Dieci regole-base per l’invio di comunicati stampa su libri autoprodotti (e, eventualmente, di libri autoprodotti)

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Un critico letterario si appresta a leggere un comunicato stampa

Un critico letterario si appresta a leggere un comunicato stampa

di giuliomozzi

[Questo articolo tenta di esaudire il desiderio espresso qui da Elena Ferro].

1. Avete i libri. Avete scritto il comunicato stampa. Non avete la minima idea di a chi mandare il libro in omaggio e di a chi spedire il comunicato stampa. Il problema è questo: posto che esista ancora qualcosa nominabile come Repubblica delle Lettere, o Repubblica delle Lettere 2.0, o magico mondo dei lit-blog, o poteri forti, o influencer marketing, o Templari, o teoria della cospirazione – voi ne siete fuori. Ne eravate fuori prima di fare il libro e ne siete fuori adesso che avete fatto il libro. E così capite a cosa servono, quando servono, questi editori che vi stanno tanto antipatici: servono a farvi entrare.

2. Avete l’abitudine di leggere i giornali. Collezionate da tempo i varii supplementi del sabato e della domenica. Sapete quindi perfettamente chi recensisce libri in quella sede, nonché quali sono i gusti e le preferenze e le scelte politico-poetiche di ogni recensore. Grazie a un accurato lavoro di analisi degli inciuci (A recensisce laudativamente B, B recensice laudativamente A, C è stroncato da A e ignorato da B, D recensice laudativamente C e attacca larvatamente – magari in una parentesi, con un’allusione che solo chi abbia letto tutte le precedenti recensioni può intendere – B e A, ec.). Non è che siate già dentro, ma avete una copia delle chiavi. Solo, non sapete dov’è la porta. E spedire presso le redazioni dei giornali vi pare un’azione un po’ vaga, come tirare un sasso in uno stagno secco.

3. Avete l’abitudine di leggere tutto ciò che si pubblica nella Repubblica delle Lettere 2.0. Seguite Nazione indiana, Le parole e le cose, Loredana Lipperini, Carmilla, Il Primo Amore, Minima et Moralia, Critica Letteraria, i Wu Ming, Giuseppe Genna, Letteratitudine, Flanerì, il Mangialibri, Finzioni, i Libri in Testa, e così via. Avete avuto l’accortezza di commentare, di tanto in tanto, lì dove si può commentare: sempre con prudenza, con pacatezza, con rispetto e con la giusta dose di appena trattenuta ammirazione per i gestori della cosa. Sapete che alcuni siti sono più accessibili e altri meno. Sapete, per dire, che di Giulio Mozzi si trova in rete anche il numero di telefono privato, mentre di altri scrittori o giornalisti si potrebbe addirittura dubitare che esistano davvero. Comunque vi siete fatti una bella lista, di persone e di pubblicazioni, con anche un bel po’ di indirizzi. Per il resto, c’è quel formidabile elenco del telefono che è Facebook.

4. Peraltro: ci sono persone più o meno o diversamente autorevoli che in questa o quella sede possono dare una spinta al vostro libro, ma non avete la minima idea del valore materiale di ciascuna spinta. Quanto muove – come, lo avete imparato, dicono gli editori – un articolo nella “Gazzetta di Teramo”? E uno su Minima et Moralia? E uno sull’edizione vercellese di “Repubblica”? E, tanto per dirne uno, il Mozzi, che sembra avere un blog seguitissimo e una pagina Facebook affollata, è pur sempre uno che dei libri suoi vende a stento – lo sapete perché è lui a raccontarlo – quel migliaio di copie: che sostegno potrà darvi? D’altra parte, di recensioni il Mozzi non ne scrive quasi mai. Perfino il Bissolati da un po’ tace.

5. Ma alla fin fine: ci sono delle persone che, se leggessero il vostro lavoro, e magari lo apprezzassero, voi ne sareste davvero felici. Quindi a queste bisogna mandarlo. A loro non gliene fregherà niente, d’accordo, ma voi il gesto dovete compierlo. Non ne parleranno a nessuno, non ne scriveranno da nessuna parte, visto che non è loro mestiere propagandare o scrivere nei giornali, ma il punto è che: le loro opere, o anche una sola delle loro opere, è stata importante per la vostra vita. E voi sentite che il vostro libro, romanzo o racconti o poesie o altro che sia, costituisce anche un ringraziamento.

6. Ad alcuni bisogna spedire il libro, senz’altro. La ricerca degli indirizzi può essere laboriosa. Via Facebook, via posta elettronica, con pazienza, li trovate. Potrete ricevere dei rifiuti: ringrazierete comunque. Potrete ricevere rispose del tipo: “Spedisca al giornale”, e voi sapete che il giornale sta a Torino ma quel collaboratore lì sta a Salerno. Alcuni gradiscono l’invio di un’edizione digitale, altri preferiscono la carta (chiedere sempre). Siete consapevoli del fatto che spedire un pdf di 350 pagine, oggi come oggi, è offensivo (perché, per leggere decentemente un pdf, quasi sempre tocca stamparselo).

