Era così bella nella sua bara: la letteratura e i cliché

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di Francesca De Lena

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Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente. I maestri narratori sanno come spremere vita dalla più banale delle cose, mentre i narratori scadenti riducono a banalità le cose più profonde. Potete avere l’intuito illuminato di un Buddha, ma se non sapete narrare le vostre storie diventeranno aride come gesso.

A partire da queste battute di Robert McKee, autore di Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie, Francesca de Lena svolge un ragionamento interessante.

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Una Risposta to “Era così bella nella sua bara: la letteratura e i cliché”

  1. rossana v. Says:

    Credo che per uno scrittore che si può definire tale (chi poi stabilisce i come e i perché di questo?), sia una sfida intrigante rivisitare cliché per dirne qualcosa di nuovo. Ormai, è noto, tutto o quasi è stato detto e scritto, e si pone l’accento più sul talento letterario che su quello narrativo. Insomma, oggi sarebbe impossibile uno scrittore referenziale e non fàtico come Yourcenar? Mah… provate a chiederlo a Baricco e alla sua Holden, che se ne intendono di chiché marchettari… 🙂

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