“Gli impotenti della letteratura”, di Autori Varii

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di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

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Absit iniuria verbis, ma quando il vostro bibliofilo si trovò per le mani il libriccino (formato tascabile, un’ottantina di pagine) la cui copertina decisamente optical e Anni Settanta potete contemplare qui accanto (e se lo trovò tra le mani senza averlo cercato, essendogli stato notturnamente deposto nella cassetta delle lettere, in plico anonimo, da mano altrettanto anonima, in una fresca notte d’inizio settembre), la prima cosa che gli venne in mente fu quel generere di barzellette che ci divertivano tanto quand’eravamo bambini, e non ci appaiono oggi che insulsamente razziste: ci sono un italiano, un tedesco, un inglese eccetera. Qui, quattro critici (il francesce Jean-Claude Pelletier, lo spagnolo Manuel Espinoza, l’italiano Piero Morini, l’inglese Elizabeth Norton) e uno scrittore (il tedesco Hans Reiter) si sono messi insieme e hanno unito le forze allo scopo di dare degna sepoltura a ciò cui devono, in effetti, qualunque risultato o successo abbiano ottenuto nella vita: i quattro critici campano infatti dello stipendio che fornisce loro la rispettiva università, lo scrittore campa dell’omaggio che la schiera critica, e i nostri quattro moschettieri in prima fila, gli rende: perché il pubblico (e non turbatevi, dunque, se il vostro primo pensiero è stato: “Hans Reiter! Chi era costui?”) effettivamente gli latita.

Ma l’effetto barzelletta, appena scosso dall’animo del vostro bibliofilo grazie a un soprassalto di adultità, immediatamente s’è riproposto nel momento in cui la Nota posta in fondo al volume lo ha reso edotto: il critico inglese insegna in Francia, quello francese in Spagna, quello spagnolo in Italia e quello italiano, incoerentemente, a Bangkok; mentre lo scrittore tedesco, a quanto pare, nato in un villaggio agricolo della Slesia, mai se ne allontanò se non per partecipare con i propri prodotti a qualche fiera agricola nel villaggio accanto (la Slesia, peraltro, è una di quelle regioni d’Europa delle quali non si saprebbe dire a quale nazione appartengono, essendo state sballottate di migrazione in matrimonio, di guerra in trattato, da un’appartenenza a un’altra; e lo dimostra la ricchezza onomastica, teste Wikipedia, per cui Slesia dicesi in polacco Śląsk, in antico polacco Ślążsk[o], in tedesco Schlesien, in ceco Slezsko, in slovacco Sliezsko, in tedesco slesiano Schläsing, in slesiano Ślůnsk ɕlonsk, in lusaziano superiore Šleska, in lusaziano inferiore Šlazyńska, eccetera: e in questo modo al libretto – il cui concept nacque peraltro, informa la Nota, durante una critical residence nell’Ontario – è garantita una spruzzata di mitteleuropità, che in questi adelphiani tempi fa sempre bene).

Ma veniamo dunque al contenuto. Nella programmatica introduzione i nostri quattro più uno autori scrivono (e questo valga anche come campione della loro mirabile cooperativa prosa):

La cultura occientale è oppressa da coloro che bisogna pur definire gli impotenti della letteratura, cioè i critici accademici e militanti, i giornalisti di cultura, l’industria dell’intrattenimento e l’avanguardia. Le conseguenze di questa situazione ricadono spesso sul lettore: il quale, leggendo le recensioni compiacenti, assistendo alla farsa impudica dei premi letterari e alla spettacolarizzazione tanto della figura dell’Autore (sempre con la A maiuscola) quanto della figura del Mediatore (ma sarebbe meglio dire Orchestratore) culturale, nonché acquistando spesso libri insignificanti che le baronerie universitarie, il disinformazionismo dei giornali, la cultura industriale o il conformismo avanguardistico gli impongono di leggere, ha la vivace impressione di essere vittima di una truffa. E impotenti, li chiamiamo, anziché potenti, costoro, perché se potere hanno (e tanto!) nel mondo e nell’economia, è proprio in ciò di cui pretendono di occuparsi, e in cui pretendono di dettare legge, ossia nella vera letteratura, che si rivelano per quei fuchi e quegli eunuchi che sono.

