Elisabetta François a Gonzalo Pirobutirro d’Eltino (Lettere delle eroine, 33)

by

14203092_1124916304267257_6558780106347029177_n

di Davide Di Finizio

[Ieri scrivevo scherzosamente in Facebook: Tra le “lettere di eroine” che mi sarebbe piaciuto leggere, ma che ahimè non sono pervenute, quella che mi manca di più è la lettera di Elisabetta François al figlio Gonzalo (lettera che Gonzalo troverà sullo scrittoio della madre, incompiuta, dopo la morte della madre stessa). E la lettera, imprevedibilmente, è arrivata].

Gonzalo,

o dovrei dire Coriolano?

Già, ti ricordi tutte quelle storie greche e latine che ti raccontavo da bambino? Ora mi sento proprio come in una di quelle, mi sento Veturia, la madre di un iracondo che vorrebbe distruggere casa sua. E anche se non siamo a Roma, ma nel villaggio di Lukones, sono qui a supplicarti, per iscritto, visto che a voce non ci intendiamo: smettila di urlare, ché quando urli ti sentono tutti; ti sente Battistina, ti sentono i peones, ti sente Di Pascuale (con la c, non come quei barbari italici che lo scrivono con la q), ti sente persino Gaetano Palumbo che finge di essere sordo (e finge pure di chiamarsi Pedro Manganones, che al Nistitúo evidentemente fa più figo).

Che figura ci fai, se ti sentono tutti? Tu sei un ingegnere, hai un ruolo sociale da difendere. Lo so, tu da ragazzino non volevi fare l’ingegnere, volevi fare il poeta, come Caçoncellos, come il Marone … e non mi ripetere che Vergilio è un coglione, ché tanto non ti credo; soprattutto non mi spiattellare quei soliti versi della quarta ecloga: cui non risere parentes a chi? Lo sai bene che tuo padre ed io ti abbiamo sempre adorato, ed io ti adoro ancora; anche perché un dio che ti concede la mensa lo trovi sempre, ma se una dea … non ti concede … ehm … l’amoroso giaciglio … sarà mica colpa mia?

Tu sei un orso, sempre corrucciato, sempre incazzato, con quel muso lungo che le ragazze se ne scappano via. Anzi, io ti sono madre e certe cose una buona volta te le devo pure dire: tu sei così proprio perché ti manca un amoroso giaciglio. Forse la colpa è anche mia, dovevo lasciarti seguire le tue inclinazioni, dovevo saperlo che da che il mondo è mondo, all’Ognina, a Trezza, ad Aci Castello e a Maradagàl, gli ingegneri non cuccano; al massimo si sposano, ma poi le loro mogli li tradiscono coi poeti; i poeti, sì, saranno pure dei morti di fame, però con le donne … sì, insomma, persino uno come te lo capisce che ci fanno i poeti con le donne (e non mi citare il caso-limite di quel recanatese che ha bavato inutilmente dietro a Fanny, lo sai che è un’eccezione!).

Ma perché non parli col dottor Higueróa? Magari ti può aiutare, magari ti dà una mano; ma non fare come quella volta, che ti sei messo a strepitare pure con lui a proposito di quel nipotino del Di Pascuale che viene a lezione da me: possibile che tu, grande e grosso come sei, sei geloso di un ragazzino a cui la tua povera madre, per fare un po’ di bene, insegna choux, bijoux, cailloux? Promette bene quel ragazzino, ha un talento innato, ama talmente il francese che, da grande, vorrebbe scrivere delle vignette cretine sui terremoti italiani: sento già che sarà un successo!

Ma la smetto di divagare, ché ho ancora tante cose da dirti. Mi sono messa a scriverti cercando un contatto, un confronto, qualcosa che da vicino non riusciamo mai ad avere, è per questo che divago, perché non riesco a fare a meno di sfogarmi, non riesco a fare a meno di scriverti tutto quello che mi passa per la testa, tutto quello che vorrei dirti, ma che non trovo mai il coraggio di dirti; perché pur vivendo nella stessa casa, siamo così distanti, come due perfetti sconosciuti. Lo so, così rischio di diventare sdolcinata, ma se non riesco a dirtelo, devo almeno provare a scrivertelo: Ti voglio bene, figlio mio.

Ecco, per provare a dimostrartelo, questo bene, ho pensato di farti un regalo: ti ricordi quell’orologio che volevi sempre comprarti, ma che non acquistavi mai perché, in fondo, speravi che qualcuno te lo regalasse? ti ricordi che il giorno della tua laurea io avevo intenzione di farlo, ma tu, testone che sei, ti mettesti in testa che volevo prendertelo solo per fare del bene a quel russo? Ti ricordi che minacciasti di prenderlo a revolverate, quel povero batjuska?

Bene, sia quel che sia, la tua mamma ha deciso di regalarti un bell’orologio d’oro (un affare: l’ho pagato solo cuarenta centavos!) ma, tranquillo, non l’ho acquistato dal russo, bensì da un italiano, tale Achille Besozzi; ti scrivo il suo nome perché stavolta non voglio che ci siano malintesi, e anche perché so come sono le malelingue, e se non ti scrivessi tutto io te lo racconterebbero gli altri, a modo loro: in pratica questo Besozzi è un ladro, ma non ti lasciar ingannare dalle apparenze, perché l’orologio non è stato rubato; anzi, l’Achille l’ha avuto in dono in seguito ad un atto d’eroismo, dopo aver salvato una bimba e il suo pappagallo da un incendio.

Te l’ho lasciato sul comò … vedrai che bell’orologio … spero che ti piaccia, amore di mamma, anzi … sono sicura che ti piacerà …

E se non ti piace … szàc

(Qui, sfortunatamente, s’interrompe la lettera della Signora).

