Diversi modi per dire la stessa cosa (facendola diventare ogni volta un’altra cosa)

by

sinonimo

di giuliomozzi

[Le espressioni segnalate con l’asterisco sono state proposte nei commenti in calce a questa mia noterella in Facebook. Essendo Fb un luogo non pubblico (benché molti non se ne rendano conto) non ripeto qui i nomi di commentatori e commentatrici. Chi vuole li trova lì].

Maternità surrogata.
Gravidanza per altri.
Gestazione per conto terzi (o: in conto terzi).
Genitorialità di sostegno. *
Coadiuvante di maternità. *
Stepgestation. *
Gestazione d’appoggio.
Dono di maternità.
Gestazione vicaria. * [aggiunto il 3 marzo]

Acquisto del figlio.
Accatto del figlio. *
Adeguata contropartita.

Madre surrogata.
Madre surrogante.
Madre volontaria (o: Madre sostituta volontaria).
Un surrogato di madre.
Terzista della gestazione.
Gestante per conto terzi (o: in conto terzi).
Gestante freelance.
Precaria della gestazione.
Fattrice biologica. *
Donatrice d’utero.
Donatrice di figli.
Gestante sostituta.

Utero in affitto.
Affittagrembo.
Prestito d’organo.

Adozione del configlio.
Stepchild adoption.
Adozione del figlio del compagno (della figlia del compagno, del figlio della compagna, della figlia della compagna).
Ricongiungimento familiare.

Desiderio di un figlio.
Egoismo.
Narcisismo genitoriale.
Mercificazione del corpo.
Tecnologia.
Natura.
Contronatura.
Schiavizzazione del corpo delle donne povere.

E potrei continuare. Queste parole, e altre che non mi sono venute in mente, indicano o potrebbero indicare qualcosa di cui si parla molto in questi giorni. Si parla, ma quasi non si discute. E non si discute perché le parole usate, buone o non buone che siano dal punto di vista linguistico, già contengono una presa di posizione. Questo articoletto viene archiviato nella categoria Retoriche.

28 Risposte to “Diversi modi per dire la stessa cosa (facendola diventare ogni volta un’altra cosa)”

  1. dm Says:

    Uno dei problemi è che la diffusione di espressioni pedestri (o uterine) come “utero in affitto” è assai contagiosa dal momento in cui una parte la urla di continuo nei vecchi e nuovi media. Se una parte urla, cioè insiste, cioè ripete – una certa espressione che si porta dietro un implicito giudizio diventa molto “popolare”. La televisione, che è il medium da cui la maggior parte della “gente” s’informa in merito a queste questioni, non fa una scelta di campo adoperando l’espressione più “popolare”, riporta solo, appunto, l’espressione più riconoscibile e chiara per tutte le fasce di pubblico. La televisione non ha a cuore ovviamente la neutralità del linguaggio, ma la capacità d’intrattenere del linguaggio stesso (o di trattenere proprio lo spettatore, certe volte, alla tivù con l’illusione un po’ ricattatoria dell’esserci). Un’espressione poco riconoscibile come “gestazione per altri”, sempre in ottica generalista, lascia spazio a “utero in affitto” anche all’interno di trasmissioni (ne ho viste un po’) che si schierano apertamente a favore della parte che chiede un linguaggio più tollerabile. È irrimediabile. Il primo che urla e urla nel modo più vistoso (cioè non trasmette senso ma, diciamo, dinamica) ha già vinto sul piano del linguaggio; l’avversario o trova un’espressione più reboante (e dunque più indelicata, ma non gli conviene) o deve sottostare al piano del linguaggio organizzato da colui che urla e seduce la comunicazione televisiva.

  2. Carlo Maria Pozzan Says:

    Sì.
    A me piace frutto del grembo, reminescenze.

  3. Ma.Ma. Says:

    Accidenti, finalmente ci sono arrivata: ma solo ora. È vero. Hai ragione. Ho capito perché non c’era una sola parola (o insieme di parole) che mi andasse bene, e nemmeno ora. Qualsiasi parola contiene già una presa di posizione. Un giudizio. Lo percepivo, come pensiero, ma non riuscivo a fermarlo. Sei sempre un passo avanti. Grazie!

