Proesia (più prosa che poesia) del desiderio di fare l’amore

by

di giuliomozzi

C’è stato un tempo
nel quale avrei voluto tanto fare l’amore con te
ma non te l’ho mai detto
perché credevo
che tu non avresti mai voluto fare l’amore con me
e non sapevo
che invece tu avresti voluto tanto fare l’amore con me
ma non me l’hai mai detto
perché credevi
che non avrei mai voluto fare l’amore con te
e così
per molti anni ci siamo frequentati
e io desideravo tanto fare l’amore con te
e tu desideravi tanto fare l’amore con me
però non facevamo l’amore
non se ne parlava neanche
a ciascuno dei due sembrava che la vita dell’altro
dovesse essere così com’era
che così com’era avesse un qualche tipo di perfezione
di rifinitura
e che proporre un cambiamento così importante
e che manifestare un desiderio così grande e così preciso
avrebbe potuto fare solo danni
e così
la nostra amicizia è andata avanti per anni
ed è stata una bella amicizia
io ne sono contento tu ne sei contenta
però peccato

peccato perché adesso che finalmente ne abbiamo parlato
del grande desiderio che avevo io di fare l’amore con te
del grande desiderio che avevi tu di fare l’amore con me
adesso
che quel tempo è separato da noi da tanto tempo
adesso
che un oceano ci separa
adesso
che siamo separati da mariti mogli figli ex mogli ex mariti e c’è rischio che ci scappi presto un nipote
adesso
che siamo ancora o forse finalmente abbastanza liberi da poter fare davvero ciò che vogliamo delle nostre vite
adesso
tutto quel desiderio è diventato un dolce ricordo
uno struggimento
una melanconia innocua
e poi le macchie sulla mia pelle il tuo seno non più così orgoglioso
e poi tutta la vita che è passata
e poi
e poi
ti confesso che avrei molta voglia di fare l’amore con te
scusami se sono sfacciato a dirlo così
se tu avessi ancora voglia di fare l’amore con me
come l’avevi una volta
scusami se sono sfacciato a ricordarlo così
allora
potremmo provare
o potremmo non provare
o potremmo trovarci al bar
a parlare della mia prostata del tuo nipote in arrivo
di questo governo che non favorisce i giovani
di questo mondo in cui tutti hanno paura di tutti
noi
avevamo paura solo dell’amore
io
avevo paura solo di te
da quanto ti amavo

42 Risposte to “Proesia (più prosa che poesia) del desiderio di fare l’amore”

  1. manu Says:

    bella. solo … ‘del grande desiderio che avevi tu di fare l’amore con te’

  2. arghe Says:

    Bellissima ! Quanto amore sprecato!

  3. acabarra59 Says:

    “ 20 ottobre 1988 – Questopiccolograndeamore dichiara 978 milioni di reddito. “ [*]
    [*] Lsds / 710

  4. L'esageratore Says:

    bella.

  5. Alexali Says:

    Sulle prime mi ha evocato tristemente le tiritere del comico Guido Catalano, invece si capisce andando avanti che è un’altra cosa, molto più bella, anche se a tratti ricorda un po’ la sezione a contrasto di «Una lagrima sul viso» (Non ho mai capito, non sapevo che…).🙂

  6. francescomazzilli Says:

    peccato alla fine è davvero raccapricciante perché mette in discussione l’amore che si è perso negli anni. A volte capita anche nella realtà quando l’amore cerca lontano e non ci si accorge che lo hai difronte a casa tua proprio a qualche metro dal tuo giaciglio.

  7. Laserta Says:

    allucinante

  8. Monica Bauletti Says:

    Meravigliosa. Mi sono commossa, davvero. Mi viene da piangere, Grazie Giulio Mozzi. Non so a quanti possa arrivare al cuore. A me è arrivata.

  9. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, manu. Ho corretto.

  10. acabarra59 Says:

    “ 4 luglio 1989 – Fate l’amore non fate la guerra. Ma almeno l’amore fatelo. “ [*]
    [*] Lsds / 711

  11. Valentina Durante Says:

    È bellissima. Mi sono emozionata e mi sono commossa. Grazie, Giulio.

  12. deborahdonato Says:

    Allora andiamo tu ed io,
    Quando la sera si stende contro il cielo…

    Molto bella.

