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Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 8

13 aprile 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Su iniziativa di chi avvenne la separazione di fatto? Quale fu la causa e l’occasione della separazione?

Il ricordo di quelle ultime settimane è doloroso. Nonostante questo, credo che sia giusto dire tutto, raccontare cos’è accaduto, anche se sarebbe più facile non farlo. Ma io non sono stato educato a censurare il male, bensì ad accettarlo, a guardarlo in faccia, perché io sono peccatore tanto quanto Caterina e non posso cancellarlo, quel male, posso solo offrirlo al Signore.
Il fatto che il nostro matrimonio fosse in crisi a un certo punto non era più un mistero per nessuno. Avevo avuto un lungo dialogo con mio padre, che mi aveva incoraggiato ad avere pazienza e non mollare, e mi confrontavo ogni settimana con don Mario, anche se Caterina aveva smesso di partecipare ai nostri incontri. Avevo anche cercato di farmi aiutare da Paolo, perché sapevo che rappresentava per Caterina una figura autorevole. Purtroppo però, mi aveva spiegato lui, il rapporto con Caterina si era incrinato. Avevano avuto una brutta discussione. Paolo aveva tutte le intenzioni di chiarire ma Caterina, a quanto avevo capito, lo evitava. Non avevo chiesto il motivo del litigio, perché non pensavo fosse importante. Quando uno se ne vuole andare, ogni pretesto è buono. E Caterina di pretesti per mandare tutto a monte ne tirava fuori di continuo. (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 7

10 aprile 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Durante la vita matrimoniale Lei o l’altra parte o entrambi avete voluto figli? Vi furono pratiche volte a evitare gravidanze o a interromperle?

Una sera siamo stati a cena da Paolo e Lisa. Erano sposati da sei mesi, all’incirca, e quella sera erano felici di annunciare l’arrivo di un bebè, il primo di quattro secondo le ultime notizie che ho ricevuto.
A quell’epoca non conoscevo molto Paolo. Sapevo qualcosa della sua storia: aveva fatto la Bocconi e ora lavorava per la Compagnia dell’Abitare. Era stato lui a proporre il nome di Caterina per una sostituzione maternità. Paolo aveva sposato una compagna di studi di Caterina, Lisa. Era stata proprio Caterina a presentarli e Lisa era molto legata a mia moglie, al punto che eravamo tra i primi ad apprendere la bella notizia. La gravidanza era di solo due mesi, troppo presto per informarne amici e conoscenti, anche perché purtroppo in precedenza aveva perso un bambino nelle prime settimane.
Il piccolo appartamento si trovava nello stesso quartiere dove Paolo e Caterina erano cresciuti. Infatti, nonostante un generale decadimento della zona, incuneata com’è tra la stazione Centrale e Piazza della Repubblica, i prezzi al metro quadro erano stellari. Con il generoso contributo dei genitori di Paolo, si erano potuti permettere solo un bilocale con cucina abitabile e un bagno, al primo piano di uno stabile senza ascensore. Le finestre affacciavano su un cortile interno, silenzioso ma cupo. (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 6

6 aprile 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Eravate entrambi contenti di celebrare le nozze? Vi siete accostati ai Sacramenti della Riconciliazione (Confessione) e Comunione? Se no, per quali motivi? Come passò il giorno nuziale?

Caterina sorrideva mentre attraversava la chiesa al braccio di suo padre. Non ricordo il vestito o i fiori, nemmeno la pettinatura o il trucco. Ricordo solo il sorriso, sincero, aperto e rivolto a me, solo a me.
Quello doveva essere il primo giorno della nostra nuova vita insieme, e tutto sembrava come l’avevo immaginato.

Per mesi mia suocera ci aveva ripetuto che aprile era un mese infelice per sposarsi – «il tempo è troppo instabile, ragazzi, se piove sarà un vero disastro. Dove farete le foto? Nel fango?» – invece quella mattina il cielo era limpido e l’aria fresca. Ero andato in bicicletta in parrocchia, perché avevo appuntamento alle dieci per la Confessione. Pedalando, mi ero sentito al posto giusto, sotto quel cielo terso che era un altro segno di benevolenza.
Davanti al portone della chiesa mi aspettava Enrico, che, in qualità di mio testimone, voleva condividere con me quei momenti. Dopo esserci confessati, siamo rimasti per una mezz’oretta in raccoglimento, seduti uno accanto all’altro su una panca in fondo alla chiesa. Una volta fuori, avevamo ancora il tempo di un caffè prima che Enrico andasse a prendere Veronica dal parrucchiere. (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 5

3 aprile 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Avete messo qualche condizione al vostro matrimonio? Quale?

