Dieci principii utili a scrivere una recensione che il lettore apprezzerà

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Non sapendo bene quale immagine collegare all'articolo, l'autore dello stesso ha deciso di impiegare un'immagina descrittiva del mercato

Non sapendo bene quale immagine collegare all’articolo, l’autore dello stesso ha deciso di impiegare un’immagina descrittiva del mercato

di giuliomozzi

1. Scegli bene l’opera da recensire. Recensirai un’opera di cui già tutti parlano solo se ti parrà di avere da dire qualcosa che non sia ancora stato detto. Recensirai un’opera di cui nessuno parla solo se ti parrà di avere abbastanza forza (convinzione tua, peso della tua opinione in un qualche determinato ambiente) da procurarle effettivamente dei lettori. Recensirai un’opera che avrai ritenuta brutta solo se altri la staranno coprendo di lodi, e recensirai un’opera che avrai ritenuta molto bella solo se altri la staranno coprendo di concumelie. A questi principii potrai facilmente accostarne altri di simile tenore.

2. Una buona recensione parla dell’opera, non parla di te. E tuttavia potrai parlare – con discrezione – di te, se in questo modo potrai proporti come mediatore tra l’opera e i lettori. Non c’è niente di male a cominciare una recensione scrivendo: “Normalmente i romanzi fantasy mi fanno venire sonno, questo invece mi ha tenuto sveglio per tutta la notte”, soprattutto se i tuoi lettori (tanti o pochi che siano) conoscono da tempo il tuo disinteresse (o: la tua ottusità, se si vuole) verso quel genere letterario, l’immaginario che esso muove, e le convenzioni che lo governano. E’ già più dubbio se si possa cominciare una recensione scrivendo: “Leggevo in veranda, c’era un tramonto bellissimo, la lettura mi prendeva ma il tramonto mi distraeva, mi domandavo come si sarebbe potuto descrivere quel tramonto, quando leggendo m’imbattei in questa frase conclusiva d’un capitolo: Il tramonto era molto rosso“.

3. Non esibire le tue competenze, soprattutto non esibire il tuo smisurato sapere. Eventualmente, insegna qualcosa al lettore. Non cominciare scrivendo: “Più che agli esempi antichi di Cornelio Nepote o di Plutarco, in Vite di uomini non illustri Giuseppe Pontiggia sembra guardare alle Vite immaginarie di Marcel Schwob (come esempio da evitare) e alle Vite brevi di uomini eminenti di John Aubrey (come esempio da imitare)”. Puoi supporre che una certa quota dei tuoi lettori abbia qualche più o meno vago ricordo scolastico di Nepote o di Plutarco; non puoi dare per scontato che conoscano uno scrittore tutto sommato assai minore come Schwob o un libro di culto – ossia di nicchia – come quello di Aubry. Il senso vero di quella frase è: “Se non hai letto e apprezzato Nepote, Plutarco, Schwob e Aubry, e se non li hai sulla punta delle dita, sei un cazzone e non sei degno del libro di Pontiggia”: e questo è inaccettabile. Se lo spazio che hai a disposizione lo permette, puoi tracciare una brevissima storia di quel particolarissimo (e affascinante, va detto) genere letterario che è la “vita breve”; indicando al lettore alcune opere che potrebbe leggere con piacere, se gli sarà piaciuta quella (splendida) di Pontiggia.

4. Considera in quale pubblicazione sarà pubblicata la tua recensione, e quale ne è il pubblico. Non si tratta di essere condiscendenti (per carità!), ma di essere adeguati.

5. Si può scrivere una recensione puramente sentimentale? Sì, si può. Non cominciare dicendo: “Quest’opera ha suscitato in me questo e quel sentimento”, dimenticando poi magari di dire precisamente che cos’è l’opera. Io, che scrivo pochissime recensioni (perché? Ma perché leggo solo i libri che mi servono, e non è detto – non è detto quasi mai – che possano servire anche ad altri; e comunque riuscirei a parlare solo di come e perché servono a me, e questo non è interessante per gli altri) ho scritto tempo fa una recensione puramente sentimentale che, a rileggerla, mi pare quasi perfetta (nel suo genere): un primo capoverso di 1.063 battute per raccontare la storia, un secondo capoverso di 351 battute per il contenuto sentimentale, un terzo capoverso di 114 battute per il giudizio di valore (esprimere giudizi di valore mi imbarazza sempre, e si vede). L’opera in questione è il romanzo di Romolo Bugaro Effetto domino, e la recensione è qui. (Poi uno dice: “Vabbè, ma c’è il titolo…”; sì, ma i titoli – si sa – li fanno i titolisti).