  13. Patrizia Says:

    Bella, ma questo lo hanno già detto tutti. Divertente e tenera. Io però l’avrei finita con
    “Noi
    Avevamo soltanto paura dell’amore.”
    La frase successiva stona e rompe il ritmo senza aggiungere niente.
    Acabarra è sempre il mio mito….

  14. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 2 maggio 1996 – Io, l’ultima volta che sono stato « mitico » sarà stato il ‘57. Ero « mitico » per la nonna, per le mamme dei miei compagni di scuola, per qualche professore (d’italiano). “ [*] [**]
    [*] Lsds / 712
    [**] Dico che Giulio è bravo, non direi mai che è mitico, perché lo amo, diciamo così.

  15. Patrizia Says:

    Wikipedia:
    “Il mito, propriamente parlando, non è altro che la parola, la più ricca fonte di informazioni della storia umana, esso può essere considerato un racconto sacro che svela dei misteri e che dà la risposta a molti interrogativi degli uomini […] Il mito è dunque il discorso, la storia che si è narrata sull’esistenza di esseri antropomorfi, spesso immortali ed onnipotenti, che vissero avventure e compirono azioni fantastiche, interessandosi a ciò che avveniva tra i mortali e modificando il mondo con il loro intervento.”

    Niente a che fare quindi con roba di nonne e di amore….mitiche sono le tue citazioni, il più delle volte incomprensibili, ma che modificano il mondo circostante e rispondono ai molti interrogativi dell’uomo… Credo che Giulio e acabarra59 siano la stessa persona…..

  16. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 10 dicembre 2015 – L’altro giorno, quella che, con ogni evidenza, è la mia compagna, se non « di vita », di una metà, la seconda, della mia vita, è tornata a casa con un libro. Non sto a dire dove l’aveva trovato, fatto sta che me l’ha regalato. Il libro era De l’Amour, di Stendhal (Garnier-Flammarion, 1965 – con una specie di curioso ex libris: « Libreria internazionale L. Cappelli – Trieste – 12-4-65 – nf 3,95 »). Io l’ho ringraziata, ma non le ho detto – mi sono astenuto dal dirle – che ce l’avevo già. È una storia un po’ strana, piuttosto « stendhaliana », diciamo così, e ho voglia di raccontarla. Dunque, una quarantina d’anni fa, io ero tornato a casa. A casa avevo ritrovato tutto – quasi tutto – quello che, andandomene, avevo lasciato. Fra quello che avevo ritrovato c’era anche Lei, il mio grande, grandissimo amore di gioventù. Un giorno mi ha anche invitato a cena a casa sua. Ci sono andato, ero, non lo nascondo, emozionatissimo. A casa sua, per farla breve, c’erano un gatto, un cane, due figli e un marito. Perché il tempo era passato, quello che doveva accadere era accaduto, era evidente, era là. Vedendolo, io, non voglio negarlo, sono stato sul punto di cadere, come corpo morto cade, sul pavimento dell’accogliente salle à manger. Perché la verità è che, dopo tutto quel tempo, io ero ancora, grandemente, innamorato. Comunque, anche per fare qualcosa, per darmi un contegno, mi sono messo a guardare fra i libri della sua libreria. E non è stata poca la sorpresa quando ho letto quel titolo, De l’Amour, che sembrava fosse stato scritto, proprio allora, per me. Imbarazzato, emozionato più che mai, l’ho tolto dallo scaffale, ho visto che era un’edizione Garnier, quelle un po’ gialle e un po’ grigie, il grigio era quello della foto della scultura di due amanti – ora mi viene in mente che doveva essere un Amore e Psiche, ora che controllo vedo che è effettivamente l’Amore e Psiche di Canova etc. -, mi è sembrato un bel libro – mi è sembrato anche strano che ce l’avesse lei etc. Per farla anche più breve, lei, vedendo che mi piaceva, me l’ha regalato – lei, ora che ci ripenso, era una a cui piaceva regalare libri, dico regalarli a me… Mah. Boh. Dopodiché, che io sappia, non è successo più niente. Io sono andato via un’altra volta, il tempo è passato, come passa nei romanzi, a grandi sorsi, diciamo così. E ora, ora che sono vecchio, che « tutto è compiuto », che « s’è fatta ‘na certa », come dicono qui, penso che non mi rimane che leggerlo, questo amoroso Dell’Amore. Magari è la volta che capisco che l’Amore, più che un sentimento, è un Argomento. E non è nemmeno detto che non sia meglio così. “ [*] [**]
    [*] Lsds / 713
    [**] Giulio, che dici? Tu sei me? Io sono te? L’affare, con rispetto parlando, s’ingrossa, temo.

