Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)

by

di un Anonimo

[Nei primi giorni di giugno 2017, così assicura l’editore (Laurana), se l’Autore non s’inventerà qualcosa di strano, sarà in libreria Fiction 2.0, di Giulio Mozzi, nuova edizione parecchio riveduta del libro Fiction già pubblicato presso Einaudi nel 2001. Ci sarà dentro qualcosa di un po’ cambiato, qualcosa in più e qualcosa in meno. A questo “qualcosa in meno” – racconti che all’Autore sono sembrati incompatibili col resto dell’opera, o che non gli piacciono più, o che come questo sembrano sorpassati dagli avvenimenti – diamo un’estrema chance di sopravvivenza pubblicandoli qui. Ecco il primo. gm]

Questo è un pubblico appello. Mi rivolgo ai tre uomini più potenti d’Italia perché solo loro tre – non ciascuno di loro, ma solo loro tre insieme – possono realizzare ciò che io propongo. La mia proposta sarà formulata in maniera assai rozza, poiché io non dispongo né delle competenze necessarie a formulare una proposta tecnicamente dettagliata, né delle risorse economiche per procurarmi le competenze necessarie. Lo scopo della mia proposta è: eliminare il problema della disinformazione in Italia. Che si tratti di un problema assai grave, e che quindi esso meriti l’impegno dei tre uomini più potenti d’Italia per essere risolto, mi sembra fuor di dubbio. Gli Italiani – tutti lo sanno – non sanno niente. Tutti i mali che hanno colpito la nostra Patria negli ultimi cinquant’anni, erano evitabili. Se gli Italiani avessero saputo, se fossero stati informati, se non fossero stati tenuti all’oscuro, se – dirò il massimo – non si fossero tenuti all’oscuro da loro stessi, rifiutandosi di leggere i giornali: tutti i mali che hanno colpito la nostra Patria negli ultimi cinquant’anni sarebbero stati evitati. Io – che, contrariamente alla maggior parte, alla stragrande maggioranza dei miei Compatrioti, leggo tutti i giorni il giornale, e anche due o tre giornali al giorno – so che i mali che si abbattono sulla nostra bella e amata Patria sono quasi sempre evitabili, anzi – dirò di più – sono sempre evitabili, sono sempre stati evitabili, saranno sempre evitabili.

Che cosa fanno gli Italiani tutto il giorno? Lavorano. Lavorano, e poi vanno al bar. Vanno al bar, e poi tornano a casa. Tornano a casa, e che cosa fanno? Si siedono davanti alla televisione. E che cosa guardano, alla televisione? Quiz. Giochini. Liti di famiglia. Al massimo, se sono Italiani acculturati, guardano un film. Tuttavia, quali film guardano essi? Vacanze di Natale, S. P. Q. R., Yuppies, Giovannona Coscialunga, Il merlo maschio, La supplente fa l’occhiolino al preside, e così via: ecco, quali film guardano gli Italiani. E leggere il giornale? Non lo fanno. E leggere un buon libro? Men che meno. Delle Italiane poi, non è nemmeno il caso di parlare. Il loro limite massimo è Paolo Limiti. Stanno lì tutto il pomeriggio, tra una pentola e un ferro da stiro, e si beano di guardare quest’uomo che rimesta instancabilmente nella nostra Autobiografia Canzonettistica Nazionale. Come se la politica, l’economia, il sociale, la cultura, non esistessero: come se esistesse, come se fosse esistita sempre, in Italia, solo e soltanto la canzonetta. Il 1970 non sarà stato l’anno in cui è stato promulgato lo Statuto di lavoratori, ma l’anno in cui a Canzonissima o a Scommettiamo che… vinse Tizio o Caio. Il 1968 non sarà stato l’anno della più grande rivoluzione culturale del dopoguerra, ma l’anno in cui per le strade si cantava Mamma o Amore o Che sarà o Non mi lasciar. Sulle Italiane non si può far conto. Leggono libri, a volte, è vero, così dicono le statistiche: ma si sa che libri sono. L’amore di Jenny o Ci sposeremo un dì o Ufficiale e galantuomo: ecco che razza di libri leggono le Italiane, tra un colpo di ferro da stiro e una mescolata al sugo.

