Come sono fatti certi libri, 21 / “Greta la matta”, di Geert De Kockere e Carll Cneut

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di Claudia Grendene

[In questa rubrica pubblico descrizioni, anche sommarie, di libri che – al di là della storia che raccontano o del tipo di scrittura – presentano una “forma” un po’ particolare, o magari bizzarra. Che cosa si intenda qui per “forma” mi pare, visti gli articoli già pubblicati, piuttosto evidente. Chi volesse contribuire si faccia vivo in privato (giuliomozzi@gmail.com). gm].

Greta la matta, di Geert De Kockere (testo) e Carll Cneut (illustrazioni), pubblicato in Itali da Adelphi nel 2005, viene considerato un libro per bambini/ragazzi. In Internet BooksShop l’età indicata è dai sei anni.
L’autore e l’illustratore si sono ispirati al quadro di Pieter Bruegel il Vecchio Dulle Griet, attualmente esposto al Museo Mayer van der Bergh di Anversa.





Ci affidiamo a Wikipedia:

Dulle Griet è una strega del folklore fiammingo, personificazione dell’avarizia, forse alterazione popolaresca della figura di santa Margherita d’Antiochia vincitrice del demonio. Bruegel la rappresenta al centro del dipinto, mentre con naturalezza, armata e in corsa, si dirige verso la bocca dell’Inferno con un bottino. Attorno a lei vi sono scene di distruzione in una città, conseguenza di un attacco portato presumibilmente dalla strega stessa; figure mostruose popolano tutto il dipinto, e il colore dominante è il rosso delle fiamme.
L’opera è una delle più complesse di significati nell’opera di Bruegel. Pare che ogni personaggio, ogni mostruosa creatura e ogni oggetto rimandino a simboli magici e alchemici, di difficile identificazione.

Il medesimo soggetto è stato rappresentato anche da altri pittori, come David Ryckaert III:





O David Teniers il giovane:





Ma mentre questi artisti si sono concentrati sull’episodio finale della storia (lo vedremo), Pieter Bruegel è riuscito a farla stare tutta nel suo quadro.

Il libro di De Kockere e Cneut è costruito sulla narrazione della storia che l’autore ha visto nel quadro di Bruegel e sulla scomposizione e trasformazione delle immagini del quadro da parte dell’illustratore:





Greta la Dolce è una bambina sostanzialmente disobbiediente, “voleva avere tutto ciò che non si può avere e fare tutto ciò che non si poteva fare”.
Gli adulti la redarguiscono, ma Greta non li ascolta.

Alcune parti significative del testo sono rese con caratteri molto grandi:





Così diventa Greta la Peste. Manda tutti all’Inferno, ma le rispondono: “Vacci tu”.
Allora diventa Greta la Matta e parte per l’Inferno. Lì trova tanto fuoco e uomini con forconi su cui è infilzata carne umana.





All’Inferno, Greta che è matta, si difende bene: mena calci e ignora chi chiede aiuto. Inizia il precipizio.





Tornano i caratteri grandi:





Suonano campane a morto.

Greta la matta esita un attimo di fronte al Diavolo, poi va diretta nelle sue fauci, “in quella bocca che è la porta dell’Inferno”.





E al Diavolo dà tutta se stessa. Perché il Diavolo non prende nessuno: al Diavolo ci si dà, e basta.








Fine della storia.


Le due Grete

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6 Risposte to “Come sono fatti certi libri, 21 / “Greta la matta”, di Geert De Kockere e Carll Cneut”

