L’uomo col giornale in mano

by
Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

Tranquillo Cremona: Ritratto di Giuseppe Bianchi

di giuliomozzi

[Scritto a fine 2005 o inizio 2006, su richiesta di Stefano Fugazza e Gabriele Dadati, per la collana Scrivere l’arte della Galleria d’arte moderna Ricci-Oddi di Piacenza. Forse non è vero che questo quadro è il primo in cui compare un giornale quotidiano: comunque dev’essere uno dei primi].

L’uomo col giornale in mano
ha il braccio destro abbandonato lungo il fianco.
L’uomo col giornale in mano
regge il giornale con la mano destra,
alza lo sguardo e volta il viso verso
noi, che lo guardiamo.
L’uomo col giornale in mano
ha interrotta la lettura del giornale
per guardare
noi, che lo guardiamo.

L’uomo col giornale in mano è morto.
Noi, per ora, siamo vivi.

Eppure l’uomo col giornale in mano ci guarda
con uno sguardo attento e cortese
con lo sguardo di chi ha interrotta un’occupazione
e sta in attesa:
in attesa che noi, vivi, gli diciamo qualcosa.

L’uomo col giornale in mano ha interrotta
la lettura del suo giornale,
ha abbandonato il braccio destro lungo il corpo
continuando a reggere il giornale
e ha alzati gli occhi e si è voltato verso di noi
come fa un uomo cortese, come fa un uomo assorto
in un’occupazione
quando qualcuno gli si avvicina, gli rivolge la parola,
ha bisogno di lui o ha qualcosa da proporgli.

L’uomo col giornale in mano è morto,
e di lui, a noi vivi, rimane questo sguardo attento
e cortese,
questo sguardo che era dedicato, fino a un attimo fa, alla lettura del giornale,
e ora è dedicato a noi.

Che cosa leggeva, nel giornale, l’uomo col giornale in mano?
Dalla lettura di quali notizie od opinioni l’abbiamo distolto
entrando nel cerchio della sua attenzione?
Dov’era, la mente dell’uomo col giornale in mano, fino a un attimo fa,
quand’era assorta nella lettura del giornale?
Dove erano le nostre menti fino a un attimo fa, fino a prima che incrociassimo
lo sguardo dell’uomo col giornale in mano?

Ora, noi osserviamo quest’uomo.
Il corpo di quest’uomo è ricoperto di insegne.
La barba, il cappello, l’abito, l’orologio,
il distintivo applicato alla giacca,
lo stesso giornale che ora pende
dalla mano destra, dal braccio abbandonato lungo il fianco:
ecco, queste sono le insegne.
Le insegne dell’uomo che ha voluto farsi ritrarre
così, come uno che alza gli occhi dal giornale
sul quale aveva concentrata la sua attenzione
fino a un attimo fa,
e che adesso dedica a noi, guardandoci,
la sua cortese attenzione.
Questo è un uomo in ascolto.
Questo è un uomo che ci guarda con uno sguardo tranquillo.
Questo è un uomo che, qualunque cosa accada,
è pronto.

L’uomo col giornale in mano
porta su di sé le sue insegne
perché l’uomo col giornale in mano
è un uomo che vive nel mondo
e sa che nel mondo la carne, il cuore, l’animo, l’intelletto
non contano:
nel mondo, contano le insegne.
Ogni uomo che cammina nel mondo
è accompagnato dal canto delle sue insegne;
il canto delle sue insegne lo precede
mentre cammina nella pubblica via,
il canto delle sue insegne risuona ancora
quando l’uomo se n’è uscito dalla stanza.
È alle insegne che l’uomo porta su di sé
che si rivolge il saluto dei passanti, l’ossequio degli inferiori,
l’invidioso rispetto dei pari, il cauto disprezzo dei superiori.

L’uomo col giornale in mano
è ciò che è:
è un uomo che legge il mondo
ogni giorno, considerando attentamente ogni parola
che trova scritta nel giornale.
Il giornale si chiama: Corriere mercantile.
L’uomo col giornale in mano
non ha in mano uno scettro, né un crocefisso, né un falcone.
L’uomo col giornale in mano sta, solo, col suo giornale
difronte al mondo,
e il mondo
è un grande mercato.

Non sa, l’uomo col giornale in mano, di essere il primo
uomo che viene ritratto, con colori su tela, mentre distoglie lo sguardo
dal giornale e rivolge a noi, che lo guardiamo,
la sua cortese attenzione.
Non sa, l’uomo col giornale in mano, che le insegne
delle quali il suo corpo è rivestito
non ci dicono, ora, più nulla: tacciono
tutte, non cantano più.
Solo il suo giornale, oggi, ci parla.
Il Corriere mercantile, e i suoi occhi tranquilli.

Dietro quegli occhi, noi vediamo una mente che calcola.
Dietro quegli occhi, noi vediamo una mente saggia
che calcola il rischio e il profitto, il vantaggio e lo svantaggio.
Dietro quegli occhi, noi vediamo una mente buona
che bada alla sopravvivenza delle ricchezze,
al benessere delle persone che l’uomo ama
e che vivono, da lui amate, grazie alle sue ricchezze.

Quest’uomo è un mercante.
Il suo lavoro
è comperare merci, vendere merci.
Ciò di cui l’uomo ha bisogno, lui lo conosce.
Ciò che l’uomo desidera, lui lo conosce.
I bisogni e i desideri degli uomini
sono il suo lavoro.
E il mondo dei bisogni e dei desideri
e delle merci che possono soddisfarli
è tutto lì, dentro il Corriere mercantile.

