“Lo spettro della porta accanto”, di Edgardo Allampo

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

allamLo spettro della porta accanto, romanzo di Edgardo Allampo, è il primo titolo pubblicato dalla neonata casa editrice pesarese Suspiria, omaggiante nel nome al “maestro dell’horror italiano” (così nel pomposo manifesto stilato dai giovani fondatori). In realtà, s’io non fossi Bissolati, come sono e fui, ma Dario Argento, provvederei subito a prendere le distanze. Si sa: l’horror è un genere letterario (e sottolineo letterario: perché nel cinema le cose vanno assai altrimenti) nel quale le cose meno importanti sono, nell’ordine (di crescente non importanza): l’originalità, la coerenza narrativa, la qualità della scrittura. Il pubblico della narrativa dell’orrore è composto, curiosamente, da un ottanta percento di lettori ingenui, ingenuissimi, disponibili a credere più o meno a qualsiasi cosa venga loro narrata (e in qualsiasi modo); e da un venti percento di lettori raffinatissimi sì, ma con un gusto tutto geek-snobistico per la spazzatura (il trash, come italianamente si dice). Può darsi che a certi palati finissimi, ma stremati ed estenuati dall’assaggio di troppi e troppo variopinti e troppo artistici sapori, uno junk food come questo possa non solo piacere, ma (tutto può essere, a quelle altezze) apparire come un autentico capolavoro. Ma a un lettore che non appartenga a questa strampalata religione la spazzatura non può apparire che per quello che è: spazzatura.

Veniamo alla storia. Un giovane scrittore (ma dài!), e naturalmente scrittori di romanzi dell’orrore (ma dài!), prende in affitto un appartamento (ma dài!) per ritirarsi a scrivere il suo primo romanzo (ma dài!). Nell’appartamento accanto (ma dài!) abita tutta sola (ma dài!) una bellissima ragazza (ma dài!), con la quale il Nostro, all’inizio recalcitrante (ma dài!) ma poi sensibile all’intraprendenza di lei (ma dài!) intreccia una relazione affettiva (ma dài!). Purtroppo i due giovanotti non riescono mai a concludere (ma dài!): l’intraprendente ragazza, infatti, sistematicamente frena la propria intraprendenza giusto sull’orlo, diciamo così, dei boxer di lui o delle proprie mutandine. Si sa come sono i ragazzi d’oggi: abituati a presto desiderare, presto concludere, presto dimenticare. Il giovane scrittore è disperato. Scrive ogni giorno dozzine di pagine (a penna) e ogni sera le butta. Finché un bel mattino lei gli dice: “Stanotte finalmente sarò tua. Vieni a mezzanotte [ma dài!]. La porta sarà aperta”. A mezzanotte la porta è aperta; l’appartamento è completamente vuoto, come se il mobilio fosse sparito per magia; nella camera da letto c’è una bara, e nella bara la ragazza. Cadavere, le mani introciate sul petto.

Fine della prima parte.

La seconda parte è la storia, ancora meno originale, di come il fantasma della ragazza perseguiti il giovane scrittore, pretendendo di dettargli la storia che egli dovrà scrivere (vi ricorda qualcosa?). Il Nostro si rifiuta, e nel frattempo (il tutto dura qualche anno: e non domandatevi, se mai leggerete, di che cosa viva il giovanotto; che non lavora, non ha famiglia, non sembra ricevere né bonifici né assegni, e così via) scrive e presenta alle case editrici e si vede rifiutare romanzi su romanzi. Infine cede. Cede, e scrive la storia che la ragazza gli detta. Che altro non è… Avete indovinato: è la storia di un giovane scrittore di romanzi dell’orrore che prende in affitto un appartamento, eccetera. Solo che qui tutto va un po’ diversamente. I ragazzi fanno sesso, insomma. Solo che l’esperienza del sesso per il giovane scrittore (quello del romanzo nel romanzo) è angosciante. Eppure non sa staccarsi dalla ragazza: che lo strema, ne consuma le forze, ne cancella il ben dell’intelletto, e compagnia cantante.

Vi risparmio il finale: vi dirò solo che, alla fine, nel romanzo nel romanzo resterà solo la ragazza, e nel romanzo resterà solo lo spettro (della ragazza). A nulla varrà l’intervento dell’amico Luca (che appare a tre quarti del romanzo, e viene descritto come l’ “amico inseparabile” del giovane scrittore: mah!), che naturalmente ha capito tutto e (per di più) dispone di una sterminata cultura circa il modo in cui ci si può liberare da una persecuzione spettrale (i ragazzi d’oggi, si sa, hanno spesso competenze bizzarre) nonché di mezzi economici illimitati (esempio: vi serve una spada d’onice? detto fatto, arriva per posta; eccetera).

Se da opere come questa dovesse davvero nascere, come auspicano i fondatori nel già citato manifesto, il “nuovo horror italiano”: stiamo freschi. L’introvabilità del libro, una volta tanto, è una fortuna.

