Due volte qualche tempo fa

by

di giuliomozzi

Qualche tempo fa assistetti a una conversazione interessante. Erano i tempi del “caso Welby”; si parlava dunque di testamento biologico, di eutanasia, di morte assistita, di diritto al suicidio, di dignità della vita: tutte queste cose insieme, come al solito – questa è la sensazione che ho sempre – troppo confusamente.
Alla conversazione partecipava una coppia sposata. A un certo punto il marito disse, chiaro e netto, rivolto alla moglie: “Di me, anche quando sarò incosciente, voglio decidere io. Tu, se ci sarai tu, dovrai fare quello che avrò detto, anzi scritto, io”.
Mi domandai, e continuo a domandarmi da allora, che cosa sia il matrimonio.

Qualche tempo fa un amico mi raccontò di aver agito in un certo modo. Si parlava di sua madre. “Lei avrebbe preferito così”, mi disse. “Ne sono sicuro”, insistette. “Lei era stata sempre così piena di vita, così solare”, aggiunse. “Non avrebbe voluto continuare a vivere così”, dichiarò. “Ne sono sicuro”, ripeté. Cercava da me un’approvazione, era evidente. Io non potevo dargliela: non ero stato lì, non ero figlio di sua madre, non la conoscevo se non di vista, molto meno di lui potevo permettermi di immaginare che cosa sua madre, se fosse stata cosciente e capace di comunicare, avrebbe espressamente voluto.
Da quella volta mi domando, che cosa sia l’essere figli – in questi tempi in cui i genitori vivono vite lunghissime.

18 Risposte to “Due volte qualche tempo fa”

  1. Gianpietro Miolato Says:

    Mi pare ci sia una differenza basilare negli esempi riportati che rende ambiguo rispondere: nel primo caso si presuppone che una scelta – qualunque essa sia – dovrà essere presa sulla base di precise indicazioni date da chi subirà gli effetti della scelta stessa; nel secondo una scelta è stata presa senza che ci siano elementi che confermino se chi ne ha subito le conseguenze fosse effettivamente consenziente, o avesse lasciato disposizioni in merito.
    Se l’intento era accomunare i possibili significati di “matrimonio” e “essere figli” nell’accezione di “relazioni/legami affettive/i tra persone”, e può benissimo non essere così, alla luce delle differenze di cui sopra non credo si possa rispondere in modo univoco. O anche solo rispondere.

  2. Giulio Mozzi Says:

    I due interrogativi non riguardano generici “legami affettivi”: ma l’essere uniti in matrimonio (che è una scelta: si può condividere la vita senza sposarsi, e il matrimonio è un atto di volontà) e l’essere figli (che non è una scelta: nessuno sceglie i propri genitori).

  3. Gianpietro Miolato Says:

    Giulio, d’accordo.
    Ma io non saprei dare una risposta in quanto i due interrogativi propongono situazioni diverse – e non in quanto nel primo si parli di “matrimonio” e nel secondo di “essere figli”. Se le situazioni fossero state uguali (ad es. dover dar ragione delle ultime volontà di un/una partner – di un padre/di una madre), mi pare avrebbe avuto senso rispondere comparando “matrimonio” e “essere figli” nell’accezione di “essere uniti per scelta o non per scelta”, con le possibili conseguenze del caso riferite ad una situazione iniziale. Partendo dagli interrogativi riportati, no.
    Se l’intento era riflettere a prescindere sui legami “per scelta” e “non per scelta”, è un’altra storia.

  4. Giulio Mozzi Says:

    Gianpietro: a due interrogativi diversi si possono dare due risposte diverse.

  5. Ma.Ma. Says:

    Non so perché fatico a postare messaggi: ad ogni modo (faccio affidamento sul fatto che a un certo punto comparirà la mia risposta anche perché non mi permette di riinseriela, in quanto risulta doppia), dicevo: i miei esempi avevano in comune un’assunzione di responsabilità verso persone che ci stanno a cuore. La domanda è: se una persona non avesse figli e si trovasse un amico molto affezionato incaricato a far mantenere le scelte dello stesso (o nel caso di una coppia non sposata ma riconosciuta come coppia legalmente registrata) non si troverebbero nelle stesse condizioni?

