Tereza a Tomáš (Lettere delle eroine, 11)

by

036_juliette_binoche_theredlist

di Cristian Miotto

[Le regole del gioco].

Tomáš,

e già – adesso che sono solamente voce e pulviscolo di luce e questa lettera non è niente altro che voce e ti arriverà a folate, con il vento – già, anche adesso che tu non puoi vedermi (il tuo sguardo!) né io posso vederti, io non dico la parola, quella che per un attimo solo mi era parso adesso di poter articolare al posto di Tomáš, una parola che non ti ho mai detto e che tu mi hai detto – tante volte, anche troppe volte – la parola che non a te, non davanti a te, ma dentro di me forse ho pensato che potevo dire quando ti ho guardato quel giorno che lavoravi sul tuo camion e per la prima volta ti avevo visto vecchio, quando tu però – vecchio ormai e relegato in un villaggio di campagna – tu non eri più tu, Thomàs, e allora io non ero più io, e né io né te eravamo più quelli della nostra storia – la parola che tu potevi dire io no, Thomas, la parola amore.

Tomáš, allora, non amore mio, solo Thomàs, perchè per dire la parola, questa parola, tra noi, sentivo – e sento – che poteva dirla solo veramente chi era più in alto. E tu eri più in alto e io naturalmente no. Io ero l’oggetto della compassione, il pargolo che ti era arrivato inerme in una cesta sull’acqua. E la compassione è amore lo sappiamo e non è neanche – lo sai – una cosa dolce, il Samaritano, a cui si spaccano le viscere come spiega Luca, e di fronte a questo dolore non c’è che da obbedire e amare, come hai fatto, come ti è toccato di fare. Ma il Samaritano, Tomáš, per quanto Cristo ne faccia il paradigma dell’amore, una volta che le sue viscere hanno trovato pace, affida l’uomo che ha soccorso all’oste e poi se ne va per la sua strada. Come te, Tomáš, né più né meno, non materialmente certo, ma dentro, dentro, sei sempre stato distante, inevitabilmente, perché eri più in alto… Un amore unilaterale, un amore da Samaritano… Che non può essere quello tra due partner. Perché anch’io allora avrei dovuto essere un Samaritano, essere in alto, e forse questo poteva essere quando tu fossi diventato vecchio veramente. Vecchio, e saresti stato in basso, bisognoso del Samaritano… Ma tu non saresti stato tu, e io non io … e la nostra storia non ci sarebbe stata. E in ogni modo se il tuo amore c’era, anche se era compassione, e io pensavo che tu potevi dirmi: amore, il mio proprio non c’era, sì non c’era, era solo un sogno, il sogno del Principe Azzurro, l’immortale sogno! E io lo sentivo in fondo in fondo e per questo anche non potevo dirti: amore. E tanto più sognavo, ti “amavo”, per questo tuo amore unilaterale, perché tu avevi compassione, perché, cioè, tu potevi avere compassione, perché tu eri più in alto. Ti avrei, io, mai amato, se tu non fossi stato più in alto? Perché tu niente altro eri che il Principe Azzurro sotto forma di “sapiente” (quel libro solo il primo piccolo segnale), “il sapiente della vita”, così avevo sentito. Che cosa cerca una donna in un uomo, come qualcuno ha detto, se non la saggezza di colui che sa. E questa saggezza per me, Tomáš, per quanto contradditoriamente ne soffrissi intimamente, non era scalfita da tuoi continui tradimenti (sì, eri più in alto!). E quasi – contradditoriamente – arrivavo a dirmi che c’era, questa tua “sapienza” per la quale io ti “amavo”, addirittura non nonostante i tradimenti, ma anche per i tradimenti, e anche mi dicevo quindi che non era questa – “tradimenti”- la parola, da dire, da pensare, no assolutamente, stornarla, farla sparire. Che non c’era una parola, non ci doveva essere parola, ci doveva solo essere Thomas così com’era, lui non altri, l’uomo che sa, che sa ogni cosa della vita, la vita a cui lui va incontro pienanamente, lui che tiene in mano il mondo, lui, l’uomo che non si piega a niente se non a me, a Thereze, alla compassione.

E ancora, Tomáš, c’è una cosa, una cosa che anche allora sì forse sì, confusamente, ma adesso mi arrovella, una cosa – e forse è proprio questo il tradimento, e allora c’è stato tradimento, non è vero che non c’era il tradimento come io ho voluto pensare, pensare assolutamente, e la parola c’è e è questa, non altra per dire quella cosa – e questa che ancora mi arrovella è questa cosa, la cosa del tuo corpo (perché poi anche il sogno e il Principe hanno il corpo). Perché è anche facile essersi convinti che, come mi dicevi, il sesso non è amore, che la tua vita era la mia, che la tua casa era la mia, che non avevi altri legami, però tua hai dato il corpo, il tuo corpo, anche se non hai dato la tua mente e non hai dato il cuore… Ma il tuo corpo sì l’hai dato. Perché è questo, è il corpo, nell’amore, che non può essere disperso … Cosa dice Cristo, Tomáš – tu che ha praticato l’amore del cristiano – nel suo supremo atto d’amore: prendete e mangiate questo è il mio corpo, prendete e bevete questo è il mio sangue. Tomáš, non dice vi do tutta la mia scienza, vi do l’onnipotenza, vi do tutta la saggezza, no, dice che ci dà il suo corpo. Mentre tu altrove hai speso questo corpo che tu stesso – lo sentivi il senso – non volevi dormisse insieme alle tue amanti, non volevi abbandonarlo a loro, perché, appunto, anche tu sentivi – ma non potevi fino in fondo, non potevi, eri Tomáš! – che un corpo non può che appartenere totalmente a chi – almeno così credono quel chi e l’altro – ci ama totalmente e quindi solo lì, nelle sue mani quel corpo, puro corpo – e simbolicamente quando dorme, quando un corpo niente altro è se non un corpo – può essere totalmente abbandonato.

Tua, Tereza.

Il romanzo è, ovviamente, L’insostenibile leggerezza dell’essere. In alto, Juliette Binoche nella parte di Tereza, dal film omonimo.

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3 Risposte to “Tereza a Tomáš (Lettere delle eroine, 11)”

  1. maria Says:

    Faccio una domanda che non si riferisce a questo testo in particolare.Tutte le lettere mi hanno sorpreso per un’abilità eccezionale di scrittura. Predomina tuttavia un certo tono,quello dell’ ironia sferzante,della parodia salace o semplicemente l’intento di demolizione del personaggio letterario. Sono personaggi suscettibili dunque di questo attacco(nascono così dall’autore stesso che le ha proposte in questa luce) ,sono cioè personaggi drammatici che devono giustamente ricevere l’ultimo colpo,direi ben assestato. Vorrei capire meglio.

  2. Cristian Says:

    il mio testo evidentemente non c’entra. (manca forse un punto di domanda dopo “assestato”?).

  3. maria Says:

    Sì:sì che il tuo testo non c’entra,anzi smentisce ciò che dico e offre un modello positivo;sì che manca il punto interrogativo. Chiedo venia.

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