7. Ad altri, molti di più di quelli di cui al punto 6, bisogna spedire un comunicato stampa: cioè una breve, precisa ed efficace presentazione dell’opera, con qualche notizia sull’autore, e magari anche un piccolo estratto (decina di pagine: e qui il pdf ci può stare). Non aspettatevi che il comunicato sia pubblicato pari pari da qualche parte. Lo scopo del comunicato è che la persona vi risponda dicendo: “Mi hai incuriosito, puoi mandarmi il libro?”. Tenetevi pronti, dunque, eventualmente, a spedire. Ed evitate di mandare il comunicato a persone alle quali non mandereste mai il libro in omaggio.

8. In teoria, un comunicato stampa che annuncia la pubblicazione di un libro andrebbe spedito una volta sola. Conviene però spedirlo un paio di volte, non di più, a distanza di qualche giorno. Questo perché i ricevitori di comunicati stampa ne ricevono molti, moltissimi, e spesso non riescono a guardarli tutti. Conviene inoltre segnalare, a chi abbia ricevuto a suo tempo il comunicato stampa,
A. le eventuali recensioni importanti, con link e/o allegato (l’importanza di una recensione dipende: dal mezzo che la pubblica, dal nome di chi la scrive, dalla eventuale nascita di una pubblica discussione che coinvolga almeno un altro mezzo – e in ultima, eh sì, anche dalla qualità della recensione stessa). Si manda la recensione in allegato o con un link, mettendo in evidenza l’autore, il mezzo, e magari una frase estrapolata. Tipo: Ennio Bissolati recensisce “Teoria e pratica delle puzzette silenti” nel “New York Times”: “A pagina 37 ho cominciato a sentire profumo di capolavoro”, eccetera.
B. gli eventi che avvengano nella zona di pertinenza del destinatario: è inutile segnalare a Giulio Mozzi, che sta a Padova, una presentazione che si terrà giovedì prossimo a Girgenti di Pescorocchiano, provincia di Rimini; mentre una che si svolga nella sua città o nei dintorni va segnalata. Fanno eccezione le presentazioni con presentatori eccezionali: se a Girgenti di Pescorocchiano vi presenta Umberto Eco tornato appositamente dall’aldilà, segnalàtelo a tutti. A meno che non temiate l’imprevista partecipazione di Padre Amorth.

9. Lo scopo della promozione che fate del vostro libro può essre duplice:
A. potete puntare a vendere il maggior numero possibile di copie. In quel caso, lasciate perdere i comunicati stampa: usate Facebook, le foto dei gatti, e le citazioni su sfondo colorato. Studiatevi bene tutti i sistemi che Amazon e compagnia briscola vi offrono per poter dichiarare senza mentire: “Primo in classifica in Amazon!” (in effetti, grazie ai vostri ventiquattro cugini primi, e ottantadue secondi, siete stati per venti minuti primi in classifica tra i libri a prelevamento gratuito). Il successo può arrivare o non arrivare.
B. potete puntare (vedi punto 1) a mettere piede nella Repubblica delle Lettere. Ciò di cui sentite il bisogno è, insomma, un riconoscimento. Bene: per il riconoscimento, ci vuole tempo. Pazienza. Può darsi che vi càpiti d’essere riconosciuti al primo colpo (è capitato a chi scrive), può darsi che ci voglia tempo (è la norma), può darsi che ci voglia moltissimo tempo (succede), può darsi che il riconoscimento, pur meritato, non arrivi mai (raramente, ma succede). Ricordate, però, che se il riconoscimento non arriva può essere benissimo perché la vostra opera non se lo merita. In particolare: se desiderate il riconoscimento in quanto tale, se lo desiderate per voi, se desiderate essere riconosciuti voi come persone e non che sia riconosciuta la bellezza che un giorno, per capriccio suo, e senza vostro merito, ha deciso di passare attraverso il vostro corpo – be’, sicuramente il riconoscimento non arriverà mai. O, se arriverà, non vi soddisferà mai abbastana.

10. Tutti siamo intasati di posta inutile. Tutti. Non solo voi. Anch’io.

15 Risposte to “Dieci regole-base per l’invio di comunicati stampa su libri autoprodotti (e, eventualmente, di libri autoprodotti)”

  1. Stefano Trucco Says:

    Averle sapute prima, queste cose…

  2. Elena Ferro Says:

    Caro Giulio, grazie per questi preziosi consigli. Perso un treno, spero di acchiapparne un altro

  3. Giulio Mozzi Says:

    Auguri, Elena.