  4. RobySan Says:

    Tagliamo la testa alla juve e regoliamoci così: l’insieme delle azioni necessarie a generare un neonato o una neonata, dal prelievo dell’ovulo alla inseminazione all’impianto in un utero, chiamiamolo “cuboaaing”. La donna che dona l’ovulo la chiamiamo “cuboaatrice primitiva”, il donatore di spermatozoi lo chiamiamo “cuboaatore intermedio” e la donna che accetta l’impianto, dell’ovulo fecondato, nel proprio utero la chiamiamo “cuboaatrice vettore”. Niente è meglio del libero neologizzare per togliersi dai piedi certi problemi.

  5. helgaldo Says:

    Si parla, ma non si discute. Toglierei il quasi.

  6. Ego Says:

    “E non si discute perché le parole usate, buone o non buone che siano dal punto di vista linguistico, già contengono una presa di posizione.”

    Il che rappresenta uno dei principali difetti comunicativi dell’umanità.
    Gli individui più temibili sono quelli che “non-discutono” consapevolmente.

  7. Patrizia Says:

    Non capisco questa polemica linguistica. Se ho un cane non lo chiamo deambulante su quattro zampe per farlo entrare al ristorante… Se vivo in un appartamento non mio dietro compenso lo chiamo affitto non donazione di casa… Se pago perché un’altra persona partorisca un figlio non mio ma che voglio io, lo chiamo utero in affitto. Anche se chi pensa tutto sia lecito preferirebbe chiamarlo in maniera piú nebulosa. Se la persona in questione é povera e io posso permettermi di pagare tanto….bè, per questo non ci sono parole.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Ma appunto, Patrizia, l’espressione “utero in affitto” già comporta una riduzione della persona a un solo suo organo. E’ una specie di sineddoche. Pensa a come suonerebbe, la tua frase

    Se pago perché un’altra persona partorisca un figlio non mio ma che voglio io, lo chiamo utero in affitto,

    se la correggessimo appena:

    Se pago perché un’altra persona partorisca un figlio non mio ma che voglio io, la chiamo utero in affitto.

    (La tua scelta di usare il “lo” mi pare un evidente tentativo di escludere la “persona” dal discorso).

    Altro esempio. Tu scrivi:

    Non capisco questa polemica linguistica,

    ma io non ho fatto nessuna “polemica”. Mi sono limitato a notare come si possano usare parole diverse per dire la stessa cosa, e come la scelta delle parole contenga già una presa di posizione. Usando la parola “polemica” tu, in realtà, non fai una affermazione (se tu la facessi, sarebbe falsa) sulla natura del mio discorso: ma annunci (è una parola tematica) quale sarà la natura del tuo: “polemica”, appunto. Il risultato mi pare una forma, grosso modo, di preterizione. Come quelli che cominciano dicendo: “Non per farmi gli affari tuoi…” e poi appunto se li fanno.

    E anche qui: non m’interessa la polemica, sarei al contrario felice se si trovassero, per nominare queste cose, delle paroel condivise. Ciò faciliterebbe la discussione.

  9. Giulio Mozzi Says:

    (Se avessi cercato la polemica, avrei se non altro messo a questa noterella un titolo non così neutro, nel quale non compare nessuna delle parole in questione).

  10. Patrizia Says:

    Giusto, ma mi pare che a non condividere la dicitura “utero in affitto” (le altre da te citate mi sembrano nella maggior parte dei casi grottesche) siano per lo più le persone favorevoli a questa pratica. E credo che le parole in sé non esprimano alcun giudizio in partenza. Ho scelto “lo” perché si parla di utero e credo che sia tale organo femminile un sostantivo maschile! E se paghi per utilizzare la cosa altrui per un breve e determinato periodo di tempo, si chiama affitto. Dov’è il pregiudizio?
    Però ai ragione sulla preterizione, il mio intervento era polemico, in quanto contrario a tutti gli altri commenti precedenti. Ma se non ci fosse chi è contrario non ci sarebbe discussione.

  11. Marco Bertoli Says:

    l’espressione “utero in affitto” già comporta una riduzione della persona a un solo suo organo

    A vero dire, è chi paga una persona per usufruire della funzione unica di quel suo organo che – casomai – riduce detta persona a quel suo organo. «Utero in affitto» mi sembra, in tutta la casuistica del post, l’espressione più neutra,.