6. Alcuni semplici criteri possono sempre essere utili. Se recensisci un romanzo, racconta prima di tutto la storia; fino a un certo punto, d’accordo; ma non essere avaro. Se recensisci un’opera nella quale conta molto la scrittura, danne qualche assaggio. Se l’opera appartiene a un genere, a una tradizione, a una corrente, a una gang letteraria, a una scuola di studii, eccetera: còllocala, contestualizzala. Se recensisci un saggio che parla di un certo argomento, di’ sinteticamente di cosa parla, in che modo ne parla, e che ne dice. Se recensisci un libro a tesi, di’ qual è la tesi e riassumi brevemente l’argomentazione. Eccetera.

7. Lo scopo di una recensione non è “consigliare un buon libro”. Lo scopo di una recensione è far incontrare quel determinato buon libro e i suoi potenziali lettori. Più precisamente: quei potenziali lettori che frequentano quel determinato luogo in cui la recensione viene pubblicata. Per esempio, è evidente a tutti (credo) vibrisse può essere un buon luogo per parlare a lettori potenzialmente interessati di opere narrative strane, devianti, bizzarre, fuori moda, innovative, aperte, formalmente anarchiche, più che di opere – come si usa dire oggi – mainstream. Se poi, oltre che essere strane, devianti, bizzarre, eccetera, toccano anche un tema fuorissimamente di moda come quello religioso/cosmologico – allora è cacio sui maccheroni.

8. Una buona recensione è di solito divisa in parti. Nella prima parte si dà una sommaria descrizione dell’oggetto. Nella seconda parte si procede a una sommaria analisi dell’oggetto (eventualmente comprensiva di una sua collocazione storica). Nella terza parte si segnalano i motivi d’interesse dell’oggetto. Nella quarta parte si esprime un giudizio di valore sull’oggetto. Nella quinta parte si indicano i potenziali lettori dell’oggetto. Ogni recensione avrà poi la sua strategia retorica, che potrà portare a mescolare ben bene le cinque parti. Ma tenere a mente questo schema può tornar comodo.

9. Recensisci volentieri. Piuttosto che farlo malvolentieri, non farlo.

10. Non usare la recensione come mezzo di scambio. Tanto tempo fa, quando lavoravo per Theoria, un certo autore ambiva a essere pubblicato da Theoria: e recensiva ovunque, con lodi altissime, qualunque libro pubblicato da Theoria (ma il suo romanzo non piaceva all’editore Theoria). Poi passai a lavorare per Sironi e quell’autore, subito dopo avermi spedito il suo nuovo romanzo, cominciò a recensire, con lodi altissime, qualunque libro pubblicato da Sironi (ma il suo romanzo non piaceva all’editore Sironi). Poi io passai a Einaudi, e lui smise. Perché? Perché era, ed è, un ottimo scrittore (che a me piace molto); che non ha bisogno di certe bassezze; e nel frattempo aveva finalmente trovato, grazie ai propri meriti e indipendentemente dalle bassezze, un editore importante (quasi quanto Einaudi), con il quale ha pubblicato quattro o cinque bei romanzi. Qualche giorno fa ha recensito, con altissime lodi, un libro pubblicato da Marsilio; e io stavo quasi per preoccuparmi; poi dall’ufficio stampa mi hanno spiegato che l’autore del libro pubblicato da Marsilio è suo cugino primo, e così mi sono messo il cuore in pace.

[“Il tramonto era molto rosso” è da Diario di un millennio che fugge, di Marco Lodoli. La fotografia in alto viene da qui].

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18 Risposte to “Dieci principii utili a scrivere una recensione che il lettore apprezzerà”

  1. Fabio Piero Fracasso Says:

    Come al solito, osservazioni taglienti ma non inutilmente ciniche. Non condivido (e chi se ne frega, sento già da lontano) quanto scritto “sub 5”, direbbero i giuristi, perché la storia sì, va raccontata, ma sommariamente: non tralasciare, Giulio, il piacere infantile di scoprire quale sia l’intreccio.
    Così il libro di Bugaro mi hai fatto venire una voglia dannata di leggerlo ma, cazzo, qualche dettaglio potevi saltarlo

  2. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 9 luglio 1999 – « C’è un tempo per dire che tutto andrà bene, un tempo per dire che tutto non è andato proprio tanto bene quanto lo si sarebbe creduto, e un tempo per non dire più nulla. » (Claude Roy, recensione a Le Guépard, 1959, in Margoni, Il Gattopardo in Francia, cit.) “ [*] [**]
    [*] Lsds / 73…
    [**] “ Concumelie “?

  3. Ma.Ma. Says:

    Decalogo molto utile. Grazie.