  4. Emilia Capasso Says:

    Io ho scritto due romanzi e sono nel cassetto, o meglio nel PC. Il primo lo mandai ad un concorso, che invece vinsi nella sezione racconti. Poi non ho mandato più nulla per questioni economiche e perché facendo parte di una associazione culturale, mi resi conto che alla fine rischiavo di rimanere chiusa in un loop.
    Quando tre anni fa l’incipit del mio primo racconto finì in un blog del Fatto Quotidiano, pensavo di aver fatto il botto. Invece cadde nel dimenticatoio, perché non me ne occupai più personalmente. Quello che afferma lei è giusto, pubblicizzarsi è un lavoro e io di lavoro faccio l’insegnante e la mamma single di tre figli. Adoro scrivere, mi riempie quei piccoli vuoti nell’animo, mi spezzetta la solitudine, mi addolcisce le amarezze quotidiane. Ma il tempo per cercare editori, pubblicizzarmi io non ce l’ho! Anche se, se devo essere del tutto sincera, credo molto in ciò che scrivo, pur consapevole dei miei limiti e sono certa che se lo facessi di mestiere, concedendogli il giusto tempo, potrei produrre davvero qualcosa di interessante.
    O forse mi sbaglio, mi sopravvaluto. Sarebbe possibile. Infatti proprio un paio di settimane fa ho partecipato a “Incipit”, una gara di lettura del proprio incipit, nella biblioteca di Settimo Torinese. In realtà mi sembrava una cretinata: come può una giuria giudicare un incipit in sessanta secondi? Questo era il tempo massimo concesso…eppure sono andata, fiera di presentare un romanzo che mi ha preso due anni di lavorazione. Ebbene, sono arrivata decima o comunque non tra i primi tre. Questa cosa mi ha abbattuta. Per la prima volta ho dubitato non del valore di ciò che scrivo, ma della possibilità di essere apprezzata.
    Tuttavia continuo a scrivere sul mio blog. Il successo mi interesserebbe solo per comprarmi una bella casa.
    Continuare a scrivere non me lo impedisce nessuno. Però non partecipo più ai concorsi. Costano troppo e sinceramente credo che cerchino un tipo di narrativa molto “italiana”, che io in realtà non apprezzo, ovvero quella che scimmiotta “il bello scrivere con il già noto dire”.
    Grazie per i consigli dei quali per pigrizia non terrò conto. Credo che mi autopubblicherò quando sarò sicura del livello raggiunto e poi chissà.
    Emilia Capasso

  5. profgemelli Says:

    Metterò questa lista nella mia personale lista delle 10 più importanti liste di dieci liste di decaloghi vari.

  6. Lo Smilodonte Says:

    Quello che descrivi rappresenta lo scoglio maggiore per tutti gli autori (emergenti? aspiranti? velleitari? convinti? vinti?). Ed è qualcosa che conosco bene non perché sia un autore – scrivo sì, ma non ho mai pubblicato un granché – bensì perché mi occupo anche di promozione e pubblicità. Insomma, quello che descrivi è un lavoro di ufficio stampa, un’attività complessa quanto camminare sulle uova con gli scarponi da neve. Impossibile? No. Conosco personalmente autori che sono riusciti a trovare la famosa porta nascosta. La sto cercando anche io che sono del settore, pensa un po’.
    Insomma, questo post vale oro quanto pesa, non perché fornisca delle soluzioni, ma quantomeno per la strada che indica e per la realtà che racconta: c’è il mestiere di scrivere, e il mestiere di far(si) conoscere. Due attività assai diverse, con una differenza: un’adeguata attività promozionale può portare al successo della carta da culo scritta coi piedi, ma difficilmente un capolavoro avrà riconoscimento senza un’adeguata promozione…

  7. sergiogarufi Says:

    attenzione al refuso nel finale (“abbastana”). ciao giulio

  8. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, Sergio. Ho corretto.

    Emilia: i concorsi, con l’eccezione del Calvino, sono inutili. E agli editori di solito va benissimo ricevere un documento digitale. Ovvero. costo zero.

  9. Elena Says:

    Giulio non è per tutti così. Autorevoli case editrici accettano solo testi cartacei… Ma adesso che ci penso, sono anche quelle che promuovono concorsi in proprio…

  10. Luciana Says:

    Buongiorno, Giulio, il Premio Neri Pozza attuale prevede un compenso in denaro e la pubblicazione dell’opera vincitrice. A meno che io non abbia interpretato male il bando del premio.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Elena: eh.

    Luciana: hai interpretato bene. Ma non è un vero e proprio “concorso”: è una selezione per la casa editrice. Vincerlo ha il medesimo effetto che presentare un lavoro a Neri Pozza e ottenere la pubblicazione. A me pare un po’ diverso. (E’ comunque una cosa seria).

  12. Elena Says:

    Luciana mi hai letto nel pensiero…. 🙂

  13. Luciana Says:

    Certo, Giulio, l’effetto di vincerlo è peraltro molto “luccicante” visto che ci sono in palio 26mila euro. Poi… certo: che non si faccia per i soldi è scontato 🙂 lo scrittore cerca la “sua gloria” nel rarissimo caso essa avvenga. Ciao Elena: in effetti sto facendo un corso online di chiaroveggenza… e a quanto pare funziona! 🙂

  14. fabiorea Says:

    Aver pubblicato un racconto con Nazione Indiana fa di me dunque un appartenente alla Repubblica delle Lettere 2.0? 😊

  15. Maria Pia Dell'Omo Says:

    Adoro questa sagace ironia!

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