Agalmatofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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12 agalmatofilia

di Eusebio Gnirro

Se c’è una passione, potete star sicuri che esiste la sua contro-passione: per uno che s’abboffa ce n’è un altro che digiuna; ogni pigro ha lo stakanovista che si merita; qualsiasi depravato fa coppia col suo gemello verecondo. Per questa ragione la precedente voce del Sommario, nella quale era descritta l’attrazione morbosa per qualsiasi frammento di materia organica, fosse pure un ombelico privo di contorno, non poteva non avere come legittimo succeditore chi stravede per qualsivoglia succedaneo del corpo umano, purché inanimato. L’agalmatofilia è per l’appunto la febbre per un tal genere di simulacri.


L’esempio paradigmatico è l’impiegato inappuntabile, nel più dei casi addetto alla tenuta dei libri contabili, affetto da delirio monomaniacale per una bambola, che egli tenterà di sedurre in tutti i modi, assistendo impotente all’accrescersi del proprio desiderio come reazione all’esibita freddezza della fantoccia. Fino a quando, smarrito l’ultimo barlume di ragione, egli pianificherà un’azione che gli costerà carissima. Un pomeriggio che la legittima proprietaria della bambola, una bambina di quattro anni o poco più, uscirà di casa tenendola per mano, il ragioniere se ne impossesserà con la violenza e fuggirà: sordo ai pianti della bimba e alle grida della madre. Alla povera bambola toccherà subire l’indicibile, che un freddo esame autoptico accerterà fin nei minimi dettagli. Le tracce organiche sul corpo della piccola vittima permetteranno agli inquirenti di ricondurre all’attempato impiegato di concetto tutta una serie di delitti rimasti senza colpevole per anni: lo stupro di quattro Barbie, cinque Biancaneve, una sfilza di matrioske e, per non farsi mancare nulla, un Big-Jim, tre dei sette nani, due Ciccio Bello e un Mazinga-Zeta radiocomandato.

La versione più diffusa di questa brama ha come oggetto i manichini che affollano le vetrine dei negozi di abbigliamento: quei simulacri di donne algide ma dalle ineccepibili fattezze, rese ancor più desiderabili dall’indossare sempre vestiti all’ultima moda; creature, perché qualcuno le ha create, che non si fanno scrupolo di cambiare l’abito davanti a tutti, mettendo in mostra ciò di cui padre natura le ha dotate. Gli appassionati del genere disdegnano le bambole gonfiabili, poiché sarebbe come far ricorso all’amore mercenario: manca il piacere della conquista. Ecco perché il nonplusultra è rappresentato dal congiungersi plasticamente con esse nelle stesse vetrine in cui sono esposte. I più cauti lo fanno nottetempo, dopo essersi nascosti in un camerino, da cui fuoriescono a esercizio chiuso, muovendosi con mille cautele per non essere intercettati dall’allarme, magari strisciando ventre a terra a passo di leopardo, con l’obiettivo di raggiungere la vetrina e coinvolgere i manichini, dal primo all’ultimo, in un’orgia ai margini del desolato marciapiede. Può capitare che qualche nottambulo passi di lì per caso, sarà allora che l’amalgatofilo si congelerà nella posizione in cui si trova, industriandosi per sfruttare gli attimi in cui l’osservatore inaspettato si distrae, per proseguire a intermittenza nella copula. Sarà come giocare a un-due-tre-stella, avendo come fine quello di raggiungere l’orgasmo prima dell’orario di apertura del negozio. Più complicata è il caso di chi non si accontenta del piacere della conquista, ma vuole assaporare il sopragusto d’esibirla. Costui deve consumare l’atto in pieno giorno, dopo aver guadagnato la vetrina con qualche stratagemma, approfittando del poco tempo a disposizione per abbassarsi i pantaloni, forzare la manichina nella posizione preferita e darci dentro sotto gli occhi dei passanti, prima che le commesse comincino ad accanirsi sulla sua teca cranica a colpi di tacco dodici.

