Se volete affrontare gli editori, mettétevi l’elmetto

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23 Risposte to “Se volete affrontare gli editori, mettétevi l’elmetto”

  1. giros Says:

    Dicitura abbastanza banale…l’elmetto non serve solo per affrontare gli editori ma anche per affrontare un colloquio di lavoro, un venditore di macchine, il piazzista della Folletto che ti suona alla porta quando sei sotto alla doccia.
    Perchè poi bisogna affrontarli ? C’è editore e editore. Quello che bisogna affrontare magari non è un vero editore ma qualcuno che ha aperto la partita IVA e acquistato una manciata di codici ISBN. Per la legge è un editore, ma per il buonsenso comune no. Quindi non va affrontato, va solo ignorato.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Giros, non diciamo cazzate.

    Aver che fare con i grandi e/o nobili editori non è uno scherzo. Sono aziende, spesso grandi aziende, e come tutte le aziende sono privi di qualunque etica.

  3. giros Says:

    Giulio Mozzi non dirle tu le cazzate. Tutte le grandi aziende sono fatte così, per questo dicevo che il post è banale, scontato. Non ti ho mica detto che hai scritto un’idiozia. Ho detto che hai scritto una cosa superflua, dal mio punto di vista, tutto qui. Se poi insisti posso anche dirti che hai scritto un’idiozia…

  4. Giulio Mozzi Says:

    Giros, scrivi che “quello che bisogna affrontare magari non è un vero editore…”: e questa è una cazzata. Perché è molto più complicato avere che fare con gli editori veri.

    Che il consiglio (di mettere l’elmetto) sia scontato: sono d’accordo. Purtroppo vedo troppi autori che nel momento in cui si profila la Grande Opportunità perdono il lume della ragione. E firmano contratti ventennali, concedono prelazioni in cambio di nulla, cedono ciecamente i diritti secondari, perdono il controllo su titolo e copertine, non reggono il confronto con l’editor, e così via. Addirittura, si autoconvincono che l’editore sia qualcosa come un amico, un fratello, un compagno di strada.

    Ho detto troppi? Dovevo dire: quasi tutti.

  5. giros Says:

    A volte la smania di pubblicare ti fa incorrere in errori, in sottovalutazioni e non pensi al futuro. Sfido chiunque con un contratto di un grosso editore per le mani a guardare le postille. E’ lui il più forte, non si combatte ad armi pari, purtroppo. Sai cosa penso ? Che a volte i desideri siano proprio la causa dell’infelicità (come dicono i buddisti se non erro) Ma è umano desiderare, molte debolezze sono umane. E chi sa delle tue debolezze si mette su di un piedistallo. Cosa fai allora ? Io cerco di non pensarci, non ho un contratto di un grosso editore tra le mani ma stasera vado a cena fuori. Il mio desiderio per stasera è soltanto questo e spero il vino sia buono. Domani poi si vedrà.🙂

  6. Se volete affrontare gli editori, mettétevi l’elmetto – bibolottymoments Says:

    […] Sorgente: Se volete affrontare gli editori, mettétevi l’elmetto […]

  7. Giulio Mozzi Says:

    Sfido chiunque con un contratto di un grosso editore per le mani a guardare le postille.

    Il mio primo contratto (per due libri; non era un grosso editore, ma era un editore allora sulla cresta dell’onda, Theoria) lo firmai due mesi dopo averlo ricevuto. Lo lessi per dritto e per rovescio, m’informai, eccetera. Non avevo immaginato che il contratto potesse essere ceduto ad altro editore (il contratto per il secondo dei due libri fu ceduto a Einaudi).

    Il mio secondo contratto (quindi per il terzo libro: propostomi da Einaudi) non lo firmai perché Einaudi non voleva accettare una clausola che mi garantiva il controllo sui testi dei risvolti e della quarta.

    Ecc.

    Quelle che chiami “postille”, Giros, sono la sostanza del contratto. Ed è possibilissimo mettersi lì, leggere, capire. Ci sono anche i manuali.

