Rhytiphilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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15 rhytiphilia

di Eusebio Gnirro

C’è un’espressione, abusata con riferimento agli uomini e alle donne adusi a rimanere impassibili nelle circostanze più scabrose, che meglio d’ogni altra riesce a connotare i volti che, a dispetto dell’esistenza di oltre venti muscoli facciali deputati al controllo della mimica: dal corrugatore del sopracciglio al depressore del labbro inferiore, insistono, accada quel che accada, a non fare una piega.

Non è chiaro come sia avvenuta la transizione di questa formula dall’ambito metaforico a quello tangibilissimo dei volti in carne ed ossa; resta il fatto che i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti. E’ sufficiente guardare una qualsiasi trasmissione televisiva o sfogliare un rotocalco, cenare al ristorante o concedersi una passeggiata tra la folla, per incappare in pretesi rappresentanti del gentil sesso i cui lineamenti sono trasfigurati al punto da non poterne stimare l’età, censirne l’identità sessuale e, nei casi più estremi, appurarne l’effettiva appartenenza alla specie umana.

Superato lo smarrimento, vinta la repulsione, celato l’imbarazzo, fatti i debiti scongiuri per non incorrere nella medesima sorte, la nostra mente, che pure lavora senza sosta al completamento delle immagini irrisolte per ricondurle a modelli risaputi, stenterebbe a includere tali superfici nella categoria dei volti, se non intervenisse la constatazione che sono situate sulla parte anteriore di una qualche testa, collocata a sua volta su di un collo, in posizione mediana rispetto a un paio di spalle. Tuttavia, una volta accertato che si tratta di un viso, permane la difficoltà a individuare gli occhi, i quali, per l’effetto cumulativo degli stiramenti cutanei succedutisi nel tempo, sono finiti dietro le orecchie, degradate al rango di palpebre di primaria grandezza; così come le nere rotondità e inespressive che occupano il posto tradizionalmente riservato alle pupille, si rivelano una coppia di narici, che hanno patito la deriva della fronte in direzione dell’occipite; senza tralasciare l’appariscente bavaglio rosso, degno di un bandito d’altri tempi, i cui capi si congiungono sull’osso parietale disegnando un sorriso a tutto tondo che lo qualifica come bocca, più o meno pronunciata, in grado di pronunciare, nella più rosea delle ipotesi, una serie interminata di acca mute.

Se tutto ciò risponde ad un unico e imperante imperativo: non ammettere singolarità in senso matematico, ossia discontinuità sulla superficie del volto che deve apparire liscia e uniforme, senza presentare il minimo accidente; se tutto ciò è divenuto ormai precetto, ben sapendo che l’esistenza di una norma costituisce il principale stimolo a trasgredirla, non poteva, in un simile contesto, non trovare terreno fertile la rhytiphilia: l’eccitazione sfrenata alla vista delle rughe.

Nulla a che vedere, è bene chiarirlo, con la gerontofilia: qui non è l’età anagrafica dell’oggetto desiderato, che comunque rimane indecifrabile, a farla da padrone, ma quella che dimostra. Una ragazzina di tredici anni affetta dal morbo di Werner ha lo stesso potenziale erotico di una carampana che ha sul groppone un secolo e passa di bagordi. Zampe di gallina che irradiano dagli occhi, sottomenti da tacchino, zigomi in smottamento in direzione delle guance, a loro volta pendule come cenci appesi alla mandibola, fronti segnate da solchi che paiono tracciati da rudimentali vomeri, palpebre d’elefante, orecchie degne d’uno shar-pei, calanchi e screpolature che s’insinuano in ogni dove; tutto ciò insomma che il comune sentire aborrisce, suscita l’entusiasmo incondizionato si coloro che questa passione accomuna. Passione che non si limita ai volti su cui il tempo s’è accanito, ma anche alle parti del corpo meno esposte; mi riferisco alla pelle del collo che travalica il limite delle clavicole disegnando due seni che vanno a sostituirsi agli originali, ridotti a due bisacce pendule striate da paralleli che convergono sui poli rappresentati dalle incartapecorite areole dei capezzoli.

Provate a immaginare cosa rappresenti, per un uomo attratto da creature simili, l’opportunità di scostare le due sacche vuote e appassite che un tempo erano sode e baldanzose ghiandole mammarie e scoprire, dietro la desolante cortina di pelle morta che si va sfaldando, un ventre cascante in una serie di risvolti che si sopravanzano l’uno con l’altro formando una minigonna plissettata il cui orlo supera di quanto basta la linea delle pudenda. Mettetevi nei panni di un appassionato del genere e non vi sarà difficile presentire con quale appetito solleverà le balze della minigonna in pelle per rinvenire, preservata da qualsiasi deprecabile belletto o soperchieria cosmetica, una steppa arida e avvizzita che non esiterà a riconoscere come il paradiso delle pieghe, l’olimpo delle grinze, il Walhalla dei solchi, l’empireo delle increspature, al centro del quale si nasconde, per mandare in visibilio gli speleologi intraepidermici, la ruga per antonomasia: il taglio dei tagli: lo sfregio sovrano che sta all’origine del mondo.

© Turi Totore

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3 Risposte to “Rhytiphilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. Nadia Bertolani Says:

    Prosa perfetta e perfetta descrizione della famosa scena dell’abbraccio con la decrepita di Shining. Aspetto, invocando le pari opportunità, un’altrettanto ben costruita descrizione delle devastazioni maschili… Dite che non sono altrettanto mostruose? Pazienza. In ogni caso, complimenti, una scrittura che lascia il segno o, se preferite, le rughe.

  2. Turi Totore Says:

    Mi dica di più della scena che cita e ahimè non conosco. Dove la posso trovare?

    ps
    Le devastazioni maschili sono sussunte nell’essere maschio.

  3. Rhytiphilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse) | iCalamari Says:

    […] con la propria dignità. Del resto non si cura. Per questo attrae grandissimi cultori, che Gnirro coglie in pose adoratrici, illumina, esamina e ripone sugli scaffali a […]

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