Ma non c’è bisogno che io ricordi ai tre uomini più potenti d’Italia – più potenti perché più informati, e più informati perché più potenti: questo è il gioco, nell’Èra dell’informazione – qual è lo stato penoso in cui versa la cultura degli Italiani: non la cultura scolastica, polverosa, che tutti più o meno, e più o meno malvolentieri, sono costretti a ciucciarsi sui banchi di scuola, e che non serve assolutamente a niente; ma la cultura vera, viva, attuale, moderna, quella cultura di cui rigurgitano le pagine dei giornali, gli inserti dei settimanali, gli schermi aperti su Internet, perfino i dépliant che ci troviamo ogni giorno nella cassetta della posta. Loro lo sanno. Loro sanno. E – non posso pensare che non sia così – si chinano a volte, dalle loro altezze, a osservare questo popolo di ignoranti che non si ritengono tali, di ignoranti orgogliosi della loro ignoranza, di ignoranti abbrutiti dall’abitudine all’ignoranza, di ignoranti incattiviti dall’essere ormai, da generazioni e generazioni, immersi nella melma dell’ignoranza. Si chinano, questi uomini potenti, sul Popolo Italiano, e lo osservano. Lo osservano, questi uomini informati, e piangono. Perché questi uomini sanno, quanto l’ignoranza porti male al Popolo Italiano. Perché questi uomini sanno, quanti mali si sarebbero potuti evitare – mali che hanno straziato la nostra Terra, distrutto i nostri Paesi, svergognato il nostro Popolo – se solo gli Italiani, anziché infognarsi ogni giorno di più nella più crassa ignoranza, avessero deciso – nell’immediato dopoguerra, nel 1950, nel 1960, nel 1970, nel 1980, magari nel 1990 – di diventare un popolo di Uomini Informati.

Basta leggere i giornali. C’è un’alluvione, le popolazioni di intere cittadine sono in fuga, abitazioni officine magazzini scuole ospedali biblioteche pinacoteche agonizzano semisommerse dai fanghi e dalle acque, e subito, ecco: qualunque giornale è in grado di dirlo, di scriverlo, di documentarlo: che si sapeva, che era stato previsto, che tutti erano a conoscenza del pericolo, del rischio, del danno imminente, della catastrofe incombente. Tutti. Tutti coloro che potevano agire, che potevano prevenire, che potevano allarmare, che potevano allertare, che potevano investire, che potevano provvedere, che potevano sollecitare, che potevano fare: tutti sapevano. E non agivano. Perché? Perché sapevano, ma non sapevano di sapere. Perché sapevano, ma sapevano come in astratto, ma sapevano come per sentito dire, ma sapevano come si sanno le favole. Perché sapevano come si sa a scuola, che ciò che si sa non serve a niente, serve solo saperlo per saperlo ripetere e ridire. E gli altri, gli allagati, gli alluvionati, gli infangati, gli scacciati da casa, i privati di ogni bene, i feriti, gli uccisi: gli altri, sapevano? No, loro no. Perché? Perché non leggono i giornali. Perché nessuno ha mai detto loro che nei giornali si trovano le informazioni. Perché non sono mai stati educati. Perché disprezzano atavicamente l’informazione e la cultura, e perciò, se hanno millecinquecento lire, le spendono al bar per un caffè o per un mezzo aperitivo, non certo all’edicola per un giornale. Perché l’unico giornale che prendono in mano – se lo prendono in mano – è il quotidiano sportivo, ramazzato dal tavolino del bar, sfogliato a caso, spesso neanche sfogliato, solo scorso nei titoli, qui e lì, con l’occhio vagante da un titolo all’altro, senza connettere, senza comprendere, tanto per racimolare una mezza frase qui e una mezza frase lì, per avere qualche cosa da dire, da ripetere papagallescamente, lì nel bar, con gli amici.

