Archivio dell'autore

Dieci cose che chi si iscrive a un corso di scrittura creativa non è che è proprio indispensabilissimo che le sappia fare, però insomma è meglio

17 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Alcuni hardware per la scrittura

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E’ tornata dalle ferie (pure lei)

17 agosto 2015
Mariella Prestante

Clicca su Mariella per leggere la poesia: Vacanze e mariti

Il ritratto di Mariella è di Silvia Cassioli.

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17 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Pieter Bruegel: La parabola del cieco che guida i ciechi

Se vuoi ammirare il quadro di Pieter Bruegel, clicca sull’immagine qui sopra. Se invece cerchi una guida per scrivere il tuo romanzo, dà un’occhiata alla Bottega di narrazione.

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16 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

Giandomenico Tiepolo. Il ciarlatano

Se vi interessa vedere meglio il ciarlatano, cliccate sul quadro. Se invece volete sapere qualcosa sulla Bottega di narrazione, cliccate qui.

Ultime letture

16 agosto 2015

di giuliomozzi

Annie Ernaux, Gli anni, tr. Lorenzo Flabbi, L’orma 2015. Molto bello. Nient’altro da dire se non: leggételo, vi prego.

Annie Vivanti, I Divoratori, Società anonima editoriale dott. R. Quintieri, Milano 1920, settima edizione, pp. 404. Romanzo appassionante. (Ce n’è una recente edizione Sellerio, ma mi pare esaurita; il testo completo, non so quanto accurato, è qui).

Sandro Veronesi, Non dirlo. Il Vangelo di Marco, Bompiani 2015, pp. 242. Piacevole da leggere, tutto sommato; ma non ho capito bene a che cosa serva.

Lawrence Durrell, Clea, tr. Fausta Cialente, Einaudi 1983. Con questo romanzo si conclude il Quartetto di Alessandria. Molto bello, molto elegante, molto istruttivo, e un po’ noiosetto. Un’opera di quelle indispensabili, come la Ricerca del tempo perduto o Giuseppe e i suoi fratelli? Non so. Però da leggere.

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Lo scrittore medio (e la scrittrice media?)

15 agosto 2015
Un pubblico, medio

Un pubblico, medio

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15 agosto 2015

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Se volete imparare a fare un libro grande, cliccate sull’immagine qui sopra. Se invece volete provare a fare un grande libro, potreste dare un’occhiata alla Bottega di narrazione. Se avete l’impressione che in questo annuncio vi sfugga qualcosa, guardate anche qui.

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7 agosto 2015

Corsi di scrittura creativa

Poveretto, non soffre più

Aveva una grande storia da raccontare: la storia di una popolazione che prolifica quasi incontrollatamente, in una grande varietà di specie; che conquista l’intero pianeta; che invade le terre e le acque e perfino l’aria; e poi, di colpo, svanisce. Ah, che storia! Purtroppo, all’epoca sua, i corsi di scrittura creativa non esistevano; e anche la Bottega di narrazione era di là da venire. E quindi niente. Quella storia, nessuno l’ha raccontata. Noi, oggi, possiamo solo immaginarcela, in tutta la sua grandiosità. E lui, poveretto, non soffre più.

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7 agosto 2015

Corsi di scrittura creativa

Poveretto! Come soffre!

Guardate quest’uomo. Aveva concepito un romanzo che era una vera e propria opera-mondo. Migliaia di personaggi, centinaia di fili narrativi. “Non sarò mai capace di scriverlo tutto da solo”, pensò. “E’ meglio se provo a frequentare un corso di scrittura creativa. Almeno mi darà un po’ di metodo”. Detto fatto: s’informò un poco, e decise di iscriversi alla Bottega di narrazione. Scrisse un dettagliatissimo progetto (quasi duecento pagine); poi lo riscrisse; poi lo riscrisse ancora, perennemente insoddisfatto. Arrivò il giorno della scadenza per candidarsi e, preso dall’ultima revisione, lo lasciò passare. Ahi! Povero lui! Ora soffre atrocemente.

