Cécile a Cyril (Lettere delle eroine, 30)

by

ritaglio

di Francesca Barsotti

[Le Regole del gioco].

Parigi, 23 giugno 1974

Mio caro Cyril,

piove a dirotto e io provo qualcosa di indefinibile, un specie di istinto da animale selvatico che mi porta a rifugiarmi tra queste righe. Sono le nove e sto bevendo un caffè seduta al tavolino del bar sotto casa. Oggi fatico a svegliarmi. Sarà questo tempo uggioso, sarà che le vacanze per me sono ancora lontane…

Ci separa un’estate indimenticabile.

Il frinire delle cicale, il caldo, il suo arrivo… La fine. I ricordi mi tormentano come se fossero trascorse soltanto poche settimane. E invece sono vent’anni. Vent’anni senza Anne, vent’anni senza la sua elegante indifferenza, vent’anni senza certezze.

Non che io mi senta in colpa, beninteso. A che servirebbe? A chi servirebbe? Si tratta piuttosto di una strana malinconia che mi assale ogni volta che a Parigi piove. Allora, guardo i vetri bagnati della finestra del mio studio, a Montmartre, e rivedo il film di quell’estate.

Sono diventata architetto, sai? So che la cosa ti sorprende: una ragazza priva di autodisciplina come me arrivare addirittura alla laurea! Mi occupo soprattutto di ristrutturazioni in abitazioni private e arredamento. Roba bella, insomma. I miei amici artisti mi chiamano “la belle architecte aux yeux de mer”. Io sorrido e, a volte, poso per loro. Perché mi piace. Mi piace guardare il blu dei miei occhi sciolto sulla tela. Ogni artista lo vede a suo modo. Come il colore del mare che muta di continuo: azzurro, verde, grigioblu…

Rammenti quando cercavi di insegnarmi ad andare in barca a vela? L’estate scorsa sono tornata su quella spiaggetta, da sola. È ancora com’era, ferma in un’attesa infinita.

Non mi sono mai sposata. Vivo libera: niente compagni e, soprattutto, niente figli.

E tu? Ti immagino in giacca e cravatta a capo di un importante studio legale, di quelli un po’ austeri, con alti scaffali in legno di noce e quadri d’autore. E poi, che altro… Ecco: ti vedo a passeggio con tua moglie che indossa un delizioso tailleur rosa di Chanel e tiene per mano il più piccolo dei vostri tre figli. Ha dei bei capelli corvini raccolti in uno chignon, la carnagione di porcellana, leggermente ma perfettamente truccata. Sembra felice. Di una felicità che sarebbe un delitto voler incrinare.

Non ti chiedo di incontrarci. Se ciò dovesse capitare per caso (finora non è successo…), lascerò a te decidere se riconoscermi o evitare il mio sguardo. Allo stesso modo in cui io ho evitato il tuo il giorno del funerale.

Mi ero spinta troppo avanti nei miei giochi di adolescente. Tu eri lì, stordito dal caldo e dall’amore, pronto a sottrarmi al Nuovo Ordine Glaciale che Anne avrebbe a poco a poco instaurato. E io ho approfittato di te, con il cinismo innocente dei miei diciassette anni. In fondo, volevo solo salvare me stessa, mio padre e, forse, anche noi due.

Io e papà viviamo sempre nella stessa casa. Abbiamo smesso di parlare di lei. Conserviamo solo qualche foto sbiadita sepolta in una scatola di cartone telato e un abito da sera grigio perla nel guardaroba. Il colore che avrebbero assunto le nostre esistenze: raffinato, luminoso, discreto.

Papà continua a essere il mio amico più grande. L’avanzare dell’età non lo ha reso né saggio né noioso, per mia fortuna. Soltanto le sue amicizie femminili nel tempo sono diventate più simili ad Anne che a Elsa. Ora frequentiamo persone meno volatili, mica dei vecchi intellettuali boriosi, per carità, ma gente dalla mente aperta e avida di esperienze, artisti, attori di teatro…

L’altro giorno, mentre lavoravo a un progetto, un amico fotografo mi ha scattato un ritratto in bianco e nero. Sembro quasi una persona seria, compresa nel suo ruolo di professionista. Non trovi?

Sul retro della foto c’è l’indirizzo. Il mio.

Cécile

sagan

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4 Risposte to “Cécile a Cyril (Lettere delle eroine, 30)”

  1. acabarra59 Says:

    “ 18 maggio 1991 – A Caractères (vedi Apostrophes) Handke fronteggia la Sagan chiedendosi come si fa a scrivere un libro umoristico come quello che ha scritto lei. Con la sua maschera stralunata lui risulta più che umoristico: stupefacente. E lo stupore è un’emozione più forte del riso. (Tanto è vero che lei più di una volta deve nascondersi in una risata) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  2. anna maria bonfiglio Says:

    E’ passato tanto di quel tempo da quando ho letto questo libro che non mi ricordo più nulla. Alcuni libri si dovrebbero rileggere, quando si è più maturi. Comunque è una bella lettera, pacata, serena e con il finale a sorpresa.

  3. Lauretta Chiarini Says:

    Un libro che ho amato molto, giovanissima. Questa lettera ne rispecchia lo stile. Bella.

  4. Ezio Says:

    Io non ho letto il libro, però sono riuscito a immaginare una donna mentre scrive e anche, qualcosa, di quello e quelli che racconta. Con poche parole, tante immagini. Credo che sia merito di come l’hai scritta. E’ vero che è serena. Mi è piaciuta proprio.

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