“Quello che verrà”, di Michela Fregona / 15

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Leggi il XV capitolo di Quello che verrà di Michela Fregona

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[Continua la pubblicazione del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà. Ogni lunedì un capitolo. Immagini a cura di Albergo Bogo]. [Vai al capitolo precedente].

«E la madre allora non gli apre il portone: gli dice di andare via, di tornarsene in battaglia. E, piuttosto, morire, farsi piangere da cadavere: perché non era mai stata madre di un figlio sconfitto. Né lo sarebbe mai stata».
Eugenia stira sul tavolo, per lungo, con tutto il palmo aperto, la moneta del suo paese, di carta leggera: il re, adulto, ormai, ci guarda senza sorriso.
«E allora Stefan cel Mare riprende su tutte le sue ferite…».
Eppure quella madre lo aveva pianto, all’inizio della poesia: come tutte le madri costrette ad avere un figlio che la guerra tiene lontano. Nel buio, alle cinque, solo senza neanche una scorta, lui era arrivato al castello, ferito, e l’aveva implorata da fuori: Eu sunt, buna maica, fiul tau dorit, aveva letto Eugenia, traducendo «io sono, buona madre, il figlio tuo adorato». E tutte le anse aperte della sua lingua, crude come un volgare umbro, avevano ripreso ad avvolgersi in metrica su quella storia antica e comune: Soarta noastra fuse cruda asta data, «la nostra sorte è stata dura in questa giornata». Quanti nella storia della letteratura, avevano condiviso la stessa identica amarezza? Cavalieri di Spagna, retrovie di Rolando, campioni bretoni, saraceni, mori, paflagoni, compagni di Ulisse e profughi di Ilio dalle alte torri, soldati di trincea, esuli di San Pietroburgo, generali del Nuovo Mondo e milioni, milioni di truppe di quello vecchio.
La Presidente, Virginia Balestreri, stringe gli occhi sul volto affilato – corona, moschetta e baffi lunghi – che ci guarda imperscrutabile dalla banconota: Stefan cel Mare, figlio di Bogdan II, Voivoda di Moldavia a metà del Quattrocento.

Continua a leggere il quindicesimo capitolo del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà.

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