  12. Teresa sciacca Says:

    Troppe parole rifiutano il senso preciso della questione e, come un messaggio pubblicitario, relegano il concetto dietro una coperta (non un velo) di ipocrisie.

  13. maria Says:

    Per Giulio Mozzi: Sì,è difficile dimostrare che Lei polemizza,sta di fatto che ,in questa occasione,come in altre precedenti ,può giungere a far ribollire il sangue.E’ bene così,non si può sorvolare su cose eccezionali come questa di cui si parla.

  14. dm Says:

    Spesso quando ci si appassiona a una qualche tesi si tende a impregnare il linguaggio del senso unico in cui si guarda al reale.
    Ad esempio chi sostiene che “utero in affitto” sia un’espressione priva di sfumature negative non si rende conto che la riduzione a oggetto non è nella pratica né, tanto meno, nell’oggetto. È come sempre nell’osservatore. O nell’interprete.
    Ci sono persone che descrivono l’esperienza della gestazione per altri come un “percorso di generosità e amore” e la pratica in sé come qualcosa come un dono o un atto di generosità. Questo al di là dell’aspetto economico. (Per non approfondire il fatto che si usa l’espressione “utero in affitto” talvolta in senso improprio e nel caso ad esempio in cui la questione non riguardi una transazione economica. Come si sa, c’è pure chi lo fa gratis).
    Comunque: questi ultimi certo non riscontrano nella pratica la riduzione della persona a oggetto; la osservano cioè da un altro punto di vista.
    Inoltre è bene considerare anche che cosa una certa espressione mette in luce al di là, diciamo, del valore di verità insito nel suo uso. Se io dico “aborto”, se io dico “interruzione di gravidanza”, se io dico “ammazzamento del nascituro” è chiaro che sto modulando il senso in ordine a un punto di vista. Fossi un’anti-abortista estremista l’espressione “ammazzamento del nascituro” mi sembrerebbe oggettiva, vera, neutrale. Come detto all’inizio del commento, avrei completamente impregnato il mio linguaggio della mia idea; e magari potrei andare avanti picchiando la testa sul muro della logica di un ragionatore meglio poggiato per terra.
    E, ovviamente, che “utero in affitto” sia un’espressione che reca un certo senso ce lo dice come sempre il vocabolario.
    Copio da treccani.it

    affittare v. tr. [lat. mediev. affictare, der. di fictum «fitto2»]. –

    1. Dare in affitto, in locazione, riferito di solito a beni immobili: a. a qualcuno un fondo, una casa, un negozio; meno com., dare a nolo: a. una carrozza, una barca ; prov., chi affitta sfitta, cioè manda in rovina le proprie cose.

    2. Di uso frequente, ma improprio, prendere in affitto, in locazione: a. una camera, un appartamento. ◆ Part. pass. affittato, anche come agg., dato o tenuto in affitto: acquistare, vendere un appartamento già affittato.

    Affittare è un verbo che, nel suo senso proprio, va combinato con un termine che sta per un oggetto inorganico; può essere appunto una casa, un negozio, una barca o una carrozza o altro; ed è evidente che tradire l’uso consueto con una figura retorica appioppando ad “affittare” o ad “affitto” un organo del corpo femminile segnala che l’intenzione è proprio questa: connotare in senso oggettuale un organo del corpo. Ma la realtà non è il linguaggio, o meglio la realtà è inventata a partire dal linguaggio. Per cui è normale che ciascuno cerchi d’inventare la realtà secondo ciò che pensa sia giusto; è invece pericoloso che lo si faccia senza rendersene conto. Io dico.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia, Daniele dm qui dice più o meno quello che direi io.

    Pensa che a me – e qui entro in un giudizio – pare grottesco “utero in affitto”, e molto limpido “gestazione per terzi”.
    La scelta non è neutra. Non lo è quasi mai. Piaccia o non piaccia.

