“L’ultima notte di Antonio Canova”, di Gabriele Dadati

by

di giuliomozzi

E’ in libreria più o meno da oggi questo romanzo di Gabriele Dadati, L’ultima notte di Antonio Canova (Baldini e Castoldi). Io ne lessi una prima e una seconda (appena aggiustata) versione, se non ricordo male nel settembre del 2014. Se ce ne vuole, di pazienza, per pubblicare un romanzo! Ma Gabriele, devo dirlo, era tranquillamente sicuro e moderatamente ottimista. Dopo un libro di racconti (con almeno due perle dentro) e tre romanzi tutti in qualche modo (traslato, autofinzionale ecc., come si usa oggi) legati alla sua esperienza di vita (ricordo in particolare, ma solo per affetto, Piccolo testamento, Laurana), sentiva che era arrivato per lui il momento di osare il romanzo-romanzo. E poiché da un pezzo si era trovato a dedicarsi, per lavoro e per passione, e per appassionato lavoro, ad Antonio Canova, gli venne naturale metterlo al centro del suo progetto.

Il risultato è un romanzo storico della più bell’acqua, che piacerà agli appassionati del genere (sempre che il romanzo storico sia un “genere”: ho un po’ di dubbi); ma che potrebbe, anzi dovrebbe, piacere a tutti. Perché L’ultima notte di Antonio Canova non è un romanzo di duelli e crinoline: è un romanzo di personaggi, dove i personaggi sono tali non per la loro posizione storica ma per la loro umanità, piacevole o sgradevole che sia. Napoleone è un uomo di potere che vuole un figlio legale a ogni costo, perché ha un impero da far ereditare; la giovane moglie, comperata – non mi viene un’altra parola – per calcolo politico, è prima di tutto una ragazza vissuta nella bambagia e inesperta del mondo, e tuttavia dotata di un fortissimo carattere; e lui, Antonio Canova, è un uomo che ha un talento, sì, uno straordinario talento di scultore, ma è comunque un poveruomo che cerca di fare quello che gli sembra giusto, nei limiti della sua capacità di distinguere il giusto dall’ingiusto, l’affetto dall’inganno, la spontaneità dall’atteggiamento.

E, insomma, io quella volta lo lessi e lo rilessi, a distanza di pochi giorni, ed entrambe le volte ne fui preso. Sarà perché Gabriele è un amico che stimo (ossia: è un amico perché ho stima di lui, con me non fuziona il contrario), sarà perché dentro al romanzo ho comunque trovato la traccia di ciò che Gabriele è, ho trovato continuità con i romanzi e i racconti precedenti, ho trovato quel desiderio di paternità (in entrambi i sensi: il desiderio di avere un padre, e di essere padre) che è alla fin fine il filo di continuità di tutto il suo percorso di scrittura; sarà questo e sarà quello, ma in somma, cercando di astrarre dall’affetto, mi sento di dire: non sarà un capolavoro (di capolavori ne nascono rarissimamente, dobbiamo ricordarcelo anche nell’era della capolavorizzazione istantanea e caduca, che è la nostra), ma è sicuramente un romanzo degno. Un romanzo che, a leggerlo, se lo ascolti, ti fa un po’ migliore. Questo pomeriggio parto per Cagliari – anche se l’ho già letto due volte, me lo metterò nello zaino.

Grazie per l’attenzione.

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2 Risposte to ““L’ultima notte di Antonio Canova”, di Gabriele Dadati”

  1. Barbara Says:

    Be’, però non è molto carino dire “non sarà un capolavoro”, no? Magari lo è… 🙂

  2. Salvatore Says:

    Caro Giulio,
    ho letto alcuni tuoi libri che mi hanno entusiasmato davvero tanto, leggo spesso il tuo bollettino da cui traggo spunti e riflessioni interessanti e mai banali, e da sempre quando consigli un libro da leggere non posso fare a meno che assecondare il tuo consiglio e immergermi in letture davvero avvolgenti.
    Tutto questo fino a poco tempo addietro quando, spinto da diversi post apparsi su Vibrisse, ho deciso di avventurarmi nella lettura del romanzi di Griffi “Più segreti degli angeli sono i suicidi”. Ecco, non sto qui a tediarti più di tanto, ma dopo la lettura del suddetto romanzo la mia fiducia nei tuoi consigli di lettura non è poi così cieca. Grazie comunque.

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