Del fatto che questo passaggio descriva prettamente, in realtà, gli autori del saggio, gli autori medesimi non sembrano avvedersene: e sarà convenienza, o sfacciataggine, o malafede, o semplice stupidità: non spetta a noi dirlo. Proseguono:

Una protesta moralistica nei confronti degli impotenti della letteratura sarebbe inutile e patetica. Il problema semmai è un altro: capire quali siano le cause che hanno condotto a una tale situazione e delineare la via d’una possibile alternativa.

In realtà poi, nel corpo del libretto, poco spazio è dedicato a un’analisi storico-causale del fenomeno, limitata al richiamo di qualche articolo approssimativamente letto di Wired o di qualche malinteso post del blog di Massimo Mantellini: predominandovi, appunto, la protesta politico-moralistica. Mentre l’alternativa, come accade ogniqualvolta l’approccio è moralistico, è ovviamente populista:

Noi vogliamo, semplicemente, una letteratura fatta di scrittori e di lettori. Una letteratura senza critici che paternalisticamente ci dicano che cosa deve e che cosa non deve piacerci; una letteratura senza giornalisti che si affannino un giorno sì e l’altro pure a creare e imporre “divi” e “casi umani” (indistinguibili, in realtà, questi da quelli); una letteratura senza industria, che si svincoli dalle tanto ferree quanto oscene leggi del profitto e del guadagno; una letteratura senza autonominate avanguardie, senza tribunali del Nuovo, senza epurazioni del Vecchio, senza esecuzioni sommarie dei Classici, senza fazionismi e frazionismi, in sostanza una letteratura senza mode (perché non è altro, l’avanguardismo, di qualunque raffinatezza filosofica s’ammanti, che un modo per essere di moda: magari solo tra pochi intimi, nelle ristrette élites che garantiscono rendite materiali e spirituali). Una letteratura che sia letteratura e basta: che sia letteratura, e di ciò non si accontenti, ma si vanti.

Da qui, come avranno capito i miei ventidue lettori, alla mistica della Gran Madre delle Reti, all’elogio dell’autopubblicazione, all’evocazione affettiva del “contatto diretto” con i lettori, alla cinquestellica promozione della “democrazia dei lettori”, e cìschele e ciàschele, ci manca poco: e mancano, in effetti, solo due pagine: dalla ventidue alla ventiquattro il passo viene compiuto. E i nostri quattro moschettieri critici, più il D’Artagnan scrittore, risultano impegnati in nient’altro che nel tentativo di rifarsi una verginità, proponendosi come alfieri di un Nuovo del quale nulla sanno, mantenendo nel contempo bene incollati i loro posteriori alle poltrone del Vecchio, del quale conoscono ogni pratica e convenzione.

E fin qui, la cosa potrebbe anche andare: di sciocchezze se ne dicono tante, se ne stampano ancor di più, e una più o una meno messa in circolazione poco cambia. Il guaio è che il nostro quartetto più uno non si esime dal mettersi lì a disegnare il nuovo canone della letteratura, sgomitando per promuovere ad Autori di Riferimento i più bisbetici tra gli smanettoni autopubblicati, e tessendo gli elogi di opere dalle qualità non dico dubbie, ma sicuramente nulle: per limitarci alla letteratura italiana, e ad alcune opere nelle quali anche al vostro bibliofilo capitò d’incappare (ma per ritrarsene, a recensione compiuta, inorridito), troviamo portati alle stelle La livellatrice di Luigi Mercantini, Gli angoli più segreti sono i più sudici di Giammanco Pessògno, Lo spettro della porta accanto di Edgardo Allampo, La passione è solitaria di Roberta Ritorta, e via via di male in peggio. Invero i nostri cinque autori sembrano aver sfruculiato abbastanza a caso nella massa immensa (si parla di quasi trentamila titoli, solo in Italia, dal 2010 a oggi) delle opere letterarie (o, più esattamente, delle pretese tali) messe in circolazione senza alcuna mediazione editoriale, senza alcuna considerazione critica, nell’assoluto disinteresse giornalistico – ma, secondo il quartetto, in larga misura connotate da un sacrosanto furore e fervore avanguardistico (dell’avanguardia “giusta”, naturalmente).

