suo sedile per far uscire Bardo, sbatté la portiera, si assicurò che anche Nadia fosse scesa, infilò la chiave nella toppa e fece scattare la sicura. Nadia voltò le spalle a Bardo e cominciò a gironzolare dinoccolata fra un lampione e il cassonetto. Mise le braccia dietro la schiena e disse: «Ma quindi, dov’è questo posto segreto?». Bardo dischiuse le labbra e sospirò. Le fissò gli anelli alle dita e le unghie smaltate di nero. «Allora?» continuò, facendo rimbalzare tre volte le mani sulle natiche. «Appena ci arriviamo, lo vedi», rispose Luger, guardò Bardo e strizzò l’occhio.

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Dieci pratiche di vita non necessarie né sufficienti, ma utili per scrivere un buon libro

25 marzo 2015
Una giovane scrittrice si dedica al suo primo romanzo

Una giovane scrittrice si dedica al suo primo romanzo

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Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

25 marzo 2015
Gli strumenti del mestiere

Gli strumenti del mestiere

Corso fondamentale di narrazione / Pubblicità

24 marzo 2015
La tastiera ti spaventa? Vieni al Corso di narrazione!

La tastiera ti spaventa? Vieni al Corso di narrazione!

La formazione della fumettista, 19 / Claudia “Nuke” Razzoli

24 marzo 2015

di Claudia “Nuke” Razzoli

[Questa è la diciannovesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Claudia per la disponibilità. gm].

claudia_nuke_razzoliAll’asilo volevo disperatamente fare la ballerina, e per convincere mia madre a iscrivermi a una scuola di danza non facevo altro che piroettare.
Qualsiasi cosa dovessi fare, qualsiasi, la facevo piroettando (sicuramente in modo sgraziatissimo, ma io mi sentivo leggiadra come una foglia nel vento), ma niente. Non c’è stato verso.
Dopo un po’ mia madre capì e a ogni mia piroetta diceva in automatico: “La scuola di danza costa troppo”. Poi un giorno mi aprii uno squarcio sul mento e rinunciai.
Decisi che avrei recitato. La strategia, dopo il primo “no” di mia madre alla richiesta diretta, era più o meno la stessa: mi ero convinta che la vera prova da attore fosse svenire in modo credibile e pensai che se fossi svenuta abbastanza bene da mandare nel panico la mamma, lei si sarebbe arresa al fatto di avere in casa un’attrice nata e mi avrebbe lasciato andare a una scuola apposita. Di conseguenza mi misi a perder sensi ovunque e comunque: a tavola, a giro, durante il bagno… a un certo punto: bam! Cadevo giù stecchita. Ma anche lì, niente da fare.
Ottenni la parte da protagonista alla recita di prima elementare, con grande clamore della critica di Massa e Cozzile (Pt) e per tutto l’anno successivo nessuno mi chiamò più Claudia, ma venni soprannominata “Paiù”, come il personaggio che interpretavo. Ma si rivelò tutto inutile: mia madre, paladina della coerenza, continuava a fare muro.

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“Favole del morire”: recensioni

21 marzo 2015
José Guadalupe Posada: La nascita di Venere

José Guadalupe Posada: La nascita di Venere

Di Alessandro Zaccuri e Maria Ferragatta.

Dieci cose che è utile tenere presenti se si vuole scrivere un buon dialogo

19 marzo 2015

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Dieci cose utili da sapere circa il cronòtopo della vostra narrazione

18 marzo 2015
Un cronòtopo, di spalle

Un cronòtopo, di spalle

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Che cosa cerca chi arriva in “vibrisse” attraverso i motori di ricerca?

18 marzo 2015
vibrisse (dietro le vibrisse, un gatto)

vibrisse (dietro le vibrisse, un gatto)

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“Favole del morire”: recensioni

17 marzo 2015

Di Cesare De Michelis, Renato Barilli, Salvatore Scarciglia, Ernesto Milanesi, Daniele Giglioli, Giulietta Iannone, Niccolò Menniti Ipolito, Veronica Tomassini, Gianluca Barbera, Marco Pontoni.

La formazione del fumettista, 18 / Otto Gabos

17 marzo 2015

di Otto Gabos

[Questa è la diciottesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Otto per la disponibilità. gm].

otto_gabosQuesto che segue è un elenco ragionato rapsodico e parziale di momenti decisivi che mi hanno fatto capire di essere ineluttabilmente e da sempre autore di fumetti.

1.
Il mio primo incubo ricordato. Avrò avuto poco più tre anni e vivevamo ancora nella casa vecchia sopra la stazione delle littorine. Non so ancora leggere ma i fumetti già li divoro guardando le figure. Nell’incubo ci sono io che piango rannicchiato e nascosto sotto al tavolo di cucina, di quelli di fòrmica turchese come si usava negli anni Sessanta. Sono disperato perché mi stanno dando la caccia dei diavoli. I diavoli sono Geppo, solitamente buono, che in questo caso è cattivo e perfino armato di forcone e il Grande Satana che invece è cattivo come da copione. A distanza di una vita me lo ricordo ancora bene questo primo incubo. Il tempo ha fornito poi diverse varianti al tema, ma di solito i miei incubi, che finiscono spesso in segmenti di sceneggiature, sono infestati da demoni e streghe. Pure da malviventi senza volto smaniosi di entrare in casa armati di coltelli.

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