Concetta a Tancredi (Lettere delle eroine, 28)

by

leopar

di Federica Pittaluga

[Le Regole del gioco].

Occhi blu.

Non posso credere che tu l’abbia fatto davvero.

È stato il Principe, vero? Com’è egoista. Chi si crede di essere? Dio?

Siccome non è felice, non è mai felice, allora nessuno può esserlo. Mia madre lo accontenta in ogni più piccolo dettaglio. Ci costringe a mangiare quell’orrenda gelatina al rhum, solo perché piace a lui. Noi tutti la detestiamo. Tu pure, vero? Disgustosa. Sembra che goda a vederci ingollare quella roba viscida, anzi deve essere così. Gli piace vedere le smorfie che cerchiamo di mascherare. Sadico. Sono convinta che Giovanni sia espatriato solo per sfuggire a questa tortura.

Avrebbe potuto abbassarsi a dirmelo lui, invece no. Lo ha detto a mia madre, che l’ha detto a Caterina, che poi l’ha raccontato a Padre Pirrone. E alla fine, sai chi è venuto a dirlo a me? Non tu, camicia rossa da strapazzo, ché se combatti con il coraggio con cui affronti le tue decisioni stiamo freschi. Né mia madre, o una delle mie sorelle, nemmeno quel vigliacco tremebondo del mio confessore – tu gli hai sempre detto di peggio. Quel brutto voltagabbana mi aveva assicurato che avrebbe parlato di noi al Principe, me lo aveva giurato. Aveva persino detto, quel corvaccio del malaugurio, che il Principe ne sarebbe stato lieto. Appunto.

Mi ha scritto il lombardo. Gli ho dato un po’ di corda quando lo hai portato a casa. Secondo lui ora che tu… non riesco nemmeno a scriverlo. Una volta che gli accordi saranno presi, verrete qui e lui… lascia intendere. Lo sai. Non se ne parla. Piuttosto zitella a vita.

Quella viene qui, ogni giorno. Non sopporto i suoi occhietti, la sua aria da bambola, quella voce artefatta. Non ha uno straccio d’accento, quando si finge esperta di moda e di arredamento. Mi immagino che appena esce di qui, si levi le scarpe e vada a pascolare le capre del padre. La mia cameriera mi ha detto che il nonno, il padre della madre… no, non posso scriverti come veniva chiamato.

Il Principe stravede per lei. D’altra parte, ha un debole anche per il cane di Ciccio Tumeo, l’organista.
Ogni volta che la incontra sulle scale, o nel giardino quando scendiamo a dipingere, le sorride. Le fa un cenno con la testa, se si ferma per il Rosario. Poco ci manca che si inchini, nemmeno fosse una di noi.

Occhi blu.

L’altro giorno, Bendicò si è ferito, cercando di abbattere la porta durante il Rosario. Le orme di sangue portavano dal primo piano fino al giardino. Si leccava laggiù la ferita, tutto solo. È stato Paolo a cercarlo, Paolo a trovarlo, Paolo a medicarlo. Zoppica ancora un po’, ma sembra meglio, povera bestia. Non poteva stare senza il Principe neanche mezz’ora. Bell’affare. È l’unico, lui, ad amarlo veramente. Il cane e, forse, tu.

Tua, sempre.




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5 Risposte to “Concetta a Tancredi (Lettere delle eroine, 28)”

  1. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 22 luglio 1999 – Quando ripenso a quella scena del Gattopardo dove c’è Cavriaghi che regala a Concetta il libro di poesie dell’Aleardi e le fa notare che c’è una dedica che dice « Sempre sorda » e lei gli dice: « Sorda in che senso? » e lui risponde, melodrammaticamente: « Sorda ai miei lamenti », mi viene in mente quella specie di mostruosa poesia che mandai a Fortini e lui – che l’aveva interpretata come una specie di avvertimento mafioso perché io dicevo: « Se uscirai ti aspetto » e lui capì qualcosa come « Ti aspetto fuori » – rispondendomi mi fece notare che non si dice « orba » ma « orbata », ma forse io volevo dire proprio orba, cecata, cieca. Come una talpa. « Ben scavato? » Sì, scava, scava… vedrai se alla fine non crolla tutto. “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  2. Nadia Bertolani Says:

    Bella lettera e acabarra sempre divertente.

  3. maria rosa giannalia Says:

    Ma questa Concetta, neanche qui tira fuori un po’ di grinta? Sempre per benino, correttina,principessina. Almeno quattro gliele avrebbe potuto dire al Tancredaccio che l’ha mollata per una semplice parvenue! Se la prende con tutti tranne che con l’unico responsabile del suo cuore infranto. Comunque carina e spiritosa.

  4. fedeperdue Says:

    Ciao Maria Rosa,
    Pensi che paragonare Angelica al cane dell’organista sia proprio da principessina?
    Comunque hai ragione: il conflitto della mia Concetta è con il padre, e non con il vanesio Tancredi.
    Grazie

    Fede

  5. La Dosolina la va di sopra e la si mette a tavolino. – Fedex2 Says:

    […] un certo senso, ho scritto anche la seconda lettera per conto di un’altra persona e destinata a una terza. È stato per via del gioco dell’estate […]

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