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7 agosto 2015

Poveretto! Come soffre!

Poveretto! Come soffre!

Guardate quest’uomo. E’ un genio. Un genio della letteratura. Purtroppo, come molti genii, è tutto sregolatezza. E così, nel suo archivio informatico giacciono quarantadue romanzi, tutti avvincentissimi, tutti portati fino a due terzi di scrittura, e poi abbandonati. Di che cosa ha bisogno quest’uomo? Di un buon corso di scrittura creativa, evidentemente. Ma non un corso qualsiasi: una cosa come la Bottega di narrazione, un luogo dove essere seguito dall’inizio alla fine della scrittura. Purtroppo, indeciso tra settantanove progetti diversi, non ne ha spedito nessuno. E ora, ahinoi, soffre atrocemente.

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7 agosto 2015

Corsi di scrittura creativa

Poveretto, come soffre!

Guardate quest’uomo. Aveva in mente una grande storia – una storia italiana, naturalmente – ma si è dimenticato di spedire in tempo il suo progetto alla Bottega di narrazione. Eppure da tempo, abbandonata ormai la vita attiva, il suo unico sogno era proprio quello di frequentare un buon corso di scrittura creativa. Come ha potuto cadere in una tale distrazione? Ora soffre atrocemente.

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7 agosto 2015

Poveretto! Come soffre!

Poveretto! Come soffre!

Guardate quest’uomo. Aveva inventato una storia meravigliosa: la storia di un uomo che crede d’essere un cartone animato, vive dunque tutta la sua vita come un cartone animato, e alla fine scopre di essere davvero un cartone animato. Ce l’aveva, la storia, ce l’aveva. Altro che Pinocchio! Gli serviva solo frequentare un buon corso di scrittura creativa, così, tanto per farsi un’idea. Aveva preparato il progetto per la Bottega di narrazione, ma all’ultimo momento si è dimenticato di spedirlo. E ora soffre atrocemente.

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7 agosto 2015

Corsi di scrittura creativa

Poveretto! Come soffre

Guardate quest’uomo. Una vita di avventure, di appostamenti, di inseguimenti, di battaglie, di scontri a fuoco, di confronti all’arma bianca, di code alle Poste, di spese al supermercato. “Se una vita è degna di essere raccontata”, pensava, “è la mia”. Dopodiché? Eh, si è dimenticato di spedire il suo progetto alla Bottega di narrazione. E ora soffre atrocemente, perché sa che dovrà aspettare altri dodici mesi prima di potersi candidare al miglior corso di scrittura creativa di tutta via Tenca, Milano.

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7 agosto 2015

Corsi di scrittura creativa

Poveretto! Come soffre!

Guardate quest’uomo. Per due decenni si è limitato al piccolo cabotaggio letterario, scrivendo racconti e raccontini, poesie e poesiole. Ora, finalmente, è riuscito a concepire un progetto romanzesco. Ha sentito però il bisogno di un aiuto: perciò voleva iscriversi a un buon corso di scrittura creativa. Purtroppo, preso com’è da mille cose, si è dimenticato di spedire il suo progetto alla Bottega di narrazione. E ora – guardatelo! – soffre atrocemente.

Ragazza

6 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

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6 agosto 2015
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6 agosto 2015
Corsi di scrittura creativa

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Apologia del servo (e con questo abbiamo finito)

6 agosto 2015

di giuliomozzi

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Preleva gratis il libro

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Temo che il titolo dica già tutto, perciò sarò breve. Come scrive esplicitamene Enrico Macioci, io odio tirar su allievi. Tuttavia ci ho la vocazione pedagogica, e preciso: la vocazione pedagogica, non quella dell’insegnante. L’insegnante ha da insegnare qualcosa; il pedagogo ha da tirar su qualcuno. Ovvero: fare o provocare nella vita altrui qualcosa di decisivo, o semplicemente accompagnare o facilitare o anche solo riconoscere e approvare l’avvento di qualcosa di decisivo.