Gli uomini più potenti d’Italia si chinano sul Popolo Italiano, così io immagino, come in una visione, e ne osservano lo stato miserando. Che popolo tristo e sfortunato! Ma più tristo, certamente, che sfortunato. Un popolo colpevole. Un popolo da redimere. Un popolo afflitto da innumerevoli mali. Un popolo vittima di se stesso, del suo maligno carattere, del maligno carattere di chi – espressione perfetta del popolo stesso – per anni e decenni l’ha governato. Che cosa possono pensare, così io immagino, come in una visione, gli uomini più potenti d’Italia, quando si chinano a osservare il mio Popolo? (Con quale dolore scrivo: «Il mio Popolo»! Il Popolo al quale io appartengo! Il Popolo del quale sono una cellula! Il Popolo che anch’io contemplo – raso terra, non certo dall’alto – e nel quale mi riconosco; il Popolo mio, al quale appartengo totalmente, e nel quale tuttavia non posso riconoscermi, nella cui sozza ignoranza non posso riconoscermi, nella cui fatalistica ignoranza non posso riconoscermi! Il Popolo che io contemplo – rasoterra, rasoterra – e che amo! Che immensamente amo, come la formica ama il suo formicaio, come l’ape ama il suo alveare! E per il quale io tremo di dolore, di sdegno e di orrore, come tremerebbe una formica nel vedere un rigagnolo d’acqua correre verso il suo formicaio, come tremerebbe un’ape nel vedere il fuoco lambire il suo alveare! Ah!, potessi io stesso provvedere, agire, fare! Ma sono impotente, come è impotente la formica contro il rigagnolo che corre verso il formicaio, come è impotente l’ape contro il fuoco che lambisce l’alveare! Per questo mi rivolgo a Voi! A Voi, uomini più potenti d’Italia! A Voi, che vi chinate a osservare questo popolo, e piangete!). Penseranno questi potenti e degni e colti e informati uomini: «Come possiamo provvedere a questo Popolo?». Questo pensano, e si domandano, e si arrovellano, e io so! Io so! Che per quanto pensino e si domandino e si arrovellino, non trovano il rimedio! È questa la disgrazia finale! È questo il terribile paradosso! Che gli stessi uomini che potrebbero salvare l’Italia, coloro che ne hanno i mezzi e le competenze, non vedono il rimedio! Come se un velo nero offuscasse i loro occhi, essi osservano, osservano, con paterna sollecitudine, con materna tenerezza, con amore filiale, il loro Popolo, che è affidato alle loro cure, eppure essi non vedono! Non vedono il rimedio, che pure è evidente, è sotto i loro occhi, è a portata di mano, attende solo di essere adoperato, di essere messo in opera, di essere avviato a produrre le felici conseguenze che non può non produrre!

Io sono un uomo rasoterra, eppure ho visto questo rimedio. E scrivo a Voi, uomini potenti, invitandovi a osservarlo, a comprenderne l’opportunità e la potenza, e ad applicarlo senza indugi. Non c’è più tempo, ormai. L’Italia è alla deriva. Un governante iniquo succede a un governante inetto, un governante inetto succede a un governante iniquo. Nessuno provvede a nulla, se non per finta e per facciata. Nessuno fa ciò che deve, se non vi è costretto. L’inerzia, figlia maggiore dell’ignoranza, ha invaso le menti. La scuola è finita, come si dice di un uomo: «È finito». La televisione di stato è idiota. La televisione non di stato ne è la copia conforme. I giornali che si pubblicano sono pubblicati per un pubblico inesistente: e così sono ormai diventati giornali inesistenti, nei quali si trova di tutto, fuorché notizie e informazioni. Le associazioni culturali, di volontariato, combattentistiche, sportive, religiose, di diporto, pro loco, di categoria, sindacali, ideologiche, esistono ormai solo per difendere i pretesi interessi di quelle parti del Popolo Italiano che esse pretendono di rappresentare. L’Italia è un paese spacciato, agonizzante, un giorno in preda alle convulsioni e un giorno prostrato, ingovernabile e difatti ingovernato, percorso da bande, venduto e comprato più volte al giorno, invaso e desertificato, turistizzato e cementificato. Non c’è più tempo. Bisogna agire. Io chiedo a Voi di agire. Vi imploro. Vi prego. Mi getto ai Vostri piedi. Abbraccio le Vostre ginocchia. Bagno di lacrime le Vostre scarpe. Sono un uomo rasoterra, ma forse ho visto qualcosa che a Voi è sfuggito. Qualcosa che può salvarci. Che può salvare me, il mio Popolo, Voi. Che può dare futuro a un Popolo che del futuro ha scordata ogni memoria. Che può dare vigore a un popolo inerte. Stranito. Svuotato. Deprivato. Inconsapevolmente sofferente. Colpevolmente abbattuto. Intristito. Abbattuto. Instupidito.