  8. Ego Says:

    Giros, tu dici che l’editore è sempre “il più forte” e che “non si combatte ad armi pari, purtroppo”. Io penso se tu pensi che è lui il più forte, allora è sicuro che non si combatterà ad armi pari, qualunque cosa tu intenda per “forza” o “armi”. Se invece sei tu il primo a voler “vendere” la tua opera senza leggere le “postille”, allora non c’è un più forte: ci sono solo interessi comuni. Felice tu, felice l’editore.

    Etica e conti correnti non vanno d’accordo, di solito. Nel caso dei grandi editori, poi, méttere un elmetto non credo sia consigliàbile, meglio protèggersi con qualcosa di più robusto, tipo una tuta da astronàuta (spero di non aver esagerato con gli accenti, ma il titolo del post mi sembrava richiederlo).

  9. marino magliani Says:

    Sfido chiunque con un contratto di un grosso editore per le mani a guardare le postille.

    Se Giros avesse detto soltanto: io con il contratto di un grosso editore per le mani non guarderei, o non guardo, le postille, avrebbe detto una cosa assai probabile. Io non le ho guardate. Ho letto un contratto in presenza di Giulio, che me l’ha spiegato, e poi sono andato in ufficio e ho firmato. E ne ho firmato altri dopo averli giudicati soddisfacenti nel giro di qualche decina di minuti, e non solo perché rappresentato da un agente. Alcuni ero ancora o ero di nuovo da solo.
    Il punto dell’elmetto credo sia un altro. Il libro viene scelto da un buon editore, ben sull’onda in quel tempo o ben grosso non fa grande differenza, l’autore firma, il libro esce. Il libro non ha venduto. Ecco, secondo me, il momento in cui l’autore ben pratico ormai dei pericoli e della gestualità del cantiere, dovrebbe indossare l’elmetto. Perché non ci sarà un secondo libro, a volte sì, e se non vende è l’ultimo. Con quell’editore. Che dire, si giocava in Eccellenza e si è passati in serie A o B in una squadra molto degna, e poi in A nella Juve, un anno in panchina, un pugno di presenze, un’altro anno nella Juve, qualche presenza in più o in meno, ma sostanzialmente riserva e tribuna, e poi di nuovo A centro classifica e poi alta b o addirittura C.
    E non è che non si continui ad andare al ristorante Giros. Ma se il cameriere ti dice perché non sei più nella juve? Come se fosse una cosa così semplice, gli dici: senti, non diciamo cazzate.
    Sono costretto a mettere il mio nome e cognome perché altrimenti Vibrisse mi prega di farlo, o me lo suggerisce Giulio, che è lo stesso, ma non vorrei, perché non vorrei parlare della mia esperienza, non è certo il fatto per cui io abbia giocato qualche anno in più o in meno di altri in squadre visibili, la questione è che, certo, un elmetto ci va in qualsiasi cantiere, almeno fin quando uno non si fa male e da quella volta se lo mette.

  10. acabarra59 Says:

    “ Domenica 12 gennaio 1997 – E, a proposito del cappello, io sono uno che, mi accorgo ora, ha smesso di portarlo. Sarà perché a Roma fa caldo. Eppure ne ho portati. Mi ricordo un berretto di quando ero bambino, con gli « orecchiandoli », mi pare si dicesse così. Oppure il meraviglioso basco di quando facevo l’elegantone all’università. Mi ricordo i cappelli del nonno conservati nell’armadio, una bombetta, una tuba. Negli ultimi anni ho messo qualche volta una coppoletta, piuttosto insignificante. Ma in genere vado a capo scoperto, sarà perché amo il rischio. Il cappello infatti è sempre un po’ un elmetto, un cimiero, un tòcco, una tiara, ha a che fare con la guerra, o con la religione. Sarà perché sono diventato pacifico, o indifferente. Ho smesso di coprirmi la testa, come se dentro ci fosse qualcosa di importante. Non credo più tanto alla testa. E forse faccio male. Anzi senz’altro. “ [*][**]
    [*] Il fatto è che, un paio d’ore fa, sono andato alla libreria dell’A(ppla)uditorium, e c’era una vetrina piena di un libro di Vauro, e un’altra piena di un libro di Rivera. Quello che voglio dire è che quando uno la guerra l’ha persa, la guerra per lui non c’è più. Non la sarà la pace, ma gli somiglia parecchio.
    [*] Lsds / 668