  17. Anna Maria Esposito Says:

    “Avevo paura solo di te
    Da quanto ti amavo”. Ci sono amori che si nutrono così, di assenze, e struggimenti, di rimpianti anche, e di quella paura sottile di scoprire cosa sarebbe stato. O cosa non sarebbe stato.
    Come sempre, Giulio colpisce nel profondo.

  18. Ma.Ma. Says:

    A chissà quanti, Giulio, stai permettendo con tanta intimità d’immagini di fare un tuffo nel passato, e chissà quanti, Giulio, sono costretti a rendersi conto che gli tocca riemergere nel presente…

    Una mancata occasione è accaduta forse davvero a tutti, almeno una volta nella vita. È meno probabile invece che lo abbiano poi scoperto. Di solito resta solo il dubbio. Io, in un caso, lo scoprii dopo circa quindici anni. All’epoca, ne avevo poco più di una ventina. Andò esattamente tutto come narra la proesia. Con un’aggiunta: Lui, quell’estate, si era messo con almeno un paio di altre ragazze. Alla fine dell’estate, restavo solo io con cui provarci. Ci provò. Ero completamente persa per lui. Gli dissi: no, grazie. Mi chiese il perché. Gli dissi che non amavo fare l’ultima ruota di scorta (oggi sceglierei altre parole, ma gli dissi proprio così). Ero certa che volesse solo un’avventura come aveva fatto con le altre. Trascorsero anni. Mi sposai. Si sposò. Poi un bel giorno d’estate di quindici anni dopo ci incontrammo per caso. Mi chiese se ricordavo quell’episodio. Gli risposi di sì. E lui mi disse: “C’è una cosa che non hai mai saputo: avevo deciso che quella sarebbe stata l’ultima estate da single. Mi sono divertito più che potevo, perché avevo scelto te. Avevo finalmente deciso che era arrivato il momento di impegnarmi in una relazione seria.”
    Ma va va va!

    O meglio, per citare Acabarra59: “Ma almeno l’amore fatelo.”

  19. Giulio Mozzi Says:

    Acabarra: guarda che ti mando il Bissolati a casa.

    Patrizia: io cercavo uno “spostamento” finale. In tutto il testo la parola “amore” ricorre nell’espressione “fare l’amore”; solo nella penultima volta compare col senso pieno (“Avevamo paura dell’amore”). E qui, come dici tu, mi potevo fermare. Però ho avuto il sospetto che in “Avevamo paura dell’amore” restasse più l’eco dell’uso precedente della parola che non il senso pieno; e poi volevo evitare che l’intero testo suonasse come un testo in cui uno parla per tutti e due. Quindi la battuta “io / avevo solo paura di te / da quanto ti amavo” fa tre spostamenti: riporta l’intero testo a colui che parla (e quindi ciò che si dice di lei potrebbe anche essere mera illazione di lui), conferma l’uso pieno della parola “amore/amare”, e sposta la “paura”: dall’ “amore” (che, bene o male, resta un’astrazione) al “tu”. Quest’uomo che parla, confessa alla fine di avere paura di quella donna – non dell’amore.

    Per questo, insomma, ho preferito mettere quella “stonatura” finale.

  20. marina viscardi Says:

    Struggente

  21. anna maria bonfiglio Says:

    Anche a me è scappata la lacrimuccia rimpiantosa. Sono molto vulnerabile ai sentimenti amorosi, alle nostalgie, agli struggimenti. Penso sia l’età. Comunque, grazie Giulio. E il finale lo vedo bene così com’è.

  22. Gabriella De Fina Says:

    Beh, visto che se non avete fatto l’amore è stato anche per mancanza di coraggio perché il coraggio non lo tirate fuori adesso? Con le macchie e la prostata e il seno non più così orgoglioso.

