UtN, 8 / Start

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porta

di Arianna Ulian

[Le regole del gioco. Per chi vuole, il racconto in pdf].

Noi, abbiamo visto che arrivava.
Aveva la borsa di cuoio, come ogni anno.

Noi, abbiamo lasciato che entrasse; come ogni anno, aveva il nome della ditta sul taschino del grembiule.

Migliaia di persone al giorno visitano questa piazza e salgono lì sopra.
Noi, non possiamo stare attenti a tutto. Nella folla dobbiamo osservare se c’è qualcosa di strano.
Quell’uomo pareva lo stesso dell’anno prima.
Sì, aveva un cappello che sì, gli copriva gli occhi. E quella mano tesa in avanti.
Ma, noi, credevamo che salutasse qualcuno.
Poteva salutare proprio noi, che aveva riconosciuti dall’anno scorso.

Facile, adesso, dare la colpa a noi.
Finire sul giornale, al telegiornale, fare le interviste.
Avremmo dovuto perquisirlo?
Non è nostro compito.
Non è fra le nostre mansioni.

Com’è forte l’odore dell’acqua! Niente corpi quassù a confondere i sensi, niente spinte sudori vesti sebo dei capelli, qui, né i fiati, nemmeno le parole. Non ci sono uomini qui, adesso, dunque l’odore dell’acqua è molto forte: questo è logico, ma non me l’aspettavo. E del bronzo. Odora il bronzo delle ruote dentate, della campana umida; odorano i Mori, il Vecchio e il Giovane nudi e scuri contro il cielo: buongiorno, signori. E’ per voi che sono venuto.

Adesso aspettiamo il questore, e vedremo, e renderemo testimonianza e lui, lui sì che capirà. Noi, non abbiamo colpa.
Che intenzioni avesse quell’uomo non potevamo prevederlo.
Che avesse la chiave della porta di legno era normale, per noi.
Ogni anno, alla Vigilia, un orologiaio sale sulla Torre a regolare gli ingranaggi delle statue e il congegno della processione.

Certo, delicatissimi, i martelli! E mantenerli sempre precisi, uno due minuti in anticipo e l’altro due minuti in ritardo.
Non è facile.
E la processione? Ormai gira solo una volta all’ anno perché il meccanismo si è fatto fragile; è come un carillon. I Magi escono dalla porticina di destra, venga qua. Vede? Ce n’è una a destra e una a sinistra della Madonna. Escono di qua, rendono omaggio, e rientrano di là.

Tutto deve avvenire nei giusti tempi, uno spettacolo semplice e festoso.
Tutta la piazza con lo sguardo alzato. Un silenzio.
Ma davvero voi giornalisti non lo sapevate?
Ma la stampa locale non conosce queste usanze?

Fa molto freddo, la campana è fredda e voi due siete freddi e il vostro martello e questa pietra grigia. E grigio è il cielo, più chiaro più scuro finché diventa verde quando tocca l’acqua. In Canale, grigio verde. Dietro San Giorgio verde e basta, più chiaro più scuro. Finché diventa blu, in futuro.
Da quassù si vede tutto, si vede bene.
Guarda avanti! mi hanno detto.
E son venuto.
Guarda oltre!
Ecco cosa c’è, oltre. Acqua verde che tocca cieli grigi e l’attesa della neve.
Il tempo scandito da colombi e da gabbiani, schiocchi feroci tremendi battiti d’ali.
Dài tempo al tempo e Il tempo aggiusta le cose, Prenditi il tuo tempo.
Io, sono uno che ascolta quel che gli si dice e così.
Ho preso Tutto il Tempo, ho preso Voi: forza, il Vecchio e il Giovane, spiegatemi quel che da solo non capisco; ma spiegatelo bene! perché vedete cosa ho qui? e con questa io potrei

Ha chiuso dall’interno. Si è chiuso dentro. Da stamattina, prima delle visite guidate. Sì, una borsa l’aveva, signore. Noi, è per quello che l’abbiamo lasciato passare. La borsa l’aveva, e la chiave. Credevamo fosse l’orologiaio.

Se così ritiene, se così ordina, signore; da soli è impossibile, ma noi abbiamo molti amici che potrebbero aiutarci. Spargeremo voce, signore, e per stasera in piazza non entrerà più nessuno, né dalle calli né dal Canale. In due ore? Il pericolo della borsa. Signore, ma non pareva violento; noi, però, non siamo esperti. Due ore. Corriamo! Sentite, gente, ascoltate! Prestateci ascolto.