Ora la mia proposta è questa: lanciare un nuovo giornale quotidiano, un nuovo organo di informazione, intitolato a Padre Pio. Potrebbe chiamarsi proprio così: Il quotidiano di Padre Pio. Dovrebbe essere un quotidiano tutto d’informazione, con pochi o punti commenti e corsivi e ammenicoli vari, con molte notizie e con molte spiegazioni delle notizie, illustrazioni, documentazioni, abregés, tabelle, richiami. Non un’infinità di notizie risolte senza frutto in poche righe, ma notizie scelte, importanti, non effimere, corredate di tutto ciò che serve per capirle veramente. Una via di mezzo tra il quotidiano e il libro di scuola: ma scritto come un quotidiano, vivace, spigliato, semplice, rapido: non come un libro di scuola, grigio e insulso. Se un giorno vi si parlasse di petrolio, bisognerebbe spiegare che cos’è il petrolio. Se un altro giorno vi si parlasse di geosismica, bisognerebbe spiegare che cos’è la geosismica. Se un altro giorno vi si parlasse del bilancio dello stato, bisognerebbe spiegare come è fatto il bilancio dello stato e che cosa significano le sue voci (quelle principali). Se un altro giorno vi si parlasse del problema degli affitti, bisognerebbe dare tutti i dati, quante sono le case in affitto, quante in proprietà, quanto si paga, quanto pagano di tasse i proprietari, quanti si ritiene siano gli abusi, che tipologie di abusi vi siano, quali rimedi si possano proporre per ciascuna tipologia di abuso, quale profilo sociale abbia il piccolo proprietario, quale profilo sociale abbia la famiglia in affitto, e così via. Informazioni, notizie: ma con il senso della completezza, della storicità, della connessione d’ogni cosa a ogni altra cosa. Un quotidiano che spieghi la complessità non bombardando il lettore con mille notizie sconnesse e scollegate, ma connettendo e collegando le notizie, potando la massa informativa, selezionando accuratamente, cogliendo ciò che è utile sapere. Un quotidiano che ripudi la spettacolarizzazione della notizia, che preferisca la completezza alla velocità, la cornice al dettaglio, la comprensione allo stupore. Un giornale quotidiano vero, insomma, civile, italiano, rivolto al Popolo.

