“Ogni cuore ha le sue ragioni che gli altri cuori non comprendono”, a cura di Cristiano del Bernardo

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di Ennio Bissolati

[Sostiene, Ennio Bissolati, d’essere un bibliofilo. Sostiene anche, e con puntiglio, d’essere spesso l’unico lettore dei libri che recensisce. gm]

Ogni cuore ha delle ragioni che gli altri cuori non comprendonoCordialissimi complimenti, per intanto, al curatore di questa raccolta – di saggi, ma più che di saggi direi di assaggi, e direi anche trivellamenti, auscultazioni, speleologie, spedizioni nel continente misterioso del comportamento umano – che ha avuto il coraggio – o il fegato, si parva licet – di ricicciare, astutamente risemantizzandolo, uno dei motti più celebri e più abusati della storia del pensiero occidentale: conservandone (nello spirito dell’opera, non nel pubblicitario titolo) non solo la prima parte, che così come abitualmente sforbiciata sembra evocare, o addirittura pregiare, un certo vago sentimentalismo – alla francese, ça va sans dire, e quindi non senza una certa qual implicita svenevolezza -, mentre tutt’altro significa: il “cuore”, per Biagio Pascale – che, onomasticamente, se non nasceva a Parigi, veniva benissimo napoletano – è ciò che più arcignamente i pensatori tedeschi chiamarono “intuizione intellettuale”, ossia l’attività originaria con cui il pensiero pone se stesso, e tramite cui, conoscendosi, rende possibile un sapere nel quale consiste propriamente la filosofia stessa. In parole più spicce: se io sono nel mondo, e faccio parte del mondo, avrò ben diritto di pensare che vi sia una qualche coerenza tra la mia mente, e quindi il mio pensiero, e il mondo; e che quindi nel mio stesso approcciarmi mentalmente al mondo vi sia una qualche possibilità di verità. Le categorie a priori, voi dite? Ecco, sì, per esempio, le categorie a priori. Siamo da quelle parti. Poi i filosofi veri ci sbraneranno per imprecisione, ma tanto basta.

Ma veniamo al nostro bel libro. Nel quale non si parla d’altro, a dirla tutta, che dell’impossibilità di parlarsi. Ma – occhio, occhio: l’incomunicabilità della quale parlavamo tanto – senza capirci, ovvio – quand’eravamo antonionicamente giovani, qui non c’entra nulla. Qui si parla dell’incompatibilità delle intuizioni intellettuali, gloriosamente – si fa per dire – venuta alla ribalta grazie al nostro grande amico, grande fratello: il Facebook. Grazie al quale abbiamo tutti scoperto che, al di là di qualunque idea di democrazia, al di là di tutta la tradizione dialettica a da Socrate in giù, al di là di qualunque pensiero di comunità, eccetera eccetera, semplicmente: non siamo capaci di parlarci. Non farò il laudator temporis acti, non ciceroneggerò squittendo “O tempora, o mores!“, no, per carità, e quindi non mi metterò a sostenere che una volta le cose andassero diversamente. Forse ci si parlava di meno. O ci si parlava con medium diversi: non lo schermo, ma il mezzo bianchetto del bar. E forse le cose funzionavano – dico: funzionavano, non dico: erano – diversamente.

Fattostà che con Facebook tutti hanno potuto constatare definitivamente – e lo so, sono un po’ apocalittico – l’impossibilità della discussione: dico della discussione che costruttivamente miri a definire una questione, a dare risposta a una domanda, a circoscrivere un problema, eccetera eccetera. No. Il Facebook fa vedere, ed è così evidente che perfino gli accademici convocati da del Bernardo se ne sono doviziosamente accorti, che ciascuno di noi non fa, in queste tremende discussioni – che meglio si potrebbero chiamare confronti (nel senso prevalente di chi ce l’ha più lungo, peraltro) – altro che manifestare imperiosamente, e con desiderio imperiale, la propria intuizione intellettuale: il proprio cuore, pascalianamente parlando; la propria vision del mondo o ideologia, aggiungerei, se non fosse da tempo di moda – da quando comandano – dire che le ideologie sono defunte (il potere dei morti!).

Ciascun uomo è solo, nel suo profilo Facebook, infilzato alla sua intuizione del mondo; ed è subito lite. Uno si sveglia e scrive: “Buongiorno a tutti!”, e via: chi gli percuote la guancia accusandolo di maschilismo, chi gli tira le orecchie accusandolo di pensiero magico, chi gli ficca le dita negli occhi rimproverandolo di non pensare ai mali del mondo, chi lo prende a calci in quel posto (quello davanti) asserendo che a ben altro bisogna pensare, e così via. Ciascuno di noi ne ha fatto esperienza. Non è diversità d’opinioni: è proprio diversità di mondi, ossia di intuizioni intellettuali, o di cuori: vedete voi, è faccenda terminologica.

Per finirla, dunque, ecco i titoli di alcuni dei saggi che compongono l’opera: Teoria del benaltrismo universale, di Mario Sconcerti; Dall’assolutismo ideologico alla balbuzie intellettuale, di Pinuccio Tartaglioni; L’odio messo al lavoro come fonte di profitto: il caso di Facebook, di Marco Montezucchero; L’intuizione intellettuale come puro riflesso del sé narcisistico, di Paolo Crepassi; Dalla cmc [comunicazione mediata dal computer] alla cmt [comunicazione mediata dal telefono] alla cnmc [comunicazione non mediata dal cervello]: la parabola discendente dell’intelletto occidentale in una prospettiva disfattista, di Achille Magnapoco. E chi più ne ha più ne metta. Buona lettura a tutt*.

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4 Risposte to ““Ogni cuore ha le sue ragioni che gli altri cuori non comprendono”, a cura di Cristiano del Bernardo”

  1. Elena Ferro Says:

    Grazie per i suggerimenti. La verità è che scrivo questo commento esclusivamente per dire che adoro il modo in cui scrivi

  2. Giulio Mozzi Says:

    Davvero ti piace il Bissolati, Elena? Sono quasi preoccupato.

  3. Elena Ferro Says:

    Adoro come scrive. Perché ti stupisce tanto? Aggiungo, visto che sei perplesso, che la sua prosa mi ricorda quella di Paolo Poli, che io ovviamente adoro. Non saprei spiegare, tuttavia. Preciso che non siamo parenti… 😁

  4. Lettore Occasionale Says:

    Il Bissolati è *indispensabile*. Egli parla di libri inesistenti, dunque di tutti i libri potenzialmente *esistibili*, ça va sans dire. Lunga vita al Bissolati.

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