Raccontare il paesaggio / Roma-Amelia, passando per Orte

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Fotografia di Marcello Paolocci

di Fiammetta Palpati

Arrivai ad Amelia la prima volta a metà pomeriggio di un sabato, dopo un pranzo che si era protratto in chiacchiere in un ristorante di campagna in fondo a una piccola valle – non dico agriturismo perché di turistico c’era davvero poco. Mio marito e io venivamo dalla delusione di aver visitato una casa in vendita a Orte: un rudere di blocchetti di tufo su un terreno ripidissimo, in alto a sinistra i piloni del viadotto della superstrada, in basso a destra la ferrovia. Nell’andarcene, alla svelta, imboccammo casualmente la via Amerina. In macchina, naturalmente.

Era stata l’ennesima delle ricognizioni nelle zone in cui avremmo potuto andare ad abitare da quando avevamo deciso di lasciare Roma, e alle quali dedicavamo i fine settimana. La scelta del giorno era dettata dalla pagina degli annunci immobiliari. Generalmente visitavamo le case al mattino – le tipologie più disparate: terreni, casali, cielo-terra nei centri storici – e poi rimanevamo a gironzolare nei dintorni. Da neo-genitori – mediamente agiati, mediamente velleitari – cercavamo i palloni bianco sporco dei centri sportivi, le palette dello scuolabus sparse nelle campagne o quelle con gli orari dei pullman extraurbani, le scuole e scuolette di musica, le ludoteche. Generalmente tutto si esauriva in una scampagnata e un pranzo in trattoria.
Nel giro di qualche mese, comunque, perlustrammo e poi scartammo la maggior parte delle zone, soprattutto quelle residenziali: volevamo evitare di insediarci in uno dei numerosi neo-nati quartieri satellite della enorme fascia urbanizzata in cui si è trasformata la storica campagna romana. Nelle nostre convinzioni non si poteva lasciare Roma se non a patto di abitare un luogo, di trovare un’identità alternativa. Allargammo dunque il nostro raggio d’esplorazione.
Finché arrivò il turno di Orte.
Era il limite nord, la porta per l’Umbria – l’Umbria che solo a nominarla ti si allarga il petto.

Continua a leggere il racconto di Fiammetta Palpati nel sito dedicato al laboratorio Raccontare il paesaggio.

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