«La notizia ha fatto il giro del mondo. Da questa mattina uno squilibrato si è barricato dentro la torre dell’Orologio di piazza San Marco, ed ora si trova proprio sulla terrazza, accanto ai celebri Mori che battono le ore. La scena che vi proponiamo ha del surreale. Manca poco alla mezzanotte, la neve scende lentamente sulla piazza vuota. Immagini così sono più uniche che rare. Guardate. Completamente vuota, nessun visitatore. Il Natale più assurdo che si possa immaginare. Non sono state rese note le generalità dello squilibrato né risultano richieste o rivendicazioni. Vi terremo aggiornati».
Dentro, la tv è rimasta accesa a volume molto alto.
Accanto, l’albero carico di luci e ghirlande rosse.
Sotto, un dono soltanto.

Sentite? Forse anche laggiù potrebbero sentire, le autorità, i guardiani, le facce al cielo crivellate di fiocchi, gli occhi fessure, la loro paura.
Sentite? anche loro potrebbero sentire. Dietro la porta socchiusa, di ferro e d’oro batte il meccanismo del Tempo. I tocchi leggeri come punte di piedi nel saltare la corda. Cortile di scuola, suolo di pietra, corda bagnata.
Il passato non è più.

Verrà Natale, fra i doni la corda, i manici gialli di gomma odorosa.
Il futuro non è ancora.

Per ciò che siamo stati e per quello che saremo, vi pongo la mia domanda, mori. Se il Vecchio batte l’ora due minuti prima e il Giovane batte l’ora due minuti dopo, se perciò rappresentate il Tempo Passato e il Tempo Futuro: chi è il Presente?
Mi hanno detto: passerà.
E il Tempo cura le ferite
Guarda avanti.
Giovane imberbe, dovrei adorarti. Tu batti il futuro, dovrei sperare in te.
Ma il Vecchio è stato.
Ormai, è accaduto.
La memoria non svanisce, la speranza non cura.
Dove si trova il punto in cui ciascuno, e il mondo intero, e le bestie e l’erba: sono? Chi batte celebrando col martello sul bronzo, e squillando, chi è il Moro del tempo che non sente se stesso? Chi, e quando, toccherà il presente della vita lieve che non sente se stessa, non giudica e non duole, non investe né spera?
Perché fra il passato ed il futuro, voi, lasciate silenzio.
Quattro minuti; mi basteranno.

Guardate, nevica. In laguna è uno spettacolo raro. Questa nevicata, noi, non potremo certo dimenticarla. Chi l’avrebbe mai detto. Ci sentiamo in parte responsabili, è giusto che restiamo qui. Ma la colpa non è nostra. Ci parve davvero innocuo, la mano tesa, il cappello da cow-boy. Ci parve suonato.
Noi, non pensiamo sia pericoloso. Ma, proprio la notte di Natale!
Toccherà farsi gli auguri così, fra noi, dietro le transenne.

Se non vi chiedo cosa sia il tempo, voi lo sapete. Ma se ve lo chiedo, non lo sapete più. Chiacchiere di folla, inconsistenti. Non valete più dei vostri visitatori. Siete solo fluido spettacolo di gesti teatrali.
Ma, guardate, io ho questa cosa.

Sentite! Noi, avevamo dunque ragione! Sentite! E’ solo un matto innocuo. Ha fatto battere i due mori allo stesso tempo! Nella borsa aveva davvero i ferri. Sentite! Il Vecchio e il Giovane suonano assieme. Che stranezza, che ridicolo!

«Un clangore di tocchi non proprio sovrapposti ma leggermente sgranati, scende sulla piazza come briciole di sfoglia».

Ha caricato il Vecchio due minuti dopo e il Giovane due minuti prima, tutto qua. No, non è tutto. Ha fatto partire la processione: i Magi dall’Oriente.
E fra loro, c’è lui stesso!

Ed ecco stringendo qualche vite, vedete, passato e futuro implodono. Mori, al mio servizio, in un eterno presente. Battete! Battete! Suonate, disgraziati.

Noi, giuriamo. Ha sfilato fra le statue di legno, lui stesso rigido e lungo, togliendo il cappello, rendendo omaggio alla Madonna, rischiando di far crollare quella fragile balaustra. Indimenticabile! Noi, l’abbiamo visto.