Il pedagogo, si sa, è un servo. Nel suo animo però convivono e combattono la consapevolezza di esistere solo per servire e un sogno demiurgico: farò di te…

Delle cose che non servono più, ci si libera. C’è un punto, un quando, che è fatale nella vita del pedagogo: il quando bisogna farsi da parte, licenziarsi, ritirarsi. Ma più spesso avviene che sia il datore di lavoro a doversi liberare del pedagogo, a licenziarlo, a mandarlo via. Spesso a fatica. Perché il pedagogo, ahimè, vittima del sogno demiurgico, s’innamora della sua creatura. Si convince che la creatura abbia ancora bisogno di lui, peggio, che abbia sempre bisogno di lui, che avrà bisogno di lui per sempre. Può arrivare a pervertirsi e a giocare sporco: anziché gioire del termine del suo compito, si industria a perpetuarlo: e quindi diminuisce la creatura, la azzoppa, tenta di costringerla ad avere bisogno di lui per sempre. Vuole un legame, accidenti, un legame: con tutto quello che ho fatto…

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A Matteo Renzi / Proposta in dieci punti per riformare lo stato della letteratura in Italia #labuonaletteratura

6 agosto 2015
Matteo Renzi

Matteo Renzi

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Una piazza per Giulio / Veronica Tomassini

5 agosto 2015

di Veronica Tomassini

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Veronica Tomassini ha pubblicato: Outsider, A & B 2006; La città racconta. Storie di ordinaria sopravvivenza, Romeo 2008; Sangue di cane, Laurana 2010; Il polacco Maciej, Feltrinelli 2012; Christiane deve morire, Gaffi 2014. Collabora al quotidiano Il fatto.

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Hei amico, aria. Dico al tizio che ho di fronte. Sono in una piazza. È un luogo terribile, i pensatori della città in cui vivo stanno tutti qui, al momento è in corso un simposio su l’esegesi dell’io (tema trainante: Ultracorpi standard e selfie teoretici nell’epoca digitale). Il tizio che ho di fronte non capisce un accidenti. Ha alcuni fogli in mano. Mi spiega: sono un esordiente. Lo mando al diavolo. Eppur adesso sediamo sulla stessa panca, in piazza. Il simposio è più in là. Tutti i pensatori pensano. È un fenomeno drammatico. Il loro digrignare sprezzante crepita tutto intorno. Una specie di scivolamento immemore di dannati. La piazza è intitolata a Giulio Mozzi, scrittore di Padova. Parentesi: vivente. La parentesi l’ha voluta il marmista che ha realizzato l’edicola, infilato dentro la lastra, inciso il nome Giulio Mozzi, scrittore eccetera. Il figlio del marmista ha pubblicato un romanzo di genere, vorrebbe conoscere Giulio Mozzi. Studia lettere. Non odia Baricco. È un follower su twitter: di Giulio Mozzi. Il marmista conosce il sindaco, il sindaco è una persona onesta e magnanima, ha acconsentito: sia, la piazza intitolata. Precisando: non sborserò un euro per l’edicola, la targa, l’aiuola e tutto il resto. Il sindaco ha aggiunto: Giulio Mozzi non è affar mio. È una storia lunga, non è il caso di riferire, perché poi il marmista ha investito qualche soldino. Il sindaco aveva da eccepire: Giulio Mozzi è vivo. Le targhe sono per i morti. Il figlio del marmista ha sollevato una polemica infinita su questa faccenda, coinvolgendo un blog letterario molto frequentato. Ed è stato un procedere scoppiettante di imprecazioni e vaffa sparsi. Il rave party dei troll di tutto il paese. Molto divertente. Sovvertiamo le regole, intitoliamo quantunque ai vivi. Sul “quantunque” si è scatenata una bagarre come non se ne vedevano da Nazione indiana della prima ora. È andata così. Ha vinto lui e suo padre il marmista. E per una tale brutta faccenda, vedrete, il sindaco perderà un mucchio di voti alle prossime amministrative. Peggio per lui.

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