Donna Anna al Conte Ottavio (Lettere delle eroine, 12)

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di Pasquale Giaquinto

[Le regole del gioco].

Vienna, 29 ottobre 1788

Beneamato Conte Ottavio, è trascorso un anno esatto dai terribili accadimenti che hanno stravolto le nostre vite. Le dolci parole che accompagnano le rose che ho trovato fresche al mio risveglio, ancora una volta, come un anno fa, chiedono la mia mano. Eppure, dolce Conte Ottavio, compagno e amico della mia vita, non mi rammarico oggi, come invece me ne rammaricai un anno or sono, nel rispondervi di no. Non posso accettare, non posso sposarvi, non voglio sposarvi!

Soltanto oggi possiedo chiarissimamente quelle ragioni che un anno fa albergavano confusamente in me e che non ebbi la forza di riordinare a causa della tragica ed eroica morte del Signor Commendatore, il mio buon Padre. Voi conoscete bene cosa innescò la serie dei temibili eventi che portarono il Signor Don Giovanni a sprofondare negli inferi. Solo oggi, ahimè, ho la lucidità necessaria per raccontarvi tutta la verità.

Quando, nel corso di quell’agitata notte, Don Giovanni s’introdusse nei miei appartamenti con una maschera che gli celava il volto, mi resi subito conto che non poteva trattarsi di voi, Conte Ottavio. Egli mi abbracciò immediatamente, mi strinse con una forza e una passione che mai avevo trovato in un uomo, men che meno in voi, caro Conte. Avrei voluto gridare ma la sua morsa mi provocò un fuoco nella carni. Più tentavo di ribellarmi, più la passione prendeva possesso di me e nel giro di pochi istanti nei fui avvinta. Ancorché ci trovassimo sul punto migliore dell’insolito e inaspettato amplesso, quando già intravedevo la sua spada d’amore fare capolino, egli fuggì e io lo ricorsi per strada. Poco dopo arrivò il mio buon Padre in soccorso e si scatenò la tragedia che lo vide soccombere nel duello. Fu in quell’istante che la mia passione si tramutò in sete di vendetta al punto da costringere voi, mite Ottavio, a pronunciare quel barbaro giuramento di riscattare, come si conveniva, il sangue mio paterno.

Quando in seguito conoscemmo la nobile Donna Elvira, io rimasi subito colpita dalla sua fierezza d’animo. Vidi in quella donna, che forse aveva già sperimentato la medesima spada d’amore, ciò che io sarei potuta divenire. E l’orgoglio salì alle stelle perché non potevo tollerare di dividerlo con altre donne. Non potevo tollerare di essere stata sedotta e abbandonata. C’era solo un’alternativa a ciò, la vendetta. «Vendetta ti chiedo, la chiede il tuo cor!», ricordate? E voi? Cosa facevate nel frattempo, voi, mio flebile ed inetto vagheggino? Perdevate tempo prezioso ad effondervi in magnifiche liriche d’amore quando avreste dovuto soltanto sfoderare la spada. E invece cosa avete preferito? Affidarmi ad uno zotico come Masetto, ad una civettina come Zerlina, ad una donna consumata dalla voluttà come Donna Elvira ed abbandonarmi, per andare in Questura a denunciare quel briccone all’autorità. Siete così inetto che non vi accorgeste della fiamma che divampava in me. Chiedeste la mia mano, è vero, ma con la rigidità che contraddistingue la vostra glaciale educazione. A quella richiesta, all’epoca come oggi, io dico di no. Ancora no, mille volte no!

Quando lo sapemmo sprofondato e divorato dai diavoli dell’inferno, riteneste sufficiente quella vendetta che il cielo si era preso al posto nostro e credeste che tutto fosse regolato. Fu allora che intuii che non sareste mai cambiato, sareste rimasto il vile, flaccido damerino di sempre; e vi chiesi un anno di tempo per meditare il da farsi. Orbene, l’anno è passato, ho elaborato il lutto per la morte del mio adorato Signor Padre ma alla vostra ennesima richiesta della mia mano non rispondo più chiedendovi del tempo, come già feci: di tempo ne abbiamo avuto, ne avete avuto. Alla vostra miserevole richiesta non posso che dire di no. Un semplice, chiaro, definitivo no. In quest’ultimo anno mi avete riempito la testa di poesia, quando il mio corpo vibrante desiderava ben altro. Don Giovanni sarà stato pure un’inqualificabile canaglia che si meritava la fine che ha fatto ma, e vi prego di credermi, i pochi minuti trascorsi insieme hanno lasciato un segno indelebile nel mio cuore. Io non saprei proprio che farmene di belle liriche e di frasi affettate. Desidero altro e ciò che desidero voi, beneamato Conte Ottavio, non siete né mai sarete in grado di darmelo.

Sono persuasa che sicuramente troverete una giovane che ecciterà il suo cuore ascoltando le vostre poesie. Io, dal canto mio, mi dedicherò alla ricerca di un cavaliere che sia degno di questo nome. Siete libero, caro Conte Ottavio, e perciò mi ritengo anche io, finalmente, una donna libera.

Addio per sempre.

non più vostra
Donna Anna

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3 Risposte to “Donna Anna al Conte Ottavio (Lettere delle eroine, 12)”

  1. acabarra59 Says:

    “ 11 luglio 1984 – « È il momento di Carmen più che di Don Giovanni », dice la giornalista a Antonio Gades. E se la ridono. “. [*]
    [*] Lsds / 73…

  2. Aria Says:

    Mi piace moltissimo che lo chiami il signor Don Giovanni e poi questo sapore di rimpianto; e me la vedo, Donna Anna, che si morde le nocche dicendo oh, che mi son persa!

  3. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 28 ottobre 2009 – Emilia Verginelli: è la protagonista di Io, Don Giovanni, il nuovo film di Carlos Saura – mentre leggo il cartellone mi sfilano a fianco tre monache tre. “ [*]
    [*] Lsds / 73…

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