“La Megera”, di Eugenio Montile; “L’allergia”, di Giuseppe Ungarelli

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

lamegeraE’ singolare che i due libri di poesia forse più letti del nostro Novecento (non necessariamente i più belli; sicuramente i più influenti sulla poesia successiva, i più spesso propinati a scuola, i più venduti anche nelle edizioni economiche) siano stati più e più volte ritoccati (fin nel titolo) dai loro autori nel succedersi (trionfale) delle riedizioni: tanto che (per dire), dell’Ungarelli oggi non si saprebbe decidere se sia stata più decisiva e incisiva l’originaria – stonata, e disarticolata, e quasi smembrata – secchezza, o la successiva petrarchesca e neoleopardiana ricomposizione (seppure ancor sempre un po’ sghemba) dei disiecta membra. Perciò è interessante, di tanto in tanto, anche per noi lettori non filologi, andare a vedere che cosa fossero state in origine quelle poesie che abbiamo con tanto ardore e tanta gesticolazione (“Sii più espressivo!”) mandate a memoria alle scuole medie: e siamo dunque grati agli editori che, di tanto in tanto, si peritano di pubblicare quelle opere nella loro primaria (editorialmente primaria) forma. Meglio ancora sarebbe, forse, se le liriche in tali edizioni (pubblicate, ahimè, in tirature diabolicamente stitiche) non fossero soffocate da soffocanti paginate di commento: ma tant’è, gli accademici devono pur giustificare gli stipendi (miserelli od opulenti che siano, a seconda dell’età e dell’infornata concorsuale) di cui godono.

allergiaMa ancora più singolare è che entrambi questi due libri (e parlo de La Megera di Eugenio Montile – titolo definitivo, e assai esplicito: La Megera e l’altra -, e L’allergia di Giuseppe Ungarelli – titolo definitivo, anch’esso assai esplicito: Allergia ai rizzaggi) siano due canzonieri coniugali e per di più (al di là degli imbellettamenti nei quali i biografi agiografi, e segnatamente i commentatori delle antologie scolastiche, sono specialisti) due canzonieri di inestinguibile odio coniugale. Un odio più terragno, più micragnosamente incistato nella quotidianità, quello di Montile (ricordiamo al volo qualche celebre incipit: “Ho pelato, sfiancandomi il braccio, almeno un milione di patate”, “Sgocciola il rubinetto di cucina”, “Spesso i tuoi parenti poveri ho incontrato”, “Forse un mattino andando a conferire il vetro / nel bidone condominiale”, “Non il trillo ma l’urlo / del cellulare”, e così via); più sublime e astratto, ma non meno costante e crudele quello dell’Ungarelli (dalla brevità folgorante di “M’incazzo / se ti penso” a quel minuzioso atto d’accusa che è Tu fumi: “[…] Il mio supplizio / è quando / tu fumi / in cucina / e le volute / m’intridono / di fetida / coniugalità […]”, fino alla (quasi) serena disperazione di “Anche questa notte passerà”).

Se è vero che tutta la poesia italiana, da Petrarca in poi, o è petrarchista (o petrarchesca?) o è antipetrarchista (o antipetrarchesca?), va detto che l’Ungarelli non sfugge suo malgrado, al di là degli oltranzismi, alla forbice: ne dà testimonianza l’antipetrarchismo (anche dichiarato) giovanile, seguito dal ritorno all’ordine (quasi figliol prodigo della metrica libera) della piena maturità; il Montile invece, meno dirompente in apparenza ma di tenuta storica più sicura, alla forbice sfugge grazie alle sue forbite letture internazionali, e più specificamente inglesi: ci senti, nel suo inquieto verseggiare, la concretezza dell’Eliot unita alla metafisica del Donne: e con questo è detto tutto.

Vengano dunque gli e le aspiranti poeti e poete ad abbeverarsi a queste fonti inesauste. Se non altro per liberarsi da quell’orribile cosa che sono (in poesia, intendo; ché nella vita è tutt’altro) i buoni sentimenti.

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4 Risposte to ““La Megera”, di Eugenio Montile; “L’allergia”, di Giuseppe Ungarelli”

  1. L'esageratore Says:

    M’incazzo / se ti penso, capolavoro.

  2. RobySan Says:

    … ci senti, nel suo inquieto verseggiare, la concretezza dell’Eliot unita alla metafisica del Donne: e con questo è detto tutto.

    È quel che dico anch’io, perbacco.

    E di questa meravigliosa trouvaille ungarelliana:

    Si sta come di notte
    ladruncoli alle soglie.

    che, con ogni probabilità, si riferisce autobiograficamente a un difficile periodo della sua gioventù, che dirne?

  3. RobySan Says:

    Per non dir di:

    M’affumico d’incenso

    risalente alla poco posteriore crisi mistica.

  4. antoniolamalfa Says:

    E che dire dell’inquieto Ungarelli alla ricerca della sua metà? Meetico!

    La mattina del cazzo

    Di questa pazza
    Non è rimasto
    Che qualche
    brandello di chat
    Di tante online
    Che mi rispondevano
    Non è rimasto
    Neppure un file
    Ma stamani
    la pazza mi manca
    e il mio avatar
    è sempre più incazzato

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