Come scrivere un romanzo veramente letterario, al giorno d’oggi

by

Рома́н О́сипович Якобсо́н

di giuliomozzi

[Altri articoli non esattamente sullo stesso argomento. Vedi in particolare: Come scrivere un bestseller (in dieci mosse)].

1. La letterarietà di un’opera si costruisce per distinzioni rispetto a tutto ciò che (non di per sé, ma per effetto delle distinzioni praticate dalle stesse opere letterarie) non è letterario.

2. Andate in libreria. Comperate un buon romanzo d’intrattenimento: che sia ben fatto e bene scritto, che abbia un o una protagonista in cui ci si possa comodamente identificare, e porti con sé un messaggio di conforto morale. Leggetelo. Divertitevi. Fate pure quache lacrimuccia, o ridete a scena aperta, se del caso. E poi domandatevi: “Come posso fare un’opera che si distingua da questa qui?”.

3. Procedete dunque con l’analisi del buon romanzo d’intrattenimento. Meglio lo conoscerete, più raffinate saranno le vostre distinzioni.

4. Piantatevi bene chiaro in testa un concetto: ciò che conta è la distinzione in quanto tale; e la distinzione, ovviamente, non sta solo “nella cosa” ma sta molto, se non del tutto, nella “percezione della cosa”. Come diceva un noto nutrizionista britannico: “We do not like things because they are good, but they are good because we like them”.

5. Se il buon romanzo d’intrattenimento ha un intreccio ben congegnato, potete cercare la distinzione almeno in tre direzioni:
– abolire l’intreccio,
– complicare parossisticamente l’intreccio,
– scongegnare l’intreccio, ovvero costruire un intreccio che non porta da nessuna parte.
Ovviamente le tre soluzioni possono avere diversi gradi d’intensità e/o mischiarsi.

6. Se il buon romanzo d’intrattenimento è bene scritto (ha una lingua chiara, spedita, precisa, funzionale ec.), potete cercare la distinzione almeno in tre direzioni:
– scrivendo male,
– scrivendo iperbellissimamente,
– mescolando registri linguistici diversissimi, facendo non solo “cozzare l’aulico col prosaico”, come scriveva Montale di Guido Gozzano, ma anche l’ottocentesco col postmoderno, il classico col leggero e il pop, il vegan col carnivoro, il vernacolo col niuiorchese, il provinciale con l’assoluto, l’accademichese col sindacalese, il triviale col mistico: e così via.
Ovviamente le tre soluzioni possono avere diversi gradi d’intensità; ma raramente possono mischiarsi (a es. se mescolate la prima soluzione alla seconda, automaticamente ottenete la terza).

7. Se il buon romanzo d’intrattenimento ha un o una protagonista in cui ci si può comodamente identificare, potete cercare la distinzione almeno in tre direzioni:
– abolite il/la protagonista, e già che ci siete anche tutti i personaggi,
– inventate un/una protagonista in cui sia impossibile identificarsi per ragioni sociali (appartiene a un gruppo sociale sul quale pesa uno stigma, compie azioni riprovevolissime, si fa beffe di Dio Patria & Famiglia, molesta i bambini e se ne vanta ec.),
– inventate un/una protagonista (ma qui ci vorrebbe davvero il genere neutro) così autocontraddittorio che ogni identificazione sia impossibile (gli esempi facili sono quelli del cantante d’opera famosissimo e stonato, della donna cannone che odia le armi, del gigante nano, del prete che crede davvero in Dio, ec.; più difficile è inventare un/una protagonista la cui autocontradittorietà sia tutta interiore (a es. a tratti ragiona con logica ferrea, a tratti no, a tratti crede alle scie chimiche, a tratti collabora col Cicap, ec.).
Ovviamente le tre soluzioni posono avere diversi gradi d’intensità; la seconda e la terza possono mischiarsi.

8. Se il buon romanzo d’intrattenimento porta con sé un messaggio di conforto morale, potete cercare la distinzione almeno in tre direzioni:
– abolite ogni messaggio di conforto morale,
– fornite un messaggio morale inaccettabile perché riprovevole (es.: i cinesi potrebbero risolvere il problema della sovrappopolazione della Cina mangiando i propri bambini e/o esportando in Irlanda la carne di bambino, ec.),
– fornite un messaggio morale non di conforto, ovvero ricordate al lettore che (a) si muore, (b) o più presto di quel che si vorrebbe, (c) o più tardi di quel che si vorrebbe, dopo atroci malattie, ospedalizzazioni, accanimenti terapeutici ec., (d) e comunque dopo una vita da cani, o almeno del tutto insoddisfacente, (e) per finire nel nulla, visto che le favole sul morire, l’aldilà, l’infernoparadiso eccetera sono, per l’appunto, favole.
Ovviamente le tre soluzioni possono avere diversi gradi d’intensità; la seconda e la terza possono mischiarsi, nel senso che l’adozione della terza rende possibile (ma non inevitabile) la deriva morale dei personaggi.

