Archivio dell'autore

Da chi vuoi essere letta/o?

12 marzo 2015
Ragazza venusiana assorta nella lettura.

Ragazza venusiana assorta nella lettura.

(more…)

Dieci buone ragioni per leggere la narrativa contemporanea

11 marzo 2015
La lettura: una questione spinosa

La lettura: una questione spinosa

(more…)

La formazione del fumettista, 17 / Gipi

10 marzo 2015

di Gipi

[Questa è la diciassettesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Gipi per la disponibilità. gm].

gipi_gipiHo due portamine, sono identici. Stanno sul tavolo. Sono blu, all’esterno. Hanno due mine diverse, all’interno. Una dura, una morbida. Uso la dura per i primi tratti, la morbida per ripassare le linee importanti, per capire dove metterò l’inchiostro. Voglio una sigaretta, appoggio il portamine a mina morbida sul tavolo. Le sigarette sono in cucina, quando torno al tavolo ci sono i due portamine identici uno accanto all’altro. Riconosco quello che stavo usando perché è caldo. È così che li riconosco. E così riconosco i pennarelli che sto usando. Ho sul tavolo, adesso, almeno una ventina di pennarelli neri identici, stessa punta. Almeno, sarebbero identici se fossero nuovi, ma con l’uso si trasformano, si slabbrano o assottigliano. Fanno goccine di inchiostro al principio o al termine di un tratto oppure sono quasi asciutti e permettono di tracciare linee sottilissime. Anche in quel caso, per capire quale stavo usando, li tocco. Quello caldo è quello buono.

(more…)

Francesco Paolo Maria di Salvia e “La circostanza”. Prima domanda

9 marzo 2015

[Sono convinto che il romanzo di Francesco Paolo Maria di Salvia, La circostanza, sia un’opera di altissimo livello. Ho deciso di fare qualche domanda a Francesco, pregandolo di darmi le risposte più lunghe possibile. gm].

[La seconda domanda e la seconda risposta sono qui].

1. Sei capace di raccontarci quando e in quale circostanza (ahi!) ti è venuta, o ha cominciato a formarsi, l’idea di questo romanzo? E di raccontare come, poi, hai lavorato?

3172038Peccato non sia possibile datare le idee con il metodo del carbonio-14. Una certezza scientifica non la posso proprio dare. Devo procedere per intuizioni. Il brodo primordiale de La circostanza si è cominciato a formare durante i primi mesi del 2006. Febbraio, o giù di lì. Ricordo un paio di immagini: mi rivedo mentre espongo il soggetto di un racconto ad alcuni colleghi del Centro Sperimentale di Milano. Due diverse occasioni: in aula, dopo la lezione, a una coppia di amiche che mi fa Ah-Ah come ai pazzi e sotto la pioggia, in Piazza del Duomo, a un’altra collega che mi dice bravo, fratellino, che genio! Si trattava di un racconto da chiudere in quindici o venti pagine come da mio standard a quei tempi. Un’idea forte. Avevo scoperto da poco come i soggetti che ritenevo più eccitanti per la mia immaginazione fossero definiti high-concept dagli hollywoodiani. Un’idea talmente d’impatto da riuscire a catturare l’attenzione di un producer annoiato, durante un pitch, attraverso l’uso di una singola frase. Era il tipo di storie che caratterizzava i miei primi racconti: un uomo è capace di morire e resuscitare a comando; gli operai sono pochi e guadagnano milioni mentre i calciatori sono tanti e fanno la fame; un ingegnere è attratto sessualmente dai computer.

(more…)

“Un girotondo in cui la morte guida tutti”

9 marzo 2015

di Daniele Giglioli

[…] Dire che Mozzi si sia riconciliato, e abbia riconciliato il suo lettore, col morire se non con la morte, è dire troppo. Credo piuttosto che in lui si sia operato uno spostamento dal lutto come fatto privato al morire come evento pubblico, collettivo, con un esito di realismo creaturale simile a quello che anima i Trionfi della morte degli affreschi tre-quattrocenteschi, del resto citati nel libro. Un girotondo in cui la morte guida tutti, la dama e il cavaliere, il contadino e il vescovo. Un trapasso perenne che è anche danza, festa, spettacolo, condivisione, mistero e riso. Senza risentimento, accettando di essere anima e nello stesso tempo cibo e merda, e non è un risultato da poco. Non so se questo basti a Mozzi. A chi lo legge, finché legge, sì. A libro chiuso il problema ricomincia, com’è ovvio.

