Le dieci regole dell’amicizia tra gli abitanti della Repubblica delle lettere

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di giuliomozzi

1. Gli editor pubblicano solo i libri degli amici, lo sanno tutti.

2. Tutti gli scrittori sono amici, ma alcuni sono più amici degli altri.

3. Tutti gli scrittori sono amici, ma non tutti coloro che pubblicano opere narrative secondo gli scrittori sono scrittori.

4. Tutti gli scrittori sono amici, ma non tra loro.

5. Tutti coloro che pubblicano opere narrative e secondo gli scrittori non sono scrittori sono amici, ma non degli scrittori.

6. Tutti gli scrittori sono amici, benché non tra loro, ma tutti coloro che pubblicano opere narrative e secondo gli scrittori non sono scrittori non sono amici degli scrittori, pur essendo talvolta amici tra loro.

7. L’amicizia può avere due origini: (a) il desiderio di assimilazione, (b) il desiderio di distinzione.

8. Poiché gli editor pubblicano solo i libri degli amici, e lo sanno tutti, tutti gli scrittori che sono amici tra loro sono amici anche degli editor, i quali però sono amici anche di coloro che pur pubblicando opere narrative secondo gli scrittori, amici o non amici, non sono scrittori.

9. Nessuno è amico di nessun altro per interesse, opportunismo, parentela, vanteria, complicità, collaborazionismo, conventicolarismo, inciucio: tutti coloro che sono amici, anche se non sono amici tra loro, sono amici per affinità.

10. Se il concetto espresso nei primi nove punti non fosse chiaro, si può consultare agevolmente il trattatello Della dissimulazione onesta, di Torquato Accetto.

Postilla. Tutti quelli che non sono amici, sono amanti.

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12 Risposte to “Le dieci regole dell’amicizia tra gli abitanti della Repubblica delle lettere”

  1. Michele Scarparo Says:

    Dunque: se l’editore con il quale hai un contratto ti trova a cena con un altro editore, meglio presentarlo come amico; non farlo lo decreterebbe come amante.

  2. lucangel11 Says:

    Bruttarello il decalogo, ‘stavolta.

  3. Maria Cristina Vezzosi Says:

    Quindi se ti chiedo l’amicizia su FB…

  4. Ezio Says:

    Avevo già mal di testa, adesso mi è anche salita la pressione.

  5. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 27 maggio 1996 – Dato che ieri non sono riuscito a pensare al mio amico, ci riprovo oggi e può darsi che oggi ci riesca. Però l’amicizia è una cosa strana. Da bambino, e anche da grandicello, va detto, ero convinto di sapere perfettamente che cosa fosse. Avevo molti amici, e, anche se non li avevo, dato che ero convinto di averli, era come se ce li avessi. Mi ricordo quello che camminava sempre sulle punte dei piedi, come se avesse paura di scottarseli; mi ricordo quello grasso, che aveva un’aria piagnucolosa e, quando lo tormentavamo, pensavo che lui volesse essere tormentato; mi ricordo quello con i capelli rossi, che si chiamava « Giampaolo », e noi lo chiamavamo « Giampollo »: gli correvamo dietro fino al cancello di casa sua, e mi sembrava crudele ma giusto; mi ricordo quello con gli occhi acquosi: non mi sembrava acqua, ma una specie di pianto, o un liquido seminale, o una colla: c’era in lui, pensavo, sempre qualcosa di viscido; mi ricordo quello con gli occhiali spessi, cieco e mogio, che a dodicianni sembrava ne avesse cinquanta, e infatti non è cambiato per niente; mi ricordo quello sempre un po’ sporchetto, che poi ha fatto il cantante; mi ricordo quell’altro, ancora più sporco – aveva addosso una specie di vernice marrone, con delle chiazze decisamente nere -, che poi ha fatto il drogato; mi ricordò quello che si ammazzò; mi ricordo quello che era di Mantova; mi ricordo quello che stava in campagna; mi ricordo quello che tagliava la testa alle lucertole, e poi le metteva tutte in fila sul muro, in esatto ordine di grandezza; mi ricordo quello che gli scoppiò una bomba; mi ricordo quello che gli detti un sacco di botte, perché rideva sempre; mi ricordo quello che aveva la stilografica d’oro, ma lo bocciavano sempre perché non sapeva scrivere; mi ricordo quello che si faceva le seghe col pensiero; mi ricordo quello che faceva le seghe agli amici; mi ricordo quello che era orfano; mi ricordo quello che il babbo l’ammazzò perché era omo; mi ricordo quello che era fascista; mi ricordo quello che aveva una sorella; mi ricordo quello che aveva una drogheria; mi ricordo quello che aveva una farmacia; mi ricordo quello che mi voleva strozzare. Poi è arrivato qualcuno che ha detto che bisogna avere una donna per amico, che più o meno è quello che diceva la mamma. Da un certo punto in poi mi è sembrato che ci fossero sempre più donne e sempre meno amici. E ora non ce n’è più. “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  6. Andrea Says:

    Al 7. mi pare manchi l’amicizia da attitudini sessualmente riprorevoli.

  7. Luciana Says:

    Tutti i non amici degli scrittori sono amici degli editor che a loro volta si dichiarano (ma non si può verificare) amici degli scrittori e dei non amici degli altri editor. E in questo modo si fa molta chiarezza nel mondo delle amicizie sempre disinteressate che via via si originano nella Repubblica delle Lettere.

  8. Ezio Says:

    Luciana, magari di cognome fanno tutti quanti Buendia e siamo proprio a posto 🙂

  9. gianlucatrotta Says:

    Ciao, Giulio. Ma la prima parola del punto 8 non andrebbe scritta con l’accento acuto?

  10. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, Gianluca. Ho corretto.

  11. Maria Cristina Vezzosi Says:

    Avete la pazienza di un’ameba…

  12. Maria Cristina Vezzosi Says:

    Sorry, ho sbagliato post.

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