Dieci sistemi infallibili per non recensire un libro

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Dal film "Ratatouille"

Dal film “Ratatouille”

di giuliomozzi

1. Vi danno da recensire una nuova traduzione delle poesie di T.E. Hulme, poeta inglese. Voi sapete tutto su T.E. Hulme: siete il massimo esperto di T.E. Hulme in Italia. Il traduttore e curatore del volume non è né vostro allievo né vostro collega né vostro amico. Scrivete dunque – in pochi minuti, tanto di T.E. Hulme siete espertissimi – un breve saggio sulla poesia di T.E. Hulme, trascurando di dire se la nuova traduzione è buona o no, se il commento è buono o no, se l’introduzione è buona o no. Poiché sfogliando il libro (l’avete appena sfogliato, naturalmente) vi è caduto l’occhio, segnalate il refuso a pagina 75 e chiudete il saggio con una rievocazione dell’età d’oro dell’editoria, quando ogni libro faceva diciassette giri di bozze.

2. Vi danno da recensire un’edizione completa delle poesie di Lucio Piccolo. Poiché nel 1965 vi capitò di compiere un viaggio in treno da Lentini a Caltagirone, e casualmente il vostro compagno di scompartimento fu Lucio Piccolo (chiacchierando vi eravate presentati; il barone, alla fine del viaggio, estraendolo da una valigetta, vi aveva donato un suo minuscolo libro pubblicato dall’editore Scheiwiller), scrivete un bel pezzo rievocando quel viaggio; deprecando la lentezza dei treni siciliani; decantando le bellezze della Trinacria; prendendo garbatamente in giro quel signore coltissimo, esoterico e vanesio tanto amato da Contini e da Montale e tanto poco apprezzato da tutti gli altri. Del libro, com’è ovvio, non dite niente (tanto, si sa, delle poesie di Piccolo non ci si capisce un’acca).

3. Vi danno da recensire il libro nuovo d’una narratrice che dodici anni fa vi liquidò con uno schiaffo. Abbozzate dunque, nel primo capoverso, un riassunto della trama sulla base della quarta di copertina e di una scheda gentilmente fornita dall’editore; poi scrivete tre capoversi di lucida e coraggiosa stroncatura (uno sulla materia, minimamente interessante; uno sulla struttura narrativa, elementare; uno sulla lingua, pretenziosa). Nell’ultimo capoverso alludete vagamente all’omosessualità della signora. Omettete accuratamente di dire: (a) che lei vi diede uno schiaffo dopo che voi le avevate piazzata una mano sul culo; (b) che nella circostanza eravate ubriaco spolpo.

4. Vi danno da recensire il romanzo nuovo d’un autore letteratissimo. Dopo tre pagine decidete di intervistarlo; gli telefonate e gli chiedete che cosa pensa del Brexit, del ritorno in televisione di Rischiatutto, e della partita Italia-Germania di sabato prossimo.

5. Vi danno da recensire il centunesimo romanzo di Andrea Camilleri. Avendone già recensiti trentadue, tutti negativamente, decidete di scrivere un’articolessa di trentadue frasi prendendo: la prima del primo articolo, la seconda del secondo, la terza del terzo, eccetera. Aggiungete una frase finale: “Se questo articolo vi pare frutto di un puro e semplice lavoro di collage combinatorio, ebbene: quel vecchio signore, peraltro così amabile, da cento e uno romanzi in qua non fa che rimestare sempre la stessa materia, ricombinandola e incollandola”. Se qualcuno vi farà notare che, in effetti, il centunesimo romanzo di Andrea Camilleri è diverso da tutti gli altri – si tratta di uno steampunk ambientato tra Viareggio e il Madagascar, con inquietanti inserti hardcore, a sfondo religioso -, vi limiterete a una scrollatina di spalle.

6. L’autore del romanzo è un vostro amico o conoscente, ma non tanto amico: più un conoscente, insomma. Il libro ve lo manda lui. Voi promettete la recensione. Non leggete il libro. Dopo un po’, circa un mese, con timida circospezione il conoscente si fa vivo. Voi dite che la recensione l’avete consegnata, ma che nei giornali lo spazio è tiranno. Peraltro – poiché ogni giorno guardate la rassegna stampa – sapete bene che di quel libro non sta parlando nessuno. Non avete motivazioni. Dopo un altro mese il conoscente si fa vivo ancora, sempre più intimidito e sempre più circospetto. Voi lo liquidate con qualche frase generica, tanto non avete bisogno di lui. Il tempo passa. Dodici anni dopo, in treno, aprendo la borsa vi accorgerete che – nella fretta della partenza – avete preso su per sbaglio quel libro lì – chissà come mai era ancora in giro per casa – e non quello che volevate effettivamente leggere. Il viaggio è noioso, e quindi vi accontentate. Pian piano vi rendete conto che il romanzo è un capolavoro. Il conoscente non l’avete più sentito da allora, ma avete ancora il suo numero nella rubrica del telefono. Sapete, perché nell’ambiente le cose si sanno anche se non si ha interesse a saperlo, che non ha più pubblicato nulla. Lo chiamate, pronti a scusarvi e a gettarvi ai suoi piedi: e già pregustando lo scoop. Nel momento in cui vi risponde, la bomba scoppia.