  1. Emanuela Says:

    Splendida iconografia e storia da non leggere alle bambine (come parecchie altre e, ancor più, se seienni) se il messaggio è guai alla disobbedienza e a desiderare tutto quello che non puoi avere/fare ché, diversamente, sei matta, fai tutto a rovescio, vai verso la perdizione, finisci col darti ad un diavolo (che non esiste o forse sì se si chiama desiderio di essere se stesse),e alla fine pazza anche di rabbia ti uccidi come unica soluzione al tuo non poter essere. O, forse, da leggere con chi, donna, ha disobbedito desiderato e molto spesso ottenuto ciò che voleva avere/fare, per far capire che la fiaba è una vecchia storia, scritta da uomini che non amavano le donne perché ne avevano, sostanzialmente, paura e quindi meglio tenerle sottomesse. E anche per dare alla bimba “dai sei anni in su” la giusta spada per uccidere il diavolo invece che se stessa, perché il diavolo che ti porta a quello ancora c’è e bisogna tenersene lontano e coltivare cuore e testa per sconfiggerlo. Grazie a Claudia Grendene per l’interessante libro che non conoscevo e per la bella presentazione.

  2. mariagiannalia Says:

    Claudia, mentre leggevo, pensavo, dai ho trovato un libro da regalare alla mia nipotina di nove anni, lettrice voracissima, cui non riesco a star dietro chè manco faccio un tempo a regalarglielo che il libro è bell’e che finito. Però. Ho letto fino alla fine il tuo articolo e mi sono spaventata : già Rebecca (è il nome della bambina) è disubbidiente di suo, che fa la rinforzo? E poi quella storia che all’inferno trova carne umana infilzata… vabbè che i bambini amano il genere orror, ma questa mi sembra un po’ esegerata. Difficile regalare libri ai bambini. Quindi, questo libro me lo leggo io e poi vediamo. Intanto mi son goduta la tua bella descrizione con la giustapposizione dei quadri che hai citato e analizzato. Per ora arricchisco solo me stessa. In quanto a mia nipote…tra poco ci penserà da da sè.

  3. claudia grendene Says:

    Grazie a voi, Emanuela e MariaGiannalia.
    Tutto l’immaginario sulle buone bambine ubbidienti e quelle ribelli pazze dannate son d’accordo, Emanuela, dobbiamo risparmiarlo alle nostre figlie.
    Maria Giannalia, per carità, non leggere questo libro alla tua nipotina. Regalale, piuttosto, Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative, Assia Petricelli, Sergio Riccardo, Sinnos editore. Premio Andersen, 2014. Lo leggerà quando sarà più grande e imparerà che essere una “cattiva ragazza” è una cosa che ti salva dalla pazzia e dal precipizio.

    Cattive ragazza=scrittrici, condottiere, scienziate, attiviste, filosofe, cantanti, pittrici. Autonome, coraggiose, anticonformiste.

  4. maria Says:

    Anticonformismo…ho voluto rivedere,alla buona,questo concetto. Su Wikipedia(v.Conformismo) ho trovato un paragrafo che mi è sembrato convincente come voce contraddittoria a quella, che va per la maggiore, sulla positività dell’ anticonformismo. Eccolo:-
    “L’antropologo francese René Girard ha svolto uno studio approfondito delle dinamiche di imitazione reciproca tra gli esseri umani, che a livello sociale conducono appunto al conformismo e ad altri automatismi di notevole importanza. Nel quadro teorico di Girard, l’imitazione è la caratteristica fondamentale dell’essere umano (teoria mimetica). Girard rivela quindi che dietro ogni pretesa di anticonformismo si nasconde un altro comportamento conformista:[1] l’anticonformista, che non sopporta di ammettere la sua somiglianza con gli altri esseri umani, si appoggia alla massa per sollevarsi al di sopra di essa, ma in questo movimento si lascia ispirare (imita, si conforma a…) quegli “anticonformisti” che lo hanno preceduto, nel suo o in altri campi e inoltre dimostra la sua dipendenza da quella massa che disprezza tanto: senza massa da cui distinguersi, non si ha niente da cui distinguersi”.

  5. Antonio Celano Says:

    Faccio il provocatore, ma può forse servire: non è che non leggereste la favola a una bimba perché, in realtà, qui, l’inferno è il mondo degli adulti al quale la piccola, in definitiva, non si ribella affatto, ma si adatta?

  6. Antonio Celano Says:

    Comunque, complimenti, Claudia!

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