  23. Giulio Mozzi Says:

    Eh, Gabriella, i personaggi delle storie fanno quello che vogliono loro.

  24. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 20 giugno 1997 – Mi hanno sempre raccontato tante storie. La storia del nonno e della nonna, che si conobbero all’inizio del secolo, che lui stava alla finestra a guardare passare le ragazze, che lei gli scriveva dei bigliettini floreali – li ho visti – firmandosi « Ton Ida », che si sposarono dopo tanto tempo e dopo un tempo altrettanto lungo fecero una figlia, cioè la mamma. La storia del babbo e della mamma, che si ri-incontrarono dopo che si erano visti una prima volta, e lui le disse: « Come va? », e si fidanzarono e poi si sposarono, e c’era la guerra, e poi fecero un figlio, cioè me. Erano tutte storie d’amore e mi piacevano tutte. Avrei voluto viverne una anche io. Mi sembrava facile: ci sono sempre ragazze che passano, c’è sempre una finestra, c’è sempre una guerra, un incontrarsi una prima volta, un ri-incontrarsi. Mi sembrava facile e forse lo era, ma non mi è riuscito. E forse quello che, penso ora, mi dispiace di più è non avere niente da raccontare nell’età in cui di raccontare si comincia a sentire il bisogno. Che è così forte che forse racconterò ugualmente qualcosa, una storia che nonostante tutto sarà d’amore, che è la storia che mi è sempre piaciuta di più. “ [*]
    [*] Lsds / 714

  25. ipoiper Says:

    La vera poesia e il vero amore sono una sola cosa, ma tutt’e due servono a non dirsi mai voglio fare l’amore con te. La colpa è del treno che giungeva e partiva sempre in ritardo, eccetto in quel periodo lì. Oppure perché avevi bucato la ruota della bicicletta e del monopattino. Poi c’era il fatto che non sapevi mai il colore della camicia da indossare. E lei se il reggicalze nero, rosso, color carne o neutro. Su queste cose molti e molte hanno chiuso la loro storia, spesso in un cassetto, ma, qualcuno dice, anche sotto il tetto, nella mansarda della nonna. O se dovevi fare un shampoo o optare per la brillantina e il gel. Però abbiamo litigato perché una volta a turno dicevamo: – Lo gel.- E concordavamo che era una cosa raggelante.

    Infine abbiamo fatto un piccolo passo indietro, succede che bisogna fare due passi avanti e tre indietro, perché c’è stato un tempo, non certo il tempo delle mele, e ci siamo ritrovati a quando c’era Lui, da non confondere con il Lui del cielo, almeno per chi ci crede, che i treni arrivavano in orario. La vita, al tempo di Lui, era armonia, perché si mangiava, si lavora e si faceva, in due, senza paura di dire Voglio fare l’amore con te, invece che quelle cose lì.

    Se oggi non si fa all’amore e non si figlia è tutta colpa dei treni. Almeno, su due piedi, la penso così.

  26. la matta del cortile Says:

    .

  27. la matta del cortile Says:

    Avevo scritto un commento ma si è volatilizzato. Bene, vuol dire che tu, mitico e immaginifico, lo leggerai a meraviglia. aff.ma Matta

  28. Antonio Says:

    “Il mio unico sbaglio è stato non averti incontrata prima” fa dire Tornatore a Ed (Jeremy Irons) verso la fine del suo ultimo film “La corrispondenza”.

  29. Stanzy Manzy B. Says:

    Grazie per questa piccola, nostalgica meraviglia

  30. Adina Agugiaro Says:

    hai ragione, Giulio, i personaggi fanno quello che vogliono loro .
    Metti tuttavia che tu fossi uno di loro, o entrambi , che faresti ?
    oppure puoi chiederlo loro direttamente. Vi conoscete, in fondo.