L’uomo col giornale in mano è il primo uomo che un pittore
abbia ritratto nel momento in cui distoglie lo sguardo
dal giornale e rivolge al mondo
la sua attenzione.
Tuttavia, l’uomo col giornale in mano
non immagina
l’importanza dell’avvenimento.
L’uomo col giornale in mano affida
il suo onore
alla barba, all’abito, al cappello, all’orologio
e al distintivo che gli adorna la giacca.
L’uomo col giornale in mano non sa
che di tutto questo nulla è sopravvissuto:
è sopravvissuto solo il giornale
che pende dalla sua mano destra.
E i suoi occhi tranquilli
sono gli occhi di un uomo che sa
le cose del mondo, che è informato
delle cose del mondo, che ogni giorno
legge il suo giornale e dal giornale trae
informazioni, che il suo ingegno farà fruttificare,
che il suo ingegno trasformerà in ricchezze
e in benessere per le persone che egli ama, che vivono grazie
alle sue ricchezze.

Quest’uomo è un uomo ricco
e la sua ricchezza non è dovuta ad altro
che al suo ingegno, alla sua saggezza, alla sua bontà
e al suo giornale, dal quale
per un attimo ha distolti gli occhi
per guardarci, per guardare noi
che siamo ancora vivi e a sua volta lo guardiamo,
l’uomo col giornale in mano,
interrogando la sua caducità,
la fragilità della sua carne,
la futilità della barba, del cappello, dell’abito e dell’orologio
nei quali egli, lo sappiamo, riponeva tante speranze.
Il suo giornale, quest’uomo, con quel gesto
tranquillo, il suo giornale, abbandonando il braccio destro lungo il corpo,
il suo giornale, quest’uomo, vi rendete conto?
Quasi ce lo nasconde, per pudore.
Perché da quel giornale vengono, grazie al suo ingegno, le sue ricchezze
e quest’uomo, delle sue ricchezze, ha pudore.
Perché quel giornale è l’insegna
del suo lavoro, del lavoro che il suo ingegno fa ogni giorno
per produrre ricchezze.
E produrre ricchezza, lavorare, per quest’uomo
che adesso, mentre pensiamo questo, diventa definitivamente morto,
non è cosa nobile.
È nobile la barba, è nobile il cappello,
sono nobili l’abito e l’orologio:
ma il lavoro, l’alzarsi presto la mattina, la lettura quotidiana
meticolosa
del giornale,
no, tutto questo non è nobile.

Quest’uomo conosce
i bisogni e i desideri degli uomini,
dei bisogni e dei desideri degli uomini
è fatta la sua vita.
Tuttavia quest’uomo sa
che non è nobile
riempire la vita di bisogni e desideri.
L’uomo nobile
è l’uomo senza affanni,
l’uomo che può dedicarsi a un altro uomo
solo quando ne abbia voglia,
per un ghiribizzo o per un gesto di bontà.
L’uomo col giornale in mano
è un uomo che produce ricchezze
affannandosi,
è un uomo che si dedica ai bisogni e ai desideri degli uomini
tutto il santo giorno,
con pazienza e saggezza,
con tutto il suo cuore e tutta la sua mente e tutta la sua anima,
perché così
può assicurare alle persone che ama
una vita felice, lontana da bisogni e desideri:
una vita, spera l’uomo col giornale in mano,
senza bisogni né desideri.
Una vita nobile.

Per questo l’uomo ci guarda a quel modo.
Per questo i suoi occhi tranquilli sono puntati su di noi.
L’uomo conosce i suoi occhi,
sa che i suoi occhi hanno la forza
di attirare su di sé gli occhi dell’interlocutore,
di imprigionare la sua attenzione.
L’uomo che ha appena distolti gli occhi dal giornale,
che ha abbandonato il braccio destro lungo il corpo,
l’uomo che rivolge a noi il suo sguardo attento e cortese,
quest’uomo vuole
che non ci accorgiamo del suo giornale,
che non pensiamo a lui come a un uomo
che si alza presto la mattina per leggere il giornale,
che si alza presto la mattina per decidere acquisti e vendite,
che si alza presto la mattina per visitare moli e magazzini,
che si alza presto la mattina per trattare sui prezzi,
che si alza presto la mattina per imparare – informandosi,
leggendo attentamente il Corriere mercantile,
passeggiando per la via,
concedendo benignamente la sua attenzione,
conversando amabilmente in piazza o al caffè,
osservando il mondo,
questo mondo pieno di uomini e di donne –
i bisogni e i desideri degli uomini e delle donne.

Quest’uomo è un mercante.
Il suo sguardo è paziente e saggio.
I nostri bisogni e i nostri desideri, lui li conosce
e sa, grazie alla lettura del Corriere mercantile,
con quali merci potrà soddisfarli.
Per questo, noi lo amiamo.

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4 Risposte to “L’uomo col giornale in mano”

  1. Ma.Ma. Says:

    Mi piacerebbe riuscire a spiegare una cosa che mi ha fatto pensare questo testo… ma non ci riesco. C’entra comunque con lo sguardo (del narratore), con l’attenzione, con le considerazioni, con le ripetizioni, e con il fatto che – arrivata alla fine – non riesco a immaginare un modo più “profondo” (che non mi piace però questa parola) o anche solo efficacemente diverso con cui si sarebbe potuto descrivere questo dipinto. Ecco… circa qualcosa del genere.

  2. Ezio Says:

    Questo uomo è un uomo.

  3. maria Says:

    Questa non è critica d’arte,questa è altra opera d’arte.

  4. sergio garufi Says:

    non ti ho mai visto così poco attivo, giulio, que pasa?

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