Nessuna.
Non posso pensare che qualcuno ponga delle condizioni davanti a un gesto così grande come il matrimonio. E comunque io no. Se riconosco che sono fatto da un Altro – e io lo riconosco, ogni momento lo riconosco – come posso pensare di mettere dei paletti a un gesto che mi rende presente qui e ora questo Altro? Posso solo essere grato di quello che mi aspetta, nelle circostanze in cui si manifesterà.
Ho deciso con Caterina di riservare un momento della giornata a fare memoria: del fatto che l’amore che condividevamo non ce lo davamo noi, che il nostro essere coppia non dipendeva da uno sforzo della nostra volontà.
Dopo alcune discussioni, abbiamo stabilito che il momento giusto fosse la sera, dopo cena e prima di andare a dormire. Io avrei preferito il mattino, ma Caterina e Paolo recitavano le lodi sul posto di lavoro. Sarebbe stato significativo iniziare insieme la giornata, ma è importante, lo penso oggi come ieri, fare memoria di chi siamo nelle circostanze quotidiane ed esserne testimoni dove siamo chiamati a stare. Quindi era giusto che Caterina dicesse le lodi con i colleghi e io pure. (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 4

30 marzo 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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Sposandosi in chiesa accettava di assumere un impegno definitivo, per tutta la vita? Quale era la posizione dell’altra parte su tale impegno?

Ogni incontro del corso fidanzati iniziava con “La ballata dell’amore vero”, che conoscevo poco. Il canto paragona l’amore che l’uomo prova per la donna prima a un bambino sperduto senza la madre e poi a un fiore che ha sete della pioggia e muore se non c’è il sole.
Non è la più bella canzone di Chieffo, anche se il giro di chitarra tra il ritornello e la strofa mi piace. Sono le parole a colpirmi, perché io quella fragilità me la sento addosso, me la sentivo anche allora, ma non vuol dire che non fossi pronto a giocarmi tutto in quella scommessa, il matrimonio, dico.
Come ci diceva don Mario, non dobbiamo scandalizzarci del nostro essere piccoli e fragili e peccatori. Se fossimo bravi, se non avessimo bisogno di essere salvati non dovremmo nemmeno sposarci in chiesa. Invece il senso del sacramento è offrire a Gesù il nostro essere finiti perché ci salvi.
Quello che voglio dire è che io desideravo che il mio matrimonio con Caterina fosse per la vita.
Quanto a lei, non so.
Diceva di sì. O non lo diceva, ma lo faceva intendere.
Ripeteva che il nostro matrimonio era la sua vocazione, e Dio non è che ti chiama per farti soffrire, ti chiama per la pienezza del vivere. Citava Padre Alfonso: il Signore ci prende sul serio, non scherza con le nostre vite e quindi abbracciare la propria vocazione non è altro che il cammino verso la realizzazione di sé.
D’altra parte, mi rendo conto ora che quella che io credevo essere una vocazione sincera in realtà era solo la ripetizione di parole di altri.
Quando abbiamo iniziato il percorso con don Mario per decidere in definitiva se andare avanti con il matrimonio oppure no, confesso di aver forse sottovalutato il problema.
Non è raro avere dei ripensamenti a ridosso della data. Era successo al mio amico Eugenio e anche lui aveva risolto facendo un percorso di approfondimento con il suo padre spirituale. Perché la libertà non è scegliere, la libertà te la senti addosso quando aderisci alla tua vocazione. Il peccato in fondo altro non è che negare la propria vocazione. Eugenio ora è sposato e ha tre bambini, è felice e grato. (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 3

27 marzo 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.

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In epoca precedente alle nozze, avete avuto bisogno di cure psichiche? Per quali motivi? Avete conservato documentazione clinica?

