Dieci eventi determinanti che hanno fatto di me lo scrittore che sono

by

di giuliomozzi

[“Dieci”, mi raccomando, non “I dieci”]

1. Sono nato in una famiglia dove si studiava, e si studiava volentieri; e dove c’erano risorse per studiare. Dai genitori – entrambi biologi – appresi, tra le altre cose, un modo di ragionare e parlare rigoroso. Una logica.

2. Mia sorella Maria Luisa studiava lettere, e mi passava poi dei libri, o me li raccontava, o accettava di parlarne con me – che avevo due anni di meno, molta costanza di meno, e moltissima pazienza di meno. Capivo poco, intuivo qualcosa: sviluppavo l’immaginazione, più che l’intelligenza.

3. All’oratorio conobbi Stefano Dal Bianco. Oggi stimato poeta, allora amico prezioso e istruttivo. Aveva un anno meno di me, mi ha insegnato molto, mi ha portato molte letture: faceva qualcosa che io non capivo, ma che mi sembrava vero.

4. Al liceo ebbi, tra gli altri, due insegnanti che avevano per la loro disciplina un appassionamento autentico: Diana Burla, italiano; Renato Bortot, filosofia. Non so quanto ho ritenuto del loro insegnamento: credo di aver intuito qualcosa dal loro appassionamento.

5. Negli anni Ottanta, quando lavoravo nell’ufficio stampa della Confartigianato veneta, per un certo tempo ebbi sopra di me come capo ufficio Guido Lorenzon. Mi fece scrivere molto, mi insegnò molto. Da lui imparai non solo un approccio professionale alla scrittura, ma anche un approccio etico.

6. Nel 1988 trovai in una libreria un libretto di poesie di Laura Pugno, e volli conoscerla. Laura ha dieci anni meno di me, allora ne aveva diciotto: mi ha insegnato molto, ma soprattutto ha riconosciuto qualcosa in me che io stesso non vedevo.

7. Nel 1991 lessi, su istigazione di Stefano Dal Bianco, Grande raccordo di Marco Lodoli. Che Marco Lodoli sia o non sia un grande scrittore, non è questo il punto. Il punto è che quel libro era la cosa più potente che potesse capitarmi in quel momento. E i suoi racconti erano un modello.

8. Nel 1995 o 1996, non so più, conobbi Umberto Casadei: si iscrisse a un mio corso, anzi fu la sorella a iscriverlo. Da lui ho imparato che quando si incontra uno scrittore non c’è altro da fare che mettersi al suo servizio. Lezione utile per gli anni successivi.

9. Nel 2002 o 2003, credo, ricevetti dei racconti da Demetrio Paolin. Non mi convinsero ma mi interessarono. Conobbi così Demetrio. E capii, accidenti se lo capii, che differenza c’è tra uno che fa come me e uno che studia e pensa.

10. E poi sarebbe una lista lunga, molto lunga, di incontri e di apprendimenti. Di alcuni ho preso coscienza solo nel tempo, magari dopo molto tempo. Di altri, chi sa, prenderò coscienza in futuro. Grazie.

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16 Risposte to “Dieci eventi determinanti che hanno fatto di me lo scrittore che sono”

  1. RobySan Says:

    Quella dell’approccio etico alla scrittura andrebbe approfondita, credo; io non sono affatto sicuro d’aver capito cosa tu intenda.

  2. Fabio Piero Fracasso Says:

    Va da sé che la migliore risposta sarà quella di Giulio Mozzi ma mi sembra di intuire che l’approccio “etico” possa identificarsi con una scrittura non astrattamente riflettente il “vero” o il “giusto” quanto rigorosamente coerente con se stessa, prima ancora che con lcolui che la realizza (prendiamo casi “eticamente” orribili come Céline: ecco, quella sì è una scrittura etica)

  3. livioromanono Says:

    Quasi identica formazione. Impressionante la somiglianza con il passaggio “capii, accidenti se lo capii, che differenza c’è tra uno che fa come me e uno che studia e pensa”.

  4. sergio falcone Says:

    Uno dei drammi che affligge il genere umano è l’ego.

  5. Stefano Trucco Says:

    (…)
    9. Una cordiale telefonata con Giulio Mozzi in stazione (si sente il rumore dei treni). Inizio di una sporadica ma, almeno per me, fondamentale frequentazione.
    (…)

  6. marina viscardi Says:

    Grazie a te, Giulio.

  7. Monica Bauletti Says:

    Come dire: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”

  8. elenaexlibris Says:

    Adesso lo sai che ci precipiteremo tutti a leggere “Grande raccordo” di Lodoli vero?

  9. Gabriella Says:

    Chiedo a F. P. Fracasso cosa voglia dire evocando il “caso” Céline… Céline era “eticamente orribile” come persona, se vogliamo dirla in questo modo, ma la sua scrittura non la si può definire così… ? Mi sfugge qualcosa o è tutto lì, nel divario tra le prese di posizione razziste dell’uomo e la rivolta dello scrittore contro la guerra, le ingiustizie, le bassezze e le viltà umane, il colonialismo eccetera ?

  10. dm Says:

    (Portare avanti la scrittura come relazione, anzi come crocevia di relazioni. Cercare di fare il bene all’interno di queste relazioni. Fare il possibile. Io questo l’ho imparato da Giulio e potrei etichettarlo “approccio etico”).

  11. Giulio Mozzi Says:

    Fabio Piero Fracasso (e Gabriella): Daniele (dm) ha scritto giusto qui sopra ciò che avevo inteso dire.

  12. Alexander C. Says:

    Forse per approccio etico G.M. intende un sano approccio metodologico o allude, forse, al “senso” della scrittura?

  13. Giulio Mozzi Says:

    Ripeto: ciò che ha scritto qui sopra Daniele: se la scrittura è relazione, inevitabilmente ha un aspetto etico.

  14. gian marco griffi Says:

    Io posso solo ringraziare Mozzi e RobySan, e tra l’altro senza essere manco per sbaglio uno scrittore, però li ringrazio comunque perché senza di loro non avrei scritto buona parte delle stupidaggini che ho scritto. E io mi diverto, a scrivere le stupidaggini che scrivo, mi fanno l’effetto della musica rock. Quindi grazie.

  15. malosmannaja Says:

    ma tu pensa. anche i miei due genitori erano biologi. magari siamo fratelli.
    : )))

  16. la Matta Says:

    Tu dici : – Se la scrittura è relazione, inevitabilmente ha un aspetto etico -.Concordo. Un filosofo vero ha stigmatizzato in otto parole un concetto simile . Ha scritto: -Anch’io sono gli altri per gli altri! ! – Lo ha scoperto come un lampo abbagliante e lo ha sintetizzato semplicemente.Era un alunno della seconda elementare.Non credi che tutte le forme d’arte dovrebbero esprimersi tenendo conto che esistono GLI ALTRI ? Eallora che ne pensiamo della poesia o della letteratura che sono delle criptografie?a chi sono destinate? A CHE COSA ? Dici : ma l’arte, nelle sue varie forme subìsce l’evoluzione del pensiero nella Storia. Ma tiene sempre conto dell’Uomo? Matta

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