“Manuale di seduzione per maschi timidi”, di Lucio Gnoli

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. Qui, eccezionalmente, e con notevole spirito mimetico, è interpretato da Fiammetta Palpati. gm]

luciognoliRecapitatomi brevi manu, attraverso la portiera del mio stabile qualche giorno prima di capodanno questo volumetto di Lucio Gnoli, e immediatamente impilato tra quelli da rifilare agli aspiranti scrittori particolarmente molesti (una certa qual misura di recare molestia deve essere considerata funzionale in chi aspira ad esser, se non notato, almeno letto) ho deciso di riprenderlo in mano oggi, non senza raccapriccio, mancando pochi giorni alla festa di San Valentino. Che possa tornare di una qualche utilità a chi si procura di continuare la specie con intimo diletto.

Il titolo del libro – Manuale di seduzione per maschi timidi – mirerebbe a vendere il testo – 112 pagine, brossura, copertina lucida, a colori su fondo bianco – come l’ennesimo esemplare di manualistica dozzinale con cui la Girotti & Pedersoli, casa editrice nata più da una deriva cinematografica che da un sodalizio imprenditoriale, si è posizionata negli ultimi decenni sul mercato editoriale italiano. Con l’aggravante di un’immagine di copertina in cui il traslato ortofrutticolo – alludente all’oggetto che i consigli o gli esempi del manuale consentirebbero di conseguire – è degno di una mattinata al mercato.
Se non fosse che quella paroletta, romanzo, proprio sotto al titolo non è, in questo caso, o almeno non del tutto nelle intenzioni dell’autore, un mero specchietto per le allodole.

Benché costruito secondo i dettami del genere (venti, trenta righe di testi ordinati alfabeticamente, con rimandi incrociati, schemi esplicativi, nonché qualche fotografia che naturalmente si fatica a correlare con il resto) il nostro Lucio Gnoli mira, in effetti, a una vera e propria narrazione. Si tratterebbe, a voler esser generosi, della storia dell’educazione sentimentale di un imberbe e recalcitrante studente, Pino Oculi, da parte di una donna assai più matura lui, tale Vinca Major, integerrima sommelier di sera e prezzolata cultrice di pratiche di magia sessuale dispensate attraverso numeri telefonici a pagamento, di giorno.

A parte l’immaginario sessuale del nostro autore (del quale, peraltro, è lecito porsi qualche domanda circa l’effettiva identità, considerata l’assonanza del nome con quello di un ennesimo personaggio della fiaba del Collodi), che si nutre del più triviale maschilismo (valga tra tutti l’esempio della voce svezzamento, alla lettera V, pagina 93 del testo, ove si parla in termini spicci di un rapporto sessuale a forti tinte incestuose) viene da domandarsi: ma perché costui avrebbe scelto una costruzione tanto lontana dallo scopo (quella del manuale di strategie seduttive) quando avrebbe potuto, vista la fetta di pubblico che mira a conquistare, tranquillamente mettersi al riparo da tanta inutile fatica con una narrazione classica classica?

Ambizione e cattivi maestri. Non vorrei – ma forse dovrei – pensare che l’autore abbia voluto fare il passo più lungo della gamba, inseguendo quel filone contemporaneo di narrazioni in cerca di un’evoluzione della forma romanzesca nella catalogazione. Penso ad interessati testi come Mio salmone domestico – manuale per la costruzione di un mondo completo di tavole per esercitazioni a casa, dell’italiana Emmanuela Carbé, Laterza Editore, o ad Importanti oggetti personali e memorabilia della collezione di Lenore Doolan e Harold Morris, compresi libri, abiti e gioielli, della scrittrice ed illustratrice americana Leanne Shapton, storia di un amore finito attraverso il catalogo degli oggetti appartenuti alla coppia e messi all’incanto nel giorno di San Valentino dell’anno 2009 da una nota casa d’aste di New York.

In tal caso il nostro ingenuo Gnoli – o chi per lui – sarebbe finito nella collana sbagliata: la Caché, infatti – che la Girotti & Pederzoli vende con lauti introiti, e per ragioni evidenti, soprattutto in e-book – diffonde robina alla buona, per un pubblico femminile d’appetito e qualche prurito.

