“Le promesse spose”, di Autrice Innominata

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

promesseLe buone intenzioni non bastano, questo è il punto. La casa editrice salentina Women! mandò in libreria, qualche anno fa, questo ennesimo e sciagurato rifacimento dei Promessi sposi: nel quale, com’è ovvio, l’amore contrastato non è quello tra Renzo e Lucia, e tanto meno quello tra Lucio e Renzina (come nei già recensiti Divorciados! di Alejandro Manzon), bensì quello tra Deborah e Valeria: mentre le parti di don Rodrigo e del conte Attilio sono assegnate, con un’originalità sconvolgente (e con nessuna percezione del sic transit gloria mundi, direi) a Carlo Giovanardi e Paola Binetti (io, ve lo confesso, avrei scambiato le parti). Fra’ Cristoforo diventa ovviamente un prete di strada (anzi, letteralmente, e con facile gioco di parole: “di crocicchio”); don Abbondio è don Tarcisio, (con palese allusione all’ex segretario di stato vaticano Bertone, squallidamente omofobo); Gisella, monaca non in Monza ma a Ponza (santi numi!), non se la fa con Egidio ma (e assai felicemente) con la consorella Sabrina (chi fosse a conoscenza della vera identità dell’Innominata è pregat* di donarle il Dizionario dei nomi italiani di Emidio De Felice: dove inventa fa disastri); e chi più ne ha meno ce ne metta, per favore, che ne abbiamo già abbastanza.

“Ma caro Ennio”, diranno le mie dodici lettrici e i miei dodici lettori, “perché mai ci ammorbi recensendo questi fallimentari romanzi parodistici?”. Eh, bella domanda. Domando a me stesso: “Ennio, ma perché mai sperperi il tuo tempo a leggere questi fallimentari romanzi parodistici?”. La risposta, mi sento rispondere, è: “Perché anche i rifacimenti e le parodie sono un segno della vitalità di un’opera”. “Il guaio è”, mi ribatto, “che se un’opera ormai genera solo rifacimenti e parodie di livello infimo, forse sulla sua vitalità è lecito avere qualche dubbio”. “Certo”, mi controargomento, “è indubbio che sul piano artistico i Promessi sposi sono un’opera ormai morta e sepolta: la si può amare e contemplare; su un altro piano, se ne possono ammirare e studiare gli aspetti tecnici; ma non si può certo trarne nutrimento per nuove opere. Al contrario, sul piano ideologico i Promessi sposi, nel bene e nel male, e forse soprattutto nel male, sono ancora vitalissimi”. “Che è come dire”, sintetizzo, “che la Democrazia cristiana non è ancora morta…”. “Già”, acconsento, non so se con ira, o a malincuore, o con una punta di nostalgia. “Eh!”, sospiro. E sento che sto per dirmi: “Bei tempi, quelli!”, ma il buonsenso mi frena.

D’altra parte, è evidente che nulla danneggia una causa, anche una buona o un’ottima causa, quanto il sostenerla con cattive ragioni e/o con goffaggine: e l’autrice innominata delle Promesse spose fa entrambe le cose con un impegno e un’abnegazione che rasentano l’incoscienza suicida. E nessuna letteratura è noiosa quanto la letteratura maldestramente edificante (e, in questo, il confronto con i Promessi sposi, quelli veri, che edificanti sono, ma con una destrezza ineguagliabile, è letale).

Valga dunque questa recensione come auspicio, e l’auspicio è: che venga una narrativa d’amore senza il pensiero di buone cause da sostenere. (Il che sarà possibile, ovviamente, quando e se – ma si spera che sì, alla faccia del Parlamento nostro – le buone cause avranno ottenuta la meritata vittoria).

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3 Risposte to ““Le promesse spose”, di Autrice Innominata”

  1. RobySan Says:

    Ci si interroga sulla parodia dei bravi: che avranno detto a Don Tarcisio? E poi: chi li incarna? Due leghisti? Due teo-con? Chiedo, perché una copia del libro in questione proprio non m’è riuscito di reperirla.

    P.S.: possiedo una copia del citato De Felice, ma mai me ne priverei a vantaggio d’una Innominata simile.

  2. Ennio Bissolati Says:

    Sono due signore dei Tea-Party: una con i capelli cotonati, l’altra con la parrucca.

  3. Valentina Durante Says:

    Signor Ennio, l’Autrice Innominata è sì innominata, però rintracciabile. Si tratta certamente (come si evince da opportuna analisi iconografica della copertina) di un’addetta al reparto ortofrutta del Conad.

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