  31. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 20 dicembre 1996 – « Maria, io sono innamorato di Maria ». Scrivevo così in quella poesia di vent’anni fa. Questa Maria poi era una Maria reale, portoghese, per l’esattezza, rossa di capelli, ma, che io sappia, per niente vergine. E, in quanto a esserne innamorato, era solo un modo di dire. Vent’anni fa avevo cominciato a capire che l’amore è una cosa strana. Almeno per me. Questa Maria, poi, l’ho vista solo un paio di volte, era la donna di un mio amico, o comunque stava con lui, cioè a casa sua. Che ne fossi innamorato non è dimostrabile, mi piaceva, ecco, ma, ecco il punto, allora, e anche adesso, le donne, in un certo senso, mi piacevano tutte. E questo è un guaio, perché tutte, almeno per me, erano – sono – troppe. “ [*]
    [*] Lsds / 716

  32. Ma.Ma. Says:

    acabarra59, e c’ha ragione il Mozzi a volerti spedire il Bissolati a casa! Comunque una Maria, portoghese, dai lunghi (molto lunghi) capelli rossi la conosco pure io. Non molto alta… mica sarà la stessa. (e la “mia” è tornata “single” qualche anno fa…)

  33. Giulio Mozzi Says:

    Adina: non sono uno di quei due personaggi.

  34. Giulio Mozzi Says:

    Acabarra, dunque ti mando il Bissolati a casa. Verrà domenica a pranzo e – se lo conosco – si fermerà fino a cena. E’ un bongustaio, mangia di tutto, ma si dispiace se non c’è un buon vino (scòrdati che lo porti lui) ed è allergico alle fragole.

  35. gianlucatrotta Says:

    È, secondo me, molto interessante notare come ogni qual volta ci sia in una narrazione, ma ancor di più in una poesia diciamo così lirica, un “io” che dica qualcosa di sé, il pensiero che quell'”io” coincide con l'”io” che ha materialmente steso il testo è quasi automatico. Mi sembra un meccanismo del tutto comprensibile, che anzi sta alla base del desiderio e del piacere di leggere testi narrativi o poetici.

  36. Pensieri Oziosi Says:

    Giulio, io avevo interpretato il commento di Adina nel senso che, avendo tu creato i due personaggi, sei quello che li conosce meglio.

    Chiaramente, non è detto che la mia interpetazione sia giusta.

  37. Miria Says:

    una poesia d’amore al maschile, non e’ affatto prosa, complimenti

  38. Giulio Mozzi Says:

    P.O.: se Adina mi domandasse che cosa potrebbero fare quei personaggi in una certa situazione, potrei (sulla base della conoscenza che ho di loro, e del fatto che i due personaggi – essendo immaginari – possono stare in una situazione immaginaria) provare a rispondere. Ma Adina mi domanda che cosa farei io se fossi uno di loro: domanda-grimaldello (di fatto, al di là delle intenzioni di Adina) per attribuire a me, se non la natura, almeno la situazione dei personaggi. E a questo non sono disponibile.

    Per il resto, ciò che scrive poco sopra Gianluca Trotta mi pare sensatissimo. La “proiezione” sull’ “io” dell’autore dell’ “io” che parla nel testo è però una faccenda che riguarda il lettore: non l’autore. (Una persona mi ha scritto in privato per sapere come sta la mia prostata: sta benissimo, grazie).

    Potrei dire che, per me, i personaggi sono degli algoritmi: che, nutriti di certi valori, producono certi esiti narrativi. (Valga come paragone, e nulla più).

  39. Pensieri Oziosi Says:

    Ah, ho capito.

  40. massimocassani Says:

    Io non so se sia giusto o no, tuttavia: il lettore ama pensare che dietro i personaggi ci sia anche chi li ha creati. Magari non tutto, anche solo un pezzo casomai, però che qualcosa ci sia; per il fatto stesso di essere stati creati – seppure nell’immaginario – da una mente si vuole pensare che questa mente assomigli un po’ a loro (ai personaggi).
    Ciò che però non è sostenibile, secondo me, è cercare a tutti i costi nelle pieghe dell’autore i profili dei personaggi. Questa sorta di invadenza letteraria rischia di diventare invadenza personale e no, non mi piace. Che poi la prostata ha valore simbolico, suvvia; e pure il seno non più orgoglioso.

  41. Giulio Mozzi Says:

    Più precisamente, Massimo: la mente somiglia al tipo di relazione tra i personaggi che viene messa in scena.

  42. massimocassani Says:

    La mente funziona in modo analogo, sì; e pesca dai vissuti di chi scrive, sì. ma a volte anche dai vissuti altrui e poi media e istituisce relazioni (anche questo: sì). E simbolizza però, fortemente simbolizza.

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