9. In alternativa, potete scrivere un buon romanzo d’intrattenimento, o anche un brutto romanzo d’intrattenimento (brutto per vostra inettitudine, intendo, non brutto per scelta – che sarebbe già un tratto di letterarietà) ma mettervi d’accordo con l’ufficio Stampa & Regalie di comunicare la vostra opera (in virtù del punto 4) come se possedesse le caratteristiche di cui dal punto 5 al punto 8. Potrebbero rendersi necessarie alcune complicità nell’ambito della Repubblica delle Lettere.

10. Peraltro, potete pur sempre provare a scrivere un meraviglioso romanzo d’intrattenimento, che non si distingua in nulla da un buon romanzo d’intrattenimento (ovvero da un prodotto industriale, se così vi piace esprimervi) se non per l’eccelsa qualità della scrittura, la nitidezza del pur complicato intreccio, la travolgente potenza identificativa del o della protagonista, la paradossalità del pur positivo messaggio morale. In questo caso, un’unica avvertenza: mettete una dedica ad Alexandre Dumas, e aspettatevi di essere snobbati dai critici letterari.

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28 Risposte to “Come scrivere un romanzo veramente letterario, al giorno d’oggi”

  1. Fiammetta Palpati Says:

    Ci sarebbero sempre i famosi “livelli di lettura” (alcuni dei quali sarebbe bene rimanessero inaccessibili all’autore stesso).

  2. emiliacapasso Says:

    Se uno scrittore o una scrittrice si deve fare tutte queste paranoie prima di scrivere un romanzo, forse è meglio che si dedichi ad altro. Anche il giardinaggio può essere arte creativa e non ci sarà nessun critico, se non il vicino, a esprimere giudizi.
    Poi non capisco questo accanimento contro la narrativa di intrattenimento, non posssiamo mica vivere in preda a un’eterna angoscia o a un eterno pessimismo? Ci vuole anche un po’ di sana spensieratezza, certo con i dovuti limiti, nel senso che è importante che il testo sia scritto bene e la storia plausibile nella sua logica. Per fortuna possiamo scegliere sempre di non leggere ciò che non ci piace.
    Personalmente invidio chi ha scritto Hunger Games, perchè pur essendo un buon soggetto sviluppato male, il suo successo ha permesso di arricchire il suo ideatore e in questo non ci vedo nulla di male. A voi dispiacerebbe una bella casa e un po’ di soldini in banca? A me no!
    Infine, credo che in campo artistico ci debba essere spazio per tutto anche per il non artistico, in questo caso il non letterario. Altrimenti i critici perdono il posto di lavoro e in questo periodo infinito di crisi, meglio di no!

  3. acabarra59 Says:

    Giulio Mozzi, ti amo. E altro dirti non vo’.

  4. gian marco griffi Says:

    Tutto chiaro. Ma ormai, come diceva non so chi, quod scripsi scripsi. E adesso, come suggerisce emiliacapasso, nel mio tempo libero posso dedicarmi al giardinaggio, che peraltro detesto.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Suvvia, Emilia. L’articoletto prende in giro proprio quelle che tu chiami “paranoie”.

    Se vuoi un po’ di “sana spensieratezza”, peraltro, ti invito a leggere qualche capolavoro della letteratura più letteraria: il Furioso prima di tutti, poi il Don Chisciotte, il Tristram Shandy, il Tom Jones, e magari anche (se ti piacere ridere grasso, a suon di mangiate, di scorregge e di scioglilingua osceni) il Gargantua e Pantagruele.

    Quanto al rapporto tra critica e giardinaggio, puoi dare per esempio un’occhiata qui. Io possiedo peraltro una dozzina di volumi, talumi anche assai difficile da leggere, di teoria e storia e critica della composizione dei giardini (li studiai in vista di un racconto che poi non scrissi mai, essendomi reso conto che il soggetto vero del racconto non era il giardinaggio, bensì la presenza nella mia memoria di ricordi fasulli).

    (Ah. Invidi anche gli amministratori della Deiulemar che hanno truffato circa un miliardo di euro a circa diecimila risparmiatori, e che ora si godono il maltolto mentre la Giustizia annaspa?).

  6. marcocandida Says:

    Ottimo e abbondante. Grazie. Finalmente ti sei lasciato scappare, Giulio, il post che è il Compendio di Tutto il Tuttibile! Adesso lo scarico, lo stampo e lo appiccico con lo scotch alla parete e me lo tengo lì come promemoria quando mi metterò a scrivere.

