“Più segreti degli angeli sono i suicidi”, di Gian Marco Griffi

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di Franco Foschi

[L’opera di Gian Marco Griffi intitolata Più segreti degli angeli sono i suicidi, pubblicata da Bookabook, sarà ufficialmente nelle librerie – o, quantomeno: ordinabile presso le librerie – da domani, 15 settembre 2017. A suo tempo mi spesi perché l’opera fosse pubblicata: ora desidero, veramente, che quante più persone la leggano. Qualche giorno fa ne ho regalata una copia a Franco Foschi, vecchio amico, buono scrittore, formidabile lettore: che mi ha incaricato di far avere a Gian Marco questa lettera. Col suo permesso la pubblico. gm].

Caro Griffi,

benedetto il giorno che Giulio Mozzi mi ha regalato il suo libro! Era da un pezzo che non ridevo così sguaiatamente, che non inorridivo così a fondo, che non arrivavo proprio all’ultimo passo prima dello scandalo, che non godevo dell’iconoclastia invece che della speranza.

Ho già una certa età, quella per intenderci in cui si passa da incendiari a pompieri, per cui da tempo mi sono adagiato su una lettura forse mai del tutto rassicurante, ma comunque sempre più tesa alla ricerca della ‘pregnanza’ che della lucida follia. Il suo romanzo atomico ha ribaltato e scombiccherato questa prospettiva, a favore del leggere come una scudisciata, e a sentirsi appena masochisti perché questa scudisciata ti piace…
Difficile dare una sistemata critica al suo menhir narrativo per cui, esattamente come lei saltabecca come le pare nella scrittura, io farò altrettanto nei pensieri, nelle annotazioni, nelle sbracate, nelle valutazioni. Il suo libro è barocco, eccesivo, indegno, moralissimo, feroce, tenero, laido, ributtante e affascinante. Le idee originali comico-sataniche sono talmente tante che chissà quante riuscirò a ricordarne…

Tra le sue meravigliose ossessioni due mi sono particolarmente andate a genio: l’ossessione parodistica e l’ossessione scientifica. Il puntiglio con cui descrive certi procedimenti, o snocciola liste di farmaci o malattie, secondo me si sposa benissimo col suo palese desiderio di scardinare i cervelli piatti con le armi della parodia, cioè il solletico e la pugnalata: dal Centro Recupero Nichilismo in poi tutte le sue maiuscole sbeffeggiano il mondo moderno e la sua vacuità, senza risparmiare niente e nessuno, il potere e le religioni, l’economia, la burocrazia, le tradizioni (anzi, le Tradizioni), e quel che tutti gli occidentali considerano sacro, la famiglia. Io poi, che sono un pediatra e neonatologo, a leggere di tutti ‘sti bambini vessati, stagliuzzati, squartati (il corso di transustanziazione neonatale…) ho avuto dei sussulti mica da niente, e il suo romanzo è il contrario del verbo adagiarsi…

E senta cosa ho scritto una notte, leggendo: “L’alto e il bassissimo hanno pari dignità, e costruiscono il più realistico dei mondi immaginari”. Niente male, eh?

Una perplessità l’ho avuta, forte, all’inizio: ficcarci così presto un capitolo estremo come Il rito di Imbolc poteva essere pericolosissimo – orripilare, infastidire, sgradevolizzare per principio (per istinto?) mi ha fatto pensare per un attimo, breve, brevissimo, infinitesimale: stop. Mi fermo qui. Poi, ovvio, è un pensiero transeunte, con un filo di scontatezza, e quindi si prosegue – all’assalto!

Altra costante: l’idiosincrasia radicata per il mondo moderno:

Una città… ci sono più centri commerciali che cinema. Ci sono più centri commerciali che biblioteche. Ci sono più centri commerciali che brave persone. L’unica cosa che supera per numero i centri commerciali sono le chiese.

C’è bisogno di chiosa?

Il grand-guignol (alla Permunian, per certi versi, appena surreale) intriso di fatalismo è una roba davvero rara: più spesso è nichilista, violento per violento, sradicato, inutile, oppure troppo ‘a tesi’, moraleggiante fino al disturbo… Il suo è invece un attore perfetto della storia/e, le schizza di merda e cervelli spappolati ma mica le sporca, e questo è quasi un miracolo. Ripetitivo senza noia: se il libro non fosse perfetto, sarebbe palloso.

