“Come scrivere un romanzo che nessuno leggerà”, di Hans e Fritz Katzenjammer

by

di Ennio Bissolati

[Ennio Bissolati è un bibliofilo. Per vibrisse recensisce libri introvabili, dei quali sostiene di essere l’unico lettore. gm]

katzenjammerQualche sospetto si può avere, su chi sia il vero autore di questo aureo libretto. Stando alla quarta di copertina, i fratelli Hans e Fritz Katzenjammer sarebbero due agenti letterari svizzero-tedeschi specializzati in ghostwriting per celebrità e per romanzieri in crisi d’ispirazione; dei lavoratori nell’ombra, dunque; e questo dovrebbe spiegare sia perché anche il vostro bibliofilo, in quasi trent’anni di frequentazioni bibliofiliche ed editoriali, non li abbia mai sentiti nominare, sia l’evidente fasullità del nome (Katzenjammer, in tedesco, significa: postumi da sbornia). Tuttavia: un certo uso dei due punti e del punto e virgola; lo sguardo ironicamente scettico (o scetticamente ironico, fate voi) sulla letteratura e il mondo della produzione libraria; il ricorrere di espressioni quali “Repubblica delle lettere”, “campo letterario”, eccetera; l’approccio paradossalmente manualistico; per non parlare dell’organizzazione della materia in dieci capitoli di dieci paragrafi ciascuno: fanno sospettare che dietro quel doppio nome si nasconda un qualcuno, che peraltro proprio qui in vibrisse, ahimè, non può essere nominato. Lo chiameremo dunque, e sappiamo di fargli solo piacere, l’Innominato.

Il libro, come dicevamo, è aureo; e ne consiglieremmo la lettura a chiunque gli venga il ticchio di scrivere un’opera letteraria. Non certo per disilluderlo (a ciò provvederà il Mondo), quanto per raffinarlo. Perché in effetti i 10 x 10 paragrafi possono dare sì, a una prima lettura, o a una lettura distratta, o all’inizio della lettura, la sensazione di un approccio ferocemente, quasi grandguignolescamente nichilistico: ma il lettore attento percepisce, dietro tanto esibito scetticismo radicale, una sorta di fede sorda e ostinata. Prendiamo il paragrafo 10.10, l’ultimo dell’opera, brevissimo e conclusivo:

Hai messo tutta la tua vita nell’opera. Della tua opera non gliene frega niente a nessuno. Tu hai la tua vita,

che sembra una criptocitazione da un film che (se la nostra identificazione è corretta) sappiamo caro al nostro Innominato: Il quinto elemento. Un grosso alieno a forma di sveglia sta uscendo lentamente (perché può camminare solo lentamente) da una grande sala la cui porta di roccia si sta chiudendo; reca con sé, per l’appunto, il “quinto elemento” o qualcosa di simile; dall’esterno l’umano lo incita, “Fa’ presto, non c’è tempo!”, e l’alieno risponde: “Non è importante il tempo, è importante la vita”. In quel momento la porta di roccia si chiude, tranciando il braccio teso dell’alieno. Il quinto elemento è all’esterno della sala.

Nelle innumerevoli (e datatissime, e pur sempre ricorrenti) discussioni su Arte e Vita (rigorosamente e, annota l’Innominato al paragrafo 7.5, stupidamente maiuscole) si finisce per solito col non cavare un ragno dal buco: perché ogni polarizzazione è di per sé letale. Sarebbe sciocco sostenere che il nostro autore stia dalla parte di coloro che tifano, stolidamente, per la Vita. “Tu hai la tua vita” è un grido di felicità, non certo un ridursi nella rinuncia; e che la produzione dell’opera abbia confortato la vita e ne aiuti il possesso, è fuor di dubbio; ma il valore dell’opera è indipendente e, soprattutto, tutto potenziale. L’opera è fatta per lo scambio con altri umani, ma per uno scambio differito. Paragrafo 9.5:

Oggi non hai nessun lettore. Potresti averne dopo morto. Dipende da te: da ciò che saprai fare quando sarai morto.