E io umilmente ringrazio voi, Signora, grazie per aver assistito muta allo spettacolo dell’uomo che comanda il Tempo ed inizia il presente.
Start.

Noi, sappiamo.
Noi, abbiamo avuto le informazioni.
Per un bicchiere ve le potremmo dire.
Dobbiamo scaldarci, è stata una lunga notte.
Noi sappiamo.
E’ proprio lui. L’hanno visto uscire di casa, ma ha lasciato la tv accesa e a volume altissimo.
Non si era mai ripreso.
Vai a sapere. Come si fa a giudicare. Noi, non potevamo sapere.
E’ bella Venezia tutta bianca. E’ bene che tutto sia finito.

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11 Risposte to “UtN, 8 / Start”

  1. C.P. Says:

    Poetico, delicato e complesso come il meccanismo di un orologio antico. Anche la riflessione sul tempo, con tanto di sant’Agostino, sembra lieve. Proprio bello.

  2. Aria Says:

    Grazie C.P

  3. Ma.Ma. Says:

    …meravigliosa immagine surreale di una Venezia che pare proprio in bianco e nero. Me lo voglio rileggere più volte. Soni tante le cose che mi sono piaciute; prima fra tutte: l’idea del vecchio e il giovane in quanto tempo… “La speranza non svanisce, la speranza non cura”

  4. amandamellingAmanda Melling Says:

    Molto poetico, è vero. Uno di quei pezzi perfetti da far interpretare a voce alta davanti a un pubblico 🙂

  5. melaniaceccarelli Says:

    questa scrittura è musica.

  6. Eliana Says:

    Bello e poetico. Ci voleva.

  7. hanrymenphis Says:

    bello

  8. Luciana Says:

    Un racconto costruito sulla contemporaneità, dove, alle spiegazioni-proteste dei “noi” fa da controcanto ciò che sente, vede, annusa, prova, quel “lui” che ormai se ne sta in alto, sopra l’acqua e lì le percezioni possono arrivare a sfiorare la purezza.
    La visione d’insieme che può avere il “noi” è quasi totale, poiché il “noi” pur derelitto vive in quell’habitat urbano di gran rilevanza e per questo il “noi” assurge a pari protagonista, e per una volta si sente considerato. Certo, un po’ di timore ce l’ha del questore, ma sa di non aver fatto nulla di male.
    E se all’inizio parrebbe che il salire del “lui” sul campanile non sia altro che uno sfizio, una marachella di bambino, magari solo per godersi quella visione così pura sopra Venezia, o peggio ancora un terrorista con esplosivi e quant’altro servisse alla distruzione del “simbolo”, ecco che poi un altro scopo emerge: la cattura del tempo (chi non vorrebbe poterlo fare, catturare il tempo e metterlo a propria disposizione?). [ Questo svelamento a questo punto del brano forse andava maggiormente occultato, forse è un indizio troppo palese troppo anticipato]
    Dove sta il Moro numero 3 che tiene in alto il suo martello e mai lo potrà far cadere sulla campana per farla suonare? Il terzo Moro non c’è, né mai potrà esserci. Se il passato non è più e il futuro non è ancora, questo racconto celebra il presente e le (buone) azioni che in esso si possono compiere. Nonostante o forse proprio perché qui si dice “il presente della vita lieve che non sente se stessa, non giudica e non duole, non investe né spera?” in una filosofica osservazione, sempre dall’alto di quel campanile, sempre abbagliato da quella visione di purezza. In un presente della durata di 4 minuti soltanto, ma che basteranno al terzo Moro per afferrare il presente del Tempo.
    E il “noi” finale, che fra un bicchiere di vino, un’elemosina e un complimento del questore per la collaborazione, riporta ogni cosa al suo posto: siccome non riusciamo a vivere il presente, quei due Mori continueranno a indicare il passato e il futuro.
    Buona domenica a tutti.

  9. Maria Cristina Vezzosi Says:

    Arianna mi aveva già conquistato con Zazie.

  10. aria Says:

    grazie per avere letto e commentato: a Luciana in particolare.

  11. mariagiannalia Says:

    Questo testo è proprio bello nella sua delicatezza di contenuti e nella musicalità delle parole. La struttura narrativa, costruita come una drammatizzazione, ci fa “sentire” tutte le voci, quella corale contrapposta alla singola: la materia e lo spirito. Brava.

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