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21 Risposte to ““Lo spettro della porta accanto”, di Edgardo Allampo”

  1. Ma.Ma. Says:

    (ma dài!) 😀

  2. la matta del cortile Says:

    Un solo grosso dubbio : che tutto sia dipeso dal colore dei boxer di lui? Un’idea oziosa : e se avessero invertito boxer e mutandine, cosa sarebbe successo? Se qualcuno pensa :- ma dài! – mi imbastisca il finale. Grazie. Matta

  3. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 27 febbraio 2016 – « Molti ricorderanno Fabrizio Corradini, ex bianconero nell’anno della promozione in serie B con Sala allenatore. Fabrizio Corradini, 39 anni, figlio dell’ex presidente Claudio Corradini, ha giocato fino al 2001, quando, per problemi fisici, ha attaccato le scarpette e ha deciso di dedicarsi completamente alle sue più grandi passioni: la scrittura, la natura e la famiglia, composta dalla compagna Anna e dai loro due cani, Theo ed Emma. “ La banda fantasma “ è la sua prima opera, un poliziesco piacevole e divertente che narra una storia coinvolgente, ma al tempo stesso in grado di regalare emozioni, esaltando il rapporto di complicità tra uomo e animali. Complimenti a Fabrizio. » “ (Da Ilfedelissimoonline) [*]
    [*] Lsds / 724

  4. antoniolamalfa Says:

    ,,,Purtroppo i due giovanotti non riescono mai a concludere (ma dài!): l’intraprendente ragazza, infatti, sistematicamente frena la propria intraprendenza giusto sull’orlo, diciamo così, dei boxer di lui o delle proprie mutandine….
    Lui ce l’ha piccolo. Dopo un primo momento di smarrimento, lei esclama: “Ma dài!”, e se ne va,

  5. Alexander C. Says:

    “Allampo”: avverbio di modo dialettale siculo tramite cui si suole indicare la celerita’ supposta o realizzata con cui uno o più soggetti compiono un’azione. È per lo più usato in ambitus discorsivo.
    Esempio:
    – “Hey, Edgardo, ti andrebbe di scrivere qualcosa d’insolito, culturalmente spettrale, di genere horror-sepolcrale, a sfondo sessuofobico, cinematograficamente sceneggiabile con una colonna sonora tendenzialmente lugubre ma orecchiabile e magari rappabile?”
    – “Allampo!”

  6. La matta del cortile Says:

    …e per completazione sicula, caro Alexander, aggiungiamo : …ió t’ů stampu picchí c’a pinna ciá sacciu !.Traduzione allampo :…io te lo scrivo immediatamente perchě con la scrittura ci so fare!. E completo con un aforisma che non c.’entra niente ( o forse sì ) : CURNUTU , ‘O SO’PAISI. FISSA , UNNI VÀ VÀ. Ovverossia,le corna hanno limite intra moenia ; la cretinaggine, no. matta

  7. Matta del cortile Says:

    p.s. COMPETAZIONE uguale : amenitá italo_sicula ” allampo”

  8. GiuseppeC Says:

    Allampa come illumina violentemente l’ho usato dieci anni fa ritraducendo in italiano The Eel di Paul Muldoon, sua interpretazione dell’Anguilla di Montale. Il prof. Buffoni me l’ha anche passata su Testo a Fronte n.39, quindi sono literary anche io eheheh. In rete e’ qui su nabanassar https://nabanassar.wordpress.com/2008/07/14/languilla-the-eel-languilla-ritorno-allitaliano/

  9. Alexander C. Says:

    Matta… certo che il verbo siculo è proprio forte. Io, da profano, provo ad azzardare la provenienza volgare del termine. “Allampo”: dall’antico lessico Panormitano “A-llampare”, “Alluciare”, proveniente dall’antico “Lampare” (risplendere).

    Giuseppe C., mi sa che l’associazione del sostantivo “Dardo” nel verso “lei, l’anguilla, una rivolta, un flagello, dardo d’amore in terra”, non richiama solo lo spirito combattivo del noto pesce, ma anche la lucentezza del suo corpo longilineo. Dardo, dunque, inteso anche come dardo di luce.

  10. RobySan Says:

    Ma non era Allampò? Bissolati, potendo, chiarisca!

  11. Alexander C. Says:

    Meglio, RobySan, non scomodare il genio… Più che altro c’è da meravigliarsi che tale “publicatio” non provenga dall’altra anonima officina che porta l’appellativo “Obituaria print”. Inutile tuttavia domandare all’eterno assente Bissolati, forse chiuso nella sua torre d’avorio.

  12. Pensieri Oziosi Says:

    Come ben noto, è dai tempi di Verdi che l’amore è un dardo [1]:

    [1] Checché ne scriva Cammarano, col suo «l’amor ond’ardo».

  13. Ennio Bissolati Says:

    Macché “eterno assente”, mio caro Alexander. Voi giovinotti siete sempre lì in rete, a postare, a commentare, a taggare e giù di lì: io son vecchietto, ormai, per queste cose; e ci vado pian piano.

