“Teoria e pratica dell’impotenza maschile”, di Sigismondo Freddi

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di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

traumaE’ una mania recentemente invalsa, quella di dare a opere narrative dei titoli che, più o meno esplicitamente, evocano forme manualistiche trattatistiche o comunque immaginari di tipo scientifico: lasciando stare il troppo celebre La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, possiamo citare Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini, Manuale di sopravvivenza per ragazze in crisi (economica) di Sara Lorenzini (Neve Morante), Manuale per ragazze di successo, di Paolo Cognetti, Il libro di tutte le cose di Guus Kuijer; fino al caso estremo di Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondo, completo di tavole per esercitazioni a casa di Emanuela Carbé (opera, sia detto tra parentesi, piacevolissima: ma poiché è reperibile sul mercato, non mi ci soffermerò), oltre il quale resterebbe da immaginare solo una trilogia composta da Elementi, Fondamenti (o Principi) e Complementi di una qualunque cosa. Se una qualche originalità ha il titolo del romanzo di Sigismondo Freddi Teoria e pratica dell’impotenza maschile, essa sta nell’idea che di un qualche cosa che solitamente accade, ed è universalmente considerato nefasto, si possano dare una “teoria” e una “pratica”.

In effetti, nel corso dei secoli sono state scritte innumerevoli opere rubricabili sotto la voce di “teoria e pratica” dell’astinenza sessuale: ma trattasi d’opere nelle quali la potenza sessuale viene data per scontata, e pure rigogliosa e vigorosa; la scelta di comprimerla e ridurla al silenzio (o, almeno, di metterle un guinzaglio) è una scelta etica, o mistica, ed è una scelta che non può essere compiuta una volta per sempre: bensì va rinnovata di giorno in giorno, di momento in momento, a fronte di qualunque occasione mondana (e le occasioni non mancano mai) che venga a sollecitarla. Al protagonista del romanzo di Freddi, tale Alberto Carrugo, di professione attore cinematografico (e di quale genere di cinema, vi lascio immaginare) con il nome d’arte di Rodolfo Valente, invece l’impotenza càpita: càpita, ed è un bel problema non solo fisico e psichico, ma più materialmente economico. Come se un atleta si svegliasse paralitico, o un archivista con la memoria dissolta.

Che fa dunque il nostro Alberto/Rodolfo? Innanzitutto ricorre a cure mediche e psicologiche: fallimentari. Col suo datore di lavoro, Ivone Stiller della Carne Bollente srl, concorda inizialmente il ricorso a controfigure: giacché, checché ne pensino gli ignoranti (come me: posso solo fidarmi dell’autore), a quanto pare anche nel cinema di quel genere i volti contano qualcosa. Tuttavia, Stiller non è disponibile a farsi carico dei costi aggiuntivi: che non consistono solo nella remunerazione delle controfigure, ma anche dei sovraccarichi in fase di ripresa e di montaggio (impossibile, per esempio, il classico movimento di macchina dal volto all’inguine, ecc.). Insomma: dopo un mese (e un paio di film in qualche modo arrangiati), Stiller dà ad Alberto il benservito; e, crudelmente, rivela la notizia alla stampa specializzata. Rodolfo Valente non esiste più.

Tutto questo ci viene raccontato per squarci analettici, perché in realtà la storia raccontata dal romanzo è la storia di un seduttore compulsivo che non riesce mai a concludere. Nella speranza che trovando finalmente la “donna giusta” la macchinetta riprenda a funzionare come si deve, Alberto diventa ciò che nella sua vita mai era stato (la vita degli attori di quella specie, sempre stando all’autore, è assai più spesso monacale che dissoluta; d’altra parte si può intuire la necessità di mantenere sempre l’attrezzo ben carico e pronto all’uso, anche ripetuto): un donnaiolo. Un donnaiolo peraltro fallimentare. E qui casca l’asino. Perché il romanzo è farcito di scene di letto nelle quali donne pienamente sedotte tentano inutilmente di disafflosciare il loro oggetto di desiderio; scene che, si capisce, negli intenti di Freddi dovrebbero essere da sbellicarsi dalle risate; e risultano invece sbadigliosissime per ripetitività, eccesso di dettaglio, nulla credibilità dei personaggi femminili (Alberto è fustissimo, va bene; ma tutte ‘ste donne la cui sessualità comincia e finisce nello slacciare la cintura al partner ci sembrano, per la nostra modesta esperienza, possibili solo – per l’appunto – nell’immaginario di quel certo genere di cinema).

Non manca il lieto fine, che prevedibilmente consiste nell’addio definitivo di Alberto al cinema, in favore di una felice e vita di coppia. La donna che produrrà il cambiamento sarà Teresina Rizzante, responsabile commerciale Sud Europa e Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Italia, Vaticano, Grecia, Malta, Israele e Libano) di una nota ditta di profilattici maschili. Incontrerà Alberto, ovviamente, durante un casting per testimonial.

