“Volevo fare lo scrittore (sul serio) ma i corsi di scrittura creativa mi hanno rovinato per sempre”, di Mario Cippa Lippa

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

cippaLa prima impressione, più che ovvia e naturale, è che alla domanda se in Italia i corsi i seminari le scuole gli stage i workshop i laboratori le botteghe di scrittura creativa abbiano o non abbiano “prodotto” nuovi narratori di un qualche rilievo, la risposta più caritatevole sarebbe: no, ma hanno prodotto un nuovo genere letterario, ovvero il “romanzo di deformazione” del frequentante di un corso un seminario una scuola uno stage un workshop un laboratorio una bottega di scrittura creativa. “Deformazione”, mi raccomando, e non “formazione”, perché con corale (e un po’ assordante) univocità tutti questi romanzi (dei quali quello di cui ci occupiamo, del Cippa Lippa, va considerato meramente come esemplare o sintomatico o punta d’iceberg: non come specialmente meritevole sul piano artistico) raccontano la medesima storia: c’è un gruppo di ardenti aspiranti pieni d’ambizione e di bruciante passione; c’è un Maestro con l’emme maiuscola e dal cognome enfatico tipo Stupazzoni o Pestalozzi o una Maestra con l’emme maiuscola e dal cognome doppio tipo Tocchetti Bocconi o Molarin D’Entière; e vi si producono situazioni di asservimento, di sfruttamento, di vampirizzazione, di cronicizzazione dell’invidia, di umiliazione financo erotico sessuale, di lotta biologica per la sopravvivenza, eccetera eccetera, nelle quali il Maestro o la Maestra risultano sistematicamente essere degli smokeseller più che degli storyteller, e gli allievi sono tutti dei pazzi furiosi invasati – tutti tranne quello, ovviamente, che costituisca proditoria proiezione dell’autore o autrice, suo o sua alter ego o quantomeno portavoce. E quanto sia divertente la lettura di ‘sta roba, ve lo potete immaginare senza che ve lo racconti nel dettaglio il vostro umile bibliofilo.

Il Nostro, tuttavia, una puntarella d’originalità ce l’ha. La situazione non è quella di un corso un seminario una scuola uno stage un workshop un laboratorio una bottega di scrittura creativa, bensì quella di un gruppo di Inediti Anonimi (con turpe acronimo: Inedi.A.): gente che ha frequentato corsi seminari scuole stage workshop laboratori botteghe di scrittura fino a svenarsi il portafoglio e il conto in banca, oltreché rovinarsi fiscamente psichicamente moralmente spiritualmente – e sta cercando di smettere. L’incipit della faccenda, tanto per tastar con mano l’inventiva dell’autore, è:

L’uomo si schiarì la voce.
“Mi chiamo Asturio e sono uno scrittore inedito. Non frequento una lezione di scrittura creativa da due anni, tre mesi e sei giorni”.
Scrosciò l’applauso,

e quel che segue gode di una puntuale prevedibilità da treno svizzero – in quella che non sembra neanche una parodia degli AA ma al massimo e a farla grande una derivazione della celebre scena degli squali del film (per bambini) Nemo. La storia che si racconta è, ovviamente, quella dell’addicted che cerca di tirarsi fuori, quasi ci riesce, sbanda e cede, trova una sua provvisoria redenzione proprio salvando dalla perdizione definitiva una compagna del gruppo (della quale – sorpresa! – s’innamorerà; e lei di lui, ma solo dopo averlo potuto apprezzare come salvatore; prima sdegnosetta respingeva, as usual), e alla fine (tanto per non fare proprio sempre sempre sempre l’happy end) risbanda e ricede e sprofonda inabissandosi perdutamente: spende una cifra (tutto ciò che ha, praticamente) per iscriversi a un corso di Creative Writing dell’University of Ontario (ah, il mito dell’America!…), salvo accorgersi d’esser rimasto vittima di un perfidissimo phishing, o internettico adescamento con svuotamento annesso del conto corrente.

Che dire? Non che il romanzo sia illeggibile, per carità. Alcune scene, marcatamente quelle semipornografiche (perché, a quanto pare, i corsi seminari scuole stage workshop laboratori botteghe di scrittura creativa sono eventi caratterizzati da una spiccata erogenicità – dalla quale è escluso il docente, normalmente narcisista e perverso: ma tra allievi e allieve ci si dà un certo qual da fare) hanno addirittura una loro godibile comicità, seppur sospettabilmente involontaria; però, mah, boh, insomma, che cosa volete che il vostro povero bibliofilo vi dica? Tutto il mondo è paese, e potrei raccontarvi molte cose sul paesello dei corsi di formazione per venditori di macchine utensili per la produzione di scarpe da tennis – mondo al quale, ormai pensionatamente, appartengo.

Tag: ,

8 Risposte to ““Volevo fare lo scrittore (sul serio) ma i corsi di scrittura creativa mi hanno rovinato per sempre”, di Mario Cippa Lippa”

  1. m.fisk Says:

    La smaschero: l’inciso (… tra allievi e allieve ci si dà un certo qual da fare) è pubblicità; e neppur tanto occulta!

  2. Giulio Mozzi Says:

    Bah, il Cippa Lippa non smaschera niente che non sia stato smascherato da me almeno dal 2012 (vedi qui, ultimi due punti)

  3. m.fisk Says:

    Quindi il Cippa Lippa, frequentando Inedi.A., è ricaduto nel medesimo vizio. Ben gli sta il contrappasso finale.

  4. donatella Says:

    Mi auguro che il signor Ennio, avendo inventato un genere, le recensioni bissolatiane, di rimarchevole godibilità, possa un giorno tenere un corso di recensione creativa, magari con l’appoggio del Mozzi, che gentilmente lo ospita e che ne ha scoperto l’originalissimo talento.

  5. Asia O' barnell Says:

    ahah quello che scrivi è verissimo! Io ho partecipato solo una volta a un corso di deformazione del genere, e dopo due lezioni.. ciao ciao! secondo me o c’hai delle cose da dire o non ce le hai. E se pure non ce le hai, puoi scriverle comunque senza che qualcuno ti dica come fare..

  6. Ennio Bissolati Says:

    Gentile Asia, non è certo mia intenzione difendere i corsi i seminari le scuole gli stage i workshop i laboratori le botteghe di scrittura creativa. Lascio questo arduo compito, eventualmente, al padrone di casa. Ma sospetto che lei si dichiari d’accordo con qualcosa che nel mio umile articolo, ahimè, non sta scritto da nessun parte.

  7. gianni Says:

    Al di là del contenuto, del messaggio e degli esempi, ho adorato la dott.sa Tocchetti Bocconi, che come scrittrice ed insegnante me la figuro con i capelli color metallic grey xf-56 e i mezzi occhialetti legati da una catenella al collo.😀

  8. Giulio Mozzi Says:

    A me invece fa venire in mente, non so bene perché, l’Isabella Teotochi Albrizzi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...