Leggi tutta la recensione di Daniele Giglioli a Favole del morire di Giulio Mozzi.

Dieci buone ragioni per non leggere la narrativa contemporanea

7 marzo 2015
Roma, Cimitero del Verano, Colombario (da Wikipedia)

Roma, Cimitero del Verano, Colombario (da Wikipedia)

(more…)

Latisana

6 marzo 2015

ScopaAllInsu

(more…)

Aznalubma, areknames

4 marzo 2015
Franco Battiato, compositore

Franco Battiato, compositore

(more…)

La formazione del fumettista, 16 / Giorgio Salati

3 marzo 2015

di Giorgio Salati

[Questa è la sedicesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Giorgio per la disponibilità. gm].

Giorgio_SalatiFlashback #1.
Giorgino è in età da asilo. Agguanta maldestramente gli albi di Topolino del fratellone, e storia dopo storia impara a leggere. Eppure non gli basta.

Flashback #2.
No, non gli basta. Sono passati un paio d’anni, e su Topolino il piccolo Giorgio vuole già scrivere. E lo fa. Prende un pennarellone rosso e scrive su un Topolino a caso il proprio nome. Più o meno, perché sta imparando l’alfabeto e scrive GORGO. Forse ha già sentore di quella passione per i fumetti che come un vortice lo risucchierà senza mai più lasciarlo andare.

Flashback #3.
Giorgio passa gli anni delle elementari a divorare fumetti. Periodici come Topolino e Il Giornalino, ma anche e soprattutto ciò che gli passa suo padre. I paperi di Carl Barks, i topi di Bill Walsh e Floyd Gottfredson, poi Asterix, i Peanuts e vi risparmio il resto di una lista troppo lunga.

(more…)

Il collezionista di fotografie di attrici porno vestite

2 marzo 2015

di giuliomozzi

Sei e mezzo di mattina. Sono sotto la doccia. Il telefono mobile, appoggiato sulla lavatrice, trilla. Chiudo l’acqua, mi sporgo, il numero non mi è noto, non rispondo.
Dieci minuti dopo, asciugato e vestito, richiamo. Uno, due, tre, quattro squilli.
“Eh?”, dice una voce maschile.
“Buongiorno”, dico. “Sono Giulio Mozzi”.
“Le pare questa l’ora di chiamare?”, dice la voce maschile.
“Veramente mi ha chiamato lei”, dico. “Dieci-quindici minuti fa”.
“Ma lei chi è?”, dice la voce maschile.
“Sono Giulio Mozzi”, dico.
“E cosa vuole?”, dice la voce maschile.
Riempio i polmoni. Svuoto i polmoni.
“Ho ricevuto una chiamata da questo numero, dieci-quindici minuti fa”, dico. “Non ho potuto rispondere perché ero sotto la doccia. Appena ho potuto ho richiamato”.
“E cercava me?”, dice la voce maschile.
“No”, dico. “Qualcuno, che ha chiamato con il telefono che sta usando lei adesso, mi ha cercato ormai un venti minuti fa”.
“Ah…”, dice la voce maschile. “Forse mia moglie”.
“Può essere”, dico.
“Chi ha detto che è, lei?”, dice la voce maschile.
“Giulio Mozzi”, dico.
“Aspetti che chiedo”, dice la voce maschile.
Elena!, sento gridare, Hai cercato tu un certo Duilio Pozzi?
Non sento la risposta.

(more…)

La fotografia riproduce la realtà

1 marzo 2015
Questa è la realtà.

Questa è la realtà.

“O voxe, ùnica voxe”

28 febbraio 2015

silencio

(more…)

Appello ai teatranti (per “Emilio delle tigri”)

26 febbraio 2015
Clicca sulle maschere per leggere l'appello

Clicca sulle maschere per leggere l’appello

“Un libro ipertrofico e ambiziosissimo”