    Comunque lei mi ha messo la pulce nell’orecchio. Tra Obituaria e Suspiria, in effetti, potrebbe esserci qualche relazione. Sa, queste case editrici, nascono e muoiono come funghi…

    M’informerò. Saluti alla signora.

  14. Alexander C. Says:

    E allora è vivo, caro Bissolati? Non sarà mica resuscitato, chissa’ da quale antro tetro e misterioso? Spero sempre d’incontrarla. Prima o poi, ci si stanca di queste relazioni Internet fittizie. A proposito… Matta… Sicula di dove, se è lecito? GiuseppeC… e tu? Un saluto a tutti, e grazie a Giulio Mozzi per lo spazio offerto.
    P.S.
    Avanzo una proposta indecente: perchè non incontrarci, noi partecipanti del blog, in una reunion primaverile di scrittura creativa di scuola Mozziana?

  15. Alexander C. Says:

    Comunque, tra Obituaria e Suspiria ci sta di mezzo “Vampiria”.

  16. GiuseppeC Says:

    Alexander, se vuoi fare lo scrittore vivo lascia perdere internet (anche se di pregio, qui a casa Mozzi) e vai dove sta la gente in carne ed ossa: ovunque tu abiti, nel raggio di max 50 km ci sara’ una libreria, una biblioteca, un gruppo di lettura che potra’ farti reale compagnia. Ciao!

  17. Alexander C. Says:

    Caro Giuseppe, qui sul sito del Mozzi scrivo per capriccio. Internet è un mezzo e non il “fine”. Ne’ tanto meno è il metro di cio’ che è giusto e cio’ che è sbagliato. Semmai il confine tra queste due realta’. Molte realta’ fluttuano nel campo gravitazionale di internet, entita’ indefinite di spazzatura cosmica venerate dai più e altre forme organiche, monadi animistiche prive di ascolto. Non si può negare che la cultura del libro nel senso fisicamente inteso è in crisi. Per questo passo e spasso ogni tanto sul blog di Giulio, per ridere e sorridere di cio’ di cui altrimenti si dovrebbe piangere. Comunque avrò modo di cercarti, perchè ho visto che scrivi e come me ami la poesia. Nulla accade per caso, non in questa infinitesimale parte di universo.

  18. la matta del cortile Says:

    Per arricchire il ventaglio dei significati di Allampo , caro Alexander, ti aggiungo un’altra chicca .” Ci desi ‘na moffa c’u ‘llampau ! “Traduzione : Gli ha dato uno schiaffo ( così forte ) che lo ha stordito ! E applicato ai pescespada che affiorano e saltano nello Stretto all’epoca della pesca si dice : ” Spicchìa u spateddu ” cioè , Il pescespada luccica come specchietto ( quel giochino che si fa con lo specchio e il sole ). Avrai capito la mia città anche se sono un po’ …apolide. Cordialità. matta

  19. la matta del cortile Says:

    Ma come fai, gentile Alexander, a ridere e sorridere e scrivere per capriccio su questo blog? Per me è come affacciarmi su di un orrido che mi attrae ma che quasi sempre finisce per gelarmi il cuore. Anche se il grande mestiere dello scrivere e la leggerezza da raffinatissimo noir vorrebbero avere il sapore di cinismo, trasudano qualcosa che mi congela. E allora perché leggi? – dirai tu. Giusto, e ti posso rispondere. Perché al di là di tutto sento una profonda umanità dolente che mi richiama come una calamita. Anche se in tutta questa pièce l’unica cosa vera mi appare lo stendino di Giulio, avverto una tensione di ricerca nelle nebulosità della finzione. Immagino che adesso riderai a crepapelle, anche per il mio modo di esprimermi ” convenzionale” e con parole stigmatizzate nel decalogo. E vabbè : sono la Matta e mi piace pure esserlo. In questo scenario da giganti della montagna , mi piace andare a braccetto con lo stendino : sissignori.

  20. Alexander C. Says:

    Spero che tu, Matta, non sia un altro dei beffardi eteronimi del Mozzi. Quello capace è (da notare l’intercalare tipicamente siculo), al pari di Briareo ad avere cinquanta teste e cento braccia, e altrettante lingue e appendici idiomatiche. Comunque Matta, see you later n’ Messina, (se ho capito bene) anche se ci vado raramente. Io, dal canto mio, sono dappertutto e da nessuna parte, anche se vivo al momento nell’ombelico di Sicilia.
    Ah, dimenticavo… “l’umanità’ dolente che mi richiama come una calamita”, ci mancava. Decisamente.

  21. “Gli impotenti della letteratura”, di Autori Varii | vibrisse, bollettino Says:

    […] di Luigi Mercantini, Gli angoli più segreti sono i più sudici di Giammanco Pessògno, Lo spettro della porta accanto di Edgardo Allampo, La passione è solitaria di Roberta Ritorta, e via via di male in peggio. […]

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