Quanto ci vuole per diventare veneti? (invito a firmare una petizione)

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di giuliomozzi

Il 14 febbraio 2017 il Consiglio regionale del Veneto ha modificato la legge regionale n.32 del 23 aprile 1990 Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi. L’articolo 8 ora stabilisce che

Hanno titolo di precedenza per l’ammissione all’asilo nido nel seguente ordine di priorità:
a) i bambini portatori di disabilità;
b) i figli di genitori residenti in Veneto anche in modo non continuativo da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni, compresi eventuali periodi intermedi di cassa integrazione, o di mobilità o di disoccupazione.

Il criterio sarà applicato negli asili nido comunali, che coprono circa il 20% del fabbisogno; non sono tenuti ad applicarlo gli asili nido privati.

La ratio della modifica è, come scrissero a suo tempo i proponenti, l’intento di

privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra regione, vuoi perché vi risiedono da almeno quindici anni, vuoi perché vi lavorano da almeno quindici anni.

Al di là della banale considerazione che se si volesse davvero garantire la serietà del legame si dovrebbe piuttosto chiedere ai genitori un formale impegno a risiedere e lavorare nel Veneto fino al compimento del quindicesimo anno di età del figlio (non saremo mica così coglioni da agevolare negli asili nido i figli di gente che poi va a contribure al Pil di Mantova o di Pordenone, eh!); al di là che sulla poca serietà dei concetti di serietà e di legame si potrebbero dire molte cose (e io le dissi già il 18 agosto e il 19 agosto del 2010: e non sto a ripetermi); a me pare evidente che un simile provvedimento, in un mondo nel quale si vive oggi qui e domani là, e si cerca il lavoro dove lo si trova, eccetera, è semplicemente stupido.

Certo: la maggioranza del Consiglio regionale veneto, dominata dalla Lega Nord, l’ha adottato sapendo che è un provvedimento stupido. L’ha adottato solo per ragioni di bandiera. Ma non è che sventolando una bandiera si smette di essere stupidi.

Se condividete questa mia opinione, vi invito a firmare questa petizione. Se non la condividete, parliàmone.

14 Risposte to “Quanto ci vuole per diventare veneti? (invito a firmare una petizione)”

  1. Arpagone Says:

    Io credo che cosi’ facendo non potranno accedere a questo servizio i bambini di immigrati da meno di quindici anni, non mi sembra una scelta in linea con la nostra costituzione.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Arpagone: non serve pensare agli immigrati. Basta che una famiglia venga da Brescia. O che uno abbia studiato all’estero per qualche anno, prendendo lì la residenza per una qualunque ragione.

  3. Elena Ferro Says:

    Non solo condivido ed ho firmato la petizione ma aggiungo che a mio giudizio ci sono gli estremi per un ricorso. C’è una grave violazione dei diritti costituzionali ma anche probabili profili amministrativi . Il Veneto, qualunque cosa sostenga la Lega è ancora in Italia e i suoi abitanti sono italiani. Speculare sui diritti dei bambini poi…

  4. Barbara Says:

    Vorrei poter firmare la petizione, ma tutte le volte che esprimo un parere in merito quelli “intelligenti” mi dicono che io non posso capire, perchè non ho figli. Ma mica posso mettere al mondo dei figli solo per avere ragione, no?!
    Tra l’altro nella mia zona amici genitori si trovano a far la svegliataccia alle 5 per essere alle 5.30 davanti all’asilo per prendere il posto in coda per l’iscrizione all’anno successivo, perchè la capacità degli asili comunali non è sufficiente nemmeno per i veneti residenti dal 1800…

  5. Giulio Mozzi Says:

    Nemmeno io ho figli, Barbara.

  6. rossana v. Says:

    L’ennesimo segnale di deriva fascista. Sono tanti, troppi. Continuo a firmare ovunque, sperando che serva veramente. Ciò che servirebbe sarebbe un trattamento Ludovico alla Arancia Meccanica per certa gente, facendole vedere ininterrottamente per trentasei ore “Fuocoammare”. Forse servirebbe a qualcosa. Forse a far capire il significato della parola “vedere”, non semplicemente guardare.

  7. Andrea Says:

    @rossana v.. Quindi per difendere giustizia e progresso occorre sopprimere il Libero Arbitrio delle persone? La violenza come igiene del mondo? Idea non nuova ma interessante, ci rifletterò su.