Indubbiamente, nell’Italia quale essa è oggi, solo Padre Pio si è rivelato capace di smuovere le masse. Solo Padre Pio fa vendere giornali e libri. Solo Padre Pio fa incolonnare le corriere di pellegrini. Solo Padre Pio è creduto. Solo Padre Pio è ritenuto depositario di indubbia saggezza e sapienza. Solo Padre Pio unisce credenti e non credenti, scettici e fedeli, snob e incolti. Solo a Padre Pio sono riconosciuti quei caratteri di universalità, autenticità, moralità, che soli possono generare fedeltà e fiducia. Per questo mi rivolgo ai tre uomini più potenti d’Italia – che in parte so, in parte mi azzardo a immaginare, credo non senza buone ragioni, fedeli a Padre Pio – perché investano le loro energie, la loro passione, le loro risorse intellettuali ed economiche, la loro competenza, il loro ascendente, la loro notorietà nazionale e internazionale, nella produzione di un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Gli Italiani non leggono, da generazioni, in particolare non leggono i giornali: ma un giornale intitolato a Padre Pio, oh sì!, lo leggerebbero di sicuro. Hanno pur comperato i calendari di Padre Pio, i libri di Padre Pio, le videocassette di Padre Pio, le immaginette e le statuette di Padre Pio, il servizio di piatti di Padre Pio, i lumini di Padre Pio, la bottiglia d’acqua di Padre Pio, la caraffa di Padre Pio, la maglietta di Padre Pio, l’orologio di Padre Pio, il cd-rom di Padre Pio, il formaggio di Padre Pio, l’acqua benedetta di Padre Pio, le cartoline di Padre Pio, i sandali di Padre Pio, il libro di preghiere di Padre Pio, il messale di Padre Pio, la musicassetta di Padre Pio, l’abat-jour di Padre Pio, la marmellata di Padre Pio. Hanno comperato tutto, ma veramente tutto, di Padre Pio. E perché no, allora, un giornale quotidiano? Che si può comperare in edicola, comodamente, senza bisogno di andare fino al Santuario? Che ogni giorno riporterà qualche meditazione di Padre Pio, qualche fotografia inedita di Padre Pio, qualche invito alla preghiera di Padre Pio, qualche estratto dalla prediche di Padre Pio, qualche testimonianza della santità di Padre Pio, qualche riflessione sull’insegnamento di Padre Pio: in prima pagina, in bell’evidenza, stampato bello in grande, riprodotto a colori, ritagliabile e conservabile, incorniciabile, da collezionare negli appositi raccoglitori, e così via.

Non vorranno credere, i tre uomini più potenti d’Italia, che io proponga una semplice operazione di marketing. Qui non si tratta di prendere una faccia nota, un nome popolare, e di sbatterlo in prima pagina per attirare gli allocchi. Non è questo che propongo. Mi permetto di proporre ai tre uomini più potenti d’Italia di produrre un vero e proprio quotidiano di Padre Pio: che rispecchi in tutto e per tutto il carattere di quest’uomo eccezionale, così Italiano e nel contempo così Antitaliano, pieno d’Italianità e nel contempo esente da tutti i vizi storici degli Italiani: un uomo semplice fino all’apparente ignoranza ma tutt’altro che ignorante, un uomo dalla storia aggrovigliatissima e complessa ma capace di farsi intendere dai più semplici, un uomo straordinario e tuttavia così ordinario, qualunque, quasi miserabile. Un uomo che si riteneva indegno di stringere i lacci delle scarpe a chiunque, e che tuttavia sapeva parlare in nome di Dio. Un uomo che nessuno sarebbe stato imbarazzato ad invitare alla propria tavola, eppure indubbiamente superiore. Un uomo mite con i miti, duro con i duri, umile con gli umili, forte con i forti, dolce con i dolci, rude con i rudi, violento con i violenti, femminile con le donne, bambino con i bambini, dotto con i dotti, ingenuo con gli ingenui: eppure un uomo sempre se stesso, sempre fedele a se stesso, servo di Dio senza esitazioni e a tempo pieno, servo dell’uomo altrettanto senza esitazioni e altrettanto a tempo pieno.

