Tutto quello che serve sapere per scrivere un romanzo accettabile, condensato in una sola frase

by

accettabile

di giuliomozzi

Ecco la frase:

Fa’ in modo che ciò che avviene nella storia sia incerto e misterioso prima che avvenga, sorprendente nel momento in cui avviene, e perfettamente consequenziale dopo che è avvenuto.

Questo basta per scrivere un romanzo accettabile. Non basta, e spero sia chiaro, per scrivere un buon romanzo o un ottimo romanzo – tantomeno per un capolavoro. Un capolavoro, per la precisione, di questa frase può (può; non: deve) tranquillamente infischiarsene.

11 Risposte to “Tutto quello che serve sapere per scrivere un romanzo accettabile, condensato in una sola frase”

  1. Fabio Piero Fracasso Says:

    Francamente penso che questi elementi, se ci sono, garantiscano una resa superiore alla mera accettabilità: altrimenti, se così non fosse, sarebbe interessante sapere quali siano gli ulteriori elementi che conferiscono quel di più che supera la soglia “accettabile”

  2. ilcoraggiodellettore Says:

    Non concordo – qui si parla soprattutto da un punto di vista narratologico, sono in ballo fabula e intreccio, costruzione narrativa e capacità di gestione dei tempi della narrazione. Il talento, la cifra stilistica, lo sguardo sulle cose sono un’altra storia. Il capolavoro può permettersi di giocare con le regole, ignorarle o inventarne di nuove. Una struttura narrativa corretta e un corretto uso delle figure retoriche possono generare un buon prodotto – un prodotto accettabile, per l’appunto.

  3. Spunti Cardinali Says:

    Credo sia una questione di scuole di pensiero.
    Alfred Hitchcock, ad esempio, diceva che “la differenza fra suspense e sorpresa è molto semplice […].Noi stiamo parlando, forse c’è una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutto ad un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse.
    Ora veniamo al suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perchè ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – la stessa conversazione insignificante diventa tutta a un tratto molto interessante perchè il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose così banali c’è una bomba sotto il tavolo e sta per esplodere da un momento all’altrò: nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspense: la conclusione di tutto questo è che bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile…”
    Ultimamente ho cominciato a leggere (forse con colpevole ritardo) Stephen King. La sua scrittura non mi pare eccelsa e le traduzioni mi paiono di livello davvero basso, ma ciò non mi ha impedito di far caso a quello che, a mio parere, costituisce un ingrediente fondamentale del suo successo: King anticipa la giusta porzione di finale in modo da creare suspance.
    Nel caso dell’esempio di Hitchcock, King scriverebbe, credo, qualcosa del tipo: “Giulio e Paolo entrarono nel bar alle 17.32. Presero posto al tavolino vicino alla porta del bagno alle 17.33, dieci minuti esatti prima che la bomba esplodesse.”
    Personalmente non saprei indicare una preferenza, ma credo che ogni storia richieda una miscela equilibrata di entrambi gli approcci.

  4. sergiogarufi Says:

    sono d’accordo con fabio, un romanzo siffatto direi che si può definire interessante, più che accettabile. giulio, dato che seguo sempre con attenzione i tuoi suggerimenti di scrittura, ti sentiresti di dare un’indicazione simile (cioè riguardo ai requisiti minimi di interesse) per un saggio?

  5. Giulio Mozzi Says:

    Lettore autodefinitosi coraggioso: non capisco. Cominci con un “non concordo”, osservi (giustamente) che ho considerato solo l’aspetto “narratologico”, e aggiugi:

    ..Il talento, la cifra stilistica, lo sguardo sulle cose sono un’altra storia.

    E io sono d’accordissimo, tanto che questa tua frase è la mia risposta a Fracasso.

    Agli spunti cardinali faccio notare che l’ “incertezza” è appunto ciò che genera la suspense: come lui stesso spiega.

    Ovviamente il mio “tutto in una sola frase” è giocoso.

    Sergio: ci penso.

  6. Fabio Piero Fracasso Says:

    Chiedo scusa ma il punto di vista “narratologico” lascia il tempo che trova, mi ricorda improbabili dispute (del tipo “poesia e non poesia”, brutalmente semplificando). Io sostengo soltanto questo: Il talento, la cifra stilistica, lo sguardo sulle cose sono, per l’appunto, lo scarto geniale, il cambiamento di prospettiva essenziale, anche se magari contenuti in un dettaglio, che spiegano l’apparente paradosso del “sorprendente” e del “consequenziale”. Pertanto: talento et similia sono diverse ed enfatiche esplicitazioni di questi due aggettivi.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Mi pare di aver capito, Fracasso.

    E rispondo: nella mia esperienza editoriale ho constatato che esiste qualcosa che può essere conquistato con puri mezzi tecnici.

    E ho pure constatato che non c’è relazione tra qualità dei mezzi tecnici e bellezza. Ho letto romanzi tecnicamente perfetti eppure molto brutti, e viceversa.

  8. Spunti Cardinali Says:

    In effetti ho parlato di anticipare una giusta porzione di finale perché credo che un buon romanzo si fondi su una miscela azzeccata di anticipazioni e colpi di scena.
    Personalmente direi quindi:

    “Fa’ in modo che l’avvenimento atteso dal lettore sia incerto e misterioso prima che avvenga, sorprendente nel momento in cui avviene, e perfettamente consequenziale dopo che è avvenuto,”

  9. dm Says:

    Ad alcuni potrà sembrare una scemenza, ma lo stesso suggerimento potrebbe valere per la scrittura di una frase accettabile o forse più che accettabile: prima l’incertezza del senso, poi la sorpresa, infine la perfetta logicità del tassello.
    Una frase, specie se lunghetta, di cui già s’intuisce il senso non.

  10. ilcoraggiodellettore Says:

    Perdonate l’assenza di chiarezza, il mio “non concordo” iniziale era rivolto al primo commento di Fabio (chiaramente in accordo con Giulio).

  11. Giulio Mozzi Says:

    Chi è in accordo con me, coraggioso lettore? Tu o Fabio?
    🙂

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