7. L’autore del romanzo siete voi stessi, ma non lo sa nessuno. Sapete come gestire uno pseudonimo. Per esempio, non scrivereste mai una recensione eccessivamente laudativa. Non volete destare sospetti. Così scrivete una recensione ben fatta, analitica, profonda, ma non esagerata nei giudizi. Anzi, avanzate pure qualche critica: di quelle fini, argute, proprio da intenditori. Rileggete. Un lavoro ben fatto. La consegnate al giornale. Non esce. Dopo due settimane chiamate il caporedattore. “Ma, sai”, vi dice, “si capisce fin troppo che è una recensione forzata, fatta per dovere. Se tu per primo non sei convinto del libro, perché mai dovremmo pubblicarla noi?”.

8. Vi danno da recensire un libro orribile di uno scrittore importantissimo. Vi spiegano che, benché il libro sia orribile, la recensione dovrà essere ampiamente laudativa. Oltretutto, l’editore e il giornale fanno parte dello stesso gruppo (la cui attività prevalente è quella assicurativa). Passate il libro a un vostro studente secchione ma non troppo sveglio, magnificandoglielo come il capolavoro definitivo. Gli spiegate che dovete recensirlo, e con urgenza, ma siete rimasti senza benzina, avete una gomma a terra, non avete i soldi per prendere il taxi, la tintoria non vi ha portato il tight, dovete andare al funerale di vostra madre, vi è crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione. Le cavallette, infine (il giardino ne è pieno, saccheggiano le macerie). Il giornale pubblicherà, con la vostra firma, la recensione ampiamente laudativa scritta dallo studente secchione ma non troppo sveglio.

9. Il libro è così importante che l’editore organizza addirittura una festa per il lancio. Voi siete tra gli happy few. Il cibo e i vini sono fantastici. Lo scrittore è simpaticissimo, ha la semplicità di chi è quietamente consapevole di essere un genio e non ha certo bisogno di farselo dire dagli altri. Le ragazze dell’ufficio stampa sono carinissime. I camerieri sono inappuntabili. L’editore, benché ormai sordo e quasi cieco, si ricorda perfettamente di voi. Vi racconta, prendendovi sottobraccio, a voce bassissima, un aneddoto di quelli che possono circolare solo tra gli intimi. La mattina dopo, a casa, aprite la cartella stampa. C’è dentro solo un foglio, trenta righe di testo. Lo leggete. E’ perfetto. E’ scritto come lo scrivereste voi. In fondo c’è già la vostra firma.

10. Odiate scrivere recensioni, e lo dite chiaro e tondo.

16 Risposte to “Dieci sistemi infallibili per non recensire un libro”

  1. massimocassani Says:

    6. Dove scoppia la bomba? Sul treno? O a casa dell’autore?
    Grazie della riposta.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Eh, non si sa.

  3. Bibolotty Says:

    terrificante. tutto ciò che ho sempre pensato scritto in elenco.
    quoto il punto 10, poco frequentato dai pusillanimi.

  4. bibolottymoments Says:

    […] via Dieci sistemi infallibili per non recensire un libro — vibrisse, bollettino […]

  5. vanamonde65 Says:

    Lo steampunk di Camille lo voglio leggere. Chi lo pubblica?😀

  6. RobySan Says:

    Qualche “acca”.

    Plumelia

    L’arbusto che fu salvo dalla guazza
    dell’invernata scialba
    sul davanzale innanzi al monte
    crespo di pini e rupi – più tardi, tempo
    d’estate, entra l’aria pastorale
    e le rapisce il fresco la creta
    grave di fonte – nelle notti
    di polvere e calura
    ventosa, quando non ha più voce
    il canale riverso, smania
    la fiamma del fanale
    nel carcere di vetro e l’apertura
    sconnessa – la plumelia bianca
    e avorio, il fiore
    serbato a gusci d’uovo su lo stecco,
    lascia che lo prenda
    furia sitibonda
    di raffica cui manca
    dono di pioggia,
    pure il rovo ebbe le sue piegature
    di dolcezza, anche il pruno il suo candore.

    (Lucio Piccolo, Canti barocchi)

    P.S.: questa è meraviglia!

  7. roberto Says:

    Per esperienza, nei quotidiani vige il punto 8, il resto va nei supplementi letterari, se ancora ci sono e qualcuno li legge.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Curioso: fai della finzione, e c’è chi la prende per racconto vero.

  9. Ezio Says:

    Devo dire che questi dieci punti mi hanno veramente divertito. Il sesto mi ha pure commosso – sarà che in questi tempi ho riscoperto Guccini e una certa ballata del Mozzi.
    La poesia del Piccolo è stupenda – anzi stupefacente: grazie RobySan, stasera potrò fare a meno delle solite gocce.

  10. Andrea Says:

    John Belushi scriveva recensioni? Non lo avrei mai detto!

  11. Giulio Mozzi Says:

    Non le scriveva, infatti. Le dettava.

  12. giuliana Says:

    E se un libro non
    volesse proprio una recensione?
    E se, malgrado questo, desiderasse essere spedito?

  13. gianni Says:

    Io però adesso, in preda ai fumi del fernet, il raccontoo steampunk ambientato tra Viareggio e il Madagascar, con inquietanti inserti hardcore, a sfondo religioso del Camilleri… Lo vorrei leggere.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Basta passare in libreria, Gianni.

  15. anna maer Says:

    raffinata fantasia realistica…

  16. Marco Says:

    Ho scritto due tesi di laurea su Lucio Piccolo❤
    (Per correggere Ezio, Plumelia non fa parte dei Canti barocchi ma della silloge eponima uscita nel 1967😉 )

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