  4. sergiogarufi Says:

    A volte mi piacerebbe che scrivessi un decalogo simile a quella poesia di Nicanor Parra che dice:
    I quattro grandi poeti del Cile
    sono tre:
    Alonso de Ercilla e Rubén Dario.
    (i quali, per chi non lo sapesse, non erano cileni)

  5. Giulio Mozzi Says:

    Le tre grandi verità sulla letteratura
    sono due:
    mettere la panna nella carbonara è un abominio
    (che poi, per chi non lo sapesse, la carbonara non c’entra niente con la letteratura)

  6. sergiogarufi Says:

    come parafrasi non funziona, Alonso de Ercilla e Rubén Dario, c’entravano con la letteratura cilena, come spiega Bolaño qui:
    http://ilpontelunare.blogspot.it/2013/06/bolano-ed-esilio.html

  7. Alexander C. Says:

    “Il mio più bel ricordo sarai sempre tu, Vucciria,
    una dolce puttana senza rimorsi”. E tutto il resto è soltanto letteratura.

  8. Giulio Mozzi Says:

    No, Alexander: quella è letteratura.

    Sergio: il guaio è che io me la cavicchio a volte con il comico; nella parodia (dove tu invece sei bravissimo) sono una frana.

  9. Fabio Piero Fracasso Says:

    Da non credersi: avete parlato di tutto (con raffinatezze e sprezzature di tono da salotto settecentesco) ma non avete neanche sfiorato il tema banale del non raccontare tutto della cosiddetta “trama”.

  10. Alexander C. Says:

    No, Giulio Mozzi, non intendevo dubitare di questo romanzo che leggerò, visto che lo consigli (come l’ultimo lavoro di A. Colamedici da lei recensito). Alludevo solo al noto finale di versi di Verlaine e a tutto ciò che sta oltre la superficie, come l’immagine collegata all’articolo: piazza Garraffello, Vucciria. In primo piano contenitori della spazzatura, dietro murales, macerie, abusivismo e altri generi di abuso, ma soprattutto indifferenza. A pensarci bene quell’immagine casca a pennello, perché rappresenta una sorta di “Effetto domino”.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Fabio Piero: io non mi faccio scrupolo, se càpita, di raccontare l’intera storia. Scrivo per lettori adulti. Ti assicuro che il romanzo di Bugaro è molto più lungo del mio riassunto, e che ci sono dentro molte più cose.

  12. Fabio Piero Fracasso Says:

    Perdona, ma questa storia dell’essere adulto assomiglia ai rimbrotti che ci beccavamo da piccoli: la mamma o il papà, o entrambi, dicevano una corbelleria e se noi ci azzardavamo a sollevare la questione venivamo tacciati di non essere adulti.
    Ovvio che il libro vada ben al di là della cd. “trama”, ma penso che una quota parte infantile del nostro essere, il desiderio di essere stupiti dall’imprevisto muoversi degli eventi non posano essere frettolosamente archiviati.
    Ma forse mi sbaglio.

  13. sergiogarufi Says:

    caro giulio, tu sei bravissimo in tutto e io non ti pulisco neanche le scarpe (“dieci principii utili a scrivere un commento che l’autore del post apprezzerà”)

  14. Giulio Mozzi Says:

    Pfp: sono cinquant’anni che leggo libri, venticinque che ne scrivo, venti che me ne occupo professionalmente. Se dichiaro qui un’opinione (sui romanzi, la lettura, la recensione eccetera) è difficile che sia “frettolosa” o improvvisata. Suvvia.

    Sergio, io ai complimenti tendo a reagire a calci. E sono il maschio più ingrato di tutta Padova Sud.

  15. Fabio Piero Fracasso Says:

    “Lei non sa chi sono io”, insomma, oppure “quando ci vuole, ci vuole”: questo il succo, sia pure in salsa contemporanea e con simpatico ghigno padovano e doc .
    D’altra parte, un richiamo alla condizione adulta non poteva che sfociare in questo explicit: sono cinquant’anni che leggo e arrivi tu, con la tua “frettolosità”, suvvia

  16. sergiogarufi Says:

    dieci lodi sperticate che fanno incazzare i lodati; dieci uomini ingrati di padova sud; dieci opinioni frettolose e improvvisate di giulio mozzi sulla letteratura; dieci sinonimi di suvvia…:-)

  17. Giulio Mozzi Says:

    No, Fabio Piero: io do per scontato che tu sappia abbastanza bene chi sono io.

  18. Recensione: Le cose semplici di Luca Doninelli - PIEGO DI LIBRI BLOG Says:

    […] scrivere una recensione che il lettore apprezzerà” stilati da Giulio Mozzi (potete leggerli qui). In particolare, seguirò alla lettera il principio 8. Uno, perché desidero che il lettore […]

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