Carlo Emilio Gadda, autore de La cognizione del dolore

Carlo Emilio Gadda, autore de La cognizione del dolore,
sbircia indignato la lettera soprastante

Tag: ,

14 Risposte to “Elisabetta François a Gonzalo Pirobutirro d’Eltino (Lettere delle eroine, 33)”

  1. Anna Maria Bonfiglio Says:

    Spassosa, soprattutto quando parla delle “vignette cretine sui terremoti italiani”. E poi la foto…è tutto un programma. Bravo Davide.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Il quadro in alto è nella copertina della prima edizione.

  3. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 28 maggio 1997 ¬- « 8 marzo 1933 – “ Si ricordi che siamo in Cina dove vita e tempo non hanno valore “ » (Shangai Express, Von Sternberg, 1932). Prima del bacio lui ha il cappello, dopo il bacio ce l’ha lei. “ (Adolf Unrat, La cognizione del rossore / Diario postumo) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  4. marcella Says:

    scusate ma la mamma di Gonzalo che scrive “ehm” e “incazzato” proprio non riesco a figurarmela.

  5. Davide Di Finizio Says:

    Che non si tratti (o non solo) di una ricostruzione filologica della scrittura d’autore, ma anzitutto di un gioco come per tutte le altre Lettere, non dovrebbe essere così difficile da figurarsi.

  6. marcella Says:

    Davide, non pensavo alla scrittura di Gadda, pensavo proprio alla madre come personaggio, anzi, come persona: con la sua età, il suo carattere, il suo temperamento.

  7. Davide Di Finizio Says:

    In realtà il personaggio gaddiano è profondamente ambiguo. Questa lettera è un tentativo (modesto quanto si vuole) di scrivere il “non detto”. Che poi la Signora esprima la verità è tutto da stabilire, difatti l’onomatopea finale potrebbe rimettere tutto in discussione.

  8. Silvia Says:

    Ieri? Ma allora è ancora possibile inviarne?

  9. Alexander C. Says:

    Non vorrei usare un termine da avanspettacolo, ma queste non sono “letterine” ma “letterone”. Mi aggrego alla richiesta di Silvia: “Ma allora è ancora possibile inviarne?” (Poiché quivi si parla di terremoto, oltreché di Besozzi)

  10. claudia Says:

    Però questa lettera la valeva, un’eccezione alle regole.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Ho fatto un’eccezione per questa lettera, perché alla fin fine l’ho praticamente richiesta io. Il termine per partecipare (come si legge nelle regole del gioco pubblicate il 28 giugno, e linkate in ogni lettera), era il 30 luglio 2016.

  12. Alexander C. Says:

    Non fa nulla, si era inteso, in un certo qual senso. Le invieremo alla prossima delle Heroides, magari, o per qualche altra occasione “out of the game”.

  13. Alexander C. Says:

    A proposito di vignette cretine sui terremoti italiani: postato sul profilo ufficiale di Charlie Hebdo, dove c’è il putiferio di commenti, gli italiani che smerdano i francesi, e i sanculotti che snobbano les italiens (quelli lì, insomma, tutti spaghetti e mandolino). Spero di non turbare nessuno, e in fondo, dopo i vari sommari sulle maialate….). Ciao Charlie, qui c’è un sacco di gente incazzata per quella storia della vignetta, tra gli italiani sorpresi di cotanta vostra disinformazione sul terremoto che ha scatenato il putiferio (ma non era la vostra vignetta?) e i sanculotti (vi chiamerò così) altrettanto sorpresi perché ce la siamo presi tanto. Intanto chiariamo una cosa: voi, visto che siete per la libertà di espressione, potete fare quello che minchia volete… Ma vi pare giusto che uno non può postare manco una foto in modo da avviare la contro-satira? Suvvia sanculotti, alla presa della Bastiglia! Solo che a posto della Bastiglia c’erano quattro casette antiche del centro Italia attraversate da più di cinquecento scosse. Ci hai pensato bene, Charlie, perché non aggiungerne un’altra? Beh, buon per voi che non vi arrivino foto e fotine varie: chissà quanti culi, quanti cessi, stronzi galleggianti, diti medi in bella vista, piselli, vagine et cetera et cetera. Che bel ricordo che ho della Francia (Parigi) mi trovavo all’ingresso di una metropolitana e a un certo punto ho chiesto a un sanculotto passante “excuse moi, questa metro dove va?”. E quello, per tutta risposta: “Italiani, merda! Andate via!”. Lo vedi, Charlie, la storia si ripete. Come dire… Corsi e ricorsi storici. Dai, Charlie, non mi far fare il saputello con i sanculotti, che già quelli come te mirano a sputare sentenze. Non mi fraintendere, Charlie: io sono per la libertà di espressione, sono con Voltaire e contro tutte quelle forme monoteistiche di espressione religiosa, che altro non sono che l’oppio dei popoli, e piuttosto per un sincretismo religioso, o ancora una religione del focolare, che magari stara’ sul caz.. ai tuoi cari sanculotti, ma questa ho e questa mi tengo. Ma tu, Charlie, pensaci bene, prima di sputare sentenze, che qui non siamo alla presa della Bastiglia, ma piuttosto alla presa per i fondelli. Volevo postarti una foto del mitico Totò, ma non ho potuto. Più o meno il senso del testo era questo: “Noio volevan savoir che caz.. volevan dir ste quatre merde de Charlie Bidet?”. P. S. E voi, sanculotti, non ve la prendete…

  14. Dino Says:

    Una lettera eccezionale, in tutti i sensi,stilisticamente sembra davvero la reincarnazione di Gadda, dura e nello stesso tempo spiritosissima. Originale anche l’idea di legare la Cognizione all’Incendio di via Keplero. Complimenti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...