Knismolagnia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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14 knismolagnia

di Eusebio Gnirro

Se oggi siete adulti non è avventato ipotizzare che un tempo siate stati bambini.

Potreste addirittura essere stati bambini felici, sebbene non è detto che di questo abbiate memoria; cionondimeno, non ricordarlo non significa che non lo siate stati comunque. Qualcuno degli adulti che vi hanno accompagnato nella crescita potrebbe fornire elementi utili alla ricostruzione, ma non escluderei che se costui affermasse perentoriamente che siete stati felici finireste per sospettare che si tratti di un adulto reo d’avervi inflitto qualcosa di doloroso, il quale sostenga l’esatto opposto per scagionarsi. Nel caso la vostra smemoratezza sia aggravata da resistenze inconsce che vi impediscono di ricordare ciò che dovreste ricordare, perché non sottoporvi a una serie di sedute d’ipnosi in grado di scardinare i meccanismi oppositivi e mettervi in contatto con i livelli profondi della vostra ritentiva? Se così faceste state pur certi che a fine trattamento recuperereste almeno un episodio della vostra infanzia in cui siete entrati in contatto con qualcosa che assomiglia all’idea di felicità che adesso perseguite invano, senza riconoscere come essa sia nata in voi durante un momento di assoluta, anche se magari irripetibile, gioia infantile. Potrei dirvi subito a cosa mi riferisco, ma vi priverei del piacere di scoprirlo da soli.

Suvvia, fate un minimo di sforzo, metteteci un po’ d’intenzione, mi pare impossibile che non ci arriviate. Provo a darvi un suggerimento: si è trattato di un’esperienza che non avevate mai provato prima: di cui non sospettavate l’esistenza: una doppia sorpresa che vi ha colto alla sprovvista sommando al piacere della novità la constatazione di quanto fosse inaspettatamente bella. Ci siete arrivati adesso? Avete indovinato di cosa parlo? No? Stento a crederci. Vi do un indizio in più: è qualcosa che, al pari di tutto ciò che si subisce da piccoli, avete replicato su altri bambini non appena siete cresciuti abbastanza. Fate mente locale e rispondete con sincerità a questa domanda: è vero o non è vero che la prima volta che vi siete ritrovati in compagnia di un bambino più piccolo gli avete inflitto la stessa e identica tortura che avevate subito e adesso non volete rammentare?

Non vi sovviene ancora? Sarò più esplicito.

Vi ricordate l’adulto gigantesco che incombeva su di voi emanando una strana luce dagli occhi e non sapevate cosa aspettarvi? Vi faceva paura, questo non lo avete scordato, ma nutrivate il dubbio che fosse un sentimento improprio se suscitato da chi fino a quel momento era sempre stato gentile e affettuoso con voi: non c’era ragione per ritenere che si accingesse a infliggervi qualcosa di brutto: eppure eravate indubbiamente in allarme. A un certo punto lo avete visto tendere le braccia verso di voi, mostrando per la prima volta le grosse dita piegate a uncino, che hanno cancellato qualsiasi remora consegnandovi alla certezza che stava per accadervi qualcosa di tremendo, per mano di colui su cui facevate pieno assegnamento. In quel momento la vostra prospettiva è mutata radicalmente e avete immaginato che il tempo della dolcezza fosse un tempo necessario per acquisire la fiducia di coloro che avrebbero dovuto proteggervi da un mostro simile anziché affidarvi alle sue cure. L’unico obiettivo che egli aveva perseguito era sgomberare il campo da qualsiasi intruso e poter rimanere da solo con voi, rendendo vane le urla che vi avrebbe cacciato dalla gola senza mostrare la minima pietà, il menomo segno di pentimento. E infatti di urli ne avete lanciati così tanti che l’unica spiegazione al fatto che non li ricordiate è che il volume fosse talmente alto che ci avete rimesso l’udito per effetto della vostra stessa voce.

Se continua a non sovvenirvi alcunché: se nulla affiora dalla vostra memoria, credo vi sia una sola spiegazione: una parte di voi è convinta di aver avuto una responsabilità per ciò che è successo. Non mi sorprende. Sovente la vittima si sente in colpa, quando il colpevole è una figura di riferimento; figurarsi in un caso come questo in cui, sebbene sia vero che urlavate come ossessi, lacrimavate a dirotto, scalciavate a più non posso, tentavate in tutti i modi di sottrarvi alle grinfie dell’adulto di cui eravate in balia: è anche vero che provavate un torbido piacere per ciò che stavate subendo. Ripensateci: tornate con la memoria a quei momenti che a questo punto non potete non aver recuperato, e ditemi se non vi divertivate come matti quando vi solleticavano dappertutto.