  16. Patrizia Says:

    Mi spiace, ma credo che solo un uomo possa credere che la gestazione per altri sia un’esperienza gratificante e positiva e non ho mai sentito di donatrici che lo fanno per bontà d’animo. Per bontà d’animo si dona il sangue, che in fondo non ti serve, gli organi post mortem per lo stesso motivo, il midollo osseo. Solo un uomo o una donna che non ha mai portato avanti una gravidanza sarebbero così ingenui. La gravidanza coinvolge così tanti organi e ormoni, che non puoi decidere prima di separarti da tuo figlio. Lo senti muovere, scambi con il feto fluidi e sensazioni, soffri con lui e per lui. È vero, ci sono madri che abbandonano i neonati, ma questo non lo puoi sapere prima del parto, mentre con l’utero imprestato la decisione viene presa prima addirittura dell’inseminazione.
    E cosa dire dei diritti del nascituro? Per il piccolo la mamma biologica sarà sempre colei che lo ha partorito, perché a partire da una certa settimana in poi, il feto risponde agli stimoli come la voce della mamma (e del papà) in maniera differente rispetto agli stimoli estranei.
    L’aborto dm non può essere definito omicidio di nascituro perché si pratica esclusivamente ad un grumo di cellule definite “embrione”.

  17. dm Says:

    Patrizia, tu credi “che solo un uomo possa credere che la gestazione per altri sia un’esperienza gratificante e positiva”. Ma lo credi tu. Perché sono note le testimonianze di donne che hanno fatto questa esperienza senza alcuna remunerazione (come prevede la legge in alcuni stati) e dicono più o meno ciò che ho riportato. Sono testimonianze che hanno fatto il giro dei media passando per le trasmissioni più popolari, se fai una breve ricerca in rete trovi tutto (non mi chiedere di farla per te).

    Credi anche che l’aborto “non può essere definito omicidio di nascituro perché si pratica esclusivamente ad un grumo di cellule definite ‘embrione'”. E anche qui lo credi tu. Se digiti in Google i termini “aborto” e “omicidio” vedi come siano molte le persone che li hanno adoperati per discorsi molto più seri dei nostri. (Io ho scritto “ammazzamento”, non “omicidio”; ma non è questo il punto).
    Oltretutto, la scelta dei termini con cui viene definito quel che tu chiami “grumo di cellule” è appunto una scelta di campo. O meglio una scelta da cui deriva la possibilità o meno, la sensatezza o meno di parlare di “ammazzamento del nascituro” o altre cazzate.

  18. Patrizia Says:

    Sai perché dm non la vedo in questi termini? Perché chi è contro l’aborto lo è a prescindere da come lo vogliamo chiamare, da qui la proliferazione di antiabortisti, così come chi è contro l’utero in affitto, me compresa, lo sarebbe anche se lo chiamassimo “allegra donazione di bimbi felici e paffutelli”. Parlavo di ingenuità non a caso: dove la pratica è garantita come gratuita, per forza le testimonianze sono gioconde… Sei sicuro che non abbiano preso un euro sottobanco? Mi sa che se cerchi su internet sono numerose anche le cause di chi prima si è detta d’accordo, poi si è rifiutata di consegnare il bimbo….

  19. dm Says:

    Patrizia, come sopra: tu credi a determinate cose. In questo caso, stai facendo delle ipotesi che riguardano persone che non conosci; ipotizzi che mentano rispetto a testimonianze che tu nemmeno hai ascoltato (e nemmeno sembri aver voglia di farlo; ti basta credere). Mentre se esplorassi un po’ il mondo fuori dalle tue credenze potresti scoprire che esistono racconti tanto credibili da indebolirle. Ma tu non vuoi indebolire le tue credenze, evidentemente. E credi che chiunque dia ascolto e credito a ciò che esula dalle tue credenze (completamente arbitrarie; basate sulla tua sensazione delle cose e del mondo) sia un ingenuo.

    Credi anche che “chi è contro l’aborto lo è a prescindere da come lo vogliamo chiamare”, e sembri ignorare che chi ha una determinata posizione assume un certo linguaggio perché per lui la realtà è quella.

    Ti suggerirei di tenere sotto controllo le tue credenze arbitrarie. Perché sono il preludio dell’incomunicabilità. Io, ad esempio, potrei persuadermi, credere che tu stai esprimendo questa tua posizione per un qualche interesse personale, perché qualcuno ti ha pagato o chi sa, c’è l’imbarazzo della scelta.

