“Il colon irritabile”, di Hans Reiter

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati sostiene d’essere un bibliofilo. Sostiene anche di essere, spesso, se non sempre, l’unico lettore dei libri che recensisce].

“E, a proposito, come va con il colon irritabile?”, “Malissimo. Ormai non parla più con nessuno”. Con questa battuta a suo tempo arguta, rivoluzionaria e sconvolgente (ci riferiamo, come tutti avranno inteso, alla Cantatrice calva dell’Eugène Ionesco, a suo tempo intrepido, al nostro tempo artista fin troppo incensatamente accademizzato, nonché vittima dei suoi stessi banalizzanti seguaci: tra il teatro dell’assurdo e le assurdità teatrali, ahimè, vi è qualche direi abissale differenza qualitativa), oggi polverosissimamente pedissequa, o pedissequissimamente polverosa – fate voi – prevedibilissimamente si conclude questo romanzo o non-romanzo o anti-romanzo o non-anti-romanzo o anti-non-romanzo che un ignoto autore (ebbene sì: chi si nasconda dietro l’evidente pseudonimo di Hans Reiter, che sarebbe come dire Renzo Tramaglino o Mattia Pascal o Michele Ardengo; con l’aggravante che chiamarsi Hans Reiter, in terra di lingua tedesca, è più o meno come chiamarsi Paolo Rossi qui da noi: tra fisici, calciatori ed enigmisti ce n’è millanta solo in Wikipedia – nemmeno il vostro ardito bibliofilo è riuscito finora a saperlo; ma, nel caso, tempestivissimamente aggiornerò) ha dato alle stampe presso le sciaguratissime edizioni Aleppi, ben note al mondo editoriale nonché ai lettori più avveduti (o meno avveduti, secondo l’approccio) per l’appassionato sostegno a qualunque visione del mondo mistico-complottistica, gnostico-paranoica, grillo-strafalcionica, magico-padrepiica (e non per nulla il loro bestseller risulta essere, a tutt’oggi, il temibilissimo Le zie chimiche di Tommaso Pandolfi).

Ma di questa barzotta, se non del tutto moscia, e sicuramente evitabile, agudeza vacuamente citazionistica, le 665 pagine precedenti l’ultima conseguono un formidabile, nonché anticipato, riscatto. Perché Il colon irritabile (Reizdarm nell’originale, trad. di Giulia Enders) è in fondo, anzi da cima a fondo, anzi da cima fin quasi al fondo (escludendone quindi il fondo, ovvero il disgraziato witz finale), è una specie di capolavoro. La storia è facile da raccontare: ci sono tre signori, un inglese, un francese e uno spagnolo, che partono per l’Africa onde cercare le tracce di un loro amico tedesco, ivi misteriosamente scomparso. Nel corso dell’avventuroso viaggio si unirà a loro una misteriosa regista italiana, che non farà mistero delle proprie reali intenzioni: e infatti alletterà, o più precisamente insaccoapelirà (nella jungla profonda, si sa, scarseggiano i resort), nell’ordine l’inglese, il francese e lo spagnolo; strappando a ciascun di loro, tra vezzi e moine, per tacer delle focose scavallate, il misterioso segreto (diverso per ciascun di loro) dell’accanimentosa ricerca dell’amico: l’inglese pretende una rivincita a whist, il francese vuole regolare i conti di un’affaire amoroso, lo spagnolo esige il saldo d’un debito. Si capirà, man mano che il racconto procede, che le tre motivazioni sono (nell’ignoranza dei motivati) strettamente congiunte: l’amico tedesco, infatti, perse a whist con l’inglese i soldi avuti in prestito dallo spagnolo, e subito dopo li rivinse (l’inglese pretende, dunque, la bella): e con quei soldi fuggì con la bella delle belle, ovverossia l’amante del francese. La conclusione dell’intricatissimo e intrigante intrigo è narrativamente assai eccepibile (a trenta pagine dalla fine compare un misterioso scrittore cileno, prevedibilmente complice della regista, che in realtà sa tutto e fa il deus ex machina: eccetera), ma è chiaro che in un’opera del genere non è il meccanico funzionamento della storia che attira ed affascina il lettore.

Attirano ed affascinano il lettore, invece, le digressioni. Tanto per dare un’idea, il solo primo tomo (dei due nei quali l’opera è stata opportunamente compartata) contiene: una veloce storia della teologia bizantina; un dialogo filosofico sulle relazioni tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima; l’intero elenco telefonico del Meclemburgo (anno 2007); una traduzione in farsi dei primi tre capitoli del Giovane Holden (la traduttrice, dovendo cavarsi dall’impaccio – rilevante anche dal punto di vista teorico – di trasportare in italiano un’opera tedesca con una porzione in farsi, li ha voltati in jesino); un rapido scorcio dell’architettura canavese; tre novelle, due delle quali esemplari; una collezione di incipit di romanzi falliti che sicuramente farebbe gola al mio gentile ospitante, il Mozzi; un breve romanzo d’amore totalmente avulso dalla vicenda principale; un trattatello sugli eritemi lunari e sulla loro cura con le radici di Haydn: e non sono ancora arrivato a metà volume.

Roba, dunque, per palati sopraffini e stomaci robusti: e, soprattutto, colon seraficissimi.

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9 Risposte to ““Il colon irritabile”, di Hans Reiter”

  1. Elena Ferro Says:

    In pratica non è un romanzo, è un’intera biblioteca di generi differenti…

  2. Giulio Mozzi Says:

    Anche qualche nuora, direi.

  3. sergiogarufi Says:

    Molto divertente. Senti Giulio, una cortesia, potresti dirmi il nome dell’app per le copertine dei falsi adelphi (magari per mail)? E poi una domanda, hai cambiato numero di cell, che settimana scorsa ti ho inviato un sms ma non ho ricevuto risposta? Buona pasqua

  4. Alexander C. Says:

    Non offendiamo Beckett, Ennio, definendolo anti-romanzo, al massimo ante-romanza delle romanze più romanzate. Per ciò che attiene l’anonimo Pandolfi, spero che al Reiter non venga trasmesso alcun atto ingiuntivo, per chiaro e spudorato plagio, dal ben più sostanzioso autor scenae literariae fra le opposte sponde della Manica: il noto novelliere Tomas Lanfendolphe.

  5. rossana v. Says:

    Quando qualcuno, anche il reverendissimo GM, cita anche solo di sguincio Jonesco, mi seppellisco da sola di risate: è più forte di me.

  6. Donatella Says:

    Bissolati, ma qualche consiglio per calmare il colon irritabile, in questo enciclopedico romanzo, viene dato o no? In ogni caso, Buona Pasqua a lei, uomo impagabile, e ovviamente anche al Mozzi.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Rossana, diamo a Bissolati quel che è di Bissolati: Ionesco l’ha citato lui.

  8. Andy Says:

    Traduzione di Giulia Enders, “L’ intestino felice”
    🙂

  9. rossana v. Says:

    Chiedo venia, me ne sono accorta rileggendo… 🙂 comunque sia, mi scompiscio. Un giorno stavo dando lezione ad un ragazzo, sua madre sentì delle risate così folli dietro la porta chiusa che entrò chiedendo spiegazioni. “Oh, dissi, stiamo leggendo La cantatrice calva”, risposi in un rigurgito di risata. La madre strizzò l’occhio e richiuse la porta.

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