  6. Gianpietro Miolato Says:

    Giulio, mi pareva gli interrogativi avessero un tema analogo (benché non trattato in modo identico) – il fine vite di una persona a cui si è legati -, sebbene con protagonisti e modalità di rapporto diversi – un partner/un figlio. Da qui le mie osservazioni sull’impossibilità di rispondere.
    Naturalmente ad interrogativi diversi si possono dare risposte diverse.

  7. Penny Says:

    So che il matrimonio non è un traguardo, so che lotterò tutta la vita per riappacificarmi con il mio essere figlia. So che potrei smentirmi tra un’ora. Non ho certezza alcuna se non di esserci. Penny

  8. Giorgia Tribuiani Says:

    Mi è difficile rispondere al primo interrogativo, non essendo io sposata o intenzionata a sposarmi. Potrei dire qualcosa sostituendo al marito una persona cara, ma dal momento che si parla esplicitamente di matrimonio temo che andrei fuori tema.

    Mi interessa invece commentare la seconda parte del post, quella sull’essere figli ai tempi della longevità.
    Mi è capitato più volte, con entrambi i miei genitori, di parlare di testamento biologico, morte assistita, eutanasia ecc. commentando casi di cronaca, ed entrambi i miei genitori – per fare un esempio concreto – si sono pronunciati contro l’accanimento terapeutico in casi di coma non reversibile.
    Per questo motivo, se mi trovassi improvvisamente a dover prendere una decisione sulle loro vite, credo che seguirei quello che finora mi è parso il loro pensiero (sottolineo la parola “credo” perché è difficile immaginarsi in una situazione che, per l’una e per l’altra scelta, richiederebbe una gran dose di coraggio e determinazione).
    Al tempo stesso, però, credo anche che potrei avere un atteggiamento molto simile a quello dell’amico nominato nel post, e non perché in cerca di un’approvazione effettiva (cosa che potrebbero darmi solo i genitori in un ipotetico Aldilà), ma forse perché parole di consenso mi aiuterebbero a sopportare il peso di una decisione troppo importante e più grande di me, una decisione che probabilmente non sarei riuscita a prendere con la convinzione di aver fatto al mille per cento la cosa giusta.

  9. Miria Says:

    C’è un compagno che si chiama Dolore, un pessimo compagno, capace di disperdere la comprensione, la tenuta psicofisica , e ogni ragionevole ruolo.
    Finché lo si tiene sedato , con la poesia , il vino o la virtù ci consegna una nobile malinconia.
    Sempre meglio divorziare dal Dolore, finché si è in grado, la Serenità ad esempio permette di discutere
    razionalmente, intessere argomenti razionali e altrettanti razionali discussioni.
    Con il Dolore purtroppo non si discute.

  10. Ma.Ma. Says:

    Ci riprovo, perché temo di avere sbagliato qualcosa: ricompongo il testo aggiungendo pure la parte finale.

    ***

    Me lo sono chiesto molto anche io.
    Sulla seconda questione: essendomi trovata nella situazione di dover decidere se staccare la spina (in verità era l’ossigeno) di mia madre e prima di questo decidere fino a quando fare interventi invasivi senza speranza, mi sono sentita spesso lo sguardo addosso dagli altri per l’effetto contrario, quasi mi giudicassero perché la sottoponevo a tanta “sofferenza”. Ma io ero certa che lei avrebbe voluto che ci provassi più che potevo…
    Ma peggio è stato dovermi sostituire a una figlia: mia madre quando si trattò di decidere il daffare con mia nonna (se lasciarla morire, o tenerla in vita) era impossibilitata a scegliere e io mi sono trovata profondamente a disagio nel dover prendere la decisione per lei…
    Ma anche trovandomici nel mezzo, le risposte mica le ho trovate.
    Ogni tanto le cerco ancora.
    Di fatto questi esempi hanno in comune un’assunzione di responsabilità verso persone che ci stanno a cuore. La domanda è: se una persona non avesse figli e si trovasse un amico molto affezionato incaricato a far mantenere le scelte dell’ammalato o del defunto (o nel caso di una coppia non sposata ma riconosciuta come coppia legalmente registrata) non si troverebbero nelle stesse condizioni?
    E poi, da quando ho letto queste domande, me ne sono venute in mente a cascata un sacco di altre.