A volte mi domando, con inquietudine e con speranza, che cosa Voi, uomini potenti, proviate nel fondo del Vostro cuore verso Padre Pio. Forse, a causa della Vostra potenza, che ha il potere di accecarvi, non considerate veramente Padre Pio per ciò che è, che è stato e sarà. Forse lo avete guardato a volte con sufficienza. Forse lo avete creduto un uomo salvatico e medievale. Forse avete deriso e disprezzato le masse che si sono rivolte a lui. Forse sì, forse nella superficie del Vostro cuore avete provato questi sentimenti. E tuttavia sono convinto che nel fondo del fondo del vostro cuore giaccia la più grande ammirazione per Padre Pio. C’è chi sostiene che solo per accontentare il popolo dei fedeli, solo per acquisire il consenso delle masse, Sua Santità abbia acconsentito a beatificarlo. Io non lo credo proprio. Credo anzi che Sua Santità abbia lanciato una sfida al mondo, con la beatificazione di Padre Pio. Credo che Sua Santità abbia lanciato con forza Padre Pio, divenuto nelle sue mani un pesantissimo sasso, nello stagno stagnante della cultura contemporanea, che si crede scettica ed è ignorante, che si crede illuministica e illuminata ed è cieca e sorda, che si crede aggiornata ed è solo infarinata. Credo che nelle mani di Sua Santità Padre Pio sia diventato un vero masso, precipitato nello stagno stagnante della cultura italiana contemporanea per produrvi cerchi e cerchi d’onde che travolgeranno le incerte dighe del sapere presuntuoso e fatuo. Ecco, il Santo Proiettile è stato lanciato, ecco, ha colpito le acque ferme con tutta la forza duplice del suo grande peso e della potenza del braccio che lo ha sollevato e gettato, ecco, le acque si sono smosse forzando e travolgendo tutte le barriere, ed ecco infine, le acque di Padre Pio dilagano ovunque, imbevono la nostra povera Terra e ne fanno nascere spighe di saggezza, investono i nostri poveri Italiani e li lavano dalla sozzura dell’ignoranza e della pretensione, si dividono in mille e mille rivoli e penetrano nelle mille e mille pieghe e piaghe della nostra Patria, in tutte le case, nelle fabbriche, nei magazzini, nelle scuole, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi, nelle software house, nei mercati generali, nei circoli culturali, nei consigli regionali provinciali e comunali, nelle questure e nelle prefetture, nei comandi delle forze armate, della polizia e dei carabinieri, delle guardie forestali e della finanza, nelle associazioni dei commercianti e degli artigiani e degli industriali e dei lavoratori e dei pensionati e delle casalinghe e degli ex combattenti e degli omosessuali e degli scout e dei consumatori e delle donne di servizio: Padre Pio è ormai ovunque, è disciolto nel sangue di ogni Italiano e di ogni Italiana, veglia su tutte le famiglie, è invocato per ogni bisogna, è ricordato in tutte le preghiere.

Chi, se non Padre Pio, potrà salvare l’Italia? Chi, se non Padre Pio, potrà preservarla da ogni male? Chi, se non Padre Pio, potrà insegnare agli Italiani la via per sfuggire dalla trappola dell’ignoranza, nella quale si sono cacciati da essi stessi? A chi, se non a Padre Pio, gli Italiani potranno concedere la loro fiducia? Chi, se non Padre Pio, potrà sbaragliare la disinformazione, la falsa controinformazione, l’anticultura, l’ignorantismo snob, la letteratura pulp, il canzonettismo limitante, il buonismo imperante, l’evasione fiscale a raffica, la depravazione familiare, il cattivo gusto, l’inquinamento diffuso, la pseudopedagogia zecchinodoresca, le iniziative culturali degli assessori di paese, l’erotomania da club privé, l’astensionismo elettorale? E se è così – ed è senz’altro così – a chi compete la responsabilità di lanciare e rilanciare il sasso-Padre-Pio, di provocare e riprovocare l’espansione dei cerchi d’acqua in quello stagno stagnante che è la nostra Patria, di far sì che finalmente le acque travolgano non le case dei lavoratori e le officine produttive, non le biblioteche e gli ospedali, non i campi coltivati e le chiese, bensì le mille risibili barriere dell’ignoranza e dell’incultura?