Io non sono tipo da cure psichiche. Se la domanda è se sono mai stato dallo psicologo oppure dallo psichiatra, la risposta è no, mai. Non ho mai nemmeno preso pastiglie, niente. Non ho fatto uso di droghe, non fumo neanche. Magari una sigaretta ogni tanto, ma non tutti i giorni.
Non conosco nessuno che ci sia stato, tranne uno del quartiere. Andrea è un ragazzo eccentrico, ha tre o quattro anni meno di me. I suoi genitori sono molto amici dei miei, e in effetti ricordo che avevano parlato con papà per questo figlio che dava loro problemi. Bigiava la scuola, ma non andava a zonzo. Tornava a casa e stava a guardare la tivu fino all’ora di pranzo, usciva e poi fingeva di rientrare. Era un solitario, non aveva interessi particolari. Quando la scuola aveva convocato i genitori per dire che lo avrebbero bocciato, era venuta fuori tutta la storia, del bigiare e dello stare a casa. Fino a quel momento, era un ragazzo come tutti. Con la testa fra le nuvole, non giocava a pallone, strimpellava con la chitarra ma mai all’oratorio e se gli davano una chitarra e gli chiedevano di fare il canto prima del gioco comunitario, lui rispondeva sempre che non ne era capace.
Mio padre, interpellato dai genitori di Andrea, aveva consigliato loro di mandarlo in una scuola del Movimento a Milano, la stessa che aveva frequentato Albina. Se ne era interessato di persona, perché Franco, preside e fondatore, era un suo amico dai tempi del Berchet. Ma anche nella nuova scuola si erano ripresentati gli stessi problemi. Ci eravamo mossi in prima persona: papà aveva provato a parlare con Andrea, mia mamma cercava di aiutarlo nei compiti, ero stato precettato anch’io per dargli una mano con la matematica.
Andrea era una provocazione per la mia umanità: non dava spiegazioni del suo comportamento né ai suoi genitori, né ad altri (non mio padre, non il don dell’oratorio e nemmeno quello della scuola).
Alla fine l’avevano mandato da uno psicologo specializzato in problemi dell’adolescenza, (more…)

Questionario per lo svolgimento della consulenza canonica, 2

23 marzo 2017

di Federica Pittaluga

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Giorgio e Caterina si incontrano e si sposano. È un matrimonio breve. Quando il rapporto naufraga, Giorgio si rivolge al tribunale ecclesiastico per una consulenza, nella speranza che ci siano gli estremi per ottenere la dichiarazione di nullità. Il primo passo è rispondere alle domande di un questionario, disponibile sul sito del tribunale ecclesiastico della Lombardia (Vedi, Allegato B). Sono le risposte di Giorgio a permettere la ricostruzione del matrimonio. O almeno, la sua versione dei fatti.
Il questionario di Giorgio, qui pubblicato a puntate, costituiva originariamente la prima parte di un romanzo, rimasto inedito, che si è intitolato per un certo periodo Sequela.
La seconda parte del romanzo racconta invece la versione di Caterina, moglie imperfetta di Giorgio e anima perduta, oltre alla storia di un maneggio, ora chiuso, di un padre missionario e di un uomo diviso tra il bene che desidera compiere e i mezzi illeciti che utilizza per realizzarlo.
Per lungo tempo ho pensato che il romanzo raccontasse uno spaccato di mondo che credevo di conoscere abbastanza bene. Ora, invece, so che tutte le vicende ruotano intorno alle ossessioni di Giorgio e niente le racconta meglio della sua viva voce.

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Quando e come siete arrivati alla decisione di sposarvi in chiesa? Eravate convinti? Avevate dei dubbi su questa scelta?

Ho sempre dato per scontato che ci saremmo sposati in chiesa ed ero certo che Caterina capisse e sapesse che l’amore che provavamo non ce lo stavamo dando noi, ma ci era dato da un Altro. E solo quell’Altro, io lo sapevo, poteva rendere eterno il nostro amore. Caterina forse si è lasciata traviare dall’aspetto mondano della cosa e ha insistito perché celebrassimo il matrimonio nella sua parrocchia. Io non avevo preferenze, mentre per Caterina era importante sposarsi nella stessa chiesa dov’era stata battezzata, dove aveva fatto la prima comunione e la cresima. Anche se non capivo il sentimentalismo che la spingeva in quella direzione, so bene che è tradizione che il matrimonio si celebri nella parrocchia della sposa. Ho accettato questo, anche se mi sarebbe piaciuto che a celebrare fosse don Mario Casati, un prete che aveva fatto GS con mio papà e a cui la mia famiglia è molto legata. (more…)