25 febbraio 2015

di Francesco Durante

la circostanza[…] Un libro eccezionale: in oltre 620 pagine fitte fitte racconta tutto, dall’alfa all’omega, quello che c’è da raccontare intorno a una dinastia salernitana di industriali del caffè – i Saraceno – e tutta la storia (grande e piccola, italiana e internazionale) che fa da sfondo alla sessantina d’anni lungo i quali si dipanano le vicende. È un libro ipertrofico e ambiziosissimo, gioiosamente inventivo ma anche documentato al limite della paranoia, serissimo e buffonesco, scritto-scritto, e scritto benissimo. Per certi versi, Di Salvia mi appare come un postmodernista che d’un colpo solo abbia risolto tutti i problemi teorici presenti agli scrittori americani anni ‘60: come un John Barth che, stanco dello stucchevole rimpiattino della tradizione, teorizzi la morte dell’autore e la «literature of exhaustion» nel mentre sa già praticare quella del «replenishment». Tutto ciò per la gioia del lettore… […]

Leggi tutta la recensione del romanzo La circostanza di Francesco Paolo Maria Di Salvia, scritta da Francesco Durante e pubblicata nel Corriere del Mezzogiorno.

Che a me piacciano i romanzi mostruosi, e però divertenti, è cosa risaputa. Il romanzo di Francesco, pubblicato dall’editore Marsilio – presso il quale lavoro da un anno – è di questa specie. Che fosse un gran bel romanzo lo aveva già notato la giuria del premio Calvino, che nel 2014 lo selezionò tra i finalisti. gm

Poliambulatorio

24 febbraio 2015
L'avéz del prinzep, Malga Laghetto, lavarone

L’avéz del prinzep, Malga Laghetto, lavarone

(more…)

Dieci buoni motivi per leggere “Favole del morire” di Giulio Mozzi

22 febbraio 2015
Volete una nocciolina?

Volete una nocciolina?

(more…)

Coda al Bancomat

21 febbraio 2015

di giuliomozzi

“C’ero prima io”, dice la signora col cappotto blu.
“Sì”, dice il ragazzo tarchiato, già armeggiando con i tasti, “ma io sono stato più veloce”.

Dieci buoni motivi per non leggere “Favole del morire”, ultimo libro di Giulio Mozzi

20 febbraio 2015

(more…)

Breve storia di “Favole del morire”

19 febbraio 2015
Da oggi è in libreria Favole del morire. Non è un capolavoro

Da oggi è in libreria Favole del morire. Non è un capolavoro

di giuliomozzi

Ci sono libri che scrivo, per così dire, senza rendermene conto… [leggi tutto]

La formazione dello scrittore, 31 / Ivano Porpora

19 febbraio 2015

di Ivano Porpora

[Questo è il trentunesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Ringrazio Ivano per la disponibilità. Le due rubriche ormai escono irregolarmente, seguendo l’arrivo dei contributi. gm]

Domenica è morta mia nonna Teresa.
Aveva 86 anni e andava per gli 87. La testa, ormai, andava e veniva. Quando veniva diceva cose come: È ora che io vada. Non parlava di essere stanca o meno, ma di necessità; e in questo è stata la nonna di Correggioverde, in provincia di Mantova. (Per quella di Napoli ricordo sempre una delle due imprecazioni più divertenti che abbia sentito in vita mia, un giorno che la esclusero da un problema tenendola all’oscuro di quanto stesse realmente accadendo: Azz, cazz e stracazz).
Quando la testa andava, la nonna Teresa diceva: C’è il prete nell’aia – e non c’era nessuno –, oppure: C’è il nonno, e il nonno sono due anni che è morto.
Ho assistito alla cerimonia funebre, officiata da un prete cieco, in una panca della terza fila della chiesa di Dosolo. Quella di Correggioverde, una chiesolina di campagna, è inagibile dal terremoto. Quando sono arrivato al cimitero che stava proprio di fronte alla casa della nonna, nel mio dolore di petto causato dalla bronchite, ho pensato: Se ne vanno radici che non ho mai voluto. Un pensiero patetico.
Poi ho visto l’inserviente del cimitero darsi da fare come un pazzo con la pala per caricare dal cumulo di terra quanto più peso, e rovesciarlo sulla bara; caricare e rovesciare; caricare e rovesciare. Quando l’inserviente, dai capelli bianchi, si è girato, ho scoperto che non di quello si trattava ma di mio zio Ivano. Aveva detto al vero inserviente di farsi da parte, e con un’intelligenza che gli è tutta nelle mani, e che sempre e solo nel lavoro si è rivelata, ha deciso che l’addio a sua madre avrebbe dovuto darlo in un modo solo: con il lavoro. Ci sono volute le insistenze dei fratelli, e alcuni minuti di sessanta secondi l’uno, per fermarlo.

(more…)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 4.509 follower