Santità! Dottor Costanzo! Avvocato Agnelli! Non è mia pretesa darvi lezioni. Se ho osato scrivervi, è perché sono immerso nel più profondo spavento. Mi spaventa il solo sospetto che, quando vi chinate a osservare l’Italia, non sappiate ormai fare più altro che piangere. Non piangete! Le vostre lacrime sono patetiche e inutili! Non piangete! Agite, piuttosto! Raccogliete le forze! Unite le vostre forze! Fatevi forti della grande forza di Padre Pio! Assumetevi la responsabilità di educare gli Italiani! Padre Pio sarà con Voi! Dall’alto dei cieli veglierà sul vostro lavoro! Se vi affiderete a Padre Pio, egli vi guiderà. Giammai egli abbandonò chi si rivolse a lui. Voi, i tre uomini più potenti d’Italia, avete la responsabilità dell’Italia. Ciò che dovete fare, è salvarla dai mali che essa stessa provoca a se stessa. La causa dei mali è la preferenza che gli Italiani hanno per la beata ignoranza. Voi potete educarli, informarli, attivarli, smuoverli, travolgerli. Se lo farete nel nome di Padre Pio, il successo non potrà che arridervi.

Questo è ciò che dovevo dirvi. Ho finito.

Tag: , ,

6 Risposte to “Proposta per pubblicare un giornale quotidiano intitolato a Padre Pio. Pubblico appello a Sua Santità il Papa, il dottor Maurizio Costanzo e l’avvocato Giovanni Agnelli (in attesa di “Fiction 2.0”)”

  1. avolai Says:

    I lettori ringraziano per l’opportunità (quanto meno, io ringrazio). E probabilmente anche i racconti, per quest’estrema chance. Grazie, Giulio.

  2. Teresa Capello Says:

    Questo testo è bellissimo. Vorrò fare annotazioni marginali con un po’ di tempo a disposizione.

  3. Teresa Capello Says:

    Ecco alcune annotazioni, che risultano marginali perché, come dicevo, è un testo bellissimo e non necessiterebbe d’altro commento. Ma, volendo aggiungere, in merito al contenuto, annoto che è apocalittico, disperante. Disperante perché restituisce quello che è realisticamente tangibile. Io devo riandare al ‘panem et circenses’, dove ‘panem’ e ‘circenses’ son la stessa cosa, se penso ad un Sillabo (“Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores”) che ancora è sotteso alla cultura diffusa e comune ai più in Italia. Disperante per me, che avendo a che fare con Persone che vorrei condurre alla conoscenza, all’amore per la scoperta, all’apertura per lo meno, mi ricorda quando – abbastanza spesso – mi sono trovata a chiedermi se, come insegnante, dopo magari cinque anni, trovassi un allievo/allieva nella casella di partenza del gioco. Disperante perché queste strutture interpretative alienanti che molti fanno proprie, dove si rimanda a poteri, di varia natura, estranei all’individuo che lo condizionerebbero, realmente lo condizionano, chiudendo la mente, ottundendo la ragione, portando all’accettazione passiva ed alla conseguente privazione di una socialità consapevole, che ha fatto comodo a chi il potere ce l’aveva e ce l’ha per davvero. Tra le altre questioni, percorrendo la latente e presente tragicità del quadro d’insieme strutturato nella peroratio accorata del personaggio scrivente in questo “Proposta per pubblicare un giornale quotidiano…” di Giulio Mozzi, si arriva a toccar con mano l’idea, davvero assurda, che la spiritualità non debba essere un cammino faticoso e profondo del sé, nel sé, verso la conoscenza e poi verso le Domande, che, se percorse come labirinto possono diventare risposte, ma una sorta di fede/tabù da prendere così come è data, da sempre e per sempre, senza leggere che Gesù aveva sostanzialmente sbattuto a suo tempo ben forte le porte del tempio del potere.

  4. Many Kazem Goudarzi Says:

    Grazie!
    Ho una domanda per lo scrittore Giulio Mozzi. Perché ha scelto l’aggettivo “salvatico”? È un regionalismo (io sono fiorentino e “salvatico” ce l’ho nell’orecchio) o c’è anche un gioco di parole con “salvare”?

  5. Giulio Mozzi Says:

    Suppongo sia una sorta di ipercorrettismo dell’Anonimo. Ma bisognerebbe sentir lui.

  6. Hanna Derrida Says:

    Questo testo è come ricevere un macigno di cartapesta che però non si riesce a sollevare perché la simulazione della pietra è troppo perfetta…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...