Avisfilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)

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001 avisfilia

di Eusebio Gnirro

Avisfilia. Brevettata da Zeus, che si tramutò in cigno per potersi congiungere con la riottosa Leda, la fortuna di questa pratica sessuale non ha conosciuto rovesci a partire da quando, al termine di una lunga serie di rappresaglie sessuali delle truppe comandate da Tindaro (coniuge di Leda e Re di Sparta) che avevano condotto a un passo dall’estinzione l’aristocrazia degli uccelli acquatici, a farne le spese furono soprattutto le galline. La prassi di passarle allo spiedo ancora vive si propagò da Sparta in tutta la Laconia e da qui alle restanti sette regioni dell’antica Grecia, fino a innescare la rovinosa crisi peloponnesiaca dei macroleciti che fu l’effettivo movente della guerra che oppose Sparta ad Atene, dove la produttività delle ovaiole era rimasta inalterata in virtù della diffusione endemica della pederastia minorile.

Ma è propria dei periodi di profondo e pervasivo disagio la germinazione di intuizioni decisive intorno a dilemmi ritenuti inestricabili: come in effetti avvenne a proposito del risaputo paradosso su chi fosse nato prima tra l’uovo e la gallina. Toccò ad Aristotele in persona (sebbene taluni storici attribuiscano la folgorazione a un suo nipote alquanto imberbe e affatto grazioso) dimostrare che fosse stata la gallina ad aver visto anzitempo la luce poiché, in un cotale e consolidato andazzo, l’uovo non avrebbe mai potuto godere di prospettive evolutive più promettenti del finire anch’esso, al pari della sua piumata antagonista, per essere sbattuto.

La più fruttuosa sintesi del pensiero dello Stagirita è da attribuire ai filosofi peripatetici (così chiamati per le incessanti battute nelle campagne dell’Ellade a caccia del pollo apollineo), provvidenziali inventori della pederastia avicola, che ebbe come felice implicazione un prolungato periodo di pace e prosperità. Alla fortuna di questa pratica, in cui l’oggetto delle attenzioni morbose sono gli esemplari maschi della specie, va ricondotta la trasfigurazione del verso del gallo in ciò che conosciamo oggi: lo squillante chi-cchi-richìììì!!!! che principiò a riecheggiare qualche millennio fa dall’Arcadia alla Messenia, dall’Elide all’Argolide, soppiantando il primitivo e lecitamente ingenuo chi?-che? di cui riferisce Erodoto. Ma occorrono un paio di secoli prima che la prassi venga abbinata a quella di rompere il collo all’animale per intensificare l’orgasmo, determinando la nascita del gallo da combattimento: un piccolo animale dalle fragili zampe, dal timido beccuccio e dalla psiche oltremodo scossa, il quale si sarebbe rivelato capace di sprigionare un’aggressività folle e incontenibile non appena qualsiasi esemplare di specie vivente avesse dato segno di volersi portare alle sue terga.

E’ in quest’alveo arcaico e altisonante che s’inscrive il sesso coi pinguini, la cui buffa camminata non è, come potete immaginare, una deliberata scelta di portamento. Si tratta di una passione che ha conquistato le popolazioni dell’estremo settentrione e che, sul finire del diciannovesimo secolo, ha condotto all’estinzione dell’alca impenne per la frenesia fornicatoria degli eschimesi: una scriteriata mattanza che l’ha tramutata in esotica ed esosa passione riservata a coloro che possono permettersi di finanziare spedizioni di carattere “scientifico” in Antartide (parola che significa, non a caso, lontano dall’orso, ossia dall’uomo in pelliccia: in particolare da quello che sotto la pelliccia non indossa nulla).

Gli studiosi hanno censito variazioni sul tema a misura di donna: lo yupa-yipie in voga presso alcune tribù amazzoniche, e a cui gli antropologi associano la resistenza di queste comunità matriarcali a trasferirsi nei centri urbani rinunciando alle proprie abitudini, che consiste nella titillazione del clitoride da parte di colibrì di piccola taglia che possono raggiungere i settanta tocchi per secondo; il rape-rapax, che prevede l’introduzione di un’esca nelle parti intime (generalmente un topo o un piccolo scoiattolo di cui si lascia emergere la coda) e l’attesa a gambe divaricate che un falco pellegrino s’impossessi della preda alla velocità di trecento chilometri orari. Negli ultimi anni si va diffondendo la consuetudine di consumare rapporti sessuali con pappagalli parlanti di entrambi i sessi: il più gettonato è il Comuro del Sole, caratterizzato da colori sgargianti e da una straordinaria capacità di imitare la voce umana; da esso si pretende che renda più piccanti i convegni amorosi infarcendo l’eloquio con espressioni del tipo “sei pvopvio una bvutta tvoia” oppure “cvisto santo quant’è gvosso”. Una pratica che sta conoscendo una felice riviviscenza è l’accipitrisex: ovvero il sesso con gli avvoltoi, in cui si sfrutta il lungo collo del volatile e il tenace becco ricurvo per stimolare il punto G o la prostata; pare si tratti d’una prassi risalente nientemeno agli Inca, i quali la utilizzavano anche per praticare l’aborto con raschiamento non rischiando d’incappare, come potrebbe oggi succedere, in un esemplare cattolico-romano che si professi obiettore di coscienza.

© Turi Totore

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6 Risposte to “Avisfilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate)”

  1. Ennio Bissolati Says:

    Gentile signor Gnirro, nel caso in cui lei addivenisse a pubblicare questi suoi testi in un’edizione possibilmente introvabile, mi farò parte diligente nel recensirla. Con tutta la mia stima.

  2. Avisfilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse) | iCalamari Says:

    […] Oggi tocca all’Avisfilia. […]

  3. RobySan Says:

    E inoltre: le storie dello zio ittiofilo, e delle sue anvance a quel pesce lesso del nipote, le ha mantenute? Erano davvero encomiabili.

  4. Ezio Says:

    Segnalo all’erudito Grecista il frammento lirico (incompleto) rinvenuto recentemente in Beozia, dal professor Ghyros Pappapollopulos, che sembrerebbe rimandare tanto avito odio pure a qualche sport olimpico:
    “Apelle figlio di Apollo/fece una palla di pelle di pollo/… a galla/… di pelle di pollo/fatta da A… figlio di Apollo.”
    Una specie di pallanuoto, dove in luogo di palle si usassero anatre o polli?

  5. Ma.Ma. Says:

    Divertente e ben riuscite le associazioni di idee. Peccato che io non colga tutti i riferimenti (citazioni) ma per uno che sa più di me… (Basta poco per essere più colti) be’ sono certa che godrà come un riccio, di questa lettura. Promette bene la serie. Ora sono curiosa.

  6. La matta Says:

    Forse è un modo di sfrondare i says.O di selezionarli in categorie.Parrdon :in stie.matta

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