  11. giros Says:

    Ci sono due differenze secondo me. La prima è tra grandi editori e piccoli. La seconda tra esordienti e non esordienti. Un piccolo editore quasi mai accetta di trattare con un esordiente, ma se decide di pubblicarlo gli dice: o così o non se ne fa niente. Almeno così è capitato a me. Non parlo di editori a pagamento ovviamente perchè quelli non li considero nemmeno (meglio il self-publishing poi). Con il grosso editore non so perchè non ho mai firmato un contratto con loro. Alcuni amici mi hanno però detto che anche lì se sei esordiente hai ben poco potere di trattativa. Se sei un autore già pubblicato ma che ha venduto poco, idem. Se sei uno che ha un grosso giro, conosciuto e con buon potenziale di vendite, ti stendono il tappeto rosso anche se il libro fa schifo. Triste che sia così però mi sembra aderente alla realtà. Se poi mi sbaglio ne sono ben lieto, ma l’etica di fronte ai soldi perde sempre nel nostro mondo. Non che sia d’accordo ma ne prendo semplicemente atto.

  12. giros Says:

    @marino magliani: si, ho capito cosa intendi

    @acabarra59: è bello quello che hai detto…a volte faccio fatica a leggere i tuoi post, sono sincero, ma non è per colpa tua. E’ un problema mio perchè nella forma che utilizzi io mi ci perdo e non riesco a starti dietro…però stavolta mi piace davvero il tuo commento

  13. marino magliani Says:

    Un piccolo editore quasi mai accetta di trattare con un esordiente, ma se decide di pubblicarlo gli dice: o così o non se ne fa niente.

    Secondo me Giros è esattamente l’opposto: un piccolo tratta. Ascolta, inventa, si trasforma. Non è così attrezzato per intuire cosa possa succedere col tuo libro e allora rischia, magari ascoltandoti. Mentre il potere di trattativa, come lo chiami tu, con un grande, è direttamente proporzionale a ciò che l’editore prevede di ottenere dal libro. Egli sa cosa succederà e soprattutto sa quanto è disposto a far sì che quel qualcosa succeda. Punto. E comunque, se vuoi, farà finta di ascoltarti.
    Il resto, libro schifoso, tappeti rossi, grossi giri, credo siano aspetti che eludono dal famoso elmetto. Tornando alle metafore calcistiche: il figlio di Gheddafi non ha giocato in serie A perché era strepitoso ma perché era il figlio di Gheddafi. Ma la serie non è piena di figli di dittatori. Dove sono i libri che fanno schifo? Tu, io, possiamo giudicarli così, ma altrove no. E poi quanti sono? Hai mai sentito dire: gioca che fa schifo ma fa un casino di goal?

  14. giros Says:

    @marino magliani
    Gli editori, specialmente quelli piccoli, sono tanti, credo oltre 5000. Non penso tu possa sapere tutti come si comportano. In molti casi il contratto lo mandano pre-stampato e devi solo spedirglielo indietro un po’ come il contratto dell’Enel. Poi se altri sono come dici tu, ben venga. Io non ne ho conosciuti, ma spero esistano. Un altro punto su cui non mi trovo d’accordo è che l’editore, quello grosso, sa già cosa accadrà. Non lo credo e non lo penso affatto. Nessun editore, nemmeno Mondadori può sapere cosa accadrà: forse crede di saperlo ed è diverso. Come nessun editore anche il più potente è in grado di costruire a tavolino il best-seller o il fenomeno.
    Per i libri che fanno schifo non volevo generalizzare. Il senso è soltanto che molte volte la capacità di promozione oltrepassa il valore del testo. Questo non vuol dire che il testo non debba valere, assolutamente. Ma solo che la capacità di promozione ed il nome abbia il suo peso a volte anche molto rilevante è un dato di fatto. Tu faresti condurre una trasmissione tv che parla di calcio da Messi o dal primo che trovi ? Penso che avendo i soldi per scritturarlo prenderesti Messi. Magari poi il Messi in questione è un grosso campione ma come conduttore televisivo fa schifo, però solo il nome sai che audience ti porta alla tua trasmissione tv ? Anche perchè se non ti porta audience, il direttore di rete la ua carriera se la scorda. E nel caso dei grossi editori io penso che un editor che fa un flop pubblicando un insuccesso poi a qualcuno ne dovrà rendere conto. Questo senza entrare nel merito della qualità. Si parlava di etica e di affari che molte volte (spero non sempre) non vanno d’accordo con la qualità.

  15. marino magliani Says:

    Giros, tu dapprima dici la tua, e cioè che: Un piccolo editore quasi mai accetta di trattare con un esordiente, ma se decide di pubblicarlo gli dice: o così o non se ne fa niente.
    Insomma tu vuoi vendermi la tua teoria e io l’accetto, tuttavia ribatto dicendo: un piccolo tratta. Ascolta, inventa, si trasforma ecc.
    A questo punto tu intervieni dicendo: no, gli editori, specialmente quelli piccoli, sono tanti, credo oltre 5000. Non penso tu possa sapere tutti come si comportano.
    Diamine, per la stessa moneta neanche tu lo sai come sono. Entrambi partiamo da un’idea che abbiamo. E per quanto mi riguarda ne ho conosciuti di piccoli, o quasi piccoli o medi ecc. che erano, ora non so, così come ho detto.
    I contratti che si ricevono sono tutti prestampati, e la differenza tra uno e l’altro, generalmente, sta nel titolo provvisorio dell’opera, nei dati dell’autore, nella quantità di un anticipo se è stato pattuito, nelle date di consegna, di uscita. Ti posso dire la differenza che c’è tra un contratto di edizione Italiano e uno olandese. L’italiano, di piccola o grande casa, sono circa tre fogli, l’olandese 12.
    Nessun editore, nemmeno Mondadori può sapere cosa accadrà: la sorpresa Giros è un’eccezione, ma di 100 libri che pubblica, ma secondo eh, che non certo editor e che so poco e guardo le cose neanche dai margini ma da ben oltre, di 97-98 sa cosa più o meno quanto venderanno e sa quanto dovrà spendere per realizzare quel successo, anzi deciderà di investire un tot che sarà una cosa in base a quanto saprà di realizzare.

  16. turi Says:

    È bastato un elmetto a scatenare il dibattito. Settimana prossima si cambia prospettiva con un primo piano delle scarpe antinfortunistiche. La successiva, zoomata su basso ventre protetto da conghiglia. E sarà l’apoteosi. Forse.

  17. giros Says:

    @marino magliani
    Ma si, sono d’accordo sul fatto che ognuno parla in base alle sue esperienze, io per le mie e tu ovviamente per le tue. Dei grossi editori ne so poco, qualche volta qualcuno mi ha risposto ed effettivamente più che l’elmetto ci sarebbe voluta qualche bomba a mano. Da queste risposte mi era sembrato di capire quello che ti ho detto e cioè che “conta più di tutto il marketing” per cui un signor nessuno ha poche possibilità di accedervi in maniera diretta. Questo senza nemmeno che glielo avessi inviato il testo, ovviamente. Penso che la vita sia un po’ così, dovunque. Per cui l’elmetto non mi va nemmeno più di indossarlo.

  18. marino magliani Says:

    Caro Giros, e scusa la confidenza, sono solo i marescialli dell’editoria, vocette pachidermiche. Vinci tu, continua a scrivere, un posto nella regale marginalità non te lo toglieranno mai. Certo, poi giocatela, e giocaci.

