Endytophilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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di Eusebio Gnirro

03 endytophiliaNata con l’uomo, anzi con la donna traviata dal serpente, la genesi di questa pratica è nei primi passi della Genesi, laddove è circostanziato l’atto evitico di cogliere il frutto proibito dall’albero della conoscenza e immantinente, mentre un fremito inaugurale irradia da un organo pressappoco baricentrico verso le aree periferiche, spiccare una foglia trilobata da una pianta di fico e ascondere, dietro la cuticola verdacea, le debuttanti pudenda. Una scelta cauta e tuttavia avventata, poiché la prima donna si ritroverà suo malgrado a occupare il centro della scena e si vedrà costretta, nel momento stesso in cui potrà fregiarsi a buon titolo del titolo parossistico di primadonna, ad abbandonare il paradiso terrestre di gran carriera.

Diversamente da quanto si ritiene non è la reazione del Padreterno di fronte al tradimento a spingerla all’esilio, ma quella di Adamo al gradimento. Proprio costui, che per tutto il tempo che aveva preceduto quell’istante si era mostrato così poco esuberante da sembrare asfittico, all’apparizione della foglia, e alla sussecutiva sparizione della faglia che fino a poco prima aveva sotto gli occhi, si trasforma issofatto in un vitalista che non c’è maniera di tenere a freno. La povera Eva cercherà in tutti i modi di far perdere le proprie tracce, ma siccome è l’unica a bazzicare la superficie del pianeta Adamo la rintraccerà ogni volta senza sforzo, le strapperà la foglia di dosso e le imporrà usamenti a raffica senza ossequiare il principio di consensualità. Sennonché una notte, mentre egli sta dormendo della grossa, le viene fatto di nasconderne il membro a riposo dietro la sbrindellata foglia di fico, nell’illusione che il non averne contezza possa indurlo a dimenticarne l’esistenza.

Una trovata dagli esiti paradossali, poiché dal giorno appresso sarà Eva a diventare una sessuomane in grado di importunare Adamo con tale accanimento da costringerlo, per puro istinto di sopravvivenza, a sbarazzarsi della foglia e ricollocarla sulle parti intime di provenienza. Seguiranno anni di aspri conflitti, in cui il primo uomo e la prima donna si avvicenderanno nei ruoli di perseguitato e persecutore e picchieranno, l’uno all’insaputa dell’altra e viceversa, alle porte del paradiso implorando il Padreterno di riammetterli. Busseranno invano e a questo turbolento ménage saranno da ricondurre la nascita del genere umano e dell’endytophilia, una pratica che connota i casi in cui l’eccitazione nel soggetto è provocata dall’avvistamento di persone vestite di tutto punto.

Gli appassionati del genere sono capaci di intrufolarsi, fosse pure attraverso un foro del diametro d’una pupilla, in uno spogliatoio riservato agli appartenenti del sesso opposto, e guardare agli uomini o alle donne che si aggirano ignudi nella zona docce con la noncuranza che voi riservereste ai rubinetti o alle pilette di scarico a pavimento; ma non appena boxer o mutandine cominceranno a risalire le cosce esercitando senza ritegno il loro potere d’occultazione, ecco che l’interesse s’accenderà, per divampare all’entrata in scena di canottiere o reggiseni, calzettoni o autoreggenti, pantaloni di velluto o gonne plissettate. Sarà una conflagrazione pulsionale che toccherà l’acme quando le camicie saranno coperte dalle giacche o i gambaletti velati inghiottiti da stivali transrotulei. E quando infine i cappotti, le sciarpe, i cappelli e le manopole copriranno gli ultimi scampoli di derma ancora esposto, non ci sarà potere comburivoro in grado di porre limite alla violenza dell’incendio.

A chi sia travolto da una simile passione può risultare arduo, se non impossibile, perfino ciò che per la moltitudine è agevole e scontato: camminare in mezzo agli altri, prendere un autobus, recarsi al cinematografo o allo stadio sono attività che richiedono a costoro l’esercizio di un autocontrollo degno del più coriaceo anacoreta, visto che gli individui che li assediano mettono in atto la provocazione di presentarsi vestiti come mamma non li ha fatti. Figurarsi quale assilli li assalgano in occasioni di molto momento: quali il sostenere un esame universitario al cospetto d’una piacente ricercatrice fasciata da un tailleur di seta che non lascia intravedere nulla o un colloquio di lavoro con un prestante dirigente occultato da un completo di velluto a coste. Per non dire dell’esperienza paradossale di fare ammenda dei propositi peccaminosi accumulati in misura di migliaia al giorno, standosene genuflessi di fronte a un prete imprigionato in un imperscrutabile abito talare; o della fatica nel mantenere un contegno mentre sono costretti a seguire il feretro di un caro zio e la formosa cugina, che soffriva di freddolosità cronica e in gioventù ha suscitato desideri inconfessabili, si aggrappa al loro braccio facendogli sentire lo sfrigolio della stoffa dei suoi abiti che strusciano senza requie contro i propri.

Ebbene, chiunque dovesse fare un piccolo sforzo d’immedesimazione non avrà difficoltà ad ammettere che l’unico modo per smorzare l’eccitazione è somministrarsi a ogni piè sospinto filmati pornografici in cui non s’intraveda nemmeno l’alone di un calzino; una prassi che vi farà inquadrare come un maniaco sessuale proprio quando vorreste passare per un moralista. Vi stupisce allora che se il prezzo da pagare per vivere in un inferno che gli altri non riconoscono come tale, per torturare se stessi nell’inane tentativo di sembrare altro da ciò che si è, diventa così alto, essi si lascino soggiogare dalle forze che comunque li signoreggiano e vivano le proprie pulsioni alla massima intensità fino all’incenerimento?

Ecco spiegato perché essi non proveranno scrupoli nel dilapidare fortune consegnandosi a forme estreme di turismo sessuale non censite dagli operatori più scaltriti. Le loro mete non saranno la Tailandia, Cuba o il Brasile, bensì la Lapponia, il Nepal, la Siberia, o qualsiasi landa dove il clima non consente leggerezza di costumi. I più invasati migreranno verso i paesi islamici sottoposti alla sharia: luoghi di perdizione in cui alle donne è concesso esporre soltanto una coppia d’iridi oscurate da lenti a contatto nere, che un arcipelago di cataratte artificiali rende ancor meno accessibili. A questi simulacri viventi essi affideranno il compito di condurli alla rovina nel momento esatto in cui li sopraffarà la certezza di aver riconquistato il paradiso in terra. Con tutta probabilità finiranno lapidati sul posto per atti osceni in luogo pubblico, ma se ne andranno con la certezza che le settantadue vergini che li attendono nella Janna siano coperte, e senza la minima possibilità di sbarazzarsene, da innumeri foglie di fico d’india.

© Turi Totore

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2 Risposte to “Endytophilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. la Matta. Says:

    Nulla da dire.Solo che il perfetto godimento della concettualitá del testo mi è stato interrotto dalle “camice “senza i. Peccato. Giulio, ti è sfuggita la bozza.Matta

  2. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, ho corretto.

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