La variante più sofisticata di questa pratica è rappresentata dall’attrazione sessuale per le statue. Non fraintendetemi, non mi riferisco ai sogni che chiunque può aver fatto di sodomizzare la Venere Callipigia o farsi suonare a martello dal David di Michelangelo; mi riferisco a chi passa dal pensiero all’azione a causa d’una passione incondizionata per qualsiasi rappresentazione in marmo o bronzo di figura vivente, prescindendo dal suo valore estetico. Mostri a tre teste, capri demoniaci, creature alate, serpenti stritolatori possono qualmente scatenare l’irrefrenabile bisogno di privarsi del capo d’abbigliamento più oppositivo, ossia le mutande, e concedersi a pratiche per qualcuno censurabili. Episodi del genere si verificano regolarmente, sebbene le questure siano restie a diramare dati per evitare fenomeni emulativi. Cosa pensate che facciano i guardiani nei musei? Sul serio credete che la loro funzione sia accertarsi che nessuno trafughi nella borsetta un blocco marmoreo di cinque tonnellate? La verità è che devono stare allerta per impedire che qualcuno s’intrufoli maliziosamente tra Apollo e Dafne o si unisca all’abraccio di Amore e Psiche o progetti una gang-bang con tutti i soldati dell’esercito di terracotta.

Un sottogenere che non mi pare il caso di tralasciare è rappresentato dalla monumentofilia ossia la fascinazione priva di freni per i monumenti funebri. Se mai vi capitasse di trovarvi in raccoglimento davanti la tomba di un caro estinto e a un certo punto abbiate l’impressione di udire gemiti e sospiri provenienti da qualche vicino loculo: non spaventatevi immaginando che lo spirito di un morto stia cercando di mettersi in contatto; evitate piuttosto di guardavi intorno oppure di cedere alla tentazione di seguire quel richiamo. Finireste per scoprire qualcuno in atteggiamento lascivo su una lastra sepolcrale o un imbarazzato angelo di marmo eburneo, incaricato di vegliare sulle spoglie di un bambino, dietro cui qualcuno sta armeggiando animato dall’intento di restaurarne le candide terga.

Segnalo un ultimo caso limite: quello d’una turista olandese che s’è assisa sul vertice della piramide di Cheope. Per rimuoverla è stata fatta arrivare un’enorme autogru nientemeno che da Mansura.

© Turi Totore

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6 Risposte to “Agalmatofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. Ma.Ma. Says:

    Eusebio, Eusebio, Eusebio… uhm… Diciamo che quel velo pedofilo che ricopre buona parte del testo mi irrigidisce un po’, ma il vero scivolone, caro Eusebio, l’hai fatto verso metà: sognare di “(…) farsi suonare a martello dal David di Michelangelo”?, ma daiiii, con quel cosino lì? Va bene fare del sarcasmo e puntare sulla freddura, ma qui è un pizzico troppo. Eh! Non credi?

  2. Turi Totore Says:

    C’è martello e martello (da quello di Thor a quello da orologiaio), ma sempre di martello si tratta.

  3. M. Fisk Says:

    Credo non sia fuor di luogo citare qui la tomba di Victor Noir nel cimitero del Père Lachaise.
    Una sommaria ricerca su Google, in particolare sezione immagini, sarà istruttiva per qualunque profano di questa nobile arte maialosa.

  4. marco fisk Says:

    credo non sia fuor di luogo citare qui la tomba di Victor Noir nel cimitero del Père Lachaise.
    Una sommaria ricerca su Google, sezione immagini, sarà sicuramente istruttiva per chiunque, profano o esperto.

  5. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 22 agosto 2003 – « Datemi un martello »: vorrebbe essere un negozio di ferramenta ma al massimo è un titolo. (A Locorotondo (BA) – scommetto che chiude) “ [*] [**]
    [*] E invece no. Batti e ribatti [Nota 2016]
    [**] Lsds / 73…

  6. Agalmatofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse) | iCalamari Says:

    […] la fresca ribalta dei veneratori indonesiani di un angelo di latex? Agalmatofilia in forma collettiva. Dunque, tema caldissimo. E se, a seguito delle sue pubblicazioni, a Gnirro […]

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