  20. Patrizia Says:

    E il brutto del web è proprio questo: potrebbe essere vero che qualcuno mi paghi per dire qualcosa e tu in fondo non sai nemmeno se io sono un uomo o una donna (nè io lo so di te). Ma non puoi giudicare le mie credenze come arbitrarie solo perché differenti dalle tue no?
    Però abbiamo divagato troppo dal discorso iniziale: conta così tanto il modo in cui scelgo di chiamare una cosa? E se questo nuovo modo di dire si diffonde cosí in fretta, non sarà forse perché il modo in cui rappresenta la realtà é condiviso dalla stragrande maggioranza delle persone? Guarda dm che le minoranze non hanno sempre ragione….

  21. dm Says:

    Potrebbe essere vero che qualcuno ti paghi per questo, o Patrizia. Ma se io fondo una mia opinione di qualche importanza su questa possibilità che assumo irrazionalmente per verità, sono uno sciocco.
    Alle tue domande qui ci sono già delle risposte. Se non ti bastano, non posso farci nulla.
    Ti saluto.

  22. Giulio Mozzi Says:

    Patrizia, scrivi:

    …credo che solo un uomo possa credere che la gestazione per altri sia un’esperienza gratificante e positiva… […] Solo un uomo o una donna che non ha mai portato avanti una gravidanza sarebbero così ingenui.

    Il prossimo passo è: “Solo io posso capire, tutti gli altri non sono qualificati”.

    D’altra parte, è evidente che solo una donna può avere una così scarsa capacità di astrazione da non capire che le parole non solo denotano ma anche connotano.

    (Ovvero: delegittimare non serve a nulla).

    Scrivi anche:

    …conta così tanto il modo in cui scelgo di chiamare una cosa? E se questo nuovo modo di dire si diffonde cosí in fretta, non sarà forse perché il modo in cui rappresenta la realtà é condiviso dalla stragrande maggioranza delle persone? Guarda dm che le minoranze non hanno sempre ragione….

    A parte che se si dice che una posizione è minoritaria bisognerebbe fornire qualche prova, o almeno qualche serio indizio; esiste una cosa che una volta veniva pomposamente chiamata “potenza dei mass-media“. Vogliamo considerarla? In fondo, qualche settimana fa tutti parlavano del Festival di Sanremo…

    E comunque, Patrizia, l’argomento della torre d’avorio non è un argomento utile. Infatti, se è vero “Le minoranze non hanno sempre ragione”, è necessariamente vero anche “Le maggioranze non hanno sempre ragione” (“Le maggioranze hanno sempre ragione” sarebbe vero solo se fosse vero “Le minoranze hanno sempre torto”). Quindi, ai fini della verità, è irrilevante che una affermazione sia condivisa da una maggioranza o da una minoranza.

  23. acabarra59 Says:

    “ 31 dicembre 1984 – La maggioranza (è) silenziosa. “ [*]
    [*] Lsds / 725

  24. stefano Says:

    @ Giulio e P.O.

    OT fino a un certo punto

    Mi è arrivato feminine endings dall’america e ho cominciato a leggerlo. Poi ho pensato di dormire, ma non ci riuscivo, allora ho ascoltato la radio. Radio3, di notte, un brano di musica classica. Ho provato a indovinare l’autore, buttandomi su Schumann, e mi sono sbagliato. Era Clara. Ho pensato: guarda tu che coincidenza.

    Coincidenza. Io la chiamerei così.

  25. la matta del cortile Says:

    E perché no, un utero in comodato d’uso , magari esentasse e considerato un “posto fisso” risolutivo per la disoccupazione giovanile femminile? Magari stabilendo una scadenza non troppo ravvicinata tra un’utilizzazione e l’altra ? Sarebbe una soluzione anche al calo demografico. Un po’rischioso per il pericolo di usucapione… Che bello e originale regalo per la festa della Donna! Quasi quasi, meglio della mimosa. matta, eccome!

  26. la matta del cortile Says:

    p.s. Magari con pensionamento anticipato ( per motivi fisiologici ) e ,perché no, reversibile.

  27. Luan Says:

    La nuova frontiera è l’utero in affido.

  28. melaniaceccarelli Says:

    vabbé…come voleva dimostrare. impossibile fare un ragionamento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...