La sua è una Spoon River laida e sguaiata, ma con la stessa voracità del drink tra vita e morte che c’era in quella originale, solo che la sua antologia è ultramoderna, nell’attesa che il mondo, già sulla buona strada, continui a medievalizzarsi. Per questo il suo libro è fuori tempo – tira decisamente dalla parte opposta del tempo moderno che va all’indietro – e per questo sarà eterno!

(e ancora: Kafka, Shakespeare, 1984…)

A proposito, molto del suo politicamente scorretto è davvero godibile: un esempio per tutti:

Ai tempi della Missione di Pace in Vietnam…

E geniale il finale, con la strepitosa invenzione della Teologia Botanica.
Ma veniamo al clou (e chissà se Giulio lo sapeva, e mi ha voluto regalare il suo libro apposta [*]):

Non c’è niente di più banale del suicidio e di più rivoluzionario della vita.

Il suicidio è il gesto che permette all’uomo di unirsi con il proprio Dio. Non ci sono altre vie. Lasciate perdere il sacrificio, la pietà, il perdono. Godete la vita finché potete.

Deve sapere che per più di vent’anni ho scritto e riscritto e riscritto un piccolo libro sul suicidio, per me un Argomento – è un piccolo libro/mondo, di Storia e storie, filosofie, giornali, umanità e disumanità, riflessioni, il più possibile lontano da qualsiasi connotazione moralistica. Si può immaginare cosa ho provato, prendendo tra le mani “Più segreti degli angeli sono i suicidi”. In questi dieci giorni dedicati alla sua lettura, di divertimento e orrore, scompisciamento e repulsione, ho spesso pensato che di rado avevo trovato spunti così pungenti sull’argomento: mi veniva sempre da grattarmi la testa.

Ora mi rendo conto che non ho scampo: devo farle avere il mio piccolo scrittodattilo, spero che Giulio voglia fare da tramite, e che io possa indurle voglia di grattarsi (prurito intellettuale) per poi produrre il piacere di grattarsi – ricambiare, cioè, il piacere della sua lettura.

Complimenti per il suo impressionante lavoro, e buona fortuna.

—-
[*] Ti sembro uno che fa le cose a caso, Franco? gm

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4 Risposte to ““Più segreti degli angeli sono i suicidi”, di Gian Marco Griffi”

  1. dm Says:

    Bene.
    (Il libro di Griffi è qui sul tavolo, che aspetta. Anzi aspetto io, di finire gli ultimi due in lettura. A prestissimo, va’).

  2. gian marco griffi Says:

    Caro Franco, scusi ma per ora non so che altro dire se non che sono felice. Ogni tanto una breve sensazione di felicità devo pur concedermela, anche se pare fuori moda.
    Felice principalmente perché la domanda che mi sto ponendo è: per cosa scrivo, io, se non per cercare di suscitare una reazione uguale o simile a questa che ha descritto lei?
    Grazie per avermi scritto questa lettera; per uno come me che scrive per hobby/passione e non ha mai avuto grandissima fiducia nella propria scrittura, è ossigeno. (Poi, con calma, ci risentiremo, o rileggeremo).
    E grazie a Giulio, ché senza di lui il libro lo leggerebbero in quattro.

  3. Ma.Ma. Says:

    Mentre leggevo mi sono ritrovata a pensare che alla fine sembra un’antologia di racconti, come quella di Spoon River… e proprio oggi via e-mail ho ricevuto la segnalazione dell’editore che rimandava a questo articolo, riportando la scritta: «La sua è una Spoon River laida e sguaiata, ma con la stessa voracità del drink tra vita e morte che c’era in quella originale, solo che la sua antologia è ultramoderna, nell’attesa che il mondo, già sulla buona strada, continui a medievalizzarsi.» (Franco Foschi su Vibrisse, il blog di Giulio Mozzi)
    E io che pensavo di essere un pizzico “ossessionata” da Spoon River da vederlo ovunque…

  4. “E allora alzatevi le gonnelle, signore, dacché si va all’inferno” | vibrisse, bollettino Says:

    […] Gian Marco Griffi. Forse non ne avete sentito parlare. Forse, se seguite vibrisse, avete letto la lettera appassionata che Franco Foschi – un mio vecchio amico, buono scrittore, formidabile lettore – gli ha […]

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