  8. sergiogarufi Says:

    uno slogan sempre vincente, a qualsiasi latitudine e in ogni tempo. deutschland uber alles, arriba espana, britain first, prima gli italiani (fratelli d’italia), ora prima il veneto, fra poco arriveremo al paesello, poi al civico, al pianerottolo, al me…

  9. acabarra59 Says:

    “ 31 marzo 1994 – « 10 aprile – Riceviamo i primi feriti austriaci: un sottufficiale boemo, un kaiserjäger, un dalmata. “ Passino alla medicazione, dopo i feriti italiani… “. Ecco l’ordine che deve riassumere, per noi della Croce Rossa, il dovere di assistenza verso i fratelli italiani, come verso i feriti nemici e prigionieri. Prima il ferito italiano, dopo il ferito nemico. Ma, ad entrambi il sussidio delle stesse cure, il conforto della medesima assistenza. » (Il diario di un’ambulanza della Croce Rossa italiana, 1916) “ [*] [**]
    [*] À la guerre comme à la guerre?
    [**] Lsds / 73…

  10. enrico ernst Says:

    Firmata subito. Con vigore, bisogna arrestare – non so se le derive fasciste – ma senz’altro le posizioni politiche che chiudono, creano steccati, valorizzano la “piccineria” del locale stretto, creano nuove discriminazioni, figlie del rifiuto per il diverso e per l’altro (sì anche del cittadino proveniente dalla regione vicina! ha ragione Giulio: incredibile stupidità di un provvedimento!). Ecco un altro figuro – il “moderato” Zaia, chiamato da Berlusconi a rifondare la Nuova Destra Italiana – che urla – a suon di legge – “Costruisci il muro”. Vittime: i bambini. Fantastico coraggio della pusillanimità leghista. Vogliamo dire che tenteremo di togliere un mattone dopo l’altro, mano a mano che verranno posati…

  11. Maria Luisa Mozzi Says:

    Per le giovani famiglie che si spostano, l’asilo nido, la scuola, gli sport praticati dai bambini sono i primi veri importanti momenti di inclusione. Non solo per i bambini, anche per i genitori, che hanno occasione di chiacchierare fra loro aspettando i figli alla fine delle attività. Spesso in quella sede organizzano altri momenti aggregativi privati, come feste di compleanno o anche solo ritrovi al parco giochi. Si creano anche le piccole solidarietà, gli autoaiuti indispensabili (oggi tu porti a casa anche mio figlio, così evito di chiedere un permesso al lavoro; domani ti porto il tuo). Perciò il fatto di essere nuovi del posto dovrebbe essere semmai motivo di precedenza nella graduatoria. Secondo me.

  12. rossana v. Says:

    Caro Andrea, la mia era solo una risposta di esasperazione, lo puoi capire bene. Con la violenza non si ottiene nulla, o ben poco. Questo scritto di Giulio Mozzi, o meglio, questa denuncia, purtroppo non si risolve nell’esiguo spazio dei commenti. Ha radici storiche profonde che si ripetono all’infinito, dinamiche di cui, se proprio vogliamo dirla tutta, appartengono alla radice antropologica dell’individuo. Si potrebbe parlare per ore, di “Massa e potere”, e poi ci ritroveremmo con le mani in mano, a guardarci con una tristezza infinita. Ciao.

  13. Antonio Alfiere Says:

    Premesso che quello che sto per scrivere è opinabile e non certo, al di là di ogni fantomatica motivazione che ci può essere dietro, io nella politica mi faccio sempre questa domanda:
    Cosa ci guadagnano?
    Non è tanto la legge in sé, banale e fatta apposta per apparire “dalla parte dei residenti”, quanto in termini economici che ritorno hanno?
    Lo so che può sembrare banale pensare ai soldi in questo contesto, e magari potrei essere fuori luogo e di questo chiedo venia. Qui ho l’impressione che gli asili privati avranno un’impennata di iscritti da chi è emigrato per lavoro in Veneto, quindi persone che hanno un’entrata adeguata a cui spillargli i soldi.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Antonio, gli asili possono contenere un certo numero di bambini. Vedo difficili le “impennate”. Peraltro, non è detto che chi “emigra per lavoro” in Veneto, da ovunque provenga, abbia un reddito particolarmente alto.

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