Fare progetti di lavoro per quando sarai morto: questo, biecamente riassunto, sembra essere il concetto di opera per il nostro Innominato. Al quale, ovviamente, auguriamo lunga vita.

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16 Risposte to ““Come scrivere un romanzo che nessuno leggerà”, di Hans e Fritz Katzenjammer”

  1. Victoria, Empress of India Says:

    I fratellini Katzenjammer, se ricordo bene, in Italia erano diventati «Bibì e Bibò».

  2. Maria rosa Says:

    Certo che se uno , giusto per il ghiribizzo protervo di scrivere un libro di cui non vedrà mai l’effetto sui lettori, si deve impegnare per tutta la vita ( per non goderne un’altra in paradiso) ,certo che sarebbe scontatissimo definirlo un povero demente. Il guaio è, invece, che alcuni lo fanno proprio! Evidentemente hanno di sè un concetto che trascende il bieco razionalismo mondano. E chi lo sa? magari questo li salva.

  3. Alexander C. Says:

    Non credo che I Katzenjammer siano più in ombra del Bissolati o dell’innominabile innominato. La copertina fa di certo impressione: sembra che siano passate le locuste. Credo proprio che anche il grafico sia in ombra.

  4. marina viscardi Says:

    Bissolati, leggere cio’ che Lei scrive allieta le mie giornate. Grazie!

  5. Ennio Bissolati Says:

    Gentile Marina, lei mi fa arrossire.

  6. RobySan Says:

    Bissolati: l’è male informato. I Katzenjammer sono una genìa di autori della mano sinistra (con alcune eccezioni: l’ultimo nato è un autore del piede destro, il che lo pone un po’ al di sotto della media familiare) la cui opera vanta ben tredici pagine di accurata analisi e dissertazione stilistica da parte dello Holzernkopf. Non conosce lo Holzernkopf? O semplicemente non ne possiede l’ultimo tomo?

  7. Ennio Bissolati Says:

    Gentile Robysan, so che il professor Hans Holzernkopf è una sua vecchia fissa, visto che lo cita in continuazione: e la capisco, è uno scrittore davvero brillante. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, credo sia meno attendibile del vecchio Pietro Gambadilegno.

  8. Donatella Says:

    Caro Bissolati, è interessante che lei chiami l’Autore l’Innominato, il personaggio più grandioso ed epico dei Promessi Sposi. Forse perchè il concetto di Opera del nostro Innominato ha in sé qualcosa di epico.

  9. Fabrizio Says:

    Forse i maestri del fiasco (letterario) potrebbero essere napoletani o delle vicinanze? Il loro nome ricorda una certa espressione che non passa inosservata neppure a una Testa di Legno.

  10. Ennio Bissolati Says:

    Gentile signora Donatella, il mio intento era solo quello di omaggiare scherzosamente il mio ospite, ossia il curatore di questo “bollettino”, che per I promessi sposi nutre notoriamente una passione inconsulta.
    Gentile signor Fabrizio: le mie ipotesi mi portano un po’ più a Nord.

