Breve notizia su “Fiction 2.0”

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[Dalla Breve notizia premessa alla nuova edizione presso Laurana del mio libro Fiction – in libreria in un qualche momento del maggio 2017. gm]

Il libro Fiction apparve nel 2001 presso Einaudi. Era un libro sbagliato, costituito di fatto da due libri – il libro delle storie basate su fatti di cronaca, l’antologia di eteronimi – che non potevano stare insieme. D’altra parte sentivo che ormai, come narratore, ero prossimo alla fine; e trattai il libro come un baule nel quale il viaggiatore, non sapendo che cosa gli accadrà lungo il viaggio e di che cosa avrà bisogno davvero, stipa un po’ di tutto.
Questa nuova edizione è stata sfoltita: sia perché alcuni pezzi, a rileggerli, mi sono sembrati davvero brutti; sia nella speranza di raddrizzare un po’ il libro e dargli un certo equilibrio – o uno squilibrio più artisticamente giustificato. Tanto per spiegarsi, i racconti fino a Narratology costituiscono il “primo libro”, i racconti da Narratology in poi costituiscono ciò che resta del “secondo libro”, e Narratology – un pezzo che, per me, costituisce un mistero – se ne sta in mezzo a tenere a bada questi e quelli.
Ero convinto, nel 2001, che Fiction fosse un libro importante, capace di mettere in crisi il concetto stesso di ‘finzione’. Come tutti coloro che possiedono un talento – e il mio talento è che quando racconto qualcosa, tutti mi credono – mi ero reso conto che avrei dovuto scegliere tra metterlo al lavoro sul serio o sputtanarlo. Tentai di fare entrambe le cose in una mossa sola. Fallii.

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12 Risposte to “Breve notizia su “Fiction 2.0””

  1. Marco Says:

    Ti capisco; io sono fermamente convinto di aver scritto 5 libri e tutti capolavori, anche perchè, in giro, roba simile non ce n’è. Il talento non mi manca, se non quello di far apprezzare le opere che produco. E questo è il talento più importante, vista la spazzatura che si trova a scaffale. Sono anche molto modesto.

  2. maria Says:

    Io sono desiderosa di leggere Giulio Mozzi scrittore,ma sarò una lettrice adeguata?

  3. Giulio Mozzi Says:

    No, Marco: non mi capisci.

    Maria: e perché no?

  4. sergiogarufi Says:

    Che impressione leggere questo post di Giulio subito dopo l’articolo di Covacich sulla lettura di oggi, quanto sono diversi gli scrittori veneti.

  5. Walter Scarpi Says:

    Fiction, edizione non due punto zero. Ce l’ho di là. Non andrò a riaprire quel libro. Mi interessa di più quello che ne ricordo, scoprire le uniche cose che ne ho salvato nella mia testa.
    Il progetto di fotografare il cielo con una polaroid: non le nuvole, l’orizzonte, non cose nel cielo, ma il cielo. Fu questo il pezzo che mi sorprese di più. Poetico, ironico, celestiale.
    Indimenticabile, ma suscitante un’emozione che rimase breve, l’esperimento post dadaista de Il pompino di Pamela: la trascrizione di un video in codice macchina si dimostra misteriosa come la scrittura geroglifica ieratica. E quindi?
    Tra i racconti di Giulio, formanti il primo libro che all’epoca proseguiva nel secondo spudoratamente, ecco tutto quello che ricordo:
    Alzabara è il titolo più bello, che pensai di usare anch’io. Un’orazione letteralmente funebre. Un uomo che muore dentro, rinuncia a vivere per diventare quello che sognava di essere: un prestigioso docente universitario felice di vivere da morto, pronto a rendere altrettanto felice il suo prossimo assistente.
    Il primo racconto, se non sbaglio, trattava di un uomo devoto che uccide il proprio parroco punendolo per il suo discorso di addio sul tema: siamo servi inutili (l’amore è inutile).
    Ricordo un altro omicidio, ma questo solo vagamente: un cadavere sepolto in un bosco.
    La copertina con il maiale che si autocannibalizza non mi ha mai conquistato. Assume per me una luce nuova solo ora, dopo la tua dichiarazione: all’epoca come narratore mi sentivo finito.

  6. gemma Says:

    Buonasera..Mi auguro non sia mai prossimo alla fine come narratore.

  7. Lorenzo Marchese Says:

    sono contento della notizia. “Fiction” mi è sempre parso un libro importante che metteva troppe cose assieme, esasperando una tendenza accumulativa dei tuoi libri. Vero che l’affollamento degli eteronimi nella seconda parte disorienta il lettore e forse, alla fine, sfalda il libro: anche vero, però, che anche nella prima parte, quella delle notizie fintovere, c’è già un bel numero di personaggi che parlano in prima persona attraverso la tua voce. Insomma, ripensandoci adesso, secondo me è come se in “Fiction” avessi iniziato a mettere a tacere il tuo protagonista autobiografico, che si prendeva un bel po’ di spazio nei primi 4 libri di racconti. La confusione strutturale di “Fiction” sembra riflettere un tuo movimento, più chiaro con gli anni, di autodissoluzione come scrittore: come se tu, a partire da “Fiction”, non volessi più essere colui che scrive, colui di cui si racconta; un altro modo di mettere in pratica un intento che, mi sembra, è parte integrante della tua opera, cioè lo sforzo per uscire dalla letteratura, che in fondo non dice nulla di per sé, non è rappresentativa di nulla. Poi è chiaro che ci sono anche motivi più contingenti per l’accumulo di “Fiction”, che resta molto bello e, direi, un po’ in anticipo sui tempi: in questo libro trova una delle sue applicazioni più precoci e lucide la riflessione aristotelica sul grado di verità delle storie di finzione e, simmetricamente, sulla scarsa potenza rappresentativa delle storie di cronaca, che ha occupato molti scrittori italiani dal 2000 in poi (penso a Covacich e a quel suo articolo del 2005, “Ho le vertigini da fiction”, e a tutti quelli che hanno praticato l’autofiction e la commistione di discorso testimoniale e invenzione in anni recenti).

    Una domanda, in attesa di leggere la nuova versione. Il racconto finale su Dedalo e il Minotauro (che mi ricordo come una bella rielaborazione del “Conte di Montecristo” di Calvino, non so perché) è stato eliminato, o l’hai tenuto?

  8. sergiogarufi Says:

    mi piace la parola finale “fallii” nella chiusa, la doppia coppia due elle due ii, poi anche graficamente, le stanghette lunghe che precedono quelle più corte col puntino, una rarefazione semantica per un finale che rifiuta il dio di petto e somiglia a una dissolvenza cinematografica.

  9. sergiogarufi Says:

    il do di petto, che dio 🙂

  10. Giulio Mozzi Says:

    “Lo sventurato fallì”.

  11. stefano Says:

    Giulio, volevi il potere di far fallire la fiction? A parte scherzi, tempo fa ti chiesi del perché cercavi di boicottare il lettore, come ad esempio usando le coniugazioni al complemento oggetto invece che al soggetto, e mi risposi per rendere cosciente il lettore di star leggendo una storia. Anche DFW cercava di mettere in difficoltà il lettore. In che senso mettere in crisi il concetto di fiction?

    Un saluto a Lorenzo Marchese, by FF vs PPP

  12. Lorenzo Marchese Says:

    Ciao!

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