Sospetto, inoltre, che i frutti in copertina, non sarebbero nemmeno un gioco di parole di cattivo gusto, quanto un incauto omaggio, da parte di uno dei due editori, alla nota fabbrica di Fichi secchi Girotti di Amelia, città d’origine del padre del Girotti medesimo, appunto.

Misericordia.
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10 Risposte to ““Manuale di seduzione per maschi timidi”, di Lucio Gnoli”

  1. Giulio Mozzi Says:

    Ma anche l’interpretazione di Valentina Durante è assai pregevole:

    Ho potuto visionare quest’opera (che circola nella tiratura limitatissima di due, dico due, copie) grazie a una semplice coincidenza (quel che si dice: i casi della vita): io e il signor Lucio Gnoli condividiamo l’oculista. Perché vi siano solo due copie, è presto detto: la timidezza del signor Lucio gli ha impedito di rivolgersi a qualunque editore, di inviare il manoscritto a qualunque editor, addirittura di menzionare il romanzo (ma si tratta veramente di un romanzo?) a qualunque amico o conoscente o sconosciuto. Ha fatto dunque stampare, in una semplice copisteria, due copie: una per “uso personale”; e l’altra sempre “per uso personale”, ma di scorta. L’unica occasione in cui il signor Ennio riesce (certo con qualche imbarazzo) a far mostra della sua fatica letteraria, è nella sala d’aspetto del suo oculista. Nella sala d’aspetto di un oculista, pensa il signor Lucio, ci sono persone con problemi di vista: dunque è un mostrare senza realmente mostrare, giacché chi vede non è, in realtà, perfettamente in grado di vedere.

    Ora: sto parlando del signor Lucio come se si trattasse di una persona realmente esistente. Non è così. Il nome, coerentemente con la timidezza del signor Lucio (o di chi per lui), è un falso, un travestimento. Possiamo tuttavia (questa è una mia congettura, ma non credo distante dal vero) farci aiutare da un elemento presente in copertina: la casa editrice. Anche il lettore meno avveduto riconoscerà subito in quel Girotti & Pedersoli i nomi di battesimo di Bud Spencer (Carlo Pedersoli) e Terence Hill (Mario Girotti). Ritengo dunque che sotto il nome di Lucio Gnoli possa nascondersi un certo signor Spencer Hill (in alternativa, un signor Terence Spencer ma, per questioni fonetiche, preferisco il primo). Teniamoci dunque il signor Spencer Hill: autore dai natali statunitensi.

    Il signor Hill dichiara di aver scritto un romanzo. Eppure, nel titolo, si parla espressamente di: “manuale”. Anche questo lo si potrebbe attribuire alla timidezza dell’autore, che neppure riesce a sbilanciarsi sulla scelta del genere. Tuttavia, trattandosi di uno scrittore americano, è chiaro che ci troviamo di fronte a un’opera inscrivibile nel filone dei cosiddetti self help books: libri che mescolano storie di vita, massime spicciole e saggistica edulcorata e che, negli Stati Uniti, riscuotono enorme successo (la copertina minimale – oggetto su fondo bianco – s’inserisce perfettamente nel genere).

    Ma diamo un’occhiata (questo, almeno, è quello che ho potuto fare io) all’opera. Consta di cento consigli, chiari e operativi, corroborati da altrettanti aneddoti. Cento: dieci per dieci: l’apoteosi del decalogo. A memoria, cito il numero cinquantacinque: «Scrivile una lettera. Poi stracciala: la prima stesura è sempre imperfetta (The first draft of anything is shit, dice l’autore, citando Hemingway: il celarsi dietro parole o opere altrui è vezzo diffuso nel testo). Riscrivila. Stracciala ancora. Alla decima stesura, quando finalmente avrai scritto ciò che non avresti voluto scrivere, ma non avrai scritto ciò che avresti voluto scrivere, imbusta la lettera e spediscila: anonima. Se lei, nonostante tutto, capirà: nega l’evidenza.»

    I consigli sono tutti di tal genere ed è lecito domandarsi quale timido riuscirà mai a sedurre una donna (ma anche un uomo: perché no) seguendoli tal quali. Il chiarimento arriva alla fine. Al centesimo consiglio, voltata pagina, si legge: «I cento consigli vanno, il lettore lo avrà capito da sé, interpretati al contrario: non ciò che si deve fare, ma ciò che non si deve fare.» Tale avvertenza sarebbe stata opportuna come prefazione, ma il signor Hill, data la sua timidezza, l’ha trasformata in postfazione.
    Concludendo: l’unica maniera di leggere con profitto e soddisfazione questo “Manuale di seduzione per maschi timidi” è quello di immedesimarsi il più possibile nell’autore: inventatevi un’identità parallela, fateci confidenza e, soprattutto, cominciate a frequentare le sale d’aspetto degli oculisti. Le due copie (il signor Hill me lo conferma) sono ancora in circolazione.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Interessante anche l’interpretazione di Ma. Ma.

