Dendrofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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08 dendrofilia

di Eusebio Gnirro

Che il nostro pianeta sia sull’orlo d’una catastrofe ecologica lo sanno tutti fuorché il pianeta, a cui non è stato riportato per delicatezza. Cionondimeno sarebbe una forzatura nobilitare gli slanci di chi pratica la dendrofilia attribuendoli a una lusinghiera presa di coscienza collettiva; così come risulterebbe fuorviante riconoscergli un afflato tragico, sol perché la risaputa caducità della vita parrebbe in procinto di concretizzarsi per la totalità degli esseri viventi nelle prossime settimane. In ogni caso, quand’anche le ipotesi non fossero del tutto peregrine (ma a giudizio dello scrivente lo sono eccome) focalizzarsi sui dendrofili dell’ultima ora pregiudicherebbe la corretta inventariazione delle potenze che sommuovono gli autentici appassionati del genere, ossia coloro i quali hanno aderito a questa prassi in tempi insospettabili e sono gli unici a potercela introdurre.

Partiamo dall’assunto che le infatuazioni per il presente, le cotte per l’attualità, le sbandate per il coevo, quando non siano motivate e sagge (e lo sono assai di rado), si rivelano affatto fatue e quanto mai approssimative, avvalorando l’asserto che soltanto dall’interrogazione del passato (soprattutto se remoto, meglio ancora se perduto), unicamente dal tuffo negli abissi storico-biologici donde siamo nostro malgrado emersi, sia possibile ricavare un senso, se non come pregnanza almeno come direzione. Chi volesse dunque indagare la genesi dell’attrazione sessuale per gli alberi, i fiori, le foglie, gli stami, i piccioli, l’erbetta, i muschi, le verdure, la flora in generale, è la Genesi che deve interpellare, accostandosi a quel primo e fatale conflitto tra il Padre e le sue creature predilette che trae origine dal desiderio improfessabile, ma ahitutti posto in essere, nei confronti del solo albero tra gli alberi il cui frutto non andava morsicato. E’ stato per effetto di quell’albero interdetto che il desiderio è tralignato in trasgressione e poi, per i sensi di colpa conseguenti alla cacciata, la trasgressione è stata istituzionalizzata in perversione. A distanza di migliaia di anni quel desiderio primigenio può riaffiorare dall’inconscio di taluni senza preventivo assentimento e costoro, tacciati ingiustamente di bislaccheria, si riveleranno i veri interpreti dei nostri sentimenti più profondi.

Per carità, si può comprendere che qualcuno storca il naso di fronte allo spettacolo di un rispettabile capofamiglia che assesta spinte pelviche contro il fusto di un pino marittimo o sia intento a titillare con la lingua il bordo turgido e ulcerato di un nodo da cui forse spiccheranno nuove gemme; non stupisce l’imbarazzo nello spiegare a una fanciulla come mai l’inappuntabile maestra serri tra le gambe il tronco di un amareno emettendo versi animaleschi o vada dimenandosi in corrispondenza del moncone di un ramo che stilla resina a sproposito; tuttavia, prima di cedere all’impulso d’implicar la forza pubblica, riandate col pensiero alla causa originaria d’ogni male: rivangate le ragioni dell’esilio forzato dal terrestre paradiso, e sarete testimoni di un moto interno di solidarietà verso questi nostalgici dai comuni trascorsi edenici; un moto che non tarderà a tramutarsi in vero e proprio impulso ad aggregarsi al rito di riconciliazione. Magari attenderete il calar delle tenebre prima di lasciarvi sopraffare, ma alla fine vi ritroverete, a seconda del sesso d’appartenenza, a cavalcare a pelo un ramo per sentire sulle parti intime il ruvido bacio della scorza e gli oscuri moti della linfa oppure a infilare il vostro affare in una profonda lesione corticale; comunque, dopo averlo fatto, non sarete più gli stessi.

Tornerete a casa all’alba e guarderete al vostro coniuge, che dorme ignaro, con occhi colpevoli ma carichi di promesse. Non passerà molto prima che siate avvistati nottetempo, nell’otto di un binocolo all’infrarosso, mentre fate giochi a tre con un ippocastano dalla chioma brizzolata. Finirete per amoreggiare con oleandri, nespoli, gelsi, perfino salici piangenti a cui restituirete il sorriso; vi congiungerete a cespugli di biancospino, pitosforo e viburno; rotolerete ignudi su distese di lavanda, genzianella e pulmonaria; ve ne farete un cruccio se non riuscirete a corrompere una siepe di mimosa pudica. Quando ciò non basterà più, azzarderete d’infilare il vostro arnese nel calice d’una pianta carnivora, oppure, se appartenete alla schiera del gentil sesso, vi concederete nientemeno a un esemplare di citrullus lanatus e attenderete che il frutto del vostro amore vi si espanda dentro trasformandovi nella regina delle cucurbitacee: una creatura d’animo nobile capace di partorire, tra deliziosi strepiti, un’anguria di diciassette chili. Non paghi praticherete il sesso estremo con cactus e fichi d’india, adoperando come emolliente un olio alle ortiche. Al culmine della spregiudicatezza vi accoppierete con piante ermafrodite di kiwi di cui non sarà possibile determinare il sesso; infine, in spregio all’ultimo dei tabù, abuserete di teneri germogli di soia e sarete processati con l’accusa di pedodendrofilia.

© Turi Totore

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3 Risposte to “Dendrofilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. Ma.Ma. Says:

    Ok! Questo pezzo è venuto proprio bene!

  2. Frank Zaz Says:

    Adesso guarderò la mia piantina di basilico con occhio diverso.

  3. Tre di tre (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse) | iCalamari Says:

    […] Dendrofilia […]

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