    La cosa però che mi piace rilevare è che anche questo testo ha i suoi eroi ed è consolatorio. Gli eroi sono i critici e la consolazione sta nel fatto che i critici sono i vigili guardiani della verità che si trova nella buona letteratura contro le sciocchezze della fiction. Visione lievemente edulcorante della critica letteraria, ahimè, temo..

  7. Giustino S. Says:

    A proposito di giardinaggio, al punto 2: “…e poti con sé”.

    Una domanda: ma questa serie di artifizi può funzionare anche verso una letterarietà a me indigesta?

  8. rossana v. Says:

    “iperbellissimamente” lo adotto…

  9. Ma.Ma. Says:

    (Ma tra i critici italiani non si salva davvero nessuno? A me era sembrato molto interessante il saggio “Forme della narrativa italiana di oggi” di Luigi Matt)

  10. sergiogarufi Says:

    tutte le strade portano a Roman

  11. amandamelling Says:

    Giulio (se hai voglia di rispondermi) cosa ne pensi, ad esempio, dello stile di Baricco? Insomma, gli articoli sono molto interessanti, ma in senso pratico, dacci dei nomi di contemporanei italiani che reputi bravi e fuori da questo gioco, e quelli completamente dentro.

  12. Giulio Mozzi Says:

    Giustino: grazie, ho corretto.

    Però non ho capita la domanda.

    Marco: certo, questa decina (da un pezzo cerco di sbarazzarmi della parola “decalogo”, che trovo ingombrante) è stata consolatoria per una generazione di scrittori.

    Ma.Ma.: la battuta finale assume ironicamente un’opinione che non condivido (come non condivido l’idea che la letterarietà di un testo sia assicurata, o almeno favorita, da questi principii).

  13. Giulio Mozzi Says:

    Amanda: dello “stile” di Alessandro Baricco trovo che sia purtroppo a volte al di sotto delle sue ambizioni; dello scrittore Baricco credo che ci abbia dato delle cose molto belle (Novecento, Oceano mare, City) e altre assai meno belle, o francamente secondo me brutte come Senza sangue (non ho letto gli ultimi tre).

    Che cosa significa “fuori da questo gioco”? Ti riferisci a coloro che sfuggono a un’idea di “letterarietà” come quella proposta in questi dieci punti? Direi quasi tutti. Gli anni Sessanta e Settanta sono passati da un pezzo.

  14. amandamelling Says:

    Oceano mare è quello che sto leggendo ora, e mi piace moltissimo. Dopo i lunghi articoli di questi giorni, con interventi di diverse persone, non riuscivo più a capire cosa fosse scritto bene per voi/te, o cosa fosse degno o meno. Questa letteratura superiore ancora fatico a capire cosa sia.

  15. sergiogarufi Says:

    una prosa per i fondelli

  16. Ma.Ma. Says:

    (Eh, sì, Giulio, avevo più o meno colto l’ironia del tutto: è che avevo questa domanda sulla punta della lingua e non sapevo dove inserirla, così ho approfittato del commento finale di Marco Candida per tirarla fuori. Per questo avevo messo la domanda tra le parentesi …non mi pareva molto attinente. Sorry 🙂 Grazie comunque per la precisazione: mi piace avere certezze e non solo sospetti)

  17. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 25 giugno 2009 – « Scullino passò davanti alla ferramenta Boniscontro e gli tornarono in mente le insinuazioni di Boniscontro sull’eventuale conoscenza fra Margherita e Faletti. Boniscontro non gli era mai piaciuto, era spigoloso, ferroso. Forse lo doveva al suo mestiere, o forse al mal di fegato che lo torturava da sempre. O più semplicemente era caduto nella metaletterarietà, nel gioco fra realtà e finzione che per anni aveva strozzato il romanzo europeo, rendendolo esangue e aprendo così le porte ai sudamericani e poi a tutte le ex colonie inglesi. » (Nico Orengo, L’intagliatore di noccioli di pesca, 2004) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  18. Giustino S. Says:

    Cerco di spiegarmi: Se sono Kafka e la letteratura di Dickens mi è indigesta, posso usare in questo senso la decina per allontanarmene?
    (Ma forse per Kafka i romanzi di Dickens ERANO letteratura di intrattenimento…)
    Allora, se sono D.F. Wallace e la letteratura di Easton Ellis mi è indigesta, posso usare in questo senso la decina per allontanarmene?
    (Ma forse etc…)

  19. emiliacapasso Says:

    Caro Giulio Mozzi, il mio riferire al giardinaggio era scherzoso ed è stata la prima cosa che mi è venuta in mente, insomma buttata lì avrei potuto metterci tutto. In realtà adoro il giardinaggio, trovo sia davvero un ottimo sfogo di creatività e anche di amore, se si ha molto tempo libero e tanta pazienza. In quanto agli autori che hai citato li ho letti tutti , tranne Tristam Shandy e ho adorato Gargantua e Pantagruel. Ti aggiungo io “Candide” e “The Norman Conquest”. Parliamo qui di letteratura di alto livello, ovvio, fanno parte dei programmi scolastici delle scuole superiori, io mi riferivo invece al diritto di leggere un libro anche solo per svagarsi, non per forza per ridere con amarezza. Faccio un esempio: Federica Bosco. La sua narrativa è scorrevole, piacevole, molto divertente. Non mi fa né riflettere, né aggiunge nulla alle mie conoscenze, tuttavia mi fa ridere, mi distrae, mi allontana i pensieri negativi. Poi posso passare a un saggio di didattica, a un classico della letteratura, ma perché escludere del tutto un po’ di sana leggerezza? Questo volevo dire.
    Deiulemar non ho idea di chi sia…
    Io sono la prima che non si sofferma più davanti alle vetrine delle librerie. Il solo vedere quei nomi e quelle trilogie mi fa venire voglia di dargli fuoco! Cio’ nonostante, posso sempre entrare e scegliere altro, o andare sul web, come spesso faccio e acquistare e-book.
    E sono per la totale libertà di scrittura e di lettura, almeno queste!

  20. Giulio Mozzi Says:

    Emilia: ti ho messo un link per Deiulemar.

    Non ho nulla contro la lettura per svago. Penso che sia più sensato svagarsi con un libro brutto che con un libro orribile, con un libro mediocre che con uno brutto, con un libro buono che con un libro mediocre, con un libro splendido che con uno buono, con un capolavoro che con un libro splendido.

    Molta letteratura d’intrattenimento mi annoia: trovo che abbia una prosa didascalica, scelte linguistiche poco inventive, personaggi stereotipati, intrecci standardizzati. Trovo noiosa anche la narrativa pretenziosa, peraltro.

  21. Giulio Mozzi Says:

    Giustino: questi “consigli” sono scherzosi – e pertanto inutilizzabili da chiunque.

  22. Alexander C. Says:

    “Oceano mare” bello??? Ah… Diciamo che sono gusti, Giulio. Peraltro non credo che Baricco abbia tanto faticato per vederselo pubblicato. Va bene, erano altri tempi. Ad ogni modo, detto questo, possiamo rimetterci a lavoro (anche noi comuni mortali).

  23. Giulio Mozzi Says:

    Alexander: certo, son gusti, e se a te non gusta “Oceano mare” non sbalordisco e non metto giù filze di punti di domanda, come se tu avessi detto una sciocchezza enorme.

    Lo pubblicò facilmente, certo: perché il libro precedente, l’esordio, “Castelli di rabbia”, era andato bene.

  24. acabarra59 Says:

    “ Domenica 7 aprile 1996 – Seta, il nuovo libro di Alessandro Baricco, piace a Citati. Inutilmente, in un diario dell’estate scorsa, cercai di dimostrare che Baricco è un coglione, e soprattutto che non ha alcun senso attendibile della letteratura. È del tutto evidente che a dimostrarlo non ci sono riuscito, anche se sono ancora disposto a giurare su quella mia convinzione. Anzi, alle soglie di una nuova estate, mi chiedo, come se fosse un altro a chiedermelo: « Come si permette? ». Baricco, infatti, oltre a essere molto fotogenico, è ufficialmente uno scrittore, voglio dire realmente, mentre io non sono nessuno, salvo uno che, realmente, dorme male la notte. Tutto quello che, da vent’anni a questa parte, a me è sembrato paradossale, grottesco, impossibile, falso, – gli amici scemi diventati professori, le donne brutte diventate stupende, i poveracci diventati opulenti, i delinquenti diventati giudici, ormai è ufficiale, approvato, reale. Vero. Devo smettere di stupirmi. Perché è così. Baffi o non baffi. “ [*] [**]
    [*] E comunque, Castelli di rabbia era uno dei più brutti titoli mai concepiti da mente umana. Però c’era la “ rabbia “…
    [**] Lsds / 73…

  25. Anna Maria E Says:

    Il punto 5 fa per me: scongegnare l’intreccio e lasciarlo, non andrà da nessuna parte. Per inerzia deve pure fermarsi. Dove? Come in Epepe di Karinthy, un finale aperto sul mare. Geniale Giulio un saluto

  26. Ezio Says:

    spassoso

  27. Alexander C. Says:

    Grazie, Giulio, per le tue opinioni. Discutere in questo blog è sempre un piacere, proprio perché si ha la libertà di esprimere la propria visione delle cose. Un caro saluto.

  28. enrico ernst Says:

    Mi pare che nella decina, ci sia un bel pezzetto di nouveau roman (sui personaggi, per esempio), o comunque di iconoclastia tutta francese… o sbaglio? è una piccola nostalgia, forse? oppure la voglia che qualcosa di quella stagione vada recuperato, anche semplicemente come “gioia retorica”, utopica?

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