Dieci buoni motivi per dedicarvi al culto di voi stessi (istruzioni per scrittori giovani)

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di giuliomozzi

1. Se non ci pensate voi, non ci penserà nessun altro. E comunque, nessuno saprà farlo farlo meglio di voi.

2. Perfino Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno sosteneva che ci vuole una certa dose di vanità per pubblicare un’opera. Quindi, se credete che la vostra opera sia un’opera grande, concedetevi una grande dose di vanità.

3. Se invece credete che la vostra opera sia un’opera modesta, un’operina, un’opericciuola, considerate di quale smisurata dose di vanità essa abbia bisogno per essere sostenuta.

4. Oggi l’apparire conta più dell’essere: lo sanno tutti. A rigore, che un’opera vi sia non è poi tanto rilevante.

5. Viviamo nell’èra degli annunci. Non è tanto importante ciò che avete fatto, quanto ciò che potreste fare. Pertanto l’opera non conta: contano le vostre potenzialità come autore. Dovete dunque apparire potente.

6. Il mondo è pieno di gente. Ma sono così poche le persone che vale veramente la pena di conoscere, che tanto vale concentrarsi sulla conoscenza di sé stessi. Almeno si va sul sicuro.

7. Se vi accusano di avere un Ego incontenibile, rispondete: “Sono abbastanza grande da contenerlo tutto”.

8. Uno che accusano di essere “pieno di sé”, può solo rispondere: “E’ più forte di me”.

9. Chi non è convinto di ciò che fa, non fa niente. O lo fa male.

10. Se vi accusano di essere narcististi, rispondete con le parole di Tiziano Scarpa: “Spesso i critici fanno un lavoro di delegittimazione politica totale. Certe categorie come (per fare un esempio di quelle messe in giro dalla critica sociale e letteraria) quella del narcisismo, sono tremende: depotenziano l’irriducibilità degli artisti; e i critici che la utilizzano, di fatto collaborano con lo Spettacolo per integrare cio che è irriducibile. Lo si può dire di tutti. Anche Catullo e Céline, se vogliamo applicare quella categoria, erano dei narcisisti, ma che senso ha? Ciò che hanno scritto ha un peso o no? Va contro il discorso inerte? Contesta il potere disumanizzante? Ci serve come arma contro l’integrazione livellante, lo spossessamento di vitalità, la spoliazione totalitaria, pubblicitaria, televisiva? Infatti io ho cercato di spostarmi, dal narcisismo, alia categoria sacrificale e gioiosa dell’esibizionista. Se proprio vogliono appiopparci una categoria, che ci definiscano esibizionisti, non narcisisti” (vedi). Come si può non sottoscrivere?

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14 Risposte to “Dieci buoni motivi per dedicarvi al culto di voi stessi (istruzioni per scrittori giovani)”

  1. Maria rosa Says:

    Oh, finalmente! Ci mancava, questo decalogo. Giuro che, alla fine della lettura, mi sono sentita più leggera e più motivata e mi sono assolta.
    Poi, l’asino: ma è una tua fissazione o, al di là della metafora, lo consideri anche un animale utile e simpatico?

  2. Giulio Mozzi Says:

    Maria Rosa: trovo che mi somigli. Spritualmente e intellettualmente, più che fisicamente.

  3. Ma.Ma. Says:

    *O*

  4. deborahdonato Says:

    E poi, per essere esibizionisti, bisognerebbe riconoscere l’esistenza degli altri.

  5. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1980] – Si chiama «L’Âne» la nuova rivista lacaniana in Francia. Cfr. sogno 1974: « Mi era cresciuta al sommo della testa un’orecchia d’asino ». “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  6. RobySan Says:

    Secondo il filosofo, e noto chiosatore, yemenita Sharib Bin Almuhawir (VIII sec.): “La vanità è vana se usata invano. Fuori del vano non è vana. È perciò vano vantarsi invano: in mancanza dell’opera si ha un vuoto d’opera – un vano – che vanifica la vanità autoriferita. Dunque è necessario che prima vi sia l’opera, per chiudere il vano, e poi il vanto, per non vantarsi due volte invano.”
    (Ho faticato non poco a tradurre direttamente dall’opera dello Almuhawir, e spero che google non mi abbia coglionato troppo, il “vantarsi due volte invano” è una mia interpolazione; google traduceva “vantarsi sul divano”, ma mi è parso incongruo. Spero inoltre che tutto ciò io non l’abbia fatto invano. In ogni caso non me ne vanto.)

  7. Marco Candida Says:

    Gli annunci si possono sostiuire, almeno in rete, con gli estratti. Se dico “modesto” o dico “grande” cosa importa se poi faccio leggere l’estratto? Un primo capitolo o un ottavo capitolo o le prime venti o trenta pagine?

  8. Monica Bauletti Says:

    Che poi, non è che dare del narcisista o esibizionista a chi ha il coraggio di esprimersi nei luoghi e nei modi che più gli si confanno è dettato dal senso di invidia di chi quel coraggio non ce l’ha?

  9. dm Says:

    (Forse sì, la vanità è bene attivarla nell’immediato di uno sforzo autopromozionale; e reprimerla nel tempo in cui uno scrittore è tale; cioè quando scrive.
    Ho sempre pensato che la vanità e cioè il controllo della vanità chieda delle energie supplementari, che quando si scrive potrebbero essere spese per l’opera. Ad esempio: leggendo Busi mi son sempre domandato quanto belle sarebbero state quelle opere (e alcune già son belle) se Busi non avesse impiegato i due terzi della propria forza nel dimostrare di essere ciò che normalmente una narrazione già dimostra. Uno scrittore, al di là della s maiuscola.
    Non so se sia proprio vanità. E in realtà non so nemmeno quanto la vanità sconfini nell’ansia di prestazione e viceversa, per non parlare dell’ansia di ricevere amore dal mondo, per non.
    Ma sono andato fuori – o sotto – tema).

  10. Giulio Mozzi Says:

    Monica Bauletti: l’argomento dell’invidia è usato così spesso, ma così spesso, come se fosse una chiave interpretativa universale – che ormai mi rifiuto di prenderlo in considerazione.

  11. gian marco griffi Says:

    Il punto 9 lo sottoscrivo. Ma non so, se prendo me come esempio, è come se mi vergognassi di essere convinto. O una specie. Vale solo per la scrittura, ma è così.

  12. Monica Bauletti Says:

    Sig. Mozzi ciò non dimeno l’invidia è un argomento che non tramonta mai. Ci sono persone che si costringono in atteggiamenti miserabili per non stimolare l’invidia. Ci sono persone che limitano l’esultanza per non stimolare l’invidia. Per non parlare di certe forme di superstizione e scaramanzia. Forse se ne dovrebbe parlare di più per sgonfiarne gli effetti e la paura che molti nutrono nei confronti dell’invidia. Bisognerebbe insegnare che è più produttivo gioire con chi gioisce che soffrire per chi gioisce, ma questo nessuno lo dice e intanto molti fegati esplodono rovinando le feste di chi si è guadagnato il successo e senza portare beneficio a nessuno.

  13. acabarra59 Says:

    “ 18 maggio 1984 – Lo confesso: ho invidiato i miei coetanei. (Erano tanto più giovani di me) “ [*]
    [*] Lsds / 73…

  14. Giulio Mozzi Says:

    Monica, scrivi:

    …Bisognerebbe insegnare che è più produttivo gioire con chi gioisce che soffrire per chi gioisce, ma questo nessuno lo dice…

    Non mi par vero che nessuno lo dica.

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