“Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Primo fallimento: “Curriculum vitae”

by

[Simone Salomoni ha scritto il romanzo Quattro fallimenti nel corso (e un po’ dopo) di una Bottega di narrazione. Ne pubblico quattro estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. gm]

Luce, novizia intenzionata a monacarsi, racconta al Monsignore il primo incontro col Demonio

Avevo già conosciuto il Demonio. Era il 30 settembre del 1984: quattro giorni prima avevo compiuto cinque anni.

Il Demonio lo conobbi a Pietramala, un minuscolo paese ai piedi del monte Raticosa, Appennino Tosco-Emiliano, il luogo nel quale mia nonna era tornata a vivere dopo la morte di suo marito: mio nonno. Numerose leggende gravavano su Pietramala: un luogo sinistro, malefico, conosciuto come la bocca dell’inferno. Fino a tutto l’ottocento Pietramala e la Raticosa erano note in Europa per il fenomeno dei fuochi perenni: fiammate che partivano dal sottosuolo e si libravano alte nel cielo, visibili di giorno, luccicanti di notte; fiammate che non venivano soffocate dalla pioggia, ma, anzi, durante i temporali sembravano acquisire più vigore; fuochi privi di fumo che non temevano l’umidità e lasciavano la terra fredda e priva di cenere. Per secoli, gli abitanti di Pietramala e coloro che vi accorrevano incuriositi dallo strano fenomeno – come gli eredi della aristocrazia europea che attraversavano gli Appennini durante il Grand Tour – avevano creduto che i fuochi perenni fossero una manifestazione del Demonio. In realtà si trattavano di un fenomeno naturale provocato dagli abbondanti giacimenti di metano presenti nel sottosuolo: il metano fuoriusciva dalle crepe del terreno argilloso e, quando veniva colpito da un fulmine, si trasformava in una lingua di fuoco pronta ad arrampicarsi fino al cielo.

Il Demonio aveva poco a che fare con i fuochi perenni, ma con Pietramala aveva a che fare eccome. Chissà se l’arcivescovo di Firenze aveva mai sentito parlare di bocca dell’inferno e fuochi perenni? Forse no. In quel caso avrebbe avuto lo scrupolo di non nominare parroco di Pietramala don Francesco Saverio Bazzoffi. Don Francesco era un parroco giovane, volenteroso e un poco anarchico: impartiva riti speciali di benedizione personale e collettiva e, si diceva, praticava forme di esorcismi senza averne l’autorizzazione. Mia nonna, inizialmente diffidente nei confronti del nuovo parrocco, divenne ben presto una delle sue più devote e ferventi seguaci. Ogni sera telefonava a mia madre raccontandole quanto fosse stata coinvolgente l’omelia del mattino. Ogni sera le ripeteva che, una domenica o l’altra, avremmo dovuto accompagnarla alla Messa. Il 30 settembre 1984 cogliemmo l’occasione per rifesteggiare il mio compleanno e salimmo a Pietramala per accompagnare la nonna alla Messa.

Non lo avessimo mai fatto.

Tre panche avanti a noi sedeva una donna slanciata, ossuta, magrissima. Poteva avere quarant’anni, ma a me sembrava una vecchina. Aveva le guance scavate, gli zigomi appuntiti, i capelli ammuffiti, le labbra inesistenti. Ricordo perfettamente il suo viso perché ogni tanto la donna si girava, mi fissava e sorrideva a bocca serrata. Durante l’aspersione, appena fu toccata dall’acqua benedetta, la donna cominciò a urlare, a sputare e a bestemmiare verso il prete per vendicarsi della benedizione che le era piovuta sulla testa. I vicini di posto provarono a fermarla. Inutilmente. La donna si dimenava come una epilettica; con una unghiata fece sanguinare la vicina; per placcarla dovettero intervenire due uomini grandi, grossi e panciuti.

Terrorizzata, cingevo i fianchi di mia madre. Ella mi teneva il volto compresso sul ventre, ma io riuscii ugualmente a sbirciare. Non lo avessi mai fatto. La donna incrociò i suoi occhi con i miei: nella sua pupilla vidi riflessi due zoccoli di capra. La donna mi fissava, mi fissava di proposito; io, ipnotizzata dalle sue pupille gialle, la fissavo a mia volta. Avrei voluto immergermi nel ventre di mia madre, ma ero calamitata dagli occhi della donna. Mentre i due uomini la trascinavano fuori dalla chiesa, la donna cominciò a indicarmi. Passandomi accanto allungò il mento verso di me e vomitò per immondarmi.

Fu così che conobbi il Demonio. Giurai a me stessa di stargli lontana; giurai a me stessa di rinunziare a lui e a tutte le sue tentazioni: mai avrei voluto diventare quella donna.

Tenni fede al mio giuramento fino al giorno del mio matrimonio. Il 22 maggio 2005, dopo sette anni di fidanzamento, sposai Sergio. Senza saperlo sposai il demonio.

[Il prossimo fallimento sarà pubblicato giovedì 26 aprile 2018].

Tag:

5 Risposte to ““Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Primo fallimento: “Curriculum vitae””

  1. Fiammetta Palpati Says:

    Aspettavo di leggerti, Simone, poiché mi avevi raccontato del romanzo una sera, a Torino, e mi aveva incuriosita già dal titolo, dal tema. Una cosa del genere non se la possono permettere in molti. C’è bisogno di doti narrative e di un modo di stare nel mondo e farsi delle domande che – per quanto io ti conosca poco ma ti osservi abbastanza – ti pertiene. E la curiosità c’è, adesso, nel proseguire.

  2. “Quattro fallimenti” di Simone Salomoni / Secondo fallimento: “Memento mori” | vibrisse, bollettino Says:

    […] estratti, uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo fallimento. […]

  3. Simone Salomoni Says:

    Grazie per avere letto e detto la tua, Fiammetta.
    Provo a risponderti. Simone essere umano che scrive (che prova a scrivere) è dipendente da Simone essere umano che vive (che prova a vivere). Ma, in qualche misura, credo sia vero anche il contrario.
    Questo che hai letto è l’incipit di tutto il romanzo: se ti ha messo curiosità, ha fatto il suo. E di questo sono contento.

  4. “Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Terzo fallimento: “Adeste fideles” | vibrisse, bollettino Says:

    […] uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo e il secondo fallimento. […]

  5. “Quattro fallimenti”, di Simone Salomoni / Quarto fallimento: “Alter ego” | vibrisse, bollettino Says:

    […] uno da ciascuna delle quattro storie che nel romanzo si intrecciano e si rispecchiano. Vedi il primo, il secondo e il terzo fallimento. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...