  11. Morena Silingardi Says:

    La recensione del sempre acuto Ennio Bissolati (chi meglio di lui sa insinuare il dubbio sulla vera identità del nominato, seppure esplicitato dal link, al punto dal ricondurlo seduta stante al ruolo di Innominato, esso sì facilmente riconducibile all’autore di cui tutti sappiamo?) rende più semplice affrontare la mattina di intenso lavoro che mi attende. Mi faccio domande di cui da sola fornisco risposte, rifletto, confronto, esamino i commenti che commento a mia volta intimamente, in un gioco infinito di Bissolati, nominati, Innominati, commenti e commentati che alcuni potrebbero ricondurre, con semplice apparigliamento tra pensiero e pensante, al Gioco dell’Oca celeberrimo.
    Tuttavia, quasi risvegliata da un guizzo di acume, stamane mi chiedo se sia possibile che ancora non si sia commentato, non me ne voglia il preciso Bissolati, quella virgola alla fine del paragrafo 10.10, conclusivo per dichiarazione del critico, oltre che per struttura: “Tu hai la tua vita,”, anziché l’atteso “Tu hai la tua vita.”, apre un mondo di interpretazioni e supposizioni. Cosa voleva veramente comunicare l’autore (che non si tratti degli agenti letterari tedeschi è ormai assodato)? Vuol forse suggerire tutto ciò che rimane da elencare dopo la virgola d’invito o si tratta del preannuncio subliminale di un sequel dell’opera “Come scrivere un romanzo…”?
    Chiedo aiuto a Ennio Bissolati in persona, ma anche ai commentatori attenti e partecipi, affinché io possa dormire sonni tranquilli, senza patire il rovello del mio interrogativo.
    Vorrei anche confidare che mi stavo incartando su un pericolosissimo ragionamento, confondendo il romanzo che non verrà mai letto con l’opera che ne consiglia il metodo di scrittura; questa congettura la risparmio e tengo per me, per il rispetto dovuto al curatore di Vibrisse e ai suoi affezionati lettori.

  12. acabarra59 Says:

    “ Sabato 3 ottobre 1998 – Ora che ho letto Pietro Citati che ci parla della nuova edizione Einaudi del Robinson Crusoe, potrei parlare di quella vecchia edizione Einaudi del Robinson Crusoe che prestai al mio amico – « Quello che ha un nemico? » Proprio lui – e che lui non mi ha più restituito. Ma non lo faccio: sono storie vecchie, storie del sosialismo reale, non interessano a nessuno e nemmeno a me, e poi scrivere sempre tutto senza mai essere letto mi sembra un atteggiamento inconsulto, velleitario, tutto sommato idiota. « Una robinsonata? » Ecco, bravo. “ [*]
    [*] Lsds / 660

  13. Ennio Bissolati Says:

    Gentile signora Morena, la virgola alla fine della citazione appartiene alla citazione (o, se preferisce, al gesto di citare) e non al testo originale: la citazione è infatti incastonata nella frase, che prosegue con un “che” riassuntivo (si riferisce infatti alla citazione intera). Con ciò spero di aver soddisfatto ogni sua curiosità. Se poi una di queste sere lei fosse libera, mi piacerebbe esternarle di persona il godimento che mi hanno procurato l’attenzione e l’acribia con cui lei ha letto e commentato il mio umile articoletto.

  14. Valerio Fiandra Says:

    A Trieste – quella la cui Voce è quella delle Enciclopedie o di altre guide Turistiche – , E quella di carta – popolata anche ( soprattutto ) di triestini simili agli ebrei che non sono figli di madre ebrea – vivono voci post bazleniane, apocrife e no, in differente, tragica proporzione. La prossima volta, caro Bissolati, che passa di qua, si faccia sentire, suo Elias Kien. Grazie.

  15. Ennio Bissolati Says:

    Non mancherò, gentile signor Valerio. Tuttavia devo avvisarla che, nel mio calendario d’appuntamenti, darò sempre precedenza alle gentili signore.

  16. enrico ernst Says:

    Ah Ennio. Sin qui non la facevo così galante, e così interessato all’altra parte del cielo. Come se lei avesse da qualche parte un romanzuccio (o una silloge lirica) nel quale omaggia, mi scusi la scurrilità, la fanciulla di turno. Lei è un uomo di grande savoir-faire. Se lo facci dire. Oltre che un sottile e profondo critico letterario, ca va sans dire (non so dove pigliare la cediglia, mi scusi!). Cerco di visualizzare la sua libreria. Chissà quanti libretti di compulsazione ardua, e di contenuti scabrosi… magari dietro a file di tomi ben più rispettabili e compiti… come questo dei fratelli Katz… en… Ah ah, Ennio… lei è sicuramente un perecchiano, o sbaglio?…

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