  11. maria Says:

    @ Ma.Ma. Grazie per questo commento che contiene riflessioni che mi fanno capire che quello che io sento altri lo sentono e i dubbi ,le paure sono inevitabili e …che non ci resta che piangere per la nostra impotenza.

  12. Ma.Ma. Says:

    Intanto grazie a te, Maria, vedo che mi è saltata la prima parte del post che aggiungo ora (mi sa che devo fare un corso di WordPress):
    ****
    Sulla prima questione: quando dissi a mio marito che io vorrei non essere seppellita e quasi nemmeno bruciata, ma usata il più possibile (dico da morta) e poi semmai quel che resta gettato. Mi rispose seccato: “Scusa, e a me? Non ci pensi? Magari chi resta vorrebbe sapere dove andare a piangere…”. E io mi sono sentita parecchio in colpa…

  13. maria Says:

    Cara Ma.Ma,l’aggiunta dunque non semplifica, è un campo impraticabile…mi stupiscono solo le certezze.

  14. Patrizia Says:

    Concordo con quanto detto dal marito di Ma.Ma. Tutto ciò che segue la morte di una persona, deve far bene o almeno permettere di dormire sereno, chi resta.
    Credo che il Mozzi, si sbagli. Anche essere figlio/a è una scelta, cosí come l’essere marito/moglie di qualcuno. Entrambe le condizioni presuppongono uno stato mentale e sentimentale particolare ( credo si chiami amore), i cui effetti giuridici sono solo effetti collaterali.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia: non sottovalutiamo gli effetti giuridici. Uno può odiare i propri genitori, e comunque restarne erede. Tanto per dire.

  16. Fiammetta Palpati Says:

    Io ho un’amica che fa l’anestesista. Il suo lavoro si svolge soprattutto in reparto rianimazione. Spesso si cena insieme, con qualche altra amica o amico. Talvolta, finito di mangiare e di parlare delle solite rassicuranti cose, quando la serata volge alla noia, o non so bene quando, o perché, qualcuno attacca: – Caterì, – (la mia amica anestesista si chiama Caterina) – se mi dovesse prendere un colpo, mi raccomando, chiudi la porta e lasciami lì.
    Poi interviene un’altra: – io sì! Io voglio essere rianimata.
    – Anch’io – dice, generalmente, una terza – ma solo se non rimango un vegetale.
    E così via. Il nostro rituale testamento, alla nostra modesta divinità.
    Quando tocca a me non so mai decidermi. Per cui, per solito, mi limito ad alzare le spalle e dire: – Non so. Fate voi.
    A me pare un sollievo l’idea di vivere sapendo che qualcuno deciderà per me, della mia vita. Se quel qualcuno è anche un qualcuno che mi vuole e mi ha voluto bene, ancora di più. Io, che vivo nel controllo, mi conforto all’idea che ci sarà un momento in cui la mia volontà sarà nulla o poco più e che, nel bene e nel male (e sfido chiunque a dirmi, in questo caso, cosa sia bene e cosa sia male), potrò affidarmi. Posso rispondere, dunque, che per me il matrimonio è anche – anzi: consiste anche nello – scegliere giorno dopo giorno di rimettermi alla volontà altrui. Alle mani e alla coscienza e al diritto e al dovere di un altro. Certo è un gran peso. Ma è reciproco. Anche i figli hanno questo peso. Ma la coscienza quasi mai è cosa da poco.
    Per tutti gli altri casi – di complicazioni, sovrapposizioni, ambiguità, eccetera – ripeto quello che sentii da te, Giulio, tempo fa, a proposito di tematiche affini (se non interpretai malamente) e che mi parve sensato: ovvero che sia la giurisprudenza a dover valutare, di volta in volta.

  17. Patrizia Says:

    Proprio per questo, secondo me anche essere figli ( o genitori) è una scelta: ne resti erede perché i tuoi genitori scelgono di non diseredarti. Scegli di essere figlio perché nonostante tuo padre ti abbia abbandonato, vai a trovarlo in ospedale perché hai saputo che é grave. Sono scelte.

  18. Patrizia Says:

    Allo stesso modo non basta essere sposati, per essere marito e moglie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...