Pubblicato da un editore minuscolo, il romanzo è stato immediatamene ritirato dal commercio su richiesta (accompagnata da congrue minacce legali) della ditta di profilattici maschili, il cui nome Freddi non si è curato in alcun modo di mascherare.

Una pietra sopra.

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14 Risposte to ““Teoria e pratica dell’impotenza maschile”, di Sigismondo Freddi”

  1. enrico ernst Says:

    Forse è una domanda un po’ ot – e un po’ anche hot -, egregio Bissolati… Ma sbaglio o Rizzante e Lubrica (sembra plagiato, almeno per l’onomastica, dal Freddi) è sempre Opera del Manzòn?

  2. Ma.Ma. Says:

    Evidentemente nessuno dei protagonisti di questo libro ha avuto modo di leggere il decalogo della felicità sessuale ospitato proprio qui in vibrisse.

    A proposito invece delle “innumerevoli opere rubricabili sotto la voce di “teoria e pratica” dell’astinenza sessuale (…) nelle quali la potenza sessuale viene data per scontata, e pure rigogliosa e vigorosa“, personalmente ne ricordo uno, di libro “in tema”, che in verità trattava anche – se non proprio l’impotenza – l’eiaculazione precoce (possiamo far questo paragone?;) ebbi modo di leggero in età post-adolescenziale. A memoria parlava anche di astinenza, certo per accrescere il desiderio, ma pur sempre di astinenza si trattava. Se non mi sbaglio s’intitolava “Il tantra”. (Non posso più verificarlo perché all’epoca lo prestai a un baldo giovanotto che non me lo restituì mai più, e nemmeno a ripensarci lo rividi in seguito. Uhm…).

    Evviva le coccole.

    (PS: per fortuna è stato ritirato)

  3. acabarra59 Says:

    “ 23 agosto 1984 – « San Nicola è buono contro l’impotenza », diceva il fraticello che distribuiva i santini – perché è un proprietario terriero (con i piedi per terra, intendeva dire nel suo stentato italiano). A me aveva già dato Sant’Agostino, ma senza spiegare perché. (Un sogno) “ [*]
    [*] Lsds / 676

  4. Ennio Bissolati Says:

    Gentile signor Enrico, ho il sospetto che lei non mi prenda sull’adda.

  5. gianlucatrotta Says:

    Mi permetto di commentare questa affermazione del bravissimo recensore:

    …ma tutte ‘ste donne la cui sessualità comincia e finisce nello slacciare la cintura al partner ci sembrano, per la nostra modesta esperienza, possibili solo – per l’appunto – nell’immaginario di quel certo genere di cinema

    Ho da poco finito di leggere il romanzo “Sottomissione” di Houellebecq; e mi sembra che, nell’immaginario di questo autore tanto citato e osannato, le figure femminili non abbiano una considerazione tanto diversa.

  6. anna maria bonfiglio Says:

    Le recensioni di Bissolati mi divertono sempre.

  7. Ennio Bissolati Says:

    Cara signora Anna Maria: non avorrei apparire sfacciato, ma le assicuro che sono altrettanto divertente anche di persona.

    Gentile Gianluca, la prego: non mi costringa a esprimermi sul conto di quel signore. Avessi l’occasione d’incontrarlo, gli suggerirei senz’altro un cambio di coiffeur.

  8. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 24 gennaio 2005 – « Tenere un diario, quale testimonianza di impotenza a coordinare i pensieri! È tipico di una mente discontinua, troncata alla radice, sostanzialmente complice e vittima delle fluttuazioni del tempo, del suo tempo. Incapace di meditare, si medita… È ancora filosofia, ridotta a calendario intimo. [1960] » (Emil Michel Cioran, Quaderni 1957-1972, 2001) “ [*]
    [*] Lsds / 677

  9. GiuseppeC Says:

    Bissolati qui pare Borges più che Manzon eheh.

  10. Ennio Bissolati Says:

    Non esageriamo, signor Giuseppe.

  11. Valentina Durante Says:

    Signor Ennio, chiedo lumi sulla casa editrice. È forse quella appartenente al gruppo Habemus Tutorem? Gruppo fondato, per l’appunto, dal commendator Goldoni nel ’22?

  12. Ennio Bissolati Says:

    Cara signora Valentina, non vorrei essere troppo esplicito, ma credo che per l’appunto non si tratti del famoso commediografo.

  13. Andy Says:

    Goldoni editore é la chicca.

  14. RobySan Says:

    Ho saputo che ne è stata pubblicata un’edizione, nella cattolicissima Irlanda, per i tipi di Sean O’Gundun, nella traduzione di Kathleen O’Cunt; traduzione un po’ astiosa a dire il vero. Si tratta di un caso che sta facendo rumore e che non sarà messo a tacere semplicemente ritirando il libro (cosa che avverrà, stanti le pressioni degli influenti ambienti ecclesiatici dell’isola).

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