  19. Giulio Mozzi Says:

    Giros: se ciascuno parla secondo le proprie esperienze, sei disposto a dare credito a chi ha più esperienze di te?

    Ho pubblicato con Theoria, Einaudi, Mondadori, Zanichelli, Transeuropa vecchia gestione, Fernandel, Sironi, Duepunti (ora chiusa), Transeuropa nuova gestione, Laurana, Aragno, Terre di Mezzo; ho lavorato per Il Poligrafo, Theoria, Sironi, Einaudi, Marsilio; e collaboro in amicizia con Laurana. Ho avuto i primi contatti con il magico mondo dell’editoria nel 1992, ho esordito nel 1993, ho cominciato a lavorarci nel 1998, dal 2001 ci lavoro stabilmente.

    Mi permetto di dire che quando scrivi:

    In molti casi il contratto lo mandano pre-stampato e devi solo spedirglielo indietro un po’ come il contratto dell’Enel,

    scrivi una grande sciocchezza.
    1. Volevi il contratto scritto a mano?
    2. Ti pare strano che un’azienda che stipula magari centinaia di contratti all’anno abbia un contratto-tipo?
    3. Non ti rendi conto che se non esiste una proposta non è possibile fare una trattativa?
    4. Una volta che ricevi un contratto-tipo, non è che devi spedirglielo indietro firmato. Puoi fare delle controproposte. Puoi trattare. Puoi cercare un agente e affidare la trattativa a lui. Ec.

    Quando Marino scrive:

    il potere di trattativa, come lo chiami tu, con un grande, è direttamente proporzionale a ciò che l’editore prevede di ottenere dal libro. Egli sa cosa succederà e soprattutto sa quanto è disposto a far sì che quel qualcosa succeda,

    dice una cosa sacrosanta che tu, Giros, fai il possibile per non capire. L’editore sa, o presume di sapere, sulla base dell’esperienza accumulata nell’azienda, che cosa accadrà (o: ha il potere di farlo accadere). E se sa, o presume di sapere, che una tale opera sia importante (economicamente, culturalmente, ec.) allora il margine di trattativa per l’autore aumenta.
    Poi l’editore può sbagliarsi. Certo. Ma se un editore pensasse sempre che può sbagliarsi, non pubblicherebbe nulla. L’editore si muove sempre sulla base di ciò che sa, o presume di sapere, o ritiene di poter far accadere.

  20. giros Says:

    Certo che do credito a chi ha più esperienza di me, mio caro Giulio. Non frequenterei il tuo blog se non fosse così. Il discorso serve anche a chiarirsi le idee, l’ho sempre creduto e a volte cerco di stimolarlo, anche con la provocazione se necessario. Comunque se tu dici che è possibile trattare ti credo e spero vivamente di poterlo verificare anche nei fatti.

  21. dm Says:

    Giros: hai spostato l’attenzione dalla presentazione a cui titolo e link rimandano, a un’interpretazione del tutto fuori contesto del titolo, secondo me. È un diritto sacrosanto di ogni lettore quello di cambiare il testo in pretesto, ma in questo caso la presentazione del lavoro narrativo là nel sito è molto più interessante del pretesto, consentimi di dirlo senza offenderti.

  22. giros Says:

    dm: non sono d’accordo su quello che dici. Il discorso si è sviluppato da solo, non ho questi poteri di indirizzarlo a mio piacimento. A volte non significa che io l’abbia fatto adesso. Secondo me il tuo giudizio è velato di un leggero pre-giudizio e non mi offendo affatto ma piuttosto me ne spiace. Pazienza, forse è anche colpa mia…strano però che queste cose mi accadano solo qui🙂

  23. Giulio Mozzi Says:

    Giros, ti sbagli. Quando uno si butta sotto a un camion, non è vero che non costringe il camionista a tentar di fermarsi.

    Grazie, comunque, per il tuo compatimento di merda.

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