Ridevate, eccome se ridevate: ridevate a crepapelle e imploravate nella vostra lingua incomprensibile il buon torturatore affinché la smettesse; ma non appena vi dava retta lo fissavate con occhi imploranti sperando che riattaccasse. Avete vissuto momenti di grande felicità, forse i più intensi della vostra esistenza, eppure ve ne eravate dimenticati. Ciò è successo perché l’età vi ha spinto verso forme di piacere più acuto, e siete finito preda, come tutti gli altri, del culto dell’intensità in vece della durata; così, al piacere rappresentato dal solletico: un piacere che non ha un periodo refrattario perché non ha un vero e proprio culmine, e può essere tenuto vivo a tempo indeterminato, avete preferito il piacere prepotente, ma limitato nel tempo, dell’orgasmo.
Tuttavia ad alcuni vostri simili può esser capitato, per una serie di fortuite combinazioni, di riscoprire quel piacere, incolpevole eppure virulento, che anche a voi aveva dato contezza del fatto che l’intera superficie cutanea poteva trasformarsi in una sterminata fonte di piacere. E’ così che costoro sono entrati nel fantastico mondo della knismolagnia: l’eccitazione sessuale per qualsiasi forma di solletico.

Provate a immaginare cosa possa saltar fuori dalla combinazione di questi due piaceri estremi e complementari e non vi sarà difficile fantasticare d’esser legati al letto per vostra esplicita disposizione, con un cerotto sulla bocca per vanificare richieste di liberazione formulate in un momento di debolezza, mentre il vostro partner, dotato di guanti da lavoro e occhiali protettivi, passa e ripassa sotto le ascelle con il rotore della levigatrice elettrica, per poi darci dentro con la smerigliatrice angolare sull’area molle tra il collo e la clavicola o lavorare con una coppia di pinze da maniscalco i teneri fianchi; per occuparsi infine di entrambe le piante dei piedi con la punta di un avvitatore a batteria.

© Turi Totore

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4 Risposte to “Knismolagnia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 4 luglio 1996 – La mamma mi diceva: « Fammi un sorrisino ». Ma io non glielo facevo. Non sono cattivo, sono solo stupido. O forse ho dei problemi con la faccia. Se gliel’avessi fatto, l’avrei fatta contenta e magari avrei avuto la recen¬sione di Cesare Garboli come oggi succede a Benigni in occasione del suo primo libro. Non mi piace che mi facciano ridere. Non mi piace che mi facciano il solletico. Che mi tocchino in certi punti. Provocando quella reazione inconsulta, quello spasmo – doloroso, spaventoso – che si chiama riso. Avrei potuto fare un sorriso finto, americano, berlusconiano, e anche in questo caso la vita mi avrebbe sorriso di più. La mia faccia – che non è bella – è opaca come un televisore spento. È una faccia perplessa, distratta, preoccupata, impaurita, stupìta, stupida, insomma. Quando sorrido, sorrido come un bimbo: è un sorriso così timido, così candido, che non c’è da stu¬pirsi che non lo voglia mostrare. Ma il problema, ormai lo so, non è ridere, è fare ri¬dere. Come Benigni. Come la mamma. Fare ridere è un modo di fare. Un modo di dare e di ricevere. Un modo di chiedere. Io non sono cattivo, ma non so fare ridere. (Se a farmi ridere è una donna va ancora bene. È come il pizzicorino delle compagne di classe, una cosa puerile, una cosa di più di trent’anni fa, va bene per i grassi, a me non ricordo che l’abbiano mai fatto, anche perché non sono mai stato grasso. Se a cercare di farmi ridere è un uomo allora il discorso cambia. Perché non capisco che voglia da me che sono un uomo come lui. Quelli che fanno ridere si chia¬mano comici. In Italia ce ne sono tanti. Alcuni sono ricchissimi) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  2. Nadia Bertolani Says:

    acabarra è una garanzia.

  3. maria Says:

    Acabarra fa riflettere.

  4. Knismolagnia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse) | iCalamari Says:

    […] bene chi imprime nei più giovani un trauma che crea la dipendenza dai suoi effetti, e porta alla coazione a ripeterlo, sgombrando il campo (mentale) da ogni tentazione sovversiva. Una meditazione sul conflitto […]

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