Che dire? Il vostro bibliofilo, per quanto di per sé ben disposto e – diremmo quasi – bissolatamente appassionato agli esperimenti letterari ed editoriali senza speranza, è da un cotal metodico e scrupoloso seppuku veramente atterrito.

Un breve comunicato stampa, che trovai accluso nell’involto, avvisa che l’operucola sarà presenta al pubblico nel corso del festival Pordenonelegge, a Pordenone, nella notte tra il 17 e il 18 settembre prossimi: più precisamente alle ore 24 del 17, o alle ore zero del 18, secondo la preferenza di ciascuno, presso la loggia del Municipio. L’evento, ovviamente, non è nel calendario ufficiale. Ma noi, che alla discussione non ci sottraiamo, ci saremo.

(E a chi sostenesse che di questa faccenda il vostro bibliofilo sta facendo un fatto personale, solo perché tra i libri da gettare al rogo è citato – furbescamente nell’ultima pagina, in nota – quel Balie insistono del quale indegnamente è l’autore; o perché vi è lussurreggiantemente lodata, in un untuoso capitolo che ha la misura quasi del saggio autonomo, la da lui già fustigata Mariella Prestante: be’, direi che chi avesse del sottoscritto – anzi, per la precisione: soprascritto – una cotale e sventata opinione può anche smettere i leggerlo; e morta là).

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11 Risposte to ““Gli impotenti della letteratura”, di Autori Varii”

  1. acabarra59 Says:

    “ Sabato 12 aprile 2014 – « Credo però che bisognerebbe vedere gli impotenti come “ diversamente abili “. » “ (Da una lettera al Venerdì) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  2. Marco Bertoli Says:

    Chissà se a Rodolfo Quadrelli (che mi piacere veder ricordato sia pure, come qui, con disdegnoso gusto) sarebbe piaciuto Bolaño.

    http://www.anobii.com/books/I_potenti_della_letteratura/01cf10fe5dcd51c202

  3. Ma.Ma. Says:

    Egregio signor Bissolati, occhio a dare indicazione della sua presenza che va a finire che alle 24.00 di sabato, a Pordenone, si ritrova accerchiato da tutte le sue fans…

  4. Ennio Bissolati Says:

    Ci sarà una birreria a Pordenone!

  5. Giulio Mozzi Says:

    Oh, beh, se c’erano giudici a Berlino…

  6. Ma.Ma. Says:

    Uhm, mi è “scappato” un commento.

    Ad ogni modo, ribadisco. Se c’è davvero una birreria dove dice, caro signor Bissolati, e lei sarà nei paraggi, io (e mio marito) saremo felici di offrirle una birra. Basta che non si metta a fare il critico: chiara o scura?😀

  7. C.P. Says:

    In effetti, signor Bissolati, ora che ci penso “Contro l’interpretazione” di Susan Sontag è una raccolta di articoli di critica interpretativa e, per dire, “Vere presenze” di George Steiner, che attacca l’insegnamento universitario della letteratura basato più sulla saggistica che sulla lettura dei testi, è un saggio. Se la pensava così, per spiegare il concetto poteva fare un’antologia.

  8. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 15 settembre 2016 – « Domanda: sarà stato pagato due volte? », commentò Giulio Mozzi nell’agosto 2011 su Minima&moralia a proposito della notizia che Pietro Citati aveva pubblicato lo stesso articolo prima su Repubblica e poi, quindici anni dopo, sul Corriere. Dove si vede che non tutto Internet viene per nuocere. E che l’impotenza « ben temperata » rende. “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  9. la Matta Says:

    Quasi comre ill clavicembalo….matta

  10. Mattia Says:

    L’esistenza di suddetti critici è stata gentilmente estrapolata da 2666

  11. Giulio Mozzi Says:

    Come già notato.

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