    Fichi si nasce o si diventa? Se non si tratta di una condizione innata, che cosa serve per diventare un fico? Ma un fico attrae anche arance oppure solo fichi femmine*?
    Sono queste le domande cui la copertina del Manuale di seduzione per maschi timidi sembra promettere di dare una risposta.
    In realtà è risultato, molto più di quel che mi aspettavo, un “manuale“ di adescamento generico, poiché non ha mai dato molto spazio al tema su come affrontare la timidezza.

    Il libro (sinora solo in tiratura limitata per la stampa) mi è stato inviato direttamente dall’editore Girotti e Pedersoli. Non è dato a sapere se la selezione del mio nome quale potenziale beta-lettore sia stata motivata dalla modesta notorietà che Giulio Mozzi, ospitandomi su vibrisse, mi sta concedendo, oppure se per colpa del mio modo timido di essere perennemente scapolo; perché, a parole cerco di difendermi, ma dal vivo non posso certo ritenermi un grande maschio nell’approcciarmi con il gentil sesso. Questa mia riflessione, è giusto dirlo, è stata fatta prima dell’inizio della lettura. Grazie a questo pensiero non mi sono voluto considerare solo un lettore, ma un potenziale soggetto attraverso il quale testare le diverse teorie.
    Prima di addentrarmi in quel che il libro si propone di insegnare a tutti i lettori, però, permettetemi di fare qualche considerazione sull’autore e sull’editore stesso.

    Come sanno tutti, Lucio e Gnoli sono le due punte della promettente squadra della Virtus dell’Oratorio San Luigi Sedriano. Due che la palla sanno bene come mandarla in rete. Da qui il dubbio che il nome dell’autore sia posticcio, o che addirittura l’autore stesso non esista.
    Chi potrebbe aver mai scritto quindi un manuale di siffatta audace intenzione? La risposta può essere una sola: il bomber Bud e il fico Terence, rispettivamente Carlo Pedersoli e Mario Girotti (da cui il binomio della casa editrice) devono aver desiderato mettere nero su bianco ciò che li ha distinti sino a portarli alla ribalta del mondo cinematografico. Perché a dispetto di quel che si crede:

    Non bastano un po’ di muscoli e un paio di occhi azzurri, anzi.

    Sono certo che per alcuni di voi questa affermazione faccia stropicciare il naso. Lo so perché è quel che ho pensato anch’io quando mi sono ritrovato a leggerla.
    Eppure non basta nemmeno la fama e men che meno basta la bravura. E io che son uomo di mondo, sebbene non di quello femminile, so che non basta neppure la classe (concedetemi questo piccolo vanto, che tutti mi dicono di assomigliare a Poirot), altrimenti sarei attorniato da molte fan.
    Qual è dunque il trucco?
    Pare, secondo Lucio Gnoli, che il segreto – in estrema sintesi – stia racchiuso nelle parole che finiscono con “ezza“ e non necessariamente in modo troppo cumulativo. Serve tuttavia, che ognuno degli aspiranti seduttori riesca a puntare su una combinazione di almeno tre di queste parole, come: sicurezza, dolcezza, accortezza, giovinezza, spigliatezza, amorevolezza, ricchezza, allegrezza, bellezza, acutezza…

    E a me sembra già di sentirvi: «Quindi funziona anche con mondezza, schifezza, bruttezza, acerbezza, grettezza, asprezza, frivolezza,…

    Ovviamente no, ma il problema sta proprio in questo: il manuale non fornisce davvero una regola precisa nella scelta del modo di essere (che sia fisico o comportamentale). Ma affronta comunque il problema anche da questo punto di vista. Secondo l’autore un buon seduttore deve “bilanciare“ tutte le “ezze“ negative con altrettante “ezze“ positive, prima di scegliere la trinità vincente. Al di là di questo, la pecca più grave del manuale è che non dice nulla sulla parola: timidezza! Perché si sa, per qualcuno potrebbe comunque essere positiva, mentre per altri è molto negativa.

    Io mi sono messo comunque alla prova cercando di esibire sicurezza, gentilezza e spensieratezza con un paio di signorine in apparenza molto disponibili. Ma alla fine, ho fatto fiasco. Chissà, forse non ho ben controbilanciato tutte le mie brutt“ezze.

    Il manuale aggiunge infine anche un’ultima sua verità (tutta ancora da verificare):

    Caro aspirante seduttore timido, ricordati sempre la prima regola da seguire, senza la quale tutto quello che abbiamo detto finora non avrebbe senso:
    – muoviti soltanto quando sei certo di poter interessare alla donna da conquistare e fallo senza timori. Perché quando credi di percepire l’interesse di una donna verso di te, di solito non ti sbagli.
    Anche se loro dovessero negare. Non sei tu a sapere quello che le donne vogliono prima che loro stesse lo sappiano, in realtà loro lo sanno sempre, anche se spesso non vogliono o non possono ammetterlo!

    In merito a quest’ultima chiosa mi piacerebbe sapere il pensiero delle gentil donne che frequentano questo spazio…

    (*…in altro modo non si può scrivere, perdonatemi: è d’uopo un minimo di censura, alla mia età)

  3. acabarra59 Says:

    “ 25 dicembre 1994 – « Marzo 1958 – O’ spiegato a Peyrefitte questa equazione: in latino fegato si diceva epar (dal greco), ma sul mercato quello dell’oca ingrossata dai fichi si diceva epar ficatus; rimase corrente il termine ficatus per il fegato tanto di oca che di uomo ecc. da cui derivò l’italiano fegato, in francese foie, maschile, in dialetto veneto fegato si dice figà, in francese fico è femminile la figue, in dialetto veneto se si toglie l’accento a figà si à figa (però da ficcare) sicché il suo personaggio di Oracle, che, per essere etimologisti, dice di aver male à la figue per dire fegato, incorre doppiamente nel gioco di parole, se si dovesse tradurre in italiano: alla fica, alla figa. » (Giovanni Comisso, Diario 1951-1964) “ [*]
    [*] Lsds / 705

  4. Ma.Ma. Says:

    Ma Acabarra! Mi fai arrossire 😳

  5. acabarra59 Says:

    “ 3 luglio 1994 – Anche stavolta mi sono scottato, anzi stavolta di più. « Sei stato al mare, eh? », mi dicono tutti, prima di ridere. « No comment », rispondo io, sentendomi arrossire. A essere rossi come sono rosso oggi io – rosso come un semaforo, come un altoforno, come un conto in banca, come un billo (tacchino), come un roast-beef, come un rosso per labbra (rossetto), come una trasfusione, come una mestruazione, come un succo di pomodoro, come una fetta di cocomero, come un film di Bertolucci, come un socialista, come un romanista, come una Ferrari, come un sunset, come un ristorante cinese, come un alcolista anonimo, come un naso da circo, come un principe della Chiesa, come un indiano d’America, come una pizza, come una piazza – c’è anche un vantaggio: si può arrossire – di vergogna, di imbarazzo, di stupore, di disperazione, di indignazione – senza che se ne accorga nessuno. (Io ho la tendenza a arrossire) (La prossima volta mi metto un cappello). “ [*]
    [*] Lsds / 706

  6. Fiammetta Palpati Says:

    Signor Acabarra, lei mi sbalordisce.

  7. acabarra59 Says:

    “ Sabato 16 ottobre 2010 – Gli aveva palpato il sedere / alla povera Sarah / lo zio animale, questo, / non so se mi spiego, / pare assodato. “ [*]
    [*] Lsds / 707

  8. steffymars Says:

    Questo libro (utilissimo, mi pare), io lo vorrei vedere e sfogliare, se possibile. Purtroppo non abbiamo lo stesso oculista e questo mi addolora profondamente.

  9. Valentina Durante Says:

    Gentile steffymars: se può servire, l’oculista in questione di nome fa José. Il cognome, ahimè, non lo si può dire (manca autorizzazione al trattamento dei dati personali in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003). Sono spiacente.

  10. steffymars Says:

    Capisco, capisco, ci mancherebbe! Grazie